Complotti e altri misteri (del 1992, l'anno della repubblica), ovvero ma non solo Il Britannia.

Prima del cappelo iniziale, antepongo cosa significa Britannia. Il Britannia è uno Yacht di
proprietà della corona britannica (a capo della massoneria mondiale assieme al Belgio), dove, zitti zitti, quatti quatti, in un assolto pomeriggio e sera dell'estate 1992, si tenne una riunione dove si decise tutto quello che sarebbe accaduto fino ad oggi (stragi a parte). I protagonisti erano gli stessi che oggi governano l'Europa, la Bce e l'Italia, da Draghi a Tremonti e altri ancora. Il tutto nel silenzio assordante della stampa di regime.

Nell'imminenza del ricordo della morte di Falcone si è parlato di lui, della strage di Capaci,
 e stiamo vedendo che l'inutile Commissione Stragi, o più brevemente Commissione Pellegrino, non è approdata a nulla, come tutti noi avevamo pronosticato. Infatti da sempre, lo scopo delle commissioni parlamentari di inchiesta non è far chiarezza, ma spendere una decina di anni in audizioni inutili, per far trascorrere il tempo e dare in pasto ai giornalisti più creduloni, quelli del ceto borghese medio alto, che qualcosa si è fatto, pur non concludendo, ne facendo luce su nulla.
Da circa 35 anni si sente dire che la mafia sta per essere sconfitta, salvo poi scoprire che pezzi dello stato, partecipano alle migliori imprese della mafia, come quelle degli anni cruciali '92 e '93, e si torna a buttare secchiate di fango sul povero Sciascia, reo di aver affermato che non servono "professionisti dell'antimafia", affermazione ovvia, se si parte dalla conoscenza profonda della mafia, cioè una fetta di società dentro un'altra.  Ma ogni volta che si torna al 1992, l'anno della repubblica, si torna a parlare di Falcone e Borsellino, usati come allora, per coprire il golpe strisciante portato a compimento dalle elite di potere, cioè quei finanzieri e uomini di industria, (Cuccia, Draghi, Goldman Sachs), e uomini dello stato, leggi Romano Prodi,  che fino a poco prima avevano deturpato e sbriciolato il bilancio dello stato, tenedo in piedi con l'Iri e la Cassa del Mezzogiorno, aziende decotte, posti di lavoro fasulli, con una politica di emissione di debito pubblico e di cassa integrazione e pre pensionamenti che nemmeno in Giappone si potevano permettere. Sindacati, politici e popolino si sono accontentati tutti, i posti sono stati mantenuti, le aziende decotte anche, le tensioni sociali sono sparite di colpo e alla fine, nel '90, quando il muro di Berlino è andato in pezzi, da Milano e Capalbio è partita la progettazione della Seconda Repubblica, dell'Operazione Mani Pulite, e la svendita delle aziende dell'Iri, alla Goldman Sachs e a industrialotti improvvisati, come ad esempio la scelta di affibbiare la Cirio a quel tale Cragnotti, presentato come un genietto dell'industria, uomo di De Mita, cui Prodi sorridente affidò le sorti del conserviero alimentare ex Iri (poi dopo pochi anni, abbiamo visto come è finita, con il solito salvataggio di stato, per conservare i posti di lavoro e la fregatura lasciata sulle spalle della gente).
