Leonardo Domenici, rientri a Firenze, l'aspettiamo con Della Valle.

E io che credevo che Ligresti non c'entrasse nulla, invece proprio a casa mia, viene a fare shopping. L'inchiesta che secondo me si sarebbe chiamata, secondo una mia personale visione,  COOP - REGIONE TOSCANA, invece è stata
nominata con il più commerciale e andante SAI- FONDIARIA, roba che sembra promanare direttamente dalle dorate nebbie Lombarde. In una regione e nel capoluogo, dove tutto è militarizzato, dove la Società Civile dei Davigo e amici, scompare, risucchiata dalle sezioni locali e dai vertici, dove esiste il Consorzio Mutui Toscani, La società della Salute Toscana, e mi attendo altre sigle militari o di scuderia, che aldilà delle loro realtà e utilità, suonano alle mie devastate orecchie, come dei veri e propri attentati alla libertà individuale e alla decantata e vituperata Società Civile. Nel mezzo, come in Puglia, c'è una cena dove si dice esserci il solito D'Alema. Ma che c'entra lui? E' forse una colpa essere invitati nelle magnifiche trattorie e ristoranti del capoluogo?
Intanto vorrei vedere a Firenze, sempre e tutti i giorni, il Signor Leonardo Domenici; dal momento che qualcosina dovrebbe aver gestito, delle vicende odierne, o mi sbaglio?Free Image Hosting at www.ImageShack.us
L'uomo di Ligresti, Rapisarda, è un ex latitante: racconta di una cena anche con D'Alema L'ex Fgci e il plurinquisito, torna la maledizione fiorentina
di ALBERTO STATERA

Free Image Hosting at www.ImageShack.usLeonardo Domenici
FIRENZE - Qui, tra queste sterpaglie, i ragazzi della Federazione giovanile comunista, quei "khomeinisti" tra i quali militava l'attuale sindaco uscente Leonardo Domenici, piantarono nel 1989 la tenda rossa che indusse il segretario del Pds Achille Occhetto a bloccare la speculazione immobiliare della Fondiaria sulla piana fiorentina del Castello. "Sento puzza di bruciato", disse nella notte tra il 26 e il 27 giugno di quell'anno di disgrazia in una telefonata al segretario provinciale Paolo Cantelli, che si schiantò sulla sedia. E un'intera classe dirigente locale comunista, forse l'avanguardia di quella definita oggi "sinistra immobiliare", fu di fatto segata in una notte, nonostante i riti consolatori di Fabio Mussi e Gavino Angius, spediti a Firenze a trattare i reprobi. Vent'anni sono passati, vent'anni e la storia, come in un'ineluttabile maledizione fiorentina, si ripete con un partito che si sfalda alla vigilia delle primarie per la designazione del candidato sindaco su quei 180 ettari di nulla, in un clima politico che adesso Occhetto definisce da "compagni di merendine".
Mentre da Roma Walter Veltroni ammette che il Partito democratico, percorso da cacicchi di periferia, non è affatto al riparo dalla questione morale, sollevata da Giorgio Napolitano. Al posto della tenda rossa dei khomeinisti della Fgci svettano oggi qui, a nord-ovest del centro di Firenze, decine di scheletri poggiati su cilindri di cemento armato che dovrebbero contenere dal luglio prossimo la scuola dei marescialli e dei brigadieri dei carabinieri. Dietro, tra i rovi, il nulla su cui la sinistra rischia di perdere alle prossime elezioni amministrative il miglior risultato elettorale in tutta Italia del neonato Pd veltroniano. La piana di
 Castello, l'unica area libera di Firenze ora sequestrata dalla magistratura, diciamolo, è uno schifo, accerchiata com'è dall'aeroporto di Peretola dei Benetton, dall'autostrada, dalla ferrovia e dal futuro inceneritore.
