Quando lasceranno morire Clementina Forleo?

Conoscendo la storia italica, siamo assai preoccupato per la vita di C.Forleo, e
l'evento accidentale del 4 Dicembre 2009 per noi è solo uno dei primi che si succederanno fino a che l'obiettivo non sarà raggiunto. Perché? Perché il pm Forleo ha scoperchiato il tappo, per la seconda volta in meno di 20 anni, di una voragine che porta dritta ai gangli del potere italico e in vaticano, assieme a De Magistris, che però è protetto da scorta.
Italian former prosecutor on strange affairs on Banks, Vatican, Masonery, and of course, many politicians. Now, some people are struggling for her life, Clementina Forleo. Do make her life save.

Questo post è solo per affermare la convinzione che la scorta alla Sig.ra Forleo sarà subito concessa, perché i timori per la sua vita sono tanti e grossi. Magari si può mettere gli uomini che sono stati tolti a Guzzanti (poverino). Ci saranno al solito i Grandi Legalisti, i Grandi Amici e i Grandi Colleghi, tutti a chiedere la scorta, assieme a tutti i Grandi Leader Politici, ma sappiamo che quando si vuol far morire una persona, le si crea il vuoto attorno e poi si fanno proclami e manifestazioni di solidarietà. Da ultimo, si va tutti con il fazzoletto al braccio, al funerale. Fino a che la Forleo scoperchiava la pentola dei furbetti del quartierino, che sono stati identificati, con un'abile operazione di lavaggio del cervello con tale Ricucci, poco più di un mentecatto, un barbone di lusso, che volevano anche scalare la RCS, tutto è filato liscio: grandi salamelecchi e inchini alla Forleo e sua  promozione a metà 2005. Quando poi si viene a sapere che ha messo sotto controllo anche i telefoni di Consorte, Fiorani (arrestato), Fazio, poi dimessionato a forza e ora sparito. Nel frattempo la Forleo tira le somme delle intercettazioni, che vedono i Fassino, D'Alema, ecc telefonare ai Furbetti del quartierino, (quelli veri, pesci grossi). Quando i nomi stanno per comparire sui giornali, a metà 2007, per la decisione a lungo contrastata in procura, da parte della stessa Forleo, che voleva evidentemente togliere il velo e far conoscere i nomi e i contenuti delle telefonate più interessanti, (corriere.it), per la Forleo è l'inizio della fine e non vedo come avrà scampo, a meno di una scorta doppia.  Che nessuno parli delle vere forze in campo scoperchiate dall'indagine Forleo e De Magistris, a partire da Santoro, ci sta bene, è tutto regolare, ma che si lasci senza scorta la povera Forleo, solo perché non ha voluto entrare in nessun partito, passando il guado, è troppo, anche per noi. Ma lo ripetiamo, siamo sicuri che i controlli sono già iniziati da tempo, quindi inutile continuare a preoccuparci, no?
http://sitoaurora.splinder.com/post/21827977/Forleo+vittima+di+un+attentato
(che anche da Santoro, il Travaglio abbia solo accennato ad alcuni fatti ufficiali, noti a tutti, è una semplice constatazione: il punto è che la vera storia della massoneria, del circolo dei banchieri di DIO e dei banchieri ROSSI, dei veri centri di potere, all'interno della Banca d'Italia, e lelle relazioni fitte con i loro confratelli nei partiti, non è stato nemmeno accennato da Santoro, probabilmente in odore di santoneria, hem. Perchè Tremonti, che di massoneria ne capisce, diceva tempo fa, che i governi non contano, che la politica economica dei singoli governi ormai non ha che pochi margini di manovra, sottinteso, che il resto si decide alla BCE e a Bruxel? cioè nel cuore della massoneria europea, il cui leader è Étienne, Viscount Davignon, uno del Bilderberg?
Perchè, in TV hanno dato il processo Manipulite, fanno vedere programmi con al centro i processi e mai, mai vedremo il processo alla massoneria rossa e vaticana che si è chiamato Furbetti del Quartierino?
Per capire il livello di intrighi e potentati dietro l'inchiesta della Forleo, che avrebbe dovuta essere affiancata da un team e non fare da sola come ha dovuto, ecco ancora Ferrarella: utopiesorridenti.com/notizie/fiorani.htm
MILANO. La gip di Milano Clementina Forleo, titolare dell’inchiesta sulle scalate bancarie Unipol/Bnl, rinuncia alla scorta. Lo fa attraverso una lettera inviata al prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi e al procuratore generale Mario Blandini. Secondo il magistrato, è inutile assegnarle protezione, dal momento che gli attacchi nei suoi confronti “provengono da ambienti istituzionali e non dalla piazza”. La Forleo, che ha ricevuto una lettera di minacce con un proiettile, parla di una “dolorosa rinuncia motivata da protratte condotte commissive e omissive da parte di taluni carabinieri deputati alla mia protezione, sulle quali ho già riferito ai vertici dell'Arma senza avere alcun tipo di riscontro”. Insomma, oltre a non “far spendere soldi inutili allo Stato”, non vuole farsi proteggere da chi poi “non indaga sulle denunce” da lei presentate. Ai giornalisti, la stessa gip ha ritenuto “false” le notizie fornite oggi al Corriere della Sera dall’Arma dei Carabinieri circa le indagini che sono state fatte sulle minacce che i suoi genitori ricevettero prima di morire in un incidente stradale nel 2005. “Sono affermazioni gravi. – ha detto - Tali condotte mi amareggiano profondamente come magistrato e come cittadino”. Alla domanda se abbia paura, la Forleo ha risposto: “Non sono in grado di fare questa valutazione, ma mi rifaccio a una frase di De Magistris: voglio lavorare come prima, più di prima”.

