Caso Virginia Sanjust - Tutte le donne dei Presidenti.

Da Roma, Chiara e Caterina. Al centro di tutto, siamo nel 2003, c'è lei. Qui  Chi è  Virginia Sanjust ? Ora, sembra che la Sanjust abbia avuto una storia, al solito smentita ma non solo, ci sarebbe stato un qualche decreto per tirarla dentro gli incarichi di governo, almeno secondo [nota: riepilogo fatti già ampiamente
   noti, al centro della lettera di Veronica Lario, e mai raccontati in TV ]
(For engl. friends: Virginia Sanjust, another hot case for Mr. Berlusconi. She was accused by ex houseband to revelate her affair with Mr. Berlusconi, and wanted him took on again by Italian Secret Service. He alleged to get all lists of expensive gift from Mr. Berlusconi to her. He was then retook on.) guardian.co.uk
http://www.style.it/news/le-notizie-del-giorno/2010/05/03/berlusconi-lario--l-anno-della-separazione.aspx
(Virginia Sanjust de Teulada est une aspirante actrise dont le marie reclame de faire une exploite si non se faire lui reassumer presque les Services Secrètes Italiennes, en agitant sa relation avec Mr. Berlusconi. Il a eté reassumé en service, fait très extraordinaire.)

SEGUE
Dagospia e la notizia che danno per certo è che la Virginia è stata al centro di una tresca con l'ex marito e si rischiava di ricorrere a una situazione come questa:
L’espresso” ha già pubblicato la telefonata intercettata dalla Procura di Napoli nel 2007 in cui Berlusconi chiede con ansia al direttore di Raifiction Agostino Saccà di far lavorare l’attrice Antonella Troise perché «sta diventando pericolosa». In realtà, la Sanjust è negli atti di indagine, poi archiviata, per presunto abuso d'ufficio di Berlusconi, assieme ad altre e altri.
 Free Image Hosting at www.ImageShack.usFree Image Hosting at www.ImageShack.us
Virginia Sanjust, presentatrice tv legata al Cavaliere e sposata con l’agente del
Sisde Federico Armati, di cui c’è una registrazione intercettazione. Lo 007 e la moglie discutono animatamente. Lui è stato appena espulso dai servizi segreti ed è LEGGI TUTTO
convinto (a torto secondo i giudici) che dietro al suo licenziamento ci sia stato l’intervento di Virginia e del premier. Così le dice a brutto muso: «Racconterò tutti i fatti: (l’invito a) Palazzo Chigi, il pranzo, il braccialetto (che ti ha regalato)… come lo scartavi… Io c’ho tutte le scatole e i certificati di garanzia dei gioielli». E poi chiede alla moglie di andare da Berlusconi e avvertirlo che, se non fosse stato reintegrato, lui avrebbe «rovinato» il Cavaliere. E' certo che alla vigilia delle elezioni, poi perse nel 2006, tutto serviva meno che uno scandalo, che non c'è stato, state certi, con gli schiavi del professionismo giornalistico. E' altrettanto certo che, dopo pochi giorni, fatto rarissimo, Armati è ripreso nei servizi. Mentre Virginia Sanjust, tra i tanti regali ricevuti dal Cavaliere, annovera anche un bonifico di 50 mila euro, effettuato a titolo di «prestito infruttifero», direttamente da un conto corrente del premier.
Free Image Hosting at www.ImageShack.us
Il procuratore aggiunto di Napoli, Paolo Mancuso, nella lettera con cui nel luglio del 2008 ha trasmesso a Roma per competenza le carte dell’inchiesta, scrive: «Da alcune conversazioni intercettate sull’utenza di Manna Carmela (detta Evelina, ndr) sembrano emergere (e andranno valutate dalla Signoria Vostra quali) condotte riconducibili alla previsione degli articoli 110 e 629 del codice penale (concorso in estorsione, ndr) poste in essere ai danni del predetto onorevole Berlusconi e apparentemente consumate nella città di Roma».

Mancuso cita quattro telefonate che avrebbero potuto configurare un ricatto ai danni del Cavaliere. In quei colloqui, ora tutti distrutti perché invece ritenuti irrilevanti dai giudici della capitale, l’attrice diceva infatti a Berlusconi che avrebbe fatto una piazzata sotto palazzo Grazioli. Salvo poi placarsi quando lui le garantisce un aiuto sul lavoro. Ma per i magistrati romani quello è soltanto uno sfogo, più che una minaccia. E nella loro richiesta di archiviazione, poi accolta, sostengono che non c’è reato perché le parole e i comportamenti della Manna non erano mai stati in grado di intimorire realmente un uomo come Silvio Berlusconi.