Difficilmente ci sarebbe qualcuno disposto a costruire lì qualcosa. Se non fosse che quell'area è di Salvatore Ligresti con la sua Fondiaria-Sai. E, si sa, quando c'è di mezzo don Salvatore da Paternò, tutto è possibile: anche un quartiere residenziale con migliaia di appartamenti, e soprattutto le sedi della Regione e della Provincia, concesse dalla politica, che valorizzano un'area alquanto infelice. Un affare da più di un miliardo, importante quasi come quello di Milano nell'area ex Fiera denominato City Life. "Mors tua vita mea", sembra essere il motto della squadra ligrestiana che ogni volta che persegue un progetto speculativo da Craxi in poi, sembra far fuori un'intera classe politica. Per scelta? Per insipienza? Per arroganza del potere finanziario, che è certo di poter comprare sempre tutto e tutti? Per inadeguatezza di una classe politica di cacicchi locali irretiti dal "volto demoniaco del potere", come dice l'ex presidente della Corte Costituzionele Gustavo Zagrebelsky, citando Ritter? Si chiama Fausto Rapisarda l'uomo che ha messo a ferro e fuoco la sinistra fiorentina.
Vecchia conoscenza delle polizie e delle procure d'Italia, nipote acquisito e plenipotenziario di Ligresti, plurinquisito, ex latitante, fu protagonista di Mani Pulite per lo scandalo Eni-Sai: 12 miliardi di lire pagati al Psi di Craxi e al segretario amministrativo della Dc Severino Citaristi per ottenere di assicurare con polizze-vita i 140 mila dipendenti dell'ente petrolifero. Allora si beccò 3 anni e otto mesi, meno di Craxi e Citaristi, ma quella condanna non servì a toglierlo dalla scena, sulla quale persiste peraltro immarcescibile, pur se pregiudicato, suo zio don Salvatore. E' lui, Fausto, che a Firenze gestisce l'affare Castello con i soliti metodi. Intercettato il 10 ottobre racconta a Ligresti: "Stasera sono a cena con D'Alema. Sono al suo tavolo, mi ha messo lui al suo tavolo, quindi si è informato evidentemente". Degno di una gag di Totò il resoconto telefonico del suo incontro alla Taverna del Bronzino con il vicepresidente della Regione Federico Gelli, che - onore che annuncia futuri favori - gli dà persino del tu. E da oscar della "Brutta Italia" quello con Francesco Carrassi, il direttore ora dimissionario della "Nazione", feudo della famiglia Riffeser che cambia i direttori dei suoi giornali come le calze, scegliendo accuratamente quasi sempre i più disponibili a tutto, il quale rivendica favori in cambio di un editoriale gradito a Ligresti. Un'Italia di millanterie, di debolezze, di degenerazioni piccole e grandi della politica e della società civile, già vista tante volte, se non fosse perché sembra contagiare in pieno nella sua roccaforte la sinistra più gradita d'Italia, alla vigilia delle elezioni per l'elezione del nuovo sindaco al posto di Leonardo Domenici, che, come persona informata dei fatti, ha subìto l'onta di quattro ore di interrogatorio da parte del procuratore Giuseppe Quattrocchi. Le primarie espressione di democrazia interna rispetto allo strapotere partitico? Sarà, ma qui si sono trasformate nel massacro di un'intera classe dirigente e nell'epitome della "brutta politica". Perché le istituzioni trattano confidenzialmente personaggi ben noti come Rapisarda? "Istituzioni e politica volgari, grottesche, approssimative e arruffone", ha scolpito Daniela Lastri, la ragazza, candidata alle primarie con Matteo Renzi, il giovane, Lapo Pistelli, il democristiano, e Graziano Cioni, il vecchio. "Se vince la Lastri è un disastro", dice Cioni, l'assessore-sceriffo autore dei provvedimenti anti-lavavetri, in una delle intercettazioni che hanno portato ad indagarlo per corruzione insieme al suo collega assessore