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Ecco lo stralcio di un articolo molto interessante che difficilmente leggeremo su un quotidiano:

1) La Forleo avrebbe commesso una “negligenza grave e inescusabile” chiedendo alla Camera l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni del caso Unipol-Bnl non solo a carico di Giovanni Consorte, ma anche a carico di Massimo D’Alema e Nicola Latorre, sebbene “estranei al procedimento penale in quanto nessuna iniziativa era stata adottata dal pm” nei loro confronti. Ma il Pg forse non sa che il pm, cioè Francesco Greco, dichiarò subito che i politici non erano stati indagati in base alle intercettazioni perché la legge Boato impedisce di utilizzarle come prove finchè il Parlamento non ne abbia autorizzato l’uso. E il pm titolare dell’inchiesta, Luigi Orsi, aveva chiesto al Gip di chiedere il permesso al Parlamento per procedere non solo a carico dei furbetti (già indagati in base ad altri elementi di prova), ma anche nei confronti di “altri da identificare”: cioè gli interlocutori telefonici dei furbetti, cioè i parlamentari. Quindi il gip non è affatto andato al di là della richiesta della Procura, ma s’è limitato a recepirla e a inoltrarla al Parlamento, con le trascrizioni delle telefonate di cui si chiedeva il permesso all’uso e con una nota che spiegava la loro rilevanza penale anche a carico di due parlamentari. I quali appaiono – da quanto emerge dalle loro parole, non dalle congetture del giudice - “complici consapevoli del disegno criminoso”, cioè dell’aggiotaggio di Consorte & C.
2) Secondo il Pg, quello della Forleo su D’Alema e Latorre fu “un abnorme, non richiesto e ultroneo giudizio anticipato, espresso in termini perentori, fortemente connotati da accenti suggestivi e stigmatizzatorii”. Ma quella nota era “richiesta” dalla Procura e dalle legge, oltrechè da un dovere di lealtà nei confronti del Parlamento, che doveva ben sapere quale uso si sarebbe fatto delle telefonate, se autorizzate, e nei confronti di chi, e per quale reato. Il giudizio era tutt’altro che “abnorme”, ma perfettamente aderente alla realtà emersa dalle intercettazioni, come può desumere chiunque legga le parole di D’Alema e Latorre, che trafficano con Consorte, per procurargli le alleanze auspicate in vista dell’acquisizione occulta del 51% di Bnl (con Vito Bonsignore e Francesco Gaetano Caltagirone, entrambi soci di Bnl).
3) Scrive ancora sorprendentemente il Pg che la Forleo ha arrecato ai parlamentari, “arbitrariamente coinvolti, un ingiusto danno… con espressioni che hanno leso i diritti personali (la reputazione, il prestigio, l’immagine) di uomini politici”. Ma i parlamentari in questione si sono coinvolti da soli, partecipando attivamente a una scalata occulta e illegale, in pessima compagnia, e poi mentendo spudoratamente quando hanno negato di aver fatto nient’altro che un semplice, innocuo “tifo” per Unipol. E sono gli stessi parlamentari ad avere pregiudicato la propria reputazione, prestigio e immagine mettendosi in combutta con personaggi del calibro di Consorte, Sacchetti, Bonsignore, Caltagirone, alleati di altre preclare figure come Gnutti, Fiorani, Ricucci, Coppola, tre dei quali poi finiti in galera. Che doveva fare, il gip? Scrivere che quelle telefonate di grande rilevanza penale non avevano rilevanza penale solo per evitare di offendere i politici che le avevano fatte? Se lo specchio riflette una brutta faccia, la colpa è del titolare della faccia medesima, non dello specchio. Che queste cose fingano di non capirle i politici interessati, è comprensibile. Fanno propaganda e sollevano polveroni per nascondere le proprie vergogne. Ma che non lo capisca un alto magistrato come il Pg Delli Piscoli, è davvero allarmante.
4) Clementina Forleo, a suo avviso, va pure punita perché un giorno, avendo visto due poliziotti che pestavano un immigrato reo di non aver pagato il biglietto sulla metropolitana, intervenne a farli smettere gridando “è ora di finirla”, salvando il malcapitato dal pestaggio e poi dichiarando ai giornali che i due agenti “l’hanno sbattuto brutalmente per terra”. Che c’è che non va? Così facendo, secondo il Pg, la Forleo “dapprima offendeva l’onore e il decoro degli agenti” e addirittura “la reputazione dell’intero corpo di Polizia dello Stato”, venendo così meno “ai doveri di correttezza e di equilibrio”. Ecco: doveva lasciare che i due completassero l’opera, e magari venissero promossi dirigenti della Polizia o dei servizi segreti, come i loro colleghi del G8 di Genova. Peccato che il magistrato abbia l’obbligo di denunciare i reati di cui è a conoscenza e, se può, di impedire che vengano commessi. Sembra una macabra barzelletta, ma è anche per aver salvato un magrebino da un pestaggio che Clementina Forleo rischia di essere punita dal Csm (lo stesso Csm che ha reintegrato in Cassazione Corrado Carnevale, quello che cassava le condanne dei mafiosi perché mancava un timbro, che riceveva gli avvocati dei mafiosi in casa sua prima delle camere di consiglio, che insultava Falcone e Borsellino anche appena morti ammazzati). Il fatto che si stesse occupando anche dei possibili reati di Massimo D’Alema è puramente casuale.
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"Voi non avrete mai altri diritti, all'infuori di quelli che avrete saputo conquistarvi" Anna Maria Mozzoni, 1892

