Chi ha messo Bertolaso al G8? Indovinate.

Ecco uno che le mani in pasta non può dire di non averle: quando si è tra i numeri
uno della professione è inevitabile, vero Dott. Eugenio Scalfari?  italiaoggi
Chi ha messo Bertolaso al G8, decretando la secretezza? Indovinate.
Sotto il governo del Professore, Bertolaso è stato Commissario all’emergenza rifiuti e poi venne nominato commissario straordinario dell’evento per i lavori del G8 alla Maddalena. Quei lavori per cui l’allora premier Prodi appose il segreto di Stato. Atto necessario e motivato, attraverso il quale venne estesa a

tutti i lavori del G8, compresi i servizi e le forniture, la «qualificazione di riservatezza e segretezza», perché tutto doveva essere fatto con la «massima sicurezza».
C’è anche il suo vice Balducci, tirato dentro nel 2005 da Berlusconi.

Nominato nel 1996 su proposta di Di Pietro, nel primo governo Prodi, direttore generale della Difesa del suolo, l’anno dopo gli viene affidata la responsabilità di gestire le zone terremotate dell’Umbria e delle Marche. Nel ’98, sempre sotto il governo dell’Ulivo, diventa provveditore delle opere pubbliche del Lazio ed è con questo incarico che affianca il sindaco di Roma Rutelli nei grandi lavori per il Giubileo. Di qui in avanti, qualsiasi sia il governo, con Bertolaso o no, Balducci tira dritto. Fino ad arrivare a mettere le mani anche sui 150 anni dell’unità d’Italia: nel comitato per le celebrazioni di questo anniversario lo nominò l’allora ministro della Cultura Francesco Rutelli.
Maria Teresa Meli
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A Roma il top è Desideri    Di Pierre de Nolac
Tra gli architetti romani, quelli che lavorano con le amministrazioni pubbliche vantano numerosi nemici: accade anche a Paolo Desideri. Un professionista definito nei salotti capitolini come «l'architetto di Walter Veltroni», affibbiando a
quest'ultimo le doti di mecenate di antichi principi dell'Italia preunitaria. In effetti Desideri qualche motivo per far nascere l'invidia tra i colleghi (e non solo) lo ha fornito: per esempio, alla cerimonia funebre per la moglie di Eugenio Scalfari, Simonetta, ha pronunciato un affettuoso ricordo. Del resto, insieme a Marco Magnani, su Repubblica era stato inserito tra gli «amici delle figlie» del fondatore. Un docente universitario quale Giorgio Muratore, sul suo blog Archiwatch, ha preso di mira le lettere inviate da Desideri al quotidiano di largo Fochetti, dove il professionista elogiava le riflessioni scalfariane dedicate all'architettura. Lui, l'architetto, è impegnatissimo con la nuova stazione Tiburtina, e ieri ha dovuto subire la seconda paginata del Messaggero, dove venivano sottolineati i suoi progetti fiorentini. Insieme con Maria Arlotti, Michele Beccu e Filippo Raimondo fa parte dello studio Abdr, e nel sito internet si fa notare, al primo posto, la vittoria al concorso internazionale di Firenze per il Parco della musica e della cultura. A Roma Desideri è noto per il suo intervento nel roof garden del Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale, dove opera lo chef Antonello Colonna. E poi ci sono i progetti per le stazioni Gondar e Annibaliano della linea B1 della metropolitana romana. Certo, le dichiarazioni contro Milena Gabanelli, dopo la puntata di Report sul mondo dell'edilizia nella capitale, fecero scalpore, definendo «spregevole» il racconto fatto dalla trasmissione, e santificando Veltroni per il nuovo piano regolatore e le «regole» volute dalla sinistra nelle giunte capitoline. Quelle di Walter.

