Una famiglia allargata per il partito.

Un partito a conduzione familiare. Antonio Di Pietro? Il Violante dei poveri
di Francesco Forte 9 Febbraio 2010      [altri post QUI]
NB: se non si trova nulla su l'Unità, non è colpa mia. Al solito, quando si deve fare luce su amici e alleati, i giornali sono sempre i soliti opportunisti, se non pennivendolari.
Ciò che si legge di nuovo e di antico su Antonio Di Pietro e sulla sua “Italia dei valori” fa vedere che si tratta di un “Luciano Violante dei poveri”.
Costituisce una prova di questo fatto anche l’ assegno di 50 mila euro che il nuovo leader politico ottenne grazie a un viaggio negli Stati Uniti, nel 2000, con il suo ex amico avvocato De Dominaci, da parte di un tale ingegner Bianchini di Miami, in cambio della candidatura di questi nel nuovo movimento politico. L’assegno non è spendibile subito, è post datato, come quelli di coloro che non si fidano o non hanno una grande provvista in banca. E la data è dilazionata al 2001, per le elezioni politiche. Un viaggio negli Usa, a Miami, per ottenere 50 mila dollari con assegno postdatato, dà quasi la sensazione di un film con Cristian De Sica e Massimo Boldi. Certo non indica che questo movimento politico suscitasse, negli Usa, un grande interesse. Un tocco di mondanità, per altro, c’è, data la presenza del leader dell’Italia dei valori al Ponte Vedra Beach Resort, un albergo di tripla A della Florida, sito in una località turistica rinomata per i suoi campi di golf. E che dire dell’incontro del 15 dicembre del 1992 di Antonio Di Pietro, pubblico ministero del tribunale penale di Milano - che ha da poco messo sotto processo Bettino Craxi - con Bruno Contrada, all’epoca responsabile dei centri Sisde del Lazio, con il colonnello dei carabinieri Vitagliano, comandante della caserma ove si svolgeva la cena, e con il responsabile a Roma dell’agenzia privata di investigazioni Kroll, l’italo americano Rocco Mario Modiati (Rocco e Mario , prima del Cognome, indica che si tratta di un cittadino degli Usa, ove i due nomi sono di uso corrente)? Non è chiaro come questa festicciola possa configurarsi come una riunione di vertice dei servizi segreti italiani o italo americani. E’ evidente che le fotografia sono prese di proposito, come foto ricordo. E non risulta che gli incontri fra capi o vice capi dei “servizi” siano oggetto di foto ricordo, tanto più quando con essi vi è un “responsabile” estero di una agenzia investigativa statunitense che opera a Wall Street e che si dice sia a contatto con la CIA.
Con tutto il rispetto per Bruno Contrada, uno sfortunato funzionario di polizia che fu arrestato qualche giorno dopo, non si trattava certo di una figura di vertice del Sisde. L’agenzia Kroll è una delle maggiori del mondo, ma Rocco Mario Modiati non era Foster Dulles e neppure qualcosa di simile. Ciò che si può, però, osservare è che di solito un magistrato con compiti di alta responsabilità nella giustizia penale, che è consapevole della nostra missione, non va a fare una festicciola con cena e foto ricordo, in una caserma dei carabinieri, con investigatori privati e con funzionari dei servizi segreti, si pure di serie B o C. Secondo l’etica tradizionale della magistratura il pubblico ministero di un Tribunale, importante o secondario che sia, se va a cena in una caserma dei carabinieri lo fa in forma ufficiale, e pertanto chi lo ospita è in divisa. E non sono ammessi “amici” che svolgono attività contigue, pubbliche o private.Del resto un magistrato tradizionale, fiero della tradizione di magistrati della sua famiglia come afferma di essere Luigi De Magistris, retore del crepuscolo giustizialista, non si candida alle elezioni europee il giorno dopo avere lasciato la toga di pubblico ministero, perché in questo modo dà l’impressione di avere strumentalizzato il suo ruolo nei processi che hanno fatto molto scalpore.