Ricapitoliamo le vicende, non i fatti, perché di quelli si occupano i travaglio e gli altri giornalisti professionisti del giustizialismo fattuale.

La sconvolgente storia del magistrato di Francavilla fontana maria Clementina Forleo - parte prima (artemide)

di artemide1955 286 il 01 gen 10, 20:35:17
In questo mese di dicembre due fatti inquietanti si sono verificati in danno del giudice Maria Clementina Forleo, nativa di Francavilla Fontana, ora in servizio presso il Tribunale di Cremona, ma un tempo notissimo g.i.p. presso il Tribunale di Milano, ove si occupava della nota inchiesta sulle cosiddette scalate bancarie e in particolare dell'inchietsa che riguardava l'ex governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio, prossimo presidente dello IOR.
Martedì 29 dicembre 2009 è scomparso dal Tribunale di Brindisi il fascicolo che riguardava l’incidente stradale in cui rimasero uccisi i suoi genitori Gaspare Forleo e Stella Bungaro, avvenuto il 25 agosto 2005.
Venerdì 4 dicembre u.s. sulla autostrada per Milano all’altezza del casello di Lodi, mentre il magistrato tornava a casa a Milano, proveniente dal Tribunale di Cremona, ove aveva prestato servizio, un automobilista che la precedeva, ha improvvisamente cambiato corsia tagliandole la strada e quindi l’ha costretta a una brusca e improvvisa manovra diversiva, che l’ha mandata a schiantarsi con estrema violenza contro il guard-rail. Se la giudice Forleo è ancora viva, con lo zigomo e la mandibola fratturate, lo deve all’airbag. Il pirata è fuggito. Si potrebbe pensare a un semplice atto di pirateria stradale se non fosse che questo ennesimo incidente va ad aggiungersi a tutta una seria di altri inquietanti incidenti stradali che costellano la storia di questo sfortunato e coraggioso magistrato. Tutto cominciò quando la Forleo ebbe a occuparsi di un’inchiesta scottante: l’inchiesta Antonveneta uno dei filoni di indagine del caso che va sotto il nome di “scalate bancarie”, illeciti di varia natura di dirigenti di banche nostrane interessati ad acquisire a tutti i costi la BNL e l’Antonveneta con la privatizzazione e a superare la concorrenza - più forte - di banche straniere. L’azione della dott.sa Forleo è in quell’occasione particolarmente determinata: ravvisati gli illeciti, sequestra i titoli della Banca Antonveneta, arresta Fiorani, presidente della Banca di Lodi, mette sotto controllo il telefono del Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, ne determina l’incriminazione e l’espulsione dai vertici della Banca, recupera 300 milioni, subito usati dal governo per costruire asili e tappar buchi nel bilancio della Giustizia; E tutte queste iniziative stroncano inesorabilmente il tentativo del Banco di Lodi e (ahimè;) della Banca d’Italia di acquisire con strumenti illeciti la Banca Antonventa già Banca Antoniana del Veneto. Ma questo rigore in difesa della legge da parte della Forleo è una cosa che deve aver dato fastidio a qualche potente. Il 25 Agosto 2005, la Forleo perde entrambi i genitori in uno primo strano sinistro stradale. L’incidente si verifica la sera alle ore 20.00 sulla provinciale Francavilla-Sava nel tratto che si trova in provincia di Brindisi. Un fuoristrada Toyota, condotto dal medico tarantino Salvatore De Bellis, impatta violentemente a un incrocio contro la Rover sulla quale viaggiavano Gaspare Forleo, di 77 anni, sua moglie Stella Bungaro, di 75, padre e madre del magistrato e il dott. Franzoso, marito della dott.sa Forleo. I primi due muoiono sul colpo, il terzo finisce in coma ma fortunatamente si riprende. Potrebbe essere un incidente come tanti altri. E invece e' un sinistro sospetto perche' è preceduto da inquietanti segnali, da lettere, da telefonate anonime, da danneggiamenti che si sviluppano secondo questo impressionante crescendo: 5 maggio 