Da Il Cannocchiale  16 febbraio 2010

L’appalto per l’auditorium di Firenze e le "sponsorizzazioni di Rutelli e Veltroni"
di Antonio Massari

Le pressioni di Walter Veltroni e Francesco Rutelli, le gare aggiudicate prima dell’apertura delle buste, il ruolo devastante della politica che domina gli appalti. Presunzioni. Sospetti. Veleni. Accuse spiattellate al telefono, a partire dal novembre 2007, quando il governo pianifica il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Conversazioni che illuminano la pista investigativa e, passo dopo passo, portano agli uomini chiave della Protezione civile, come Angelo Balducci e Fabio De Santis, entrambi "soggetti attuatori" per il G8 de La Maddalena pochi mesi fa, entrambi arrestati.
Tutto nasce nel 2007: un decreto della presidenza del Consiglio istituisce il "Comitato dei ministri" per organizzare le celebrazioni e pianificare le opere del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia. Il 20 ottobre 2007 arriva la pubblicazione dei bandi di gara per l’aggiudicazione di 11 lavori. Tra questi, la realizzazione del Nuovo Parco della Musica e della Cultura a Firenze (appalto da 80 milioni di euro) e il Nuovo Palazzo del Cinema di Venezia Lido (72 milioni). La parola chiave, nell’inchiesta della Procura di Firenze sulla Protezione civile, è "sistema gelatinoso". Una definizione data al telefono, dall’architetto Paolo Desideri, parlando con il suo rivale Marco Casamonti. È il momento centrale dell’indagine.
Su Desideri pende il sospetto, da parte dei colleghi, d’aver vinto la gara di Firenze grazie alle pressioni di Veltroni. Casamonti arriva secondo, nonostante lavori con l’imprenditore Valerio Carducci, vicino a Rutelli, arrestato cinque giorni fa. L’impresa Baldassini Tognozzi Pontello (BTP) giunge terza. E il suo amministratore delegato, Vincenzo Di Nardo, inizia a lamentarsi telefonicamente: dal "liquido gelatinoso" iniziano a emergere gli altri protagonisti dell’inchiesta fiorentina: il bando di gara è firmato da Angelo Balducci, il commissario delegato è Fabio De Santis. Il bando di gara prevede tre criteri di valutazione: il merito tecnico dell’offerta vale 55 punti, tempo e modalità di esecuzione 10 punti, prezzo 35 punti. Il Palazzo del Cinema di Venezia viene aggiudicato all’impresa Sacaim.
Un ingegnere della BTP commenta: "...guarda è fatta a tavolino...è troppo evidente...cioè la Sacaim avendo preso il massimo sulla parte tecnica...non era battibile da nessuno...è fatta ad arte". Il trucco, secondo i concorrenti, è semplice: il valore più alto, quello da 55 punti , è ampiamente discrezionale, e viene attribuito alla ditta prescelta con un margine tale da annullare la competizione. Tre ore dopo si sa chi ha vinto la gara fiorentina: la Sac-Igit. L’ingegnere della BTP riferisce ai colleghi che la Sac-Igit, per il progetto, ha avuto 55 punti. Un architetto chiede all’ad di BTP, Di Nardo, chi decide "in questa banda". Gli inquirenti ascoltano la risposta di Di Nardo: "...questo Balducci, che è l’ex provveditore alle Opere pubbliche di Roma, che è l’uomo di Rutelli dentro il ministero...capito?... e sono tutti uomini suoi... De Santis, che ha firmato il progetto è un dipendente sottostante a Balducci, capito?".
Di Nardo chiama Casamonti che, rispetto alla gara di Firenze, dice: "...io so com’è andata e quindi sono sereno...quell’architetto è di Veltroni...e il sindaco Domenici ha preso gli ordini da Veltroni...è una vergogna...ma che vuoi fare? …detto fra me e te doveva vincere la Giafi...senonché è arrivato l’ordine di Veltroni e quindi... senti Venezia ha vinto perché c’era l’architetto di Rutelli... Lo sai te? … a Venezia ...io lo sapevo da due mesi...non c’era verso". Di Nardo conclude: "O diventi amico di Rutelli o Veltroni o puoi tornare a casa".
Pochi giorni dopo parte l’aggancio tra Di Nardo e De Santis. Il tramite è un altro imprenditore: Francesco Piscicelli. Il sistema sembra svilupparsi sotto gli occhi degli inquirenti. Che ascoltano un’altra conversazione: Casamonti avrebbe scoperto che, per uno dei progetti in questione, l’impresa vincitrice, avrebbe iniziato a lavorare prima che vi fosse il bando. E avrebbe le prove: "Ho il progetto loro...uno è marcato 3 maggio". Risponde Di Nardo: "Se c’hanno un file datato 3 maggio vuol dire è una gara supertruccata". Quattro mesi dopo, è lo stesso Carducci, l’uomo vicino a Rutelli, che conferma a Casamonti la versione su Veltroni. "Era tutto...a nostro favore...è arrivata proprio tassativamente la telefonata da Veltroni eh! Capito?”. E quando Casamonti chiama "l’architetto di Veltroni", Paolo Desideri, quest’ultimo gli parla di un "sistema gelatinoso": "Le imprese fanno riferimento ad un… un incubatore… stanno immersi in un liquido gelatinoso che – dici giustamente te – è al limite dello scandalo". "È una totale follia - la risposta che arriva da fonti vicine a Veltroni - non sappiamo assolutamente nulla di ciò di cui si parla in quelle intercettazioni".
Da il Fatto Quotidiano del 16 febbraio
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Da Il Giornale
Appalti, spunta la «cricca di Veltroni»    By sottoosservazione