all'Urbanistica Gianni Biagi. Cioni, comunista da sempre, "babbo cenciaio", come ricorda con orgoglio, sembra un po' Plunkitt, quel politico novecentesco della New York di Tammany Hall che viveva la politica come un do ut des di reciproche fedeltà e favori. Accusato di avere un figlio che lavora da Ligresti, di avere un'amica stretta cui ha trovato una casa di Ligresti, di averle fornito una parabola Sky di Ligresti, di aver preso sponsorizzazioni da Ligresti, la sua concezione della politica è tutta contenuta nell'intercettazione di una telefonata con Sonia Innocenti, una fornaia rimasta senza lavoro con due bambini a carico, che si era rivolta a lui in cerca di un lavoro. Cioni l'aveva fatta assumere dall'imprenditore Marco Bassilichi. Ma viene a sapere che al momento di schierarsi per le primarie, Sonia sceglie Lapo Pistelli. E per telefono le fa una sfuriata: "Ascoltami, io mi posso ritirare, posso andare alle elezioni, posso vincere, ma la gente che è stata con me e poi se ne scorda, mi fa incazzare, mi fa incazzare, mi fa incazzare. Capito? Allora è bene che te ne ricordi. Ma che mi prendi per il culo?". Sono increduli nella Casa del Popolo di San Bartolo 300 iscritti, ma il figlio del "babbo cenciaio", mentre si dimette il capogruppo del Pd Alberto Formigli, socio di società di progettazione, per ora non molla di un centimetro sulla candidatura alle primarie, aggravando a Roma la gastrite di Veltroni. Tutto questo forse non sarebbe mai avvenuto se Diego Della Valle, che tanti soldi ha investito nella Fiorentina, non avesse chiesto una novantina di ettari al comune per fare la sua Cittadella Viola, il suo stadio, naturalmente con qualche albergo e qualche centro fitness. Visto che non siamo a Phoenix, ai margini del deserto, l'unica area disponibile è alla piana del Castello, anche a costo di sacrificare segretamente gli 80 ettari previsti di parco, che peraltro al sindaco Domenici lo hanno sempre fatto "cagare", come racconta lui stesso in un'intercettazione telefonica. Fateci l'abitudine, nella stanza di Clemente VII, a Palazzo Vecchio, sotto gli affreschi del Vasari, è questo ormai il lessico corrente. Forse perché persino qui la politica - ma speriamo di essere smentiti - non è ormai che "sangue e merda", come diceva l'indimenticato ministro socialista Rino Formica. 5 dicembre 2008
Free Image Hosting at www.ImageShack.us
===========
Firenze dichiara guerra ai lavavetri  Assessore comunista Graziano Cioni.
fino a tre mesi di arresto
di MASSIMO VANNI
FIRENZE - Mai più lavavetri. La giunta di centrosinistra guidata dal sindaco Leonardo Domenici dichiara guerra a chi fa la posta ai semafori armato di spugna. Per effetto di un'ordinanza "urgente", da stamani chiunque venga colto sul fatto ai semafori del capoluogo toscano finisce davanti al giudice e rischia, oltre al sequestro degli attrezzi, una pena che può arrivare fino a tre mesi d'arresto o una multa da 206 euro. Da stamani le 10 pattuglie di vigili urbani in circolazione saranno invitate ad applicare il divieto. E la caccia ai circa 50 lavavetri contati fin qui a Firenze, quasi tutti romeni, nonostante la critiche piovute da Arci e Rifondazione comunista, comincia subito. L'ordinanza, firmata dall'ex senatore dei Ds e attuale assessore alla sicurezza Graziano Cioni, classifica il lavavetri come "mestiere girovago" e, visto che il Comune non ha rilasciato alcuna autorizzazione, riconosce come abusivo chiunque chieda soldi in cambio del lavaggio del vetro. "Intralcio alla circolazione, nocumento all'igiene delle strade ma soprattutto episodi di molestie e il pericolo di conflitto sociale", si legge tra le motivazioni riportate nell'ordinanza fiorentina.
