Piccola antologia dei distruttori. Parte prima: Lino Banfi

Pasquale Zagaria, vanta una  nascita teatrale  Free Image Hosting at www.ImageShack.us
 


nell'avanspettacolo con Totò, che non sembrava  preconizzare, (sbagliando), ampi spazi professionali per l'allora giovane e speranzoso Zagaria.
La gavetta è lunga e dura ma Zagaria non tarda a fare le prime comparse nei film demenziali ma comunque divertenti, di Franco e Ciccio. Sarà proprio lui, alla
metà degli anni '70, assieme a Montagnani e Giuffré, a raccogliere il testimone della coppia sicula, dando vita a una serie infinita di filmetti, che possiamo definire - commedia demenzial-sexy, per lo più rivolti alle reclute in libera uscita domenicale, programmati nei cinema di periferia. Un genere di film che ha sempre portato notevoli incassi, realizzati in centri turistici, alberghi e residence o in paesini sperduti del territorio pugliese e meridionale. Gli script condividono invariabilmente i soliti ingredienti, variamente impastati: un marito cornificato, una moglie vivace, con le varianti genitori-figlio/a, a ricoprire i ruoli delll'imbranato di turno o della finta verginella. I finali includono la corrida a base di calcinculo, guancialate, secchiate e torte in faccia, nel classico stile slapstick. Le bonazzone hannno assunto le vesti più disparate e sono state ricoperte volta volta da ragazzette scartate per l'occasione e poi ritornate alle loro occupazioni, ma anche da attrici con una carriera più stabile, come la simpatica Edwige Fenech, la stracultissima Gloria Guida e Lilli Carati. Nel mezzo si collocano i prodotti femminili migliori, quelle donne provenienti dal circuito pugliese, volti sconosciuti, che proprio con Banfi si sono fatte conoscere: la Rizzoli su tutte, bella, quasi nordica e atipica, in confronto alle altre, formosette, more e pelosette. tutte comunque con la braca caliente, riprese all'infinito dai buchi delle serrature, sotto le classiche docce-spogliarello. Con il supporto degli Alvaro Vitali di circostanza, è Zagaria-Banfi il centro di tutte le storie, con mosse, smorfie, e battute caratterizzate da pronuncia pugliese: -  mortaccioli, porca puttanola, e via di seguito. Sul treno della commedia sexy, verso la fine degli anni '70 si buttano altri protagonisti, su tutti Johnny Dorelli, ma subito dopo arrivano i Jerry Calà e poi i Roncato, fino ai tormentoni serial-natalizi dei De Sica-Boldi, senza dimenticare al tempo, i sempre attivi Pozzetto e l'ormai patetico Villaggio, e altri rimasugli della commedia comica di inizio anni '70. Ma Banfi non si perde d'animo, spolpato l'osso fino a polverizzarlo, impresa compiuta assieme agli altri intrepidi menzionati sopra, si arriva alla fine degli anni '80 e inesorabile è arrivato il momento di sferrare l'assalto alla Tv, non si può permettere che l'intrattenimento televisivo si perda un simile apporto, ora che la commedia sexy è lasciata nelle abili mani dei Calà, Roncato, De Sica, Boldi, Faletti e Greggio, che ormai hanno via libera per lo sfascio completo di una tradizione italiana dal passato illustre e decoroso. Ma lo Zagaria ora è concentrato sul piccolo schermo e ben intenzionato a concquistarlo e tenerselo stretto fino ad oggi e chissà ancora per quanto, (magari proprio scritti come questi serviranno a fornigli nuove energie per altri progetti).