Sta uscendo di tutto da Firenze ma le intercettazioni su esponenti del centrosinistra, quelle no, fino a ieri non riuscivano a vedere la luce. A fatica le abbiamo scovate e dopo la «cricca» della Protezione civile, abbiamo scovato una «cricca di Veltroni». L’espressione utilizzata dal gip per l’affaire Bertolaso («cricca» appunto) per descrivere le presunte malefatte dei protagonisti di quel «sistema gelatinoso» che tutto avrebbe corrotto e inquinato, si rifà a una serie di intercettazioni sbobinate proprio all’inizio della mastodontica inchiesta che, almeno ai suoi esordi, sembrava dovesse portare al cuore del centrosinistra toscano e nazionale. Di «cricca» si parla ripetutamente nell’informativa del Ros del 13 gennaio 2008 che prende di mira la gara d’appalto per la realizzazione dell’Auditorium di Firenze che ad ottobre del 2007 viene inserito nel pacchetto delle opere da realizzarsi in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. «Facendo così avviare – premette il Ros – la procedura d’appalto attraverso cui si sceglierà in un sol colpo il progettista che firmerà l’intervento e l’azienda costruttrice che dovrà realizzarlo».
Dalle intercettazioni sulle utenze di alcuni indagati, in contatto con architetti, imprenditori, progettisti, componenti della commissione d’appalto, politici tipo Gianni Biagi, già assessore all’urbanistica, emerge uno spaccato di giochi di potere e colpi bassi interno al Pd. La sera del 21 dicembre, ad esempio, Vincenzo Di Nardo (personaggio cardine dell’inchiesta Bertolaso) e Stefano Tossani della coop Unica «si scambiano battute circa le partecipanti alla gara. In particolare – continua l’informativa – Di Nardo riporta delle considerazioni asseritamente apprese da Fabrizio Bartaloni riferite a un presunto scontro fra Consorte Giovanni, a cui è riferita la coop Cesi, e Campaini della Unincoop di Firenze: “Ciao Stefano, scusami, ti volevo dire… eh ho visto Fabrizio, com’è là? Cioè… lui dice… attacca per forza l’Etruria (il Consorzio Etruria, ndr) perché la Cesi è la cooperativa di Consorte (…). Bisogna attaccare perché è una resa dei conti fra Consorte e Campaini”».
Di Nardo si dà un gran da fare con la sua Bpt. Cerca appoggi a Firenze, e soprattutto a Roma attraverso un altro protagonista dell’inchiesta-madre, Piscicelli. Sollecita interventi ma vuole restare nell’ombra. È preoccupato per l’appalto. Alla vigilia di Natale viene rassicurato sul progetto e sulla posizione che terrà il Comune di Firenze, tanto che chiama l’assessore Gianni Biagi per raccomandargli allusivamente il suo progetto. «Buon Natale, ciao caro, e che Gesù Bambino ti illumini… ». Di lì a poco Biagi finirà intercettato mentre parla al telefono di Talocchini (componente della commissione d’appalto) insieme all’ingegnere Angelo Balducci, in quel momento ancora sconosciuto all’opinione pubblica.
Quando si è ormai prossimi all’apertura delle offerte economiche, Di Nardo ottiene rassicurazioni dall’assessore Biagi: «Il progetto è buono, è fra i migliori tre». Non è il migliore. Di Nardo perde Firenze e perde pure Venezia. È un attimo. Sbotta al cellulare: «Questo è un appalto banditesco… a Venezia è stato uguale, lo stesso film. Punto e basta… c’è un sottobosco romano che è fatto di gente che bazzica i ministeri (…). Qualcosa non torna! Perché quando uno si dà 55 a uno e 28 a noi, non torna nulla (…). Questa è scuola romana, ’sti romani vanno forte… Quello che decideva il bando è Balducci, che è l’ex provveditore alle opere pubbliche di Roma, l’uomo di Rutelli al ministero».
Pure l’architetto Casamonti, autore del progetto arrivato secondo, parlando con Di Nardo «esterna anch’egli il sospetto che a monte – annota il Ros – negli ambienti romani, fossero maturati accordi per orientare l’aggiudicazione». Testuale dalla voce di Di Nardo: «Io so com’è andata, sono stati tutti pilotati». Casamonti rilancia: «Eh certo! È Veltroni, quell’architetto è di Veltroni, Desideri, l’impresa è di Veltroni e il sindaco Domenici ha preso gli ordini da Veltroni, è una vergogna, ma che ci vuoi fare?». (…) Di Nardo: «L’errore è stato pensare alla città di Firenze, non a Roma e ai corrotti». (…) S’intromette Casamonti: «… E questi della commissione erano imbarazzati, non sapevano come fare. Veltroni ha chiamato Domenici, Domenici Biagi e Biagi (…) e poi hanno avuto il massimo dei voti su tutto! Ma dài!». Di Nardo è un fiume in piena, lancia accuse pesanti – ovviamente tutte da verificare – che il Ros trascrive parola dopo parola: «Senti Marco (Casamonti, ndr). Primo, sono dei banditi. Secondo, sono più bravi. Perché vedi, io ho scelto Arata Isozaki (fra i più celebrati architetti mondiali, ndr) e loro hanno scelto l’architetto di Veltroni, e questa è un’altra cosa. Che cazzo vuol dire Isozaki? Nulla in questo mondo qui… ». Non si dà pace, Di Nardo. Con chiunque parli ripete sempre il medesimo ritornello aggiungendo, ogni volta, particolari agghiaccianti. I carabinieri lo intercettano anche mentre si confida segretamente con un’amica: «Sai… abbiamo consumato questa grande opportunità di fare un teatro comunale a Firenze… ma l’ha gestita tutta la cricca di Veltroni… la banda di romani (…). Sono preoccupato per l’era Veltroni. Hanno preso Firenze, Venezia, il palazzo del cinema… ».  Gian Marco Chiocci