L’attrice, contattata da “L’espresso”, di questa vicenda non vuole parlare. Il 19 febbraio del 2008, del resto, anche davanti ai pm era stata piuttosto evasiva. «Conosco Berlusconi da circa un paio d’anni», ha detto, «e gli sono legata da un rapporto di affetto e di amicizia. Per ragioni personali preferisco non indicare modalità e circostanze della mia conoscenza con lui». Da allora Evelina Manna si è messa in stand by e dal suo nuovo appartamento di via Giulia a Roma, con vista sui tetti del centro, valuta contratti e proposte. Evelina lo ha acquistato il 24 aprile di un anno fa, dopo aver versato, qualche settimana prima, una caparra da 10 mila euro alla vecchia proprietaria. Tutto il resto, 950 mila euro, è arrivato invece con assegni appoggiati su un conto corrente della Banca Roma, filiale di Santi Apostoli. Ma se le si chiede come abbia fatto a mettere da parte quel tesoro, taglia corto: «Ora basta. Berlusconi non c’entra niente. Anch’io ho la mia vita privata».
Da La Repubblica   qui
Free Image Hosting at www.ImageShack.us


8 luglio 2008 La Repubblica - Giovanni Valentini
ROMA - Politica, televisione, donne e servizi segreti. La miscela è altamente esplosiva. E l'ordigno, dalla Procura della Repubblica di Roma al Tribunale dei ministri, va maneggiato con cura. Tanto più quando il caso coinvolge il presidente del Consiglio in carica, Silvio Berlusconi, per fatti che risalirebbero a un periodo - fra il 2003 e il 2006 - in cui lui stesso era a capo del governo. Il Tribunale dei ministri è chiamato a pronunciarsi sulla denuncia per abuso d'ufficio e maltrattamenti presentata da Federico Armati, dipendente della Presidenza del Consiglio e agente segreto, ex marito di Virginia Sanjust di Teulada. Dopo aver iscritto Berlusconi nel registro degli indagati, il procuratore di Roma, Giovanni Ferrara, ha trasmesso l'atto al collegio speciale per i reati ministeriali, con una richiesta di archiviazione. Ma ora il Tribunale dei ministri si trova davanti un'altra memoria presentata da Armati che espone la sua versione dell'intera vicenda. Con tutte le riserve necessarie, si può ricostruire la storia sulla base dei documenti presentati in passato alla magistratura romana. Trattandosi del capo del governo e di un agente segreto, e riguardando la Presidenza del Consiglio, la Rai e gli apparati di sicurezza, è senz'altro opportuno che l'affaire venga chiarito completamente in funzione della trasparenza e dell'interesse pubblico. I documenti sono quelli depositati nel 2006 presso la Procura di Roma dal difensore della Sanjust, Domenico de Simone, insieme alle memorie e alle dichiarazioni della signora di fronte al sostituto procuratore Olga Capasso che poi ha ritenuto di archiviare il caso per "la genericità delle accuse" e "la mancanza di adeguati riscontri oggettivi". Tra gli allegati compare anche un esposto, datato 25 marzo 2006, che sarebbe stato preparato dallo stesso agente segreto e non più presentato "a seguito della destinazione dell'Armati al servizio presso il Cesis", oltre ai cd-rom e alle trascrizioni di due conversazioni registrate dalla Sanjust all'insaputa dell'ex marito. Da queste conversazioni, secondo la memoria resa dalla signora il 12 settembre 2006 come "persona offesa", risulterebbe un "comportamento ricattatorio" da parte di Federico Armati, per ottenere la remissione di una precedente querela per lesioni. E soprattutto, un presunto "comportamento estorsivo" rivolto non solo nei confronti della Sanjust; ma anche dell'allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nonché del direttore responsabile del Sisde, prefetto Mario Mori. In sostanza, come si legge nel testo, "l'Armati minacciava di propalare pubblicamente la falsa notizia di una relazione amorosa tra la signora