2005: viene distrutta una villa di campagna dei Forleo a Francavilla Fontana; 20 giugno 2005: viene incendiato l'intero raccolto di foraggio dell'azienda agricola di famiglia; 21 luglio 2005 la Forleo riceve una lettera in cui si dice: "Andrai dietro la bara dei tuoi genitori. E poi toccherà anche a te". Il 25 agosto 2005, appena 34 giorni dopo, l’incidente stradale mortale, praticamente profetizzato. Se l'auto della Forleo non avesse avuto l'air bag sarebbe stato profetizzato anche il secondo incidente stradale quello occorso venerdì 4 dicembre u.s. Ma d'altra parte è facile essere profeti di sventure quando si fa parte dei servizi segreti paralleli. In quelle settimane la Forleo si stava occupando della scalata bancaria Antonveneta. Così, quando accade l'incidente, la prima cosa a cui ella pensa è un sabotaggio dell'auto. Il 30 agosto 2005 (quindi cinque giorni dopo il sinistro) la Forleo riceve un'altra lettera di "felicitazioni" per il grave lutto, accompagnata da un proiettile calibro 38. Il Magistrato però non si lascia intimidire. Fa una denuncia alla Procura della Repubblica di Brindisi e chiede che vengano fatte ricerche sui tabulati delle telefonate minatorie arrivate alla famiglia, prima del sinsitro. Senza ipotizzare l'incidente doloso, la dott.sa Forleo chiede che si scoprano gli autori delle telefonate. Accertarlo è semplice. Basta acquisire i tabulati telefonici dei genitori e dei numeri chiamanti e poi intercettare questi ultimi.
Le indagini vengono affidate dal Procuratore Capo Giuseppe Giannuzzi al giudice Alberto Sattacaterina e da questi delegate al Tenente dei Carabinieri Pasquale Ferrari. Ma dopo due anni (2007) la Forleo scopre che le indagini non sono mai andate avanti. Non è stata infatti identificata alcuna utenza. Non è stato fatto alcun accertamento. Il PM titolare dell’inchiesta (Sattacaterina) sostiene, contrariamente al vero, che dai tabulati non risultano telefonate indirizzate ai Forleo e quindi sta chiedendo l’archiviazione dell’esposto. Peraltro ai Carabinieri Sattacaterina ha chiesto solo i tabulati. E i carabinieri hanno fatto ancora meno: si sono limitati ad acquisire i tabulati che partivano da casa Forleo, non quelli - fondamentali - delle chiamate in entrata. Cioè praticamente non hanno fatto nulla. Com’è normale che fosse fra la Forleo e il tenente Ferrari nasce un piccolo battibecco: “si vergogni di indossare la divisa” – dice la Forleo.
E qui si verifica un secondo fatto inquietante. Perché a questo punto, Sattacaterina e Ferrari, colti in castagna, anziché colmare velocemente i vuoti dell’indagine, tentano di trasformare la Forleo da parte lesa a imputata. E soprattutto cercano di farla passare per una matta e per una visionaria.
Il 14 agosto 2007, alla vigilia di Ferragosto, mentre il procuratore capo di Brindisi Giannuzzi e tutti i giudici del Tribunale sono in ferie, il tenente Ferrari presenta una denuncia scritta contro la Forleo, per la telefonata (“si vergogni di indossare la divisa”) e guarda caso, proprio quand'è di turno il pm Antonino Negro, amico dell'ufficiale Ferrari e del pm Santacatterina. Questi assegna a se stesso il fascicolo. Non potrebbe farlo perchè non si tratta di una questione urgente. E quindi il fascicolo dovrebbe essere assegnato successivamente ad altro magistrato secondo il sorterggio. Ma egli se lo assegna ugualmente.
diavolo però fa le pentole ma non i coperchi. Questo piano trova un intoppo: il gip di Brindisi respinge la richiesta di archiviazione della denuncia della Forleo e ordina a Sattacaterina indagini più approfondite. Che però non vengono fatte. Perché il dott. Alberto Sattacaterina di questo processo proprio non ne vuole sapere. Quei tabulati non li vuole acquisire. O meglio non li può acquisire perché le telefonate appartengono a un agente dei servizi.