******************************************
Spunta la Sollecitazione del Diego Dalla Valle, Costruiamo il Nuovo Stadio. o altrimenti detto La Cittadella dello Sport.
Proprio in questi giorni, i proprietari della Fiorentina, gli industriali marchigiani Andrea e Diego Della Valle hanno presentato un progetto di una vera e propria “cittadella dello sport”, su disegni e bozzetti di uno dei più celebri architetti italiani, Massimiliano Fuksas. All’interno di un’area di circa 80 ha sarebbero previsti un nuovo stadio di calcio (da 40.000-50.000 posti a sedere), un centro commerciale, una via di negozi denominata “Downtown”, un museo e una Gardaland del pallone, dedicata ai ragazzi. “Tutto questo, assicura Diego Della Valle, sarà pronto nel giro di tre anni se l’amministrazione locale darà le concessioni in tempi rapidi, dimostrando così che essa vuole che la Fiorentina diventi una grande squadra”. Occorre dire che c’è qualcosa che non va in questo ragionamento esposto alla pubblica opinione da parte della famiglia Della Valle, sia nel metodo che nei contenuti, se davvero ad ispirarlo è il “Bene” per questa città e per i suoi abitanti.
Anche quando il progetto dell’Ing. Nervi venne scelto per realizzare lo stadio Berta a Firenze, esso non risultò vincitore di un appalto-concorso, ma venne selezionato soprattutto per la sua straordinaria economia a fronte di altre ipotesi che propendevano per le Cure , l’Isolotto o l’Albereta. Quindi, la prima cosa che non va, nel metodo di presentazione del progetto di nuovo stadio per Firenze, è il fatto che il progetto di Fuksas viene presentato come se “l’oggetto” fosse una variabile indipendente sia dal “luogo” prescelto, sia dai “costi” indiretti che gravano sulla collettività e sulla pubblica amministrazione, nel momento in cui una “cittadella” di circa 80 ha viene inserita nel perimetro del Comune di Firenze. Nel corso della recente Biennale di Venezia, si è molto discusso sul nesso esistente tra “oggetto” dell’Architettura moderna e “luogo” in cui esso deve inserirsi. Tuttavia anche un “ costruttore” come Frank Gehry, si preoccupa che il suo capolavoro quale è il Museo Guggenheim di Bilbao venga accompagnato, precedentemente e successivamente alla sua realizzazione, da un’imponente operazione di pianificazione e progettazione di rinnovamento urbano e di sviluppo ecologicamente sostenibile. La stessa cosa è avvenuta, in occasione della costruzione dello Stadio Sapporo Dome nella regione dell’Hokkaido (Giappone), progettato da Hiroshi Hara, a seguito di un concorso internazionale indetto nel 1996, costato 364 milioni di dollari, la cui bellezza architettonica costituita da un’enorme cupola a forma di vongola verace si sposa con una gigantesca e ben riuscita azione di pianificazione di una prateria di 31 ha, circondati da 8000 alberi di nuova impiantazione, che permettono di migliorare il paesaggio naturale esistente. Dunque, anche la famiglia Della Valle deve rendersi conto che la scelta del “luogo”dove ubicare il nuovo stadio di Firenze non solo è compito della pubblica amministrazione, la quale possiede già uno strumento ( Piano Strutturale) attraverso il quale tale scelta potrà essere effettuata, ma anche che tale scelta influirà sulla necessità di avere a disposizione più progetti ( non solo quello di Fuksas) per valutare ( come già successo in occasione della costruzione dello stadio Berta) se altri progetti ( selezionati da un bando di concorso internazionale alla quale partecipino altre “Archistars”) siano in grado di realizzare un “oggetto”( il nuovo stadio) che sappia promuovere un efficace miglioramento dell’unico eco-paesaggio rurale ubicato nel cuore della nascente “nuova città metropolitana”. Scegliere Castello come luogo “preferibile” perché il nuovo stadio deve risultare compreso “a tutti i costi” nel perimetro amministrativo del Comune di Firenze, è infatti il secondo elemento sbagliato del ragionamento della famiglia Della Valle.