Sanjust e l'onorevole Berlusconi (...), minaccia che era allora particolarmente sentita per via dell'imminenza della campagna elettorale". In una successiva memoria del 29 settembre, l'avvocato de Simone afferma fra l'altro che "lo scandalo, anche se artatamente costruito ma fondato su elementi in parte veritieri, perché è innegabile il rapporto di amicizia tra la signora Sanjust e il presidente Berlusconi, avrebbe potuto arrecare un grave danno all'immagine del presidente Berlusconi". E aggiunge che la minaccia della denuncia, come risulta dalla registrazione del 28 marzo, è stata rivolta non solo all'ex moglie, ma anche a persone dell'entourage del capo del governo: tra questi, Niccolò Querci, presidente di Rti, la società titolare delle concessioni televisive di Mediaset; Dodo Torchia, ex segretario di Berlusconi, "ed altri esponenti di Mediaset e/o Forza Italia". Quello stesso giorno, in qualità di persona informata sui fatti, la Sanjust dichiara di essere "stata contattata (in marzo - ndr) dall'avvocato Niccolò Ghedini perché qualcuno dall'interno del quotidiano l'Unità aveva avvisato l'entourage del presidente del Consiglio che Federico Armati si era vantato di essere in possesso di notizie esplosive sul presidente". Ma un mese dopo, il 26 ottobre 2006, la signora si ripresenta in Procura e mette a verbale: "Ricevo lettura di quanto da me dichiarato in data 29/9/2006 e voglio precisare che per paura avevo detto che era stato l'avvocato Niccolò Ghedini a telefonarmi, in realtà è stato Silvio Berlusconi in persona, con tono molto preoccupato". L'amicizia o la relazione tra la signora e il Cavaliere, in base all'esposto di Federico Armati, risalirebbe al 29 settembre 2003. Quel giorno, il presidente del Consiglio diffonde un messaggio televisivo a reti unificate per illustrare la riforma delle pensioni. A presentare la trasmissione su Rai Uno, è la neo-annunciatrice Virginia Sanjust, coniugata e all'epoca legalmente separata. L'indomani mattina il presidente del Consiglio fa contattare telefonicamente da una propria collaboratrice la signora Sanjust, per chiederle l'indirizzo presso il quale inviare un mazzo di fiori in segno di ringraziamento. L'annunciatrice indica quello di Campo dei Fiori 8, a Roma, dov'è ospite temporaneamente dell'ex marito per trascorrere alcuni giorni con il figlio nato dal loro matrimonio. Poco dopo, arriva l'omaggio floreale con un bigliettino di congratulazioni. Su sollecitazione dello stesso Armati che aspira a una promozione e di due amici, la signora Sanjust si mette in contatto con palazzo Chigi per ringraziare a sua volta il presidente del Consiglio, lasciando nome e numero di telefono.
Nel giro di pochi minuti, alla presenza dell'ex marito e della coppia di amici, la signora Sanjust viene chiamata sul proprio cellulare direttamente dal presidente Berlusconi che la invita a colazione per il giorno successivo, alle ore 13, a palazzo Chigi. Al pranzo sarebbero stati presenti il ministro Giulio Tremonti e il sottosegretario Gianni Letta. Subito dopo, a quanto riferisce l'agente segreto nell'esposto, il presidente Berlusconi avrebbe invitato la sua ospite a seguirlo nel proprio studio privato: mentre le porge un pacchetto contenente un bracciale di diamanti del gioielliere Damiani, s'informa sulle sue condizioni prendendo appunti e domandandole come può esserle d'aiuto. La Sanjust risponde che l'ex marito, dipendente della Presidenza del Consiglio in forza al Sisde, aspetta da anni una promozione. A novembre, ad Armati viene comunicato l'avanzamento al grado di
Collaboratore. Prima, in via informale dall'ex moglie, informata personalmente dal presidente Berlusconi mentre è impegnato in un viaggio di Stato in Cina. E poi, l'11 novembre 2003, ufficialmente dal Sisde.