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Luca Fusi Il personaggio Famiglia comunista, ha costruito un impero. BT&P
la mania del fare e dell’agire ce l’ha nel sangue. Praticamente da sempre. Da quando a 14 anni girava nei cantieri del babbo Bruno (oggi 85enne), comunista sfegatato e fondatore nel rosso Mugello della mitica Cooperativa edile Barberinese, e sognava un giorno di diventare costruttore a capo di un impero. Sogno realizzato in tre tappe. Prima con la fondazione nel 1981 della Fusi Srl, Costruzioni Civili e Industriali, poi negli anni Novanta con l’acquisto della Baldassini & Tognozzi e soprattutto della blasonatissima Pontello Spa, gioiello di famiglia del già presidente della Fiorentina calcio. Il gruppo, dai 2500 ai 3000 addetti, costruisce di tutto e di più: trenta ospedali, un pezzo di variante di valico, tratti di autostrade siciliane, il quadrilatero delle Marche (infrastrutture viarie), i centri commerciali, Ikea, Esselunga, Conad. Uffici, multisale, impianti sportivi, ristoranti. L’unico trofeo che manca nel carnet della Btp è una chiesa. «A dir la verità cercai di costruirla nella mia città a Prato, ma senza successo», confessa Fusi. Angeli custodi mancanti? «Macché angeli custodi — risponde l’imprenditore —, io ho solo amici, come Verdini, che non ho mai corrotto. Io in questa vicenda sono parte lesa, basta guardare le carte per dimostrarlo. Lì c’è scritto chi ha veramente rubato nel progetto della Scuola Marescialli nell’area Castello di Firenze. Cento milioni di euro tondi tondi. Sono anni che lo dico, carte alle mani. Ho iniziato col ministro Lunardi e soprattutto con Di Pietro che mi ha ignorato e allora ho tentato con Matteoli. Io non mi arrendo». Da ieri Fusi è un torrente in piena. Gli manca il lavoro, dicono gli amici, e per uno che in azienda ci sta 15-16 ore al giorno e non ha hobby è peggio di un incubo. Non legge romanzi, non ascolta musica. Però si è costruito una bella palazzina in un quartiere residenziale di Prato, si è comprato la ghibellina Torre Mannelli su Ponte Vecchio, villa a Forte dei Marmi, Mercedes ed elicottero che usa per andare nella sua fattoria di Santo Stefano a Montaione, tra le province di Firenze e Pisa, seicento ettari con castello dell’anno mille trasformata in resort e in tenuta di caccia. «Si fa presto a dire stai calmo — sbotta Fusi —. Lo sa che cosa hanno detto i compagni di scuola a mia figlia? Che il suo babbo è un mafioso. Emio figlio, che studia legge a Milano, inizia a dubitare di sua padre.
Le cose andavano meglio, invece, con Gianni Biagi, ex assessore all’Urbanistica del Pd inquisito nell’inchiesta su Castello e con Alberto Formigli, ex capogruppo in Comune per il Pd arrestato in una storia di permessi urbanistici. Anche Riccardo Fusi è finito in carcere. Nel 1992, per l’esattezza, storia di terreni d’oro. «Mi assolsero perché il fatto non costituisce reato emi risarcirono. Però mi feci venti giorni di carcere e al lavoro dovetti ricominciare da capo».