Novoli-Castello rappresenta già, all’interno dello schema attuale del piano strutturale che sta per essere discusso dal Consiglio Comunale di Firenze, il “ secondo” Polo della nuova città policentrica che sta nascendo nella Piana fiorentina e che ha bisogno di dotarsi dell’adeguato potere istituzionale di Città metropolitana già previsto dalla legge vigente.Tuttavia, oggi, non siamo nella stessa situazione nella quale venne a trovarsi l’Ing Nervi al momento della costruzione del nuovo stadio al Campo di Marte, nella quale fu proprio “questa” trasformazione del campo d’Armi a rimuovere il grado di perifericità che questa parte della città aveva rispetto al Centro Storico fiorentino. Nell’area di Castello gravitano numerosi progetti, alcuni realizzati, altri in corso di realizzazione, che tendono a saturare le aree rurali ed il paesaggio di pregio ancora esistenti.Nuove sedi della Regione e della Provincia, i campus universitari di Novoli e Sesto Fiorentino, la scuola Sottufficiali dei Carabinieri, i confusi e mutevoli progetti di ampliamento dell’aeroporto di Peretola, il nuovo sistema infrastrutturale viario e ferroviario tendono non solo a saturare le ultime aree verdi residue ma anche a configgere tra di loro, creando una condizione di caoticità e criticità urbana non auspicabile per la sostenibilità dello sviluppo della nuova città metropolitana. La buona idea di “un nuovo stadio di calcio con vista sul Parco metropolitano di Firenze” (quest’ultimo, previsto anche dal nuovo Piano strutturale) va accolta positivamente, non rinviata al mittente con motivazioni dietologiche; tuttavia è il Comune di Firenze che deve saper coinvolgere tutti i nuovi partners della città metropolitana in una rapida consultazione per selezionare il luogo e soprattutto, come nel caso di Bilbao, per indicare gli obiettivi di rinnovamento urbano ed ambientale che devono accompagnare tale operazione.
Immaginare che , durante la discussione del nuovo Piano strutturale di Firenze, si sappiano selezionare i progetti che devono essere “sottratti” dall’area di Castello per rendere compatibile l’ubicazione di un nuovo stadio e del complesso sistema urbano che esso inevitabilmente trascina con sé, appare velleitario ed irrealistico.
Nello stesso tempo, si può indire un concorso internazionale con tempi assai rapidi di conclusione (come è stato fatto nel caso del nuovo stadio di Barcellona, il cui progetto è stato assegnato a Norman Foster), in modo che appaiano più credibili i costi di realizzazione, sia quelli a carico dei privati che quelli a carico delle pubbliche amministrazioni. Ciò che va respinto,con toni garbati e pacati, è il messaggio sempre più frequente di questi tempi, a proposito del rapporto pubblico-privato, in cui una parte dice all’altra “ prendere o lasciare”. Non funziona con l’Alitalia a Roma , ma neanche a Firenze, sia pur con il nobile intento di fare più grande l’amata squadra “viola” di tutti i fiorentini.