Quando lo scopre Sattacaterina va da Giannuzzi per liberarsi del fascicolo. Ma Giannuzzi gli intima di mantenerlo e - ovviamente - di non fare indagini. E' per questo che è nervoso Sattacaterina. Quando lo contatta l'avvocato della Froleo lo manda a quel paese. "la Forleo ci sta rompendo i c........!" - dice.
Ma come! Una è parte lesa e il giudice cui si rivloge le dice: "Mi stai rompendo i c........!"
Intanto la dott.sa Forleo inoltra un esposto alla Procura della Repubblica di Potenza. Il fascicolo è assegnato a un ottimo magistrato il dott. Feridnando Esposito, il quale ascolta tutta la trama e rimane scandalizzato dalla vicenda. Quindi non solo apre un fascicolo a carico dei due pm di Brindisi coinvolti (Alberto Santacaterina e Vincenzo Negri) e del tenente dei Carabinieri Pasquale Ferrari ma formula a loro carico ipotesi di reato pesantissime: frode processuale, induzione a commettere reati, calunnia, abuso d’ufficio, omissione di atti d’ufficio, associazione per delinquere per tutti e tre e a Sattacaterina contesta anche il reato di falsità ideologica perché, nel chiedere l'archiviazione, «attestava falsamente» di avere «acquisito ed esaminato i tabulati» e di non aver trovato «telefonate utili alle indagini» quando ciò non era vero. Inoltre secondo una ricostruzione dei fatti contenuta in un'audiocassetta "esplosiva", registrata dalla Forleo attraverso captazioni di conversazioni, i p.m e il tenente avrebbero cercato di "rimediare" il papocchio querelando la Forleo e si sarebbero accordati per presentare la querela quando in Procura fosse stato di turno il pm Negro. Insomma una bomba. Il dott.Esposito fa anche un mezzo pensiero a un mandato di cattura a carico di Sattacaterina.
Al Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Lecce la Forleo chiede intanto di avocare l'inchiesta di Negro. Il quale, per tutta risposta, continua a tenere il fascicolo presso di sè, chiude le indagini a tempo di record e la rinvia a giudizio per minacce al tenente Ferrari, reato dal quale la Forleo sarà poi assolta.
Si vorrebbe a questo punto che tutto il quadro istituzionale si stringesse attorno alla Forleo per le minacce subite, per le tante intimidazioni, per la strana morte dei due genitori, per gli atteggiamenti di Sattacaterina e Negro.
E invece no! Il Consiglio Superiore della Magistratura presieduto dal senatore Nicola Mancino le si rivolta contro! E anziché aprire una pratica contro i colleghi negligenti avvia una procedura disciplinare contro di lei con richiesta addirittura di trasferimento per avere screditato integerrimi colleghi e ufficiali «con accuse infondate» e per aver assunto – pensate un po’! – atteggiamenti vittimistici!
Ma come!
Ma se le hanno incendiato la fattoria!
Ma se le hanno ammazzato i genitori!
Il problema è che invece quelle accuse sono fondatissime e la verità è che nemmeno il CSM di questa storia vuol sentir parlare. Per la nota assonanza del suo capo alle gesta dei Servizi paralleli. Ora sulla strana triangolazione Ferrari-Negro-Santacatterina stava però facendo luce – come detto - il pm di Potenza Ferdinando Esposito. Ma qui avviene un altro fatto molto strano.
E molto inquietante.
Si verifica ancora una volta un grave incidente stradale che questa volta coinvolge proprio lui, il pm potentino. Fedinando Esposito. Tornando a casa dal lavoro, in Procura, a Potenza, il valente magistrato esce improvvisamente fuori strada con la sua vettura, precipita in una scarpata e riporta ferite gravissime. Se un automobilista non si fosse accorto dell'incidente sarebbe certamente morto.
Le gravi ferite lo tengono a riposo per molti mesi. Le sue inchieste si fermano e tra queste quella particolarmente importante e delicata che riguarda il rapporto fra il giudice di Francavilla Fontana Clementina Forleo, ex g.i.p. di Milano e i due pm della Procura di Brindisi, Sattacatterina e Negro.
Gli subentra in queste indagini la dott.sa Cristina Correale. Che – però - non è la stessa cosa di Esposito. Perché Sattacaterina, Negro e Ferrari vengono prosciolti già in istruttoria da tutti i reati loro contestati tranne Sattacaterina, il quale viene rinviato a giudizio, ma solo per i reati di falso e di abuso innominato in atti di ufficio. Nonostante questo e nonostante sia chiaro a tutti che con la Forleo sono in tanti – evidentemente - a voler chiudere i conti, il 25 aprile 2009 arriva alla dott.sa Forleo una telefonata da un maresciallo dei Carabinieri, il quale la informa che il prefetto di Milano Gianvalerio Lombardi, le ha revocato la tutela su Milano e che il prefetto di Cremona, Bruno di Clarafond, le ha revocato la tutela su Cremona e ha mantenuto soltanto il servizio di sorveglianza radiocollegato con il tribunale.