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Abusi Edilizi e Corruzione: 7 arresti a Firenze



martedì, 27 ottobre 2009  Bufera a Firenze.
E’ finito agli arresti domiciliari Alberto Formigli, l’ex capogruppo del Pd a Palazzo Vecchio, mentre è indagato a piede libero l’ex presidente della commissione urbanistica Antongiulio Barbaro.
Il procuratore di Firenze parla di vera propria corrosione del rispetto dell’etica pubblica: due tecnici del comune di Firenze, i due geometri dell’ufficio edilizia privata, il capo Bru­no Ciolli e il vice Giovanni Benedetti e due politici, Barbaro e Formigli, avrebbero favorito imprenditori amici, che erano soliti frequentare assiduamente Palazzo Vecchio e ora sono coinvolti nell’inchiesta.
Sei le persone agli arresti domiciliari, Formigli, Bruno Ciolli, Riccardo Bartoloni e Alberto Vinattieri, soci di “Quadra”, Pa­olo Perugi e Francesco Bini imprenditori; una in carcere: Giovanni Benedet­ti.
La società “Quadra Progetti srl” di cui, secondo l’accusa, sarebbe socio occulto anche il Formigli, era il cuore del sistema. Formigli aveva ceduto le quote nel 2004, ma continuava a gestire diversi aspetti all’interno della società e ogni qualvolta il consiglio comunale doveva deli­berare pratiche gestite da Quadra, dava pa­rere favorevole, anziché astenersi.
“Siamo più forti del mondo” dice lui stesso, in una intercettazioni captata con una delle microspie piazzate dalla polizia, all’indomani dell’approvazione di una pratica “difficile”.
Il sostituto procuratore di Firenze, Giuseppina Mione aggiunge un’altra frase ad effetto pronunciata dal Formigli in occasione di una delibera approvata con il volto favorevole sia di Barbaro che di Formigli. Barbaro rallegrandosi per l’affare concluso, dice a Formigli “Non si muove foglia che il capogruppo non voglia”.
Gli abusi edilizi riguarderebbero 21 aree della città.
L’inchiesta denominata «Mani sulla città» coinvolge 24 persone; sono accusate a vario titolo di l’associazione a delinquere, finalizzata all’usura ufficio, alla corruzione, al falso e in alcuni casi di truffa ai danni dello Stato.

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Nasce il Gruppo Democratico in Palazzo Vecchio: lo dirige Alberto Formigli
Lunedì 21 maggio 2007, 17:47 | Cronaca | Commenta