Ma ognuno ha il suo stile e quello di De Magistris è piaciuto assai ad Antonio Di Pietro, che ora se lo deve sorbire come primo attore. Però, l’Italia dei valori, dopo la breve stagione di giustizialismo intransigente alla Robespierre, culminata nell’elezione del brillante De Magistris, ora sponsorizza la candidatura a presidente della Campania del sindaco di Salerno Vicenzo De Luca, rinviato a giudizio per una serie di reati fra cui truffa, falso e concussione, abuso di ufficio.
Di uno di questi (che va avanti dal 2006) cito la vicenda da “Il Corriere della Sera” dell’epoca: "I nuovi provvedimenti giudiziari nascono da un troncone dell' inchiesta sulla riqualificazione dell' area Ideal Standard, nella zona industriale di Salerno, che … portò la Procura ad accusare De Luca e De Biase. Il filone che porta ora il nome di Lettieri ad aggiungersi a quelli del sindaco De Luca e dell' ex sindaco Di Biase riguarda la Mcm - Manifatture cotoniere meridionali - che è di proprietà di Lettieri, presidente dell'Unione industriali di Napoli. La variante urbanistica del 28 marzo 2003 prevedeva che l' azienda venisse spostata dall' area di Fratte, dove sorgeva da sempre, alla nuova zona industriale di Salerno, chiamata Asi. A Fratte il piano di interventi prevede la realizzazione di un ipermercato, una galleria commerciale di 45 mila metri quadrati, un centro direzionale, bar e ristoranti, appartamenti, parcheggi. E ancora: tre parchi tematici e una piazza. Il tutto con un investimento di 110 milioni di euro e la prospettiva di creare 1.500 posti di lavoro. E da realizzare ovviamente nel rispetto delle linee indicate dal Piano regolatore. La questione, però, fu già al centro di uno scontro politico, con l' ex assessore all' Urbanistica Fausto Martino in disaccordo con il resto della giunta comunale sull' innalzamento del fabbisogno di standard destinato a verde pubblico e a parcheggio, e sul potenziamento delle infrastrutture dell' intera area nord della città. Ora arriva l'indagine del pm Nuzzi che rileva nell'intera operazione una decina di falsi e una truffa ai danni dello Stato. E che con De Luca, De Biase e Lettieri ha messo sotto inchiesta numerosi amministratori e funzionari comunali e dirigenti della stessa Mcm e della Salerno Invest, la società che con le Manifatture cotoniere e con il Comune avrebbe dovuto realizzare la riqualificazione dell' area di Fratte".
L’ex sindaco di Salerno ha strappato gli applausi dell’assemblea dell’Italia dei valori e l’appoggio pieno di Antonio di Pietro a candidato alla presidenza della Regione Campania con l’argomento che egli si è dimesso da sindaco e che, a differenza di altri, non si sottrae ai processi e si dimetterà ove sia condannato. Ma quando Antonio di Pietro, nel 1992-94, mandava gli avvisi di garanzia a valanga a parlamentari e quando venne sciolto il parlamento, nel 1994, l’argomento fu che si trattava di un “parlamento di inquisiti”. E che esso era, a causa di ciò, “illegittimo”. E andava quindi dichiarato decaduto, mediante lo scioglimento anticipato. E per le candidature alle successive elezioni si sostenne che coloro che avevano ricevuto un avviso di garanzia non potevano essere inclusi nelle liste per la “seconda repubblica”.
La tesi in questione è stata un cavallo di battaglia di Antonio Di Pietro e dell’Italia dei valori. Ora questa tesi non vale per Vincenzo De Luca, dottore in filosofia, candidato dal PD e dall’Italia dei valori alla presidenza della Campania, la regione in cui si trova la città di Salerno, la cui operazione urbanistica, con variante di piano regolatore, avrebbe dato luogo a una serie di arricchimenti illeciti e di sprechi. Vincenzo De Luca, oltre a quello di cui sopra, ha anche un altro processo con accuse analoghe per vicende urbanistiche. Ovviamente può darsi che tutto ciò non sia vero o non sia reato. Ma sta di fatto che la competenza urbanistica comunale rientra in quella urbanistica regionale e va in essa inquadrata. Dunque c’è un delicato conflitto di interessi in questa candidatura.