Sulla vicenda Goldman Sachs e l'incontro sul Britannia, nessuno ne parla, e il Corriere della Sera, lo potete leggere di seguito, irride ai complottisti, come se la vicenda segreta e nascosta di cui si parla, fosse una storiella per bambini deficienti e padri creduloni. Potete leggere dal titolo che l'immaginazione fervida di noi complottisti, cerca di trovare nuovi scenari su cui dipanarsi, come se i fatti drammatici di quel 1992, progettati a Capalbio dall'intellighenzia politico culturale degli ormai finiti ex Pci, che preconizzavano un'operazione di ripulitura,
 che poi si è trasferita in Mani Pulite, con la fuga di Craxi, si incontrava con l'intellighenzia milanese dei Cuccia e dei suoi uomini, con la copertura del Corriere della Sera e il suo patto di sindacato e de Il Sole 24ore, che ha dato origine alla svendita alla Goldman Sachs e ad altri personaggi di dubbie qualità, di molte attività possedute dallo stato. Insomma, in poche parole: mentre la lotta alla mafia come la chiamano, stava producendo i suoi schianti, con l'attacco allo stato anche nelle regioni del centro, si usava questo can can per coprire il nuovo assetto finanziario e industriale che avrebbe segnato la precognizzata Seconda Repubblica, progettata da Confindustria, Banchieri e uomini di confine, tra i quali Cuccia, Draghi e Prodi. Del resto, già nel 1991, Forlani aveva annullato i tesseramenti della Dc, e ormai il progetto era quello di creare due nuovi contenitori politici, che sostituissero i vecchi partiti, creando un regime di
 schiavitù politica, in cui ad esempio, una coalizione come i Comunisti Arcobaleno, con più di un milione di voti (contro i quattro di sei anni prima), non hanno un solo rappresentante in parlamento (con il povero Armando Cossutta e la figlia Maura, costretti dopo 30 anni a starsene fuori dal Palazzo). Io mi chiedo comunque: è giusto che una milionata di elettori non abbia rappresentanza? E' questo il sistema alla tedesca ma si attaglia alla nostra storia parlamentare? Sui motivi del crollo delle formazioni con il simbolo della Falce & Martello abbiamo parlato nel post di ieri, ma un fatto resta: qualcuno deve dare credito e rappresentanza a una massa di gente che sta impoverendosi e non potrà, né vorrà entrare nei due steccati, pardon contenitori politici all'uopo previsti. Ai tempi in cui lottavamo da extra parlamentari, il Pci e il Psi hanno costruito parte delle loro fortune proprio sulla lotta alle nostre istanze e proposte, così come il Msi, per le
 istanze di destra sociale, spesso veicolanti idee su cui ci trovavamo con sorpresa reciproca in pieno accordo. A quei tempi, fine '70 fino alla metà '90, si sono spazzate vie tutte le istanze estremiste con la crescita dello sviluppo finanziata da una montagna di Bot: domani a cosa si farà ricorso? La risposta è volta agli eredi di Berlinguer e ai suoi compromessori, e agli eredi dei De Mita, Formigoni in testa, in quella Milano da bere, di un recente passato, non ancora del tutto però. Quella Milano in cui, agli inizi degli ottanta, si uccideva Walter Tobagi e si attentava alla vita di decine di personaggi, praticamente ogni giorno, e non solo ad opera delle BR. Poi, in due tre anni, sono arrivati i paninari e grafitari e si è parlato della Milano da bere, con i Craxi e Co., vedi Cardella e Saman.
Il secondo articolo che vi propongo, sempre sul Britannia, è di Marcello Veneziani per Libero, di tutt'altra pasta.  Non si ridicolizza Belzebù, ma lo si considera per quello che è: un demone umano. Che Galli Della Loggia non ha mai considerato in ormai 20 anni di editoriali sul CdS.  A voi giudicare.
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Belzebu' sullo yacht (Britannia) - inserto corriereconomia.  CdS.
che cosa facevano Mario Draghi direttore generale del Tesoro e Antonio Pedone
 ( Crediop ) e altri alti funzionari statali e dirigenti di banche private sul Britannia? chi ha provocato la crisi dello SME? e' vero che Cuccia sogna una sua Seconda Repubblica? caduto il muro di Berlino l' immaginazione collettiva cerca nuovi nemici e si aggirano nel mondo nuove teorie sul complotto. alcune riflessioni su fatti reali.