I gruppi consiliari dei Ds e della Margherita, riuniti oggi nella sala 'Manuele Auzzi', hanno approvato all'unanimità la nascita di un nuovo soggetto politico che li rappresenterà congiuntamente: il gruppo Democratico di Palazzo Vecchio.
«Un passo importante nella nascita del nuovo soggetto politico» è stato fatto notare, un passo compiuto alla presenza del sindaco Leonardo Domenici, che si è concluso con l'elezione all'unanimità di Alberto Formigli come capogruppo e di Rosa Maria Di Giorgi come vice capogruppo. La nascita del nuovo gruppo consiliare del Comune di Firenze sarà formalizzata ufficialmente giovedì, in occasione della riunione dei capigruppo, con il deposito del nome e delle cariche.
«E' una grande occasione - ha spiegato il capogruppo dei DS Alberto Formigli - sia nel merito che nel metodo con cui siamo arrivati alla costituzione del nuovo gruppo. Nel merito, perché è la dimostrazione che i tempi sono maturi per la costruzione del Partito Democratico e questo momento rappresenta un vero e reale contributo alla sua fase costituente. Nel metodo, perché rappresenta il coronamento di una fase di condivisione e di consultazione tra i nostri gruppi, concretizzatasi negli ultimi cinque mesi, durante la quale i gruppi si sono sempre riuniti congiuntamente. Con oggi si apre una nuova fase politica che pone il Gruppo Democratico al centro dei processi che in questo periodo hanno visto ricercare le condizioni per la costruzione dell'Unione a Firenze e sostenere l'azione di governo del sindaco Domenici».
«La costituzione del nuovo gruppo - ha ricordato la capogruppo della Margherita Rosa Maria Di Giorgi - è particolarmente importante perché rappresenta un 'segno' forte del nuovo passaggio politico in cui siamo impegnati. Il fatto che questa iniziativa sia partita dai gruppi Ds e Margherita di Palazzo Vecchio, primo esempio in Toscana, ha un valore fortemente simbolico perché Firenze rappresenta un punto di riferimento e un laboratorio di innovazione politica per tutta la regione. Oggi è nato un soggetto politico che non è la mera fusione dei due gruppi consiliari, ma rappresenta un'esperienza nuova, in cui si raccolgono valori e sensibilità diverse, nell'ottica del perseguimento di obiettivi comuni».
I consiglieri della Margherita e dei Ds hanno espresso all'unanimità la loro soddisfazione per l'importante risultato raggiunto,. defindolo «un risultato che rappresenta il coronamento di un percorso comune iniziato cinque mesi fa e passato attraverso i congressi dei due partiti. Un momento di sintesi da valorizzare, soprattutto per quello che la prospettiva del partito democratico rappresenta per Firenze».
Grande soddisfazione è stata espressa anche dal sindaco di Firenze, Leonardo Domenici: «Oggi abbiamo compiuto un passo che fa della nostra città un punto di riferimento importante per la realtà politica del nostro paese: un atto coraggioso e da valorizzare. La prospettiva del Partito Democratico è, infatti, particolarmente interessante per Firenze che partecipa a questo processo unitario portando la peculiarità e la specificità delle sue esperienze. Momenti di sintesi che rappresentano un arricchimento per tutti coloro che credono nel Partito Democratico. Una nuova realtà - ha concluso il sindaco Domenici - che non può essere costruita dall'alto, ma che deve nascere da un'impronta 'federalista', sulla spinta delle iniziative che partono dal territorio».

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Verdini: "Vai da Chiodi: lui è un amico"
E il geometra chiamò Fusi: «In Abruzzo abbiamo vinto il primo appalto da 7,3 milioni»   GUIDO RUOTOLO