Pubblicato da Municipio Verde a 22.9.08

Se poi c'è Fuksas, allora è tutto a posto, anche se preferirei Desideri, l'architetto di Veltroni, come lo chiamava uno degli intercettati.******************************************************
Ecco il comunicato del Domenici

21/11/2008
Vicenda Castello-Sai-Fondiaria, il sindaco Domenici: "Dall'amministrazione nessun favoritismo a chicchessia. Gli atti sono stati votati dal consiglio e la commissione di indagine non ha senso. Avanti con il piano strutturale" “Come era prevedibile, in questa vicenda si è aperto un ampio dibattito, che rischia di determinare una situazione molto confusa, di mettere in relazione vicende e fatti in modo ingiustificato, di mischiare questioni molto diverse; di fare di tutte l’erbe un fascio. Credo sia giusto ripristinare elementi di verità, evitando
polveroni”. Il sindaco Leonardo Domenici oggi ha convocato una conferenza stampa, a tre giorni dall’esecuzione dei decreti di perquisizione e sequestro da parte della procura fiorentina agli assessori all’urbanistica Gianni Biagi e alla sicurezza sociale Graziano Cioni. Domenici, oltre a ribadire la fiducia negli assessori Biagi e Cioni e la stima nel procuratore Quattrocchi, ha sottolineato come dall’amministrazione comunale non ci sia stata “nessuna forma di favoritismo nei confronti di chicchessia”, come la commissione consiliare di indagine “non abbia alcuna ragione d’essere” e come non ci sia “alcun motivo di bloccare l’iter del piano strutturale”. Il sindaco, dopo aver ricordato il comunicato ufficiale di due giorni fa in cui si ribadiva che l’inchiesta “non coinvolge in nessun modo l'azione amministrativa e gli atti dell'amministrazione comunale” ha voluto sottolineare un punto che, ha precisato, “può mettere fine ad ogni affermazione circa il fatto che le questioni dello sviluppo dell’area di Castello e gli atti connessi possano essere nel ‘mirino’ della procura”. Domenici ha infatti ricordato che nei due decreti di perquisizione si fa riferimento alla convenzione urbanistica stipulata il 18 aprile 2005 tra il Comune di Firenze e il Consorzio Castello, e che “questo ha portato al sequestro degli atti amministrativi, che sono collegati alle indagini”. Ma la stipula di quella convenzione, ha sottolineato il sindaco, “è un atto che segue necessariamente gli atti amministrativi, che sono sostanzialmente quelli passati dal consiglio comunale: per la adozione nel marzo 2004 e per l’approvazione nel gennaio 2005”. Dunque la convenzione è un atto “dovuto, conseguente e vincolato” da quanto votato dal consiglio comunale. Inoltre, il sindaco ha ricordato che nella ipotesi di reato di corruzione “non è necessario avere una fattispecie che determina una alterazione degli atti; la corruzione può essere anche in conformità degli atti". "Ma questo è un ragionamento astratto - ha aggiunto - naturalmente non ho mia avuto neanche per un attimo il dubbio che questo caso possa essersi verificato”. Il sindaco ha poi brevemente sunteggiato la vicenda legata all’area di Castello (vedi scheda in allegato), evidenziando al termine alcuni punti: “da parte di questa amministrazione non è mai stata aumentata la volumetria privata rispetto a quella prevista nel ’99”; “in questi anni l’amministrazione comunale ha aumentato gli oneri di urbanizzazione soprattutto per i grandi interventi”; “se il parco di 80 ettari viene realizzato a scomputo degli oneri, questo non cambia il valore degli stessi oneri”; “complessivamente, alla fine abbiamo avuto in cessione gratuita 80 ettari del parco, 24 ettari per i Carabinieri, 4,5 ettari per il polo scolastico”. “Questo è il modo in cui abbiamo operato – ha rimarcato Domenici - E non mi sembra configuri forme di favoritismo nei confronti di chicchessia, in particolare soggetti privati”. Domenici ha anche ricordato una serie di richieste avanzate dalla proprietà