 SISTEMI ECONOMICI . SI AGGIRANO PER IL MONDO NUOVE TEORIE SUL COMPLOTTO TITOLO: BELZEBU' SULLO YACHT Che cosa facevano Draghi e Pedone sul Britannia? Chi ha provocato la crisi dello Sme? E' vero che Cuccia sogna una sua Seconda Repubblica? Caduto il muro di Berlino l' immaginazione collettiva cerca nuovi nemici... - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Il Belzebu' degli anni Novanta e' bianco, anglosassone, ricco. Anzi, ricchissimo, l' essenza stessa del capitalismo. Da qualche mese a questa parte e' stato individuato spesso, in diversi punti dell' Europa, ed e' certo che sia un grande frequentatore della Penisola italica, porta d' ingresso di quel purgatorio che e' il Vecchio Continente da quando la divisione tra paradiso e inferno e' caduta, a Berlino, nell' autunno del 1989. E Belzebu' , potere occulto, inutile dirlo, trama, complotta. Nell' era delle supertecnologie dell' informazione celestiale, svelare il suo camuffamento e' pero' diventato un gioco da ragazzi. Tanto che cominciano a vederlo in molti. Pochi giorni fa, infido contabile, ha preso le forme dell' agenzia di rating Moody' s. Qualche mese addietro, subdolo banchiere, si e' materializzato in Enrico Cuccia. Viaggia sullo yacht reale Britannia. Ha scelto per quartier generale i santuari pagani dove si adora il dollaro, a Wall Street, ma ha una filiale nella City di Londra e un ufficio di rappresentanza alla Cia. Ha un suo catechismo, la "dottrina Webster". L' hanno visto i francesi ma ogni dubbio sul fatto che sia al lavoro e' caduto quando l' hanno individuato i tedeschi. La settimana scorsa, Antonio Parlato, onorevole missino, ha interrogato il presidente del Consiglio per chiedergli se sia vero che, il 2 giugno 1992, si sia tenuto un convegno a bordo dello yacht Britannia, di proprieta' della regina Elisabetta II, al quale hanno partecipato funzionari dello Stato e che aveva lo scopo di discutere le strategie per fare dell' Italia "un' espressione geografica delle lobby dell' impero multinazionale anglo americano". Cosa ci facevano . ha chiesto ., sul ponte, fra champagne e tartine, il direttore generale del Tesoro Mario Draghi, Riccardo Gallo dell' Iri, Giovanni Bazoli dell' Ambroveneto, Antonio Pedone del Crediop e tanti altri dirigenti di aziende italiane assieme addirittura a banchieri di societa' spudoratamente britanniche come Bzw, del gruppo Barclays, Baring, Warburg? Per di piu' collegate in qualche modo a manipolatori globali come le banche americane Goldman Sachs, Salomon Brothers e Merrill Lynch, al commissario Cee Sir Leon Brittan, al club Bilderberg, frequentato nientemeno che dai Rothschild, da Kissinger e da Agnelli? Complottavano per spartirsi i patrimoni industriali e bancari del Belpaese, si e' risposto Parlato, in nome della privatizzazione. Belzebu' delle liquidazioni, della "Italy for sale", la Penisola in svendita. Ispiratrice del deputato missino e' certamente la Executive intelligence review, un' organizzazione di origine americana che in Europa ha sede in Germania, a Wiesbaden, e pubblica analisi e studi. Il suo lavoro piu' recente mette a fuoco, sulla graticola, la crisi valutaria del settembre 1992 e ne individua il responsabile nella finanza globale, in particolare nell' enorme sviluppo delle operazioni derivate, cioe' nei contratti a termine, e in speculatori come George Soros. La teoria corre dicendo che l' attacco al Sistema monetario europeo fu deliberato "a Washington e Londra per minare la stabilita' dell' Europa continentale". Secondo la Eir, non e' solo questione di profitti eccezionali realizzati dalle grandi banche di New York . JP Morgan, Citicorp, Bankers Trust . che scommisero contro lira, sterlina e peseta. E' una strategia di destabilizzazione che si chiama "dottrina Webster". Fu espressa il 19 settembre 1989, poche settimane prima del crollo del Muro di Berlino. Il maligno era tornato a vestire panni che conosce bene, ma rinnovati: quelli di William Webster, al tempo capo dell' americana Cia. Davanti a una