I figli so’ piezze e core. E il miraggio di un posto di lavoro o di una laurea valgono bene una messa, anzi una raccomandazione.
Alle 7,45 del primo settembre scorso, monsignor Giovanni Ermes Viale, capo ufficio della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, chiede all’ingegner Balducci di aiutare la figlia di Massimo Spina, direttore amministrativo dell’ospedale Bambin Gesù, per superare il concorso per l’ammissione al corso di Laurea in Architettura presso l’Università La Sapienza di Roma.
Viale: «Carissimo presidente, sono don Ermes ... scusami se ti importuno, ti ho chiamato più volte nella giornata di ieri... Massimo Spina... mi aveva chiesto una cortesia... ma io non sapevo proprio come poterlo aiutare, cioè c’è sua figlia che domani alla Sapienza fa questo test per Architettura».
Balducci: «Si, ah! dove?».
Viale: «Alla Sapienza».
Balducci: «Valle Giulia o l'altra».
Viale: «Io penso Valle Giulia... è Sapienza ...no perchè ... l'altra è Tor Vergata, no?».
Balducci: «No, no però ce ne sono due alla Sapienza».
Viale: «Allora io mi prendo il foglietto... le note che lui mi ha dato ... lui mi ha detto allora “Università La Sapienza ... Facoltà di Scienze dell'Architettura, Ludovico Quaroni“».
Balducci: «Quaroni, si, si, perfetto, okay».
Ma Balducci ha dovuto raccomandare altre due studentesse che volevano superare i test di ammissione ad Architettura, rivolgendosi a tre professori universitari che risultano interessati al conferimento di incarichi tecnici per alcuni appalti che sono sotto inchiesta: i professori Giampaolo Imbrighi - autore del progetto architettonico della piscina di Valco San Paolo (Mondiali di Nuoto Roma 2009)-; Orazio Carpenzano - collaudatore per i lavori del G8 alla Maddalena - e, infine Livio De Santoli, autore della progettazione dell’impiantistica della piscina di Vaco San Paolo. Tra i raccomandati, una cugina dell’imprenditore Diego Anemone, Claudia Presciuttini, vent’anni a maggio prossimo.
LA FIGLIA DELLO 007
E uno pensa che almeno loro siano impegnati solo a difendere il nostro Paese. Magari con tutti i mezzi, anche quelli non propriamente leciti. E invece che figura questo «generale» dei Servizi segreti che, siamo al primo settembre del 2008, chiama l’imprenditore Diego Anemone: «Per me questa è la priorità numero uno, mi dica lei quando e dove io sono a sua disposizione... vorrei prima... ecco... che fosse convocata mia figlia chiaramente».
La priorità assoluta? Sistemare la figlia. Anemone rassicura: «Ascolti.... io credo per fine settimana... mi devono dare una conferma domani mattina... stia tranquillo... io domani mattina verso le 9... 9 e mezzo le dò un colpo di telefono».
La raccomandazione non sembra andare in porto. Il 18 settembre, il «generale» esterna la sua delusione: «Per certe questioni sono rimasto deluso perchè non ci si comporta così tra amici, per il resto va tutto bene... tutto quello che lei mi ha detto non corrisponde neanche per una parola alla realtà... mi riferisco alla questione di mia figlia... non c’è nessuna assunzione a tempo indeterminato e tanto meno come dirigente...».
I due si incontrano di persona. Passano i giorni, non succede nulla. Siamo al 6 ottobre, il «generale» fa l’offeso. Diego Anemone lo vuole incontrare: «Il discorso della volta scorsa per me è chiuso... se è quello». No, di altro vuole parlare l’imprenditore. Sarà un caso, la vicenda della figlia Claudia conosce uno sviluppo positivo. Alla fine di ottobre, il «generale» è soddisfatto: «Quella cosa mi pare che possa andare in porto... c’è un po’ di differenza per il trattamento economico tra quanto mi aveva detto lei e quanto gli hanno prospettato ma io ho detto a Claudia di insistere...».