e non accolte dall’amministrazione comunale. “La proprietà sia per la prima versione (1998-99) sia per la variante del 2005 ha richiesto ufficialmente con osservazioni al Piano (a termini di legge) di aumentare la superficie edificabile; le richieste non sono state accolte. La proprietà nel 2004 richiedeva al Comune di avere garanzie (con eventuale pagamento di indennità) se non fosse stato approvato dall’Autorità di bacino il piano idrogeologico; la richiesta non è stata accolta. Recentemente la proprietà, all’interno della quota di edificabilità privata, ha chiesto l’aumento della quota residenziale; la richiesta non è stata accolta. La proprietà ha presentato ipotesi di assetto edilizio ed urbanistico non condivise e non accolte dal Comune. E ha chiesto di inserire una grande superficie commerciale di vendita alimentare, che non è stata perché contraria al piano del commercio”. “Questi sono i fatti – ha detto Domenici - E alla luce di questi fatti, vorre fare anche due considerazione di ordine politico-amministrativo”. La prima. “Non ci sono elementi – ha detto il sindaco - che possano giustificare la richiesta di una commissione consiliare di inchiesta, che non ha assolutamente ragion d’essere. Sarebbe singolare, poiché la commissione dovrebbe indagare sullo stesso consiglio comunale, poiché lo stesso consiglio ha approvato il piano, il 17 gennaio 2005: e si presume che sia i consiglieri che hanno votato a favore, sia quelli che hanno votato contro, lo abbiano fatto a ragion veduta. Inoltre, sono tutti atti pubblici”. La seconda considerazione: “Non vedo alcuna ragione per bloccare l’iter del piano strutturale. Sarebbe ancora più assurdo della commissione d’inchiesta, dal momento che il piano strutturale non ha a che fare con gli atti amministrativi di Castello. E’ invece mia intenzione coinvolgere fin dalla prossima settimana in modo pieno e compiuto la maggioranza consiliare nel lavoro di verifica, prima dell’approvazione”. Domenici, rispetto a servizi giornalistici apparsi in questi giorni, ha poi ribadito che l’indagine non si riferisce a “parco, cliniche o gare d’appalto”; che a Castello “fino ad oggi il gruppo Fondiaria-Sai non ha messo neanche un mattone”; che “non c’è alcuna relazione fra le affermazioni dell’ex assessore Gozzini, la vicenda dello Stadio e la vicenda di questa indagine”. “Non vorrei che si entrasse nella logica delle inchieste preventive, ovvero su fatti non ancora avvenuti: dal momento che come è noto la questione dello stadio è soltanto oggetto di una proposta di emendamento al piano strutturale, che prevede la possibilità di realizzare uno stadio a Castello”. Il sindaco ha comunque sottolineato come dalla procura, in particolare dal procuratore Quattrocchi, ci sia stata “particolare attenzione al diffondersi di informazioni e notizie incontrollate” e a questo proposito ha colto l’occasione “per sottolineare stima e rispetto nei confronti del procuratore”. Ha poi ribadito la sua fiducia negli assessori Gianni Biagi e Graziano Cioni: “La loro conferma è una decisione che è stata compresa per quello che è” ha detto, considerato che “la mia attenzione è rivolta anche a prendere posizioni che non risultino in alcun modo contrastanti” con le indagini della procura. Indagini che “mi auguro possano avere tempi sufficientemente brevi, tenendo conto del periodo che sta attraversando la città”. A questo proposito, riferendosi alle primarie del Pd e in particolare alla bprossima convocazione a Roma di una riunione di partito con i candidati, Domenici ha detto che i fatti di questi giorni “hanno rafforzato l’esigenza di una valutazione comune circa il fatto che la campagna per le primarie si svolga in un clima di pieno confronto ma anche di serenità. Nessun commissariamento, ma una riflessione fra persone serie e responsabili”. Cronistoria dell'intervento a Castello. Col