Tutto questo cosa significa?
Significa che Clementina Forleo viene lasciata completamente sola, secondo un’espressione cara a Giovanni Falcone.
Si muori quando si è soli, si muore quando non si hanno sufficienti appoggi, si muore quando ci si è imbarcati in cose più grandi di sé – diceva Falcone.
Venerdì 4 dicembre u.s. il penultimo episodio altamente inquietante di questa tragica vicenda: l’atto di pirateria stradale all’altezza del casello di Lodi, che a momenti la stava mandando a miglior vita a lei alla dott. sa Clementina Forleo.
Clementina Forleo viene buttata fuori strada da uno sconosciuto che dopo l’incidente si dilegua. Sattacaterina invece ha fatto carriera: da semplice P.M. del Tribunale di Brinsdisi è diventato sostituto procuratore antimafia del Tribunale di Lecce. Se si servono i Servizi si viene ricompensati.
Adesso anche la sparizione del fascicolo che riguarda la morte dei genitori.
Così vanno le cose in Italia. In questa sempre più odiosa e fetida Seconda Repubblica. Che – speriamo – possa cedere quanto prima il passo a una terza. Perché in fatto di correttezza e di lealtà istituzionale si stava molto meglio nella prima.








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Pezzettino di verbale saladino vs C. Merante


Perché che i magistrati indaghino - soprattutto sugli aspetti patrimoniali dei soci e del teste principale, Caterina Merante, per la quale Saladino è tornato a chiedere indagini quasi fosse un duello personale con quell'imprenditrice di cui non è neppure certo che fosse lei a intrattenere i rapporti con i funzionari regionali sulle proroghe contrattuali - non c'è dubbio. In quelle 100 pagine della fonotrascrizione c'è la conferma del rapporto inestricabile tra la Regione e le società riconducibili a Saladino. «Alla fine - dichiara Saladino a pagina 69 - Why Not era diventata quasi un ammortizzatore sociale. Parliamoci chiaro, perché la gente con 600 euro non va da nessuna parte...». Quell'ammortizzatore sociale, improvvisamente, diventa un terreno di scontro con il Governatore della Regione, Agazio Loiero. «Lui - dichiara Saladino - diceva che il lavoro interinale non risolve il problema dell'occupazione. Io gli ho detto che sbagliava e che io alla gente potevo dare il pane, se lui poteva dargli il dolce perché non glielo dava lui?...L'outsourcing si può più facilmente maneggiare dai politici...parliamoci chiaro».