DENIS TERREMOTO


Riccardo Fusi, l’imprenditore. E soprattutto l’amico di vecchia data di Denis Verdini, uno del triumvirato che regge le sorti del Pdl. Anche Verdini è finito nel registro degli indagati di Firenze, per concorso in corruzione. E’ difficile, leggendo le carte dell’inchiesta del Ros dei carabinieri, capire dove inizi il Verdini che fa politica visto che sembra impegnato tutto il tempo a raccomandare, a occuparsi degli appalti da far vincere agli amici e agli imprenditori di riferimento. Sembrava che tutto ruotasse attorno al G8 della Maddalena, dei lavori per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, degli appalti fiorentini. E invece dalle carte giudiziarie affiora dell’altro. Che riguarda anche la ricostruzione dell’Aquila e dell’Abruzzo terremotato. Fusi e la sua Btp sono riuscite a entrare nel Consorzio Federico II dell’Aquila. Siamo al 26 maggio del 2009. Verdini parla con Fusi: «Buongiorno, allora ho parlato con Gianni che ha portato tutto a Bertolaso. Richiamerà, però io comunque gli farei anche... visto che loro hanno buoni rapporti... li farei sollecitare anche da loro... vedrai.. tu chiama.. poi semmai intervengo io.. l’incontro dovrebbe avvenire con lui... perché è lui quello che..». Riccardo Fusi: «Ma chi ce lo fissa? Se non ce lo fissa lui non siamo in grado di fissarlo noi...». Verdini: «Allora... lui mi ha detto che ha passato tutto e che richiamerà... dicevo.. siccome gli amici lì dell’Aquila lo conoscono ... così mi hanno detto...».
Tre giorni dopo il geometra Liborio Fracassi della Btp spedisce un sms a Riccardo Fusi: «Confermato appuntamento Bert per mercoledì 12. Poi le farò sapere. Saluti». Il 3 giugno, a mezzogiorno, Fracassi incontra Bertolaso. Via sms, il geometra aggiorna Fusi: «Incontro positivo. Apprezzato il ns campus, forse realizzazione in comune vicino, contatti già presi con sindaco. Richiestoci progettazione in Aq di area commerciale provvisoria domani riceveremo dal sindaco riferimenti. Ricevuta disponibilità a cantierare nel centro storico palazzi Carispaq. Domani chiederemo nulla osta anche Soprintend. Gioverà sera e venerdì sarò a Barberino, se ha bisogno sono a sua disposizione. Saluti».
Il 7 giugno Fusi spiega al figlio Leonardo che in Abruzzo sta partecipando a tre gare d’appalto: «una per il restauro delle chiese... per i restauri monumentali.. una per i campi base per le scuole... per le case quelle nuove... insomma per l’Aquila e paesi lì intorno però ora siamo a l’Aquila». Dieci giorni dopo, l’amico Verdini è insieme al governatore dell’Abruzzo, Gianni Chiodi. Chiama Fusi: «Ciao,,, buongiorno senti sono qui insieme al presidente Chiodi.. come si chiama il vostro Consorzio, scusami?». Fusi: «Vittorio Emanuele II (si sbaglia, il consorzio si chiama Federico II, ndr)». Verdini: «Come si chiama l’imprenditore di lì?». Fusi: «Ti posso richiamare subito?». Poco dopo, Fusi richiama e dà tutte le indicazioni giuste. Verdini gli passa il governatore Chiodi: «Buongiorno Presidente... piacere di conoscerla... sono Riccardo Fusi... e quando vengo giù vengo a prendere un caffé da lei». Chiodi: «Il mio numero di telefono se lo vuole segnare per cortesia?... allora... 335...». Verdini riprende il cellulare: «Va a trovarlo... ti spiega un po’ tutto... lui è un amico...». Il 22 luglio, il geometro Fracassi comunica a Fusi una buona notizia: «Abbiamo vinto il primo appalto una scuola per 7,3 milioni da consegnare chiavi in mano il 10 settembre. E’ il primo, gli altri a breve. Ferie a L’Aquila».

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«Abbiamo parlato con Marrazzo»  CORSERA


La girandola di rapporti per avere i lavori spazia in tutta Italia. Il 18 giugno 2008 «l’imprenditore Alessandro Biaggetti aggiorna Riccardo Fusi, patron di Btp, sulla progressione dei comuni affari in cui è interessato anche il professor Di Miceli (in passato coinvolto in inchieste di mafia ndr), facendo riferimento a un’operazione immobiliare asseritamente in avanzata fase di sviluppo». Biagetti: «Allora... ieri sono stato con il professore... abbiamo fatto un ulteriore passo in avanti perché si comincia a definire la data della posa della prima pietra... lui ha dato come indicazioni ottobre, novembre... stanno definendo finalmente... perché questa è la parte più rompiscatole di tutte... lo stile... cioè ... antico... moderno... contemporaneo ... con i vetri... senza i vetri ... c... e mazzi... che non è chiaramente il progetto esecutivo... ma è il discorso dello stile... ed in più... la cosa ancora più importante è che abbiamo parlato direttamente con Marrazzo... con il Presidente della Regione... e di concerto con il Comune... sta facendo finalmente arrivare una c... di...concessione. Arrivata la concessione... tu vieni a Roma... si fa la suddivisione dei lotti... e finisce la partita... Fusi: «Ma lui come mai non ci da ... se ci danno la concessione vuol dire che ci sono dei progetti...». Biagetti: «No... tu chiamala come ti pare... comunque la parte finale... io ti ripeto non me ne intendo... perché ti basti soltanto che per parlare di posa della prima pietra solo in Vaticano devi passare per sei uffici quindi ovviamente è tutto estremamente a rilento». L’appuntamento Fusi cerca spesso contatti per la sua azienda e attraverso Denis Verdini riesce a parlare con il banchiere Fabrizio Palenzona. La telefonata tra i due avviene il 19 giugno 2008 per fissare un appuntamento. Il 2 luglio Verdini racconta a Fusi di averlo visto «e mi ha detto che per le due cose ha già provveduto, per gli alberghi e revisione, insomma. Ti volevo dare questo riscontro... io devo fare delle cose, ma insomma ci siamo».
Fiorenza Sarzanini