piano regolatore 93-98 viene disciplinata definitivamente l’area della piana. Gli ettari sono 168, la volumetria 1 milione e 400mila metri cubi (nella ‘famosa’ variante ‘nordovest’ erano 3 milioni e mezzo). Si definisce che l’area è assoggettata a Pue (piano urbanistico esecutivo) ed è di iniziativa pubblica (a differenza di Novoli, dove è di iniziativa privata). Nel 1996 viene siglato l’accordo di programma fra Regione, Provincia e Comune (Primicerio, Gesualdi e Chiti) che prevedeva la realizzazione della scuola marescialli dei Carabinieri e l’avvio di uno studio (che diventerà poi il piano guida) sui 168 ettari della piana. L’area è di proprietà di Fondiaria. Allora la Fondiaria ha un’altra proprietà. Nel 1997 viene fatto il piano guida da Rogers (consulente del Comune). Nel 1998 gli uffici elaborano il pue che viene sottoposto all’approvazione con accordo di programma e pianificazione fra Ministero lavori pubblici, Carabinieri, Regione, Provincia, Comune. Nel 1999 il piano viene approvato dal consiglio comunale e diventa esecutivo (giunta Primicerio). Nel gennaio 2000 il Comune firma la Convenzione attuativa con il Consorzio Castello e i singoli proprietari principali: Nit, Agip Petroli e Sun Chemical. Nel 2000 la Fondiara cede l’area per la scuola carabinieri al Comune, che a sua volta la consegna al Ministero dei lavori pubblici per dare inizio ai lavori. E cede al Comune anche l’area per la realizzazione della strada Mezzana-Perfetti Ricasoli. Nel 2002 la Fondiaria viene acquisita dal gruppo Sai di Ligresti. Nel 2004 si avvia la variante del pue che prevede: una maggiore distanza fra edificato ed aeroporto (circa 80-100 m); uno spazio per eventuale bretella di rullaggio; impegno della proprietà di realizzare il parco fino all’importo massimo di 10 milioni di euro, oltre alla cessione gratuita dell’area. Il parco passa da 800mila a 805mila mq. Risultano pienamente confermate le volumetrie destinate alle edificabilità pubblica (pari a 600mila metri cubi) e alla edificabilità privata (800mila metri cubi): non c’è nessuna differenza rispetto al Pue approvato nel ’99 e al Piano regolatore approvato nel 1998. Nel gennaio 2005 il consiglio comunale approva la variante al Pue e in aprile viene firmata la nuova convenzione fra Comune, Consorzio Castello e singole proprietà (è quella citata negli atti della procura). Nel gennaio 2006 si firma il protocollo d’intesa con Regione e Provincia per la realizzazione a Castello delle sedi di Regione e Provincia e del nuovo polo scolastico provinciale. L’accordo avvia una fase di revisione del pue (con un confronto con la proprietà, così come prefigurato dal protocollo d’intesa) per ridefinire l’assetto urbanistico; fermo restando le dimensioni massime ammissibili dell’edificabilità privata. Nel 2006 vengono rilasciate le prime autorizzazioni per le opere di urbanizzazione primaria. Questi lavori iniziano effettivamente con opere propedeutiche solo nel luglio 2008. Nell’aprile 2008 avvio al procedimento per la variante al Prg e al pue per collocare gli uffici e il polo scolastico della Provincia. Nel luglio 2008 fra Comune e Consorzio viene firmato l’accordo procedimentale, con il quale la proprietà si dichiara disponibile a cedere a Regione e Provincia a prezzo di esproprio (cioè di mercato) le aree per la costruzione delle sedi di Regione e Provincia; a cedere gratis al Comune le aree per il polo scolastico; a realizzare completamente il parco; a cedere gratis a Regione e Provincia i progetti delle loro sedi. Nell’agosto 2008 vengono rilasciati i primi permessi di costruzione relativi a interventi di edificazione privata. Ad oggi non è stato edificato nulla (a parte la scuola dei carabinieri). (ag)
© Comune di Firenze - Palazzo Vecchio, P.zza Signoria 50122 FIRENZE - P.IVA 01307110484
comunefirenze@comune.fi.it - Crediti - Mappa del sito - Accessibilità