Si potrebbe immaginare che il De Luca si candidi a presiedere l’amministrazione di un’altra Regione (non di quella campana), che si candidi a qualche altra carica pubblica, che non abbia a che fare con l’urbanistica della Campania. Ad Antonio Di Pietro questo aspetto della questione è sfuggito. E anche la moglie di de Luca Maria Rosa Zampetti è stata rinviata a giudizio per due reati minori. Si tratta del fatto che ha vinto il posto di sociologa alla Asl di Nocera inferiore sulla base di un curricola che sarebbe stato da lei falsificato per avere i requisiti previsti per tale posto. In più, tre membri della commissione non avrebbero motivato in modo corretto le pubblicazioni presentate dalla candidata, facendole immeritatamente avere il secondo posto nella graduatoria, con cui ha conquistato l’impiego agognato. Una modesta storia familistica di raccomandazioni, con cui la moglie di De Luca otteneva un posto fisso per un lavoro di sociologa in una unità sanitaria locale di una città di provincia.
Del resto nell’Italia dei valori, ci sono intere famiglie dedite alla politica, a cominciare da quella di Di Pietro. Il figlio Cristiano, consigliere provinciale di Campobasso, è ora candidato per la Regione Molise in un collegio sicuro mentre il cognato (marito della sorella della moglie) Gabriele Cimadoro è deputato del medesimo partito. La seconda moglie di Di Pietro, Susanna Mazzoleni, è uno dei tre membri dell’associazione Italia dei Valori insieme al marito e a Silvana Mura, cofondatrice del partito con Elio Veltri. Che però unitamente ad Achille Ochetto è ora in causa contro Di Pietro, per una questione di finanziamenti elettorali dovuti ma non dati da Di Pietro alla lista elettorale “Società civile” di Veltri ed Ochetto.
D’altra parte la prima moglie di Antonio di Pietro, Isabella Ferrara, madre di Cristiano è tesoriere dell’Italia dei valori per la Lombardia. Mentre il suo compagno Armando Guaiana è membro del coordinamento regionale del partito. Alessandro Milani, coordinatore dell’Italia dei valori di Varese è candidato alle regionali in Lombardia, sua moglie Vilma Borsotti è membro del Consiglio provinciale di Varese mentre la portinaia di Milani è il tesoriere provinciale di Varese. Dal Molise, alla Lombardia, ecco il Lazio. Ove Viviana Fuoco, segretaria dell’assessore regionale laziale dell’Italia dei valori, Vincenzo Maluccio, è consigliere comunale di Aquafondata e coordinatrice provinciale di Frosinone, il marito è coordinatore di Acquafondata e la figlia responsabile giovani del Lazio. Il valore della famiglia fa parte dell’Italia dei valori. Fra questi valori, invece, manca il senso dell’umorismo. Infatti non consta che sia stata accolta con osservazioni sarcastiche la singolare frase pronunziata al congresso del partito di Di Pietro, da Niki Vendola, che ha criticato il governo attuale perché a suo parere opera come “un bancomat”. Pareva che il bancomat fosse, invece, l’emblema del PD di Bologna, in cui l’assessore regionale al bilancio, poi sindaco Flavio del Bono, ne aveva dato uno - intestato a un collaboratore - alla propria compagna pro tempore Cinzia Gracchi con il plafond di mille euro al mese. Del Bono si è dimesso da sindaco per un bancomat. Invece Di Pietro candida Vincenzo De Luca a presidente della Regione. C’è qualche cosa che preoccupa il Violante dei poveri, tanto da indurlo alla “svolta di Salerno” o è solo una storia di provincia?





Silvana Mura

La prima volta che si parlò di lei fu nove anni fa, in un pezzo del Foglio che cominciava così: «Scopa nuova, scopa bene». Si dice che Silvana Mura si arrabbiò moltissimo per quell’articolo che la dipingeva come «la nuova zarina di Di Pietro», una donna ambiziosa che si era fatta strada nel partito facendo strage di dipietristi della prima ora. E in un decennio ne ha fatta di strada la bresciana (di origini cagliaritane) Silvana Mura, tanto da diventare la custode della cassa del partito.
Eccola Silvana, bellissima, splendida, in queste foto un poco datate, oggi 51 anni, meno fresca, qualche piccola rughetta affiora, ma sempre elegante e affascinante.
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Per i suoi 50 anni, compiuti lo scorso anno, Di Pietro le