Da quel momento, come afferma lo 007, si stabilisce un'intensa relazione tra Berlusconi e la Sanjust che durerà fino al gennaio 2005, durante la quale - sempre secondo Armati - il presidente del Consiglio chiama quotidianamente al telefono la signora, anche dopo la mezzanotte; le offre numerosi e costosi regali; la invita più volte nella sua residenza in Sardegna; le propone la conduzione di un nuovo programma di Rai Uno intitolato "Oltremoda". Alla fine dell'estate 2004, la Sanjust decide però di rinunciare alla trasmissione. E poi, a novembre, si dimette anche da annunciatrice. Uscita definitivamente dalla Rai, Virginia Sanjust - stando alla ricostruzione di Armati - entra nella disponibilità di "quantità ingenti di denaro contante", con cui provvede a estinguere numerosi debiti precedentemente contratti. Alla fine di settembre del 2004, la signora comunica al marito l'intenzione di chiedere per lui a Berlusconi un'ulteriore promozione che gli avrebbe assicurato un aumento di stipendio (circa 1.000 euro al mese), per consentire al figlio un migliore tenore di vita. Ma a causa di un violento litigio sull'educazione del bambino, i rapporti fra i due ex coniugi s'interrompono bruscamente. Lei gli giura che gliela avrebbe fatta pagare, bloccando la promozione e facendo ridurre il suo stipendio, per metterlo in condizione di non poter più mantenere il figlio. Il 26 gennaio 2005 il direttore del Sisde va a visitare i nuovi uffici e qui scoppia un incidente con Armati ("Levatemelo dai coglioni - urla Mori nel corridoio - questo stronzo non lo voglio più vedere!"). Così l'indomani lo 007 apprende che "per cessate esigenze di servizio" sarà trasferito al ministero della Giustizia e destinato alla cancelleria presso la Corte di Cassazione: il suo stipendio si riduce da 4.481 euro a 1.700/1.800 mensili. Ma, proprio alla vigilia delle elezioni politiche 2006, Armati viene "ripescato"; ottiene una nuova promozione e passa al Cesis, il Comitato che coordina i diversi servizi segreti: lo stipendio sale a circa 5.500 euro al mese. E lo 007 rinuncia a presentare il suo esposto. C'è stato dunque o no un comportamento ricattatorio o estorsivo, contro il presidente del Consiglio? E in questa ipotesi, perché la Procura di Roma avrebbe archiviato il caso? La signora Sanjust ha fatto carriera in Rai perché era professionalmente capace o perché era raccomandata dall'alto? Federico Armati fu promosso, rimosso e poi riammesso nei servizi segreti per meriti o demeriti propri oppure per altre ragioni? In che cosa consisterebbero l'abuso d'ufficio e i maltrattamenti di cui si lamenta? Il presidente del Consiglio ha applicato effettivamente una forma di "mobbing" nei suoi confronti? A tutti questi interrogativi, dovrà rispondere ora in modo esauriente il Tribunale dei ministri.
Free Image Hosting at www.ImageShack.us
************************************************************
Ed eccoci alla Sentenza, scritta maluccio, ma siamo ormai abituati e con qualche salto di nesso logico, a nostro avviso, ma anche a questo siamo abituati. Da Marco Travaglio e i suoi mattinali.

Silvio Berlusconi esce indenne da un altro processo: quello aperto a suo carico dal Tribunale dei ministri di Roma per «abuso d’ufficio e maltrattamenti commessi da soggetto investito di autorità» (cioè per mobbing) ai danni di un agente del Sisde, Federico Armati, figlio di un noto magistrato romano, che l’aveva denunciato il 29 gennaio 2008, attribuendo i suoi guai professionali alla relazione sentimentale avviata dal premier con la sua ex moglie Virginia Sanjust di Teulada, giovane annunciatrice Rai, figlia dell’attrice Antonellina Interlenghi.


Il 26 gennaio i giudici Anna Battisti, Andrea Fanelli e Paolo Emilio De Simone hanno archiviato il caso, accogliendo le due richieste avanzate dal pm il 13 febbraio e il 6 novembre 2008. Il processo era proseguito nonostante la legge Alfano, che copre soltanto i reati contestati alle alte cariche dello Stato al di fuori dell’esercizio delle funzioni, ma non quelli “funzionali”.
E il Cavaliere era indagato, appunto, per aver abusato del suo potere in veste di capo del governo. Secondo i giudici, «la notizia di reato a carico del Presidente del Consiglio in carica all’epoca dei fatti, Berlusconi Silvio, deve ritenersi nel suo complesso infondata o comunque non supportata da idonei elementi atti a sostenere l’accusa in un eventuale giudizio di merito, per cui ne va disposta l’archiviazione». La motivazione, logicamente faticosa e scritta in un italiano incerto, lardellato di errori grammaticali e sintattici, dichiara dimostrata soltanto la «stretta relazione intrecciata» dal Cavaliere con Virginia, peraltro ormai stranota da quando i giornali pubblicarono la denuncia di Armati.