folla di imprenditori scelti, Webster annuncio' una nuova missione: l' attenzione della Cia doveva spostarsi dai sovversivi e comunisti ai "nostri alleati politici e militari che sono al contempo anche i nostri concorrenti economici". Allo scopo, fu subito creata una nuova Direzione, Directorate V, e secondo la Eir oggi il 40% del bilancio della Cia potrebbe essere "destinato a qualche forma di spionaggio economico e di operazioni verso gli alleati". Strumenti della macchinazione sarebbero stati reclutati fra i capi delle multinazionali americane e delle banche d' investimento di Wall Street, le solite Goldman Sachs e Merrill Lynch e la First Boston. Parola di William Colby, altro ex Belzebu' della Cia, che avrebbe sostenuto che "i mercati finanziari e valutari globalizzati oggi sono una questione di sicurezza nazionale per gli Stati Uniti". Prova ultima, clintoniana: Robert Rubin, un presidente della Goldman Sachs, e' diventato capo del consiglio economico della nuova Casa Bianca e il suo ruolo equivarra' , in campo economico, a quello che ebbe Henry Kissinger in campo militare e diplomatico durante l' amministrazione Nixon. Belzebu' finanziere globale al centro di un complotto contro l' Europa. L' Eir sostiene anche che ci sia una strategia anglo americana dietro le privatizzazioni italiane. Che Romano Prodi, consulente di Goldman Sachs, faccia parte del "giro" dello speculatore Soros, assieme all' economista di Harvard Jeffrey Sachs, al privatizzatore spagnolo Guillermo de la Dehesa, all' ex Fondo monetario internazionale David Finch, a Stanley Fisher e Jacob Frenkel della Banca Mondiale e dell' Fmi, a Michael Bruno della banca centrale d' Israele e altri: obiettivo mettere sotto controllo le economie dei Paesi dell' Est europeo attraverso il Piano Shatalin. Che l' agenzia Moody' s e' "la piu' politica tra le agenzie americane di rating" e favorisce gli amici per penalizzare i nemici. Che la Lega Nord, "con la sua politica liberista radicale, e' lo strumento politico ideale per realizzare gli obiettivi anglo americani": ha addirittura pubblicato uno studio dell' Associazione americana di Geografia che immagina la divisione della Penisola in cinque repubbliche entro sei anni. Il complotto, insomma, e' ampio e l' Italia e' un campo di battaglia. Apparizioni da missini, da allucinati, da antisemiti? Niente affatto. Il malefico complotto anglo americano contro lo Sme e' stato fatto trasparire dallo stesso governo del cancelliere tedesco Helmut Kohl, un paio di mesi fa. L' ex primo ministro francese Raymond Barre in un' intervista ne ha dato una versione piu' nobile: non si tratta di una scelta politica anglo americana ma del risultato di operazioni dei banchieri anglosassoni che nella stabilita' monetaria in Europa vedono il venire meno di un campo di speculazione che ha riempito le loro casse di profitti. In un modo o nell' altro, il Belzebu' degli anni Novanta e' un banchiere. Pochi mesi fa, Ciriaco De Mita l' ha visto incarnato in Enrico Cuccia, destabilizzatore del sistema dei partiti. Piu' di recente, una schiera di ministri ha accusato Moody' s di destabilizzare l' Italia perche' ha messo di nuovo sotto osservazione la qualita' del debito estero della Repubblica. Finita la Guerra Fredda, il Grande Vecchio si e' insomma tolto divisa militare e scarponi e, nell' immaginario di fine secolo, ha preso posto ai tavoli dei consigli di amministrazione di banche e finanziarie americane e inglesi. I politici del Vecchio Continente sembrano diventati non solo i sacerdoti di una nuova fede, l' europeismo, ma anche gli esorcisti del Belzebu' in doppiopetto che la minaccia, destabilizzatore della Comunita' , della Moneta Unica, della Prosperita' italiana. Se nella finanza planetaria c' e' la sua coda, se il commercio globale puzza di zolfo, se c' e' un piano della Cia per mettere sottosopra l' Europa e le sue monete, non resta che alzare i ponti della Fortezza e i canti dei Nibelunghi, mettere in campo Rolando e magari fare appello a Masaniello.