Intanto allenatore della gavetta televisiva, è il G.M.,Grande Mestatore, quel dottore che imperversa sulle reti Fininvest con il suo talk, che da riconosciuto esperto della comunicazione, lo rimprovera e lo invita a liberarsi dalle espressioni gergali da osteria declinate in dialetto pugliese, che tanto hanno imperversato durante gli anni '80 con i Porcaro, Abatantuono, Ciardo e con il Banfi: basta con i - porca puttanola! e compagnia cantante, il G.M. è perentorio: se vuole entrare nella scuderia televisiva li deve lasciar perdere, e in fretta, (messaggio subito recepito da Zagaria, che in fatto di fiuto è uno che non scherza, dopo il G.M.,ovvio). Assunte sembianze da persona normale, addirittura in giacca e cravattola, pardon, cravatta, (probabilmente sarà la stessa reclamizzata per anni dal G.M., una marca per l'uomo dal collo corto e taurino), si comincia con " Il vigile urbano ", la prima di una lunghissima di serial televisivi " all purpose ", destinati alle quiete famiglie italiane, quelle che guardano la Tv dopo cena, con i bambini sdraiati sul tappeto del salotto, con lei che stira le mutande del bimbo e lui che anticipa una mezz'oretta di sonno davanti al video. Ma non solo sceneggiati televisivi, come si chiamavano allora: ci sono anche le comparsate nei contenitori, tra i quali quell'orribile e disgustoso " Il caso Sanremo " del '91, con il nostro in veste di giudice-giullare, al servizio del Grande Burattinaio, (G.B.) Arbore, qui in una delle sue peggiori creazioni, assistito dal fido Michele Mirabella. Proprio il G.B. lo aveva iniziato alla Tv nel suo ottimo " Speciale per voi " nel '69.
Ma è con il capolavoro seriale " Un medico in famiglia ", che Zagaria-Banfi compie l'impresa: nel giro di pochi anni, non solo per suo merito, le fiction si svuotano di contenuti, di realismo e anche di solo castigati ammiccamenti sensuali, per divenire rifugio della retorica familiare più gretta e asfittica, in una cornice sdolcinata e fasulla. E' la svolta della fiction alla metà dei '90: tolte di mezzo le consunte scene cruenti, le camere da letto, le perfidie dei politici e dei mafiosi di turno, si passa alla consacrazione del focolare, alla rassicurante collaborazione domestica, (scusate il gioco di parole),  per approdare al trionfo del minimalismo, del nulla, riassunti nel - piccolo è bello, l'unione fa la forza - di un mondo borghese dove niente è da svelare, perché del tutto ovvio, già nei fatti, nelle mosse e pensieri dei protagonisti; puri, casti, semplici, addirittura inutili. Icona delle prime delle tante serie, è quel Giulio Scarpati, quintessenza del pensiero positivo e buono, del ti-aiuto-io, del confidati-con-me, una sorta di versione social-televisiva di Veltroni, che annaffia il tutto con una recitazione da teatro parrocchiale, battute da chierichetto, da compagno sfigato ma buono della sezione del partito.

I risultati: fiction senza storie, storie senza fiction, esaltazione del momento presente, del poco-con-poco, del volemosebbene, del tutto-si-aggiusta, ad onta della bravura di attori come la Vucotic, un tempo icona di un certo tipo di teatro, dove il monologo e la nudità erano di scena, ormai ridotta ad una macchietta tragica, insignificante, sorridente. Dalla distruzione della commedia sexy alla distruzione della fiction domenicale, il trait d'union è sempre lui: Pasquale Zagaria-Lino Banfi, ormai nominato Ambasciatore dell'Unicef, inevitabilmente destinato ad altri titoli e cariche di rilievo.
Aiuto, vi supplico, portatemi via!
Roma, 19 gen. - (Adnkronos) - ''Raghezzi, qualcuno ha scritto ieri notte su Internet che sono morto, mentre sono vivo e vegeto e mi gratto. Queste cose portano fortuna…''. Cosi' Lino Banfi e' stato costretto a smentire la notizia della sua morte dalla bacheca della sua fanpage su Facebook, dopo che sul web era circolata la voce della sua scomparsa, tanto che qualcuno si era spinto anche ad 'aggiornare' la sua biografia su Wikipedia con la data del 'trapasso'. In poche ore, dopo che qualche burlone si era divertito a propalare la notizia, su internet si erano diffusi coccodrilli, necrologi e messaggi di fan in lutto
a. marini   c 2009


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