Tutto cominciò nella penultima legislatura, anno 2003, quando Berlusconi andò in tv a presentare la sua politica economica, e lì conobbe l’annunciatrice, perdendo la testa per lei. Un mazzo di fiori, un biglietto galante, un invito a pranzo a Palazzo Chigi, una storia durata mesi fino all’acquisto da parte di una società del focoso Cavaliere (Immobiliare Idra) dell’appartamento in piazza Campo de’ Fiori abitato dalla ragazza che prima lo affittava.
Nel novembre 2003 Armati ottiene l’agognata promozione a funzionario del Sisde. Poi nel 2004 divorzia da Virginia, che entra in aspro conflitto con lui a proposito dell’affidamento del figlio minore e – secondo Armati – nel mese di settembre lo minaccia di farlo “rovinare”, ridurre sul lastrico, per “farlo diventare così povero da non poter più accudire e tenere con sé il bambino”. Un anno dopo Armati, dopo vari “maltrattamenti, vessazioni e azioni di mobbing” inflittigli – a suo dire - dai superiori su pressione del premier, viene improvvisamente trasferito dal Sisde al ministero della Giustizia, dove avrebbe guadagnato un terzo dello stipendio precedente. «Un trasferimento punitivo», dice lui. A quel punto l’agente segreto minaccia di denunciare tutto alla magistratura e ai giornali, in piena campagna elettorale: quella in vista delle elezioni dell’aprile 2006, che vedeva Berlusconi in svantaggio sull’Unione di Prodi.
Così il 1° aprile 2006 il trasferimento viene revocato in fretta e furia e Armati, con due colleghi, viene assegnato al Cesis dove tuttoggi presta servizio. Il Tribunale dei ministri ha ascoltato il prefetto Del Mese, tagliando gli altri testimoni indicati dal denunciante. E Del Mese avrebbe fornito «una chiara spiegazione di quanto accaduto all’Armati», portato al Cesis per rimpinguarne gli organici allo scopo, addirittura, di «affrontare nuove minacce terroristiche» con l’apporto di «professionalità maggiormente operative»: più che dal timore della denuncia di Armati e dalla «volontà del premier di evitare lo scandalo», influì nel reintegro dell’agente la volontà di Mori di «valorizzare la sua professionalità» (!). Insomma, secondo i giudici, il caso Sanjust non c’entra nulla: i «nominativi assegnati al Cesis furono indicati da Mori», non da Berlusconi. Il Tribunale conclude che è «arduo ritenere i dissapori e i contrasti esistenti tra Armati e la sua ex moglie, la quale contestualmente a tali fatti aveva indubbiamente stretto una relazione personale con il presidente del Consiglio in carica (per come pare desumersi in maniera pressoché univoca dalla documentazione allegata alla querela e, segnatamente, dalla documentazione bancaria, dalle dichiarazioni della Sanjust in altro procedimento penale, nonché dai vari passaggi di proprietà della casa familiare di piazza Campo de’ Fiori), possano aver determinato e deciso le sorti lavorativo-professionali del medesimo denunciante».
Le presunte minacce della Sanjust sarebbero troppo lontane (“oltre un anno”) dal trasferimento dell’ex marito dal Sisde al ministero per poter collegare i due fatti. I trasferimenti di Armati furono siglati da Mori, Del Mese e Letta (peraltro “delegato dal premier”), e non da Berlusconi, anche se costoro erano «in linea puramente teorica influenzabili» dal Cavaliere. Eppoi Armati non fu il solo a essere trasferito, il che smentirebbe un “trattamento speciale” nei suoi confronti. È vero che Berlusconi, visti i suoi legami con la Sanjust, poteva aver interesse ad assecondarne i capricci; ma la nuova legge sull’abuso d’ufficio gli avrebbe imposto di astenersi dal decidere sull’ex marito della donna solo «in presenza di un interesse proprio o di un proprio congiunto», appartenente alla sua «cerchia familiare, nella quale non può essere ricompresa anche la persona che, sebbene priva di legami parentali col pubblico ufficiale, abbia con quest’ultimo instaurato uno stretto legame». Quanto al presunto mobbing, è vero che i dipendenti dei servizi sono «sottoposti all’autorità del premier», ma “in concreto” Armati dipendeva da Mori. E comunque le angherie da lui denunciate non presentano quei “caratteri di frequenza e durata nel tempo” necessari per far scattare il reato. Ergo, il Tribunale dei ministri «dichiara non doversi promuovere l’azione penale nei confronti di Berlusconi Silvio».   L'Unità  2  Febbraio  2009

**********************************************
Siamo alle note finali, anche se ormai tutto è noto e scritto da tempo, ma a un anno dalla vicenda finale, ci è venuto voglia di scrivere qualcosa. Ma quando mai uno che ottiene ragione NON presenta poi una denuncia per CALUNNIA? Poi, chi era presidente del COPACIR? Francesco Rutelli- Conclusioni: le solite truffette tra i due partiti colossi della vita politica italiana.