Prima del litigio Loiero, quando era ancora parlamentare e ministro prodiano, aveva presentato a Saladino, su sua richiesta, una lista di persone. Una lista partita dalla Cei Calabria, che però Saladino, ex presidente della locale Compagnia delle opere, non sa cos'è, al punto che Greco si spazientisce e ironizza: «Che cos'è la Cei, il Centro europeo di impresa e inalazione?». Greco non crede neppure che l'elenco di nomi fosse fine a se stesso, senza neppure un riscontro o un ringraziamento. «Cioè - domanda il Pm - un ministro le trasmette questa cosa...» Saladino dirà sempre che si limitava a presentare ad altri i nominativi da assumere e ribadirà che parlava con «mezzo mondo».Vero. Infatti Saladino sciorina un fiume di politici locali che cercano di piazzare uomini, a cominciare dall'ex Governatore Giuseppe Chiaravalloti fino al braccio destro politico di Loiero nell'attuale Giunta, Mario Pirillo, assessore all'Agricoltura, anche lui attualmente indagato come Loiero a Catanzaro. Segnalazioni che non riguardavano mai i figli. «Quelli lì non erano posti per i figli, dottore. Non erano posti buoni», dichiara Saladino a pagina 71. Buoni economicamente forse no, ma in mani fidate. E infatti la Procura di Paola contesta a Saladino - che pure ribadisce di essere solo un consulente del Consorzio Brutium e di Why Not - che quelle società erano nelle sue mani: dalla cessione di quote alle firme sui contratti. Così come la Procura ricostruisce che il Consorzio Brutium è stato costituito poche ore prima della legge regionale 23/2002 che consentì la stabilizzazione di centinaia di precari, tra cui 490 assorbiti proprio dal Consorzio Brutium e poi assunti da Team service e Why Not. E prima della stabilizzazione si era aperta l'ennesima caccia al nome, sponsorizzato dai politici, da inserire nell'elenco. «È chiaro ognuno tentava di inserire persone - dichiara Saladino - e quindi dovevamo mettere, come dire, un margine: quelli in servizio in quel momento con Obiettivo Lavoro». L'estate è trascorsa e così l'autunno. La Procura di Paola farà passare anche l'inverno prima di procedere al secondo interrogatorio?
Giusto, quanti anni ancora dobbiamo attendere per la seconda parte dell'interrogatorio? In un paese normale...


Ribaltone e invito a Mastella: avrai la Camera Al matrimonio di Francesco Campanella c’erano anche Cuffaro e l’attuale deputato Udc e sottosegretario al Lavoro Saverio Romano