Taino Danilo Pag 25 (10 marzo 1993) - Corriere della Sera

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Quel giorno sul Britannia in cui nacque Sir Drake


di Marcello Veneziani - 30/01/2006

Fonte: http://libero-news.dnsalias.com
This is the real story of Mister Drake. Questa è la vera storia di Mister Drake. Non Drake Francis il pirata inglese che combattè l’Invincibile Armada ultracattolica dei precursori del fazendero Fazio. Ma Draghi Mario, annunciato come prossimo governatore della Banca d’Italia per soli dodici anni. Sostenuto da mezza Casa delle libertà, voluto da Prodi e i Ds, ma soprattutto ben visto negli ambienti internazionali, che i burloni definirebbero mondialisti.
Draghi è un britannico nato per caso a Roma. Vive e prospera a Londra, ed è vicepresidente della Goldman Sachs.
Dovete sapere che questa finanziaria ha avuto ai tempi della privatizzazione in Italia, alla caduta della prima repubblica, un ruolo primario.
Fu la prima banca d’affari internazionale che aprì in vista della svendita in tranci del nostro paese sfinito dalla crisi, una sede a Milano e diventò presto operativa sul nostro territorio. Forte e ramificata nell’entourage dei presidenti americani, da Clinton a Bush, nonché benvoluta dalla Regina d’Inghilterra, la Goldman Sachs, per tentare la scalata in Italia e piazzarsi come consulente principale del governo Amato nella privatizzazione made in Italy si avvalse di manovalanza locale : tra cui un certo professor Romano Prodi che diventò senior partner del gruppo e convinto privatizzatore dell’industria pubblica del nostro paese, che pure aveva avuto in lui uno dei principali dirigenti e responsabili.
Incontriamo per la prima volta il nome di Mario Draghi associato alla Goldman Sachs su uno yacht il 2 giugno del 1992. E’ una storia curiosa che merita di essere rispolverata. E’ la festa della repubblica italiana e viene ucciso il giudice Falcone.A bordo di uno yacht Britannia di Sua Maestà alcuni signori della Finanza decisero di far festa alla repubblica italiana stabilendo le linee maestre della privatizzazione. E’ curioso che questa decisione che riguarda l’economia del nostro paese non avvenga nelle sedi istituzionali e in territorio italiano: ma su una nave che batte bandiera britannica. C’erano grandi operatori delle principali finanziarie internazionali e alcuni esponenti italiani, dirigenti di società pubbliche, enti e banche, tra questi c’era Mario Draghi direttore generale del Tesoro. Il ricordo non è nitido, ma mi aiuta l’archivio de L’Italia settimanale, il periodico che all’epoca dirigevo e che pubblicò in solitudine, il 3 febbraio del 1993, con molti particolari mai smentiti, l’incontro sul Britannia. Alcuni italiani imbarcati e partecipi all’incontro, tra cui lo stesso Draghi, tennero allora a precisare che c’erano stati, ma erano scesi subito dalla barca, non si erano trattenuti più di una giornata o mezza. Ma nessuno li accusa di aver fatto una crociera a sbafo; ben altre erano le ragioni di curiosità e anche mezza giornata era sufficiente per alimentarle. Se è vero che furono stabilite in quella sede linee d’azione e addirittura protocolli d’intesa, converrete la stranezza marinara della prassi.
Si può ben dire che la svendita dell’economia italiana, giusto nell’anno di Tangentopoli, fu un atto di pirateria internazionale. Non a caso avvenne in nave.
Dopo quell’incontro avvennero alcune scelte importanti, non solo di cessioni e mutamenti d’indirizzo. Ci fu ad esempio la svalutazione della lira che di fatto risultò un comodo affare per le finanze di Wall Street; all’epoca fu notato che per gli acquirenti internazionali il malloppo italiano diventò meno costoso del 30%. Svendita di alcuni pezzi forti della nostra economia di Stato. La carriera politica di Prodi nasce tre mesi dopo l’incontro sullo yacht Britannia quando in un convegno del 30 settembre in Assolombarda, fa outing e suggerisce, lui bojardo di Stato, di cedere anche le banche d’interesse nazionale e di privatizzare tutto. Intanto le grandi agenzie internazionali provvedevano a declassare il nostro paese, favorendo non la vendita ma la svendita dell’azienda Italia.
Gli omoni che avrebbero potuto opporre resistenza erano in un mare di guai. A cominciare da Bettino Craxi . La mafia colpiva e l’emergenza aveva portato a convergere sul peggior presidente della repubblica italiana Oscar Luigi Scalfaro…..Insomma, eravamo in ginocchio.

Dimenticavo, quell’incontro ebbe uno strascico strano sulle pagine finanziarie dei grandi giornali e in Parlamento. E’ curioso notare che i parlamentari che fecero interrogazioni su quell’inchiesta e chiesero notizie, non furono più ricandidati. Me lo diceva una di loro, Michele Rallo di An, all’epoca deputato e componente della commissione parlamentare finanziaria. Si vede che occuparsene portava sfiga.
Conobbi Draghi alcuni anni dopo a Venezia in un seminario a porte chiuse italo-britannico. Cortese e affilato, serbava viva memoria di quel servizio giornalistico, a cui non si riferì ma alluse. Adesso me lo ritrovo in arrivo da Londra a guidare la massima espressione dell’economia italiana e la sua referenza principale dicono essere non quella di aver lavorato bene in Italia ma di avere forti referenze internazionali. Te credo, dicono a Roma. Curioso questo paese che da un mese segue uno strano intreccio di banche e barche, da D’Alema a Draghi. D’altra parte l’inno nazionale cantato dalla patriota Orietta Berti così esordiva : Fin che la barca va lasciala andare.
Comunque, auguri Mister Drake. Buon anno, buona banca. E un saluto con strafottente rimpianto all’eroe catto-ciociaro di Fort Alamo, caduto dopo lungo assedio, alias don Antonio Fazio.
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CAMERA DEI DEPUTATI.
RESOCONTO STENOGRAFICO N° 734.
SEDUTA DEL 6 GIUGNO 2000.

MICHELE RALLO. Illustro brevemente questa interpellanza, che ho presentato insieme al collega Simeone e che si riferisce al sistema finanziario globalizzato vigente, basato sull’assenza di regole e di controlli sui flussi finanziari e sui movimenti di capitale. Esso ha prodotto quella che si definisce una “bolla speculativa” che, come tutte le bolle, è destinata a scoppiare, con effetti imprevedibili, poiché non sappiamo cosa potrà accadere domani sia sul piano economico, finanziario e sociale, sia su quello degli equilibri militari ed internazionali. Temiamo l’esplosione di sistemi finanziari basati su un’economia che non esiste, su una finanza non reale ma di carta, su strumenti finanziari gonfiati oltre misura in modo artificiale.
Nella mia interpellanza faccio riferimento al totale degli strumenti finanziari “fasulli” che oggi ammonta ad almeno 300 mila miliardi di dollari, contro un PIL mondiale di circa 40 mila miliardi di dollari, con un rapporto che è quasi di dieci a uno. Gli Stati Uniti d’America si trovano in condizioni peggiori degli altri, se è vero com’è vero l’altro dato citato nell’interpellanza: alla fine del primo trimestre 1999, il rapporto tra la speculazione finanziaria [americana] ed il prodotto interno lordo [americano] è stato di 96,97 trilioni di dollari contro 9,07 trilioni di dollari; si tratta di un rapporto addirittura superiore al dieci per cento (è infatti pari al 10,7%).
Dunque, questo sistema è destinato ad esplodere: non vi è rapporto o proporzione tra l’economia reale e quella irreale, che viene gonfiata per fini che possiamo immaginare ma che non sono documentabili.
Riferendomi al famoso indice Dow Jones, che costituisce un punto di riferimento per quel tipo di mercato, voglio citare una dichiarazione rilasciata ad un giornale tedesco, pochi mesi fa, dall’ex cancelliere Helmut Schmidt: egli ha affermato testualmente che «quanto all’indice Dow Jones, la data del crollo non è nota, ma verrà ed è sicura come l’amen in Chiesa».

(…)E’ vero che questa sorta di enorme e libero mercato mondiale, questa zona di libero scambio (che è improprio definire tale, perché non ha confini) porta al massacro dei Paesi più poveri, come è stato detto da alcuni settori della Sinistra, ma è altresì vero che porta, in primo luogo, al massacro delle economie progredite dell’Europa occidentale, che vengono sacrificate sull’altare di una economia fasulla, per consentire guadagni finanziari che non hanno alle spalle un’economia reale e che si basano sulla sproporzione tra il PIL e l’economia “di carta”, che a volte non è neanche tale ma è solo fatta di impulsi elettromagnetici che viaggiano per l’etere o attraverso Internet…(…)
http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/06/05/chic/


Da movisol   LaRouche
http://www.movisol.org/09news176.htm

 La guerra in Afghanistan fu escogitata per coinvolgere gli Stati Uniti in un disastro strategico e subire la stessa sorte che subì Atene con la Guerra del Peloponneso. A livello regionale, è la riedizione della strategia ottocentesca dell'Impero Britannico per il controllo dell'Asia meridionale.
Abbiamo più volte, in questo sito, documentato il ruolo degli inglesi nel "combattere e proteggere" i talebani, tanto da aver ottenuto per loro tramite un aumento della produzione dell'oppio. Dalle montagne afghane ai mercati della droga occidentali, riecheggia il nome di George Soros, paladino delle campagne per la liberalizzazione. Quel George Soros che l'Italia conobbe nella vicenda del Britannia e del successivo attacco alla lira che ci tramortì e ci fece accettare l'Euro senza batter ciglio.
Tuttavia – è bene ricordarlo - l'ossessione dei "Britannia Boys" non è l'Italia. Nel contesto della crisi globale, del collasso economico più grave della storia umana da noi conosciuta, l'oligarchia punta a rimuovere ogni paletto con cui la cospirazione repubblicana, che in America lottò in favore della "comunità di nazioni perfettamente sovrane" da contrapporre all'Impero Britannico, ha assestato i suoi successi storici.
Aver trascinato gli Stati Uniti, l'Italia e altri Paesi in Afghanistan, ovvero negli stessi luoghi in cui l'Impero Britannico sin dall'Ottocento non ebbe mai la meglio contro i "fanatici ribelli", è l'estremo tentativo (forse il più palese, oltre quello del salvataggio degli speculatori con emissioni di credito nazionale americano) di far affossare il sistema americano e ogni altra sua influenza nelle istituzioni di altre nazioni.
Chi dovrebbe sostituire gli Stati Uniti nella loro egemonia globale (non priva di macchie) è, nella mente dell'oligarchia, il governo mondiale attraverso "quel che è di Cesare", declinato nelle forme del "Financial Stability Board", o del Fondo Monetario Internazionale.
L'Italia, grazie all'azione di Tremonti che si oppone ai salvataggi indiscriminati delle banche, è un ostacolo da rimuovere su questa strada, specialmente in vista della prossima grave fase della crisi, in cui si chiederà agli Stati di dissanguarsi ulteriormente per gli speculatori. Non pretendiamo che Brunetta afferri tutto ciò, ma constatiamo che denunciando i "Britannia Boys", egli esprime un pensiero condiviso nel governo. Non basta per conquistare la fiducia del popolo italiano e di chi egli vorrebbe sganciare dalle "elites parassitarie". Occorre abbandonare il liberismo e sposare quelle tesi rooseveltiane e quella Nuova Bretton Woods di LaRouche che Brunetta ha finora osteggiato