Intanto, via i falsi o veri moralismi, perché l'omo ha da esse omo, diceva Simona Marchini, (aggiungo che la donnna ha da esse donna), e nei blog non c'è spazio per i moralismi.  Il "Caso Sanjust" è interessante perché? Perché ci mostra il vero volto del potere, così come l'abbiamo sempre conosciuto: violento, crudele, sadico, arrogante e anche addomesticante, attraente, e coinvolgente, risucchiante. Le starlette o stelline, o attricette o aspiranti attrici, letterine, vallete, annunciatrici, giornaliste e altro ancora, sono l'innesco, direi l'esca irresistibile,  che attrae il potere, di tutti i tipi, ma soprattutto quello politico, potendo entrare e disporre dei palazzi romani e della Rai. Come si è esercitato il potere nel Caso Sanjust ? Nel modo più classico e tipico, ad ogni latitudine e longitudine: si trasferiscono i processi, si ottengono sentenze frettolose e poco ben scritte, si osservano situazioni che nella vita comune non sono ritenute possibili, se non in casi limite, non anche eccezionali.  Si mettono gli occhi su una ragazzetta, entrata per l'avveneza e dopo qualche corso di dizione a fare l'annunciatrice e quindi si corteggia e si allaccia una relazione. Si intromette poi nella faccenda il marito e si finisce in tribunale e sotto l'attenzione dei media (dopo ne parlo), in un caso più unico che raro. Alla fine, i processi non si fanno ai ministri in un tribunale qualsiasi, da sempre  si fanno in un tribunale per ministri e solo perché si tratta di ipotesi di accuse derivanti dall'attività istituzionale, perché se fosse stata fuori da questa, non si avrebbe avuto alcun processo. Tutto comunque finisce nel nulla e i pezzi rotti, miracolosamente si ricompongono, quando di solito è impossibile.
Ma quello che più mi interessa è il ruolo giocato dai media: non che non ne abbiano parlato sui giornali e sulle riviste, ma con tutto il meretricio verbale che si tiene nei contenitori TV, come mai nessuno ha mai parlato del "Caso Sanjust"? Eppure, sembra che si parli di tutto, ascoltando qualche pomeriggio la TV, ho l'impressione che si parli anche delle budella del Papà, con rispetto, o del nuovo seno della senatrice Russolini o dei piedi rifatti nuovi di zecca dell'attricetta pincopallino, descrivendo tutte le sue storie recenti, con una certa dovizia di particolari. Ma quando si parla di Virginia Sanjust, silenzio assoluto, e così per Antonella Troise o Sabina Began, solo per fare alcuni nomi, ma ne dovrei fare altri, non legati al nome del Berlusconi ma ad altri politici e potentati industriali, e non manco di accennare alla vicenda Fini con la Ex donna di Gaucci, ora al secondo figlio con Fini, dopo la sua separazione dalla moglie, ma solo per fare un altro nome, ripeto; se ne possono citare almeno altri 50 di personaggi politici e industriali. Daltronde, quando il video del Marrazzo arrivò sulla scrivania del solerte direttore di Chi, Alfonso Signorini, acccade che " appena visto di cosa si trattava, ho subito alzato il telefono e ho messo tutto in mano al Presidente, e non mi sono più occupato della cosa " (il quale poi ha telefonato al Marrazzo per avvisarlo del pericoloso video che aveva in mano). Ma ripeto: non è il Berlusconi, al centro di questa riflessione, bensì il perverso rapporto tra potere, denaro e media, tout court, che solo quando le cose si rendono abbastanza conoscibili, permette di gettare una luce in quella cortina fatta di reti elettriche, filo spinato, guardie del corpo, servizi di sicurezza, agenti statali di controllo delle informative e molto altro ancora, inclusi i giornali e ancor più, gli attuatori e facilitatori del potere, in primis i giornali e le televisioni.
E' tutto, per ora, e dalle foto non sembra che i due siano molto vicini.

Benedetta Broccoli   c 2010      perdentipuntocom