PALERMO - L’ultimo pentito di mafia è un impiegato di banca, ha 33 anni e viveva a Villabate, 20 chilometri a est di Palermo; ultimo domicilio in via Giovanni Falcone. Più che le cosche ha frequentato i partiti politici e le segreterie dei potenti. Per lo più quelli di centro. A 14 anni era nell’Azione cattolica, poi entrò nel movimento giovanile della Dc, quindi passò all’Udeur. È stato presidente del Consiglio comunale di Villabate, sciolto per infiltrazioni criminali. Francesco Campanella frequentava i politici e i politici frequentavano lui. Anche quelli che, stando ai suoi racconti, facevano accordi e affari con Cosa Nostra. Come lui, del resto. Per questo ora è considerato una mina vagante. Ma prima, i politici non disdegnavano di condividerci discorsi e opinioni. Il governatore della Sicilia, Totò Cuffaro, perfino la casa di Roma. Particolari che, dopo il «pentimento», sono finiti nei verbali raccolti dalla Procura antimafia di Palermo.
Al matrimonio di Campanella, l’11 luglio 2000, tra gli ospiti d’onore c’erano Cuffaro, Clemente Mastella, l’attuale deputato Udc e sottosegretario al Lavoro Saverio Romano. Il ministro Totò Cardinale era invitato, ma «mandò un telegramma dicendo che era fuori e non poteva partecipare». Gli invitati festeggiavano a Villa Filangeri, ma il tavolo dei politici fu presto tempestato di telefonate perché al Palazzo della Regione si stava consumando il rovesciamento della maggioranza dal centrosinistra al centrodestra. Cuffaro cambiò schieramento, Mastella no. I due litigarono, e quando Campanella tornò dal viaggio di nozze organizzò un incontro a Roma. «Portai Cuffaro da Mastella - racconta il pentito in uno dei tanti interrogatori ai pm antimafia -, che lo ricevette sulle scale, non lo fece neanche entrare a casa. Gli disse: "Cosa vuoi?" e Cuffaro disse: "Sono stato dal Cavaliere, questo ci prende a tutti, vieni con me perché io faccio il presidente della Regione e tu fai il presidente della Camera». Mastella sgranò gli occhi, mi guardò e mi disse: "Gielo dici tu che è cretino o glielo dico io?"».
Effettivamente l’anno successivo Cuffaro fu eletto governatore della Sicilia per il centrodestra, sotto le insegne del Ccd-Cdu poi diventato Udc. Campanella restò dalla parte di Mastella e divenne segretario giovanile dell’Udeur. Voleva restituire le chiavi della casa romana a Cuffaro, che le rifiutò: «Per cui io continuavo a dormire a casa di Cuffaro... Continuava questa convivenza, anzi addirittura lui mi chiedeva di dargli tutte le informazioni del centrosinistra relativamente alle elezioni politiche, perché io partecipavo a tutta una serie di riunioni...». Questo delle informazioni sembra un chiodo fisso di Cuffaro. Tanto che nel settembre scorso, quando Campanella sta riempiendo i primi verbali considerati attendibili dai magistrati di Palermo, chiese a un comune amico «se aveva notizie di questa collaborazione e su cosa io stessi dicendo di lui...». Nel 2003, invece, fu lu stesso Cuffaro ad avvisare Campanella in un incontro (negato dal governatore) avvenuto nel garage della Regione, lontano da sguardi indiscreti: «Era stravolto e mi disse "Tu sei nei guai perché sei controllato, c’è un’indagine a tuo carico, sei controllato dalla magistratura... Tu, Mandalà e tutta la comarca ...».
Mandalà è un nome di rispetto a Villabate: papà Nino è stato arrestato, ora è libero per scadenza termini, imputato di mafia in attesa di giudizio; il figlio Nicola (quello che con Campanella si vantava di «tenere» Provenzano nel 2003, quando gli organizzò il viaggio a Marsiglia contando anche sulla collaborazione di Campanella) è in galera da gennaio. Anche lui accusato di mafia. Gente che, stando ai racconti nel neo-pentito, faceva e disfaceva le candidature in quel lembo di Sicilia. Per esempio alle elezioni politiche del 2001: «Mandalà mi disse che Saverio Romano era stato autorizzato a candidarsi in quel collegio come precedentemente Gaspare Giudice (deputato di Forza Italia, imputato di associazione mafiosa nello stesso processo contro Nino Mandalà, ndr ) perché in quel collegio non c’è candidato che non è espressione della mafia». Lo stesso Mandalà volle inserire nelle liste elettorali Giuseppe Acanto, e Campanella commenta: «Io mi stranizzai che Cuffaro non se ne lamentasse, anche perché conosceva lo spessore criminale di Mandalà, ma era visibilmente preoccupato di un’altra cosa... Dice "io ho un problema, devo fare Borzacchelli deputato"», riferendosi all’ex-maresciallo Antonio Borzacchelli, arrestato nel 2004.
Campanella chiese a Cuffaro perché tenesse tanto a quella candidatura ed ecco la risposta riferita dal pentito: «E’ un carabiniere, ci serve perché ci protegge da tutto il meccanismo delle indagini». Per ogni necessità, spiega il politico-pentito, Cuffaro aveva dei referenti. Come quando, da assessore regionale all’agricoltura, intervenne sul Patto territoriale di Bagheria: «Grazie all’onorevole Cuffaro riuscimmo di notte a falsificare le carte di un’impresa di Villabate facendola passare da non aggiudicataria ad aggiudicataria di un contributo di un miliardo di lire». Per quella storia, accusa Campanella, fu concordata una tangente, ma lui di soldi a Cuffaro dice di non averne mai dati: «Lui settorizzava». E ricorda di quando si trattò di pagare la propaganda elettorale dopo le Europee del ’99 a una tipografia di Bagheria, che per ironia della sorte si chiama Provenzano. L’Udeur versò un contributo di 90 milioni, ma «Cuffaro mi disse che aveva ripagato la tipografia avendogli fatto prendere un sacco di lavori anche per l’Assessorato regionale, maggiorati». Quindi: «A fronte di fattura il partito pagava Provenzano, che avrebbe provveduto a incassare gli assegni e restituire i 90 milioni che sarebbero ritornati nella disponibilità di Cuffaro».


Giovanni Bianconi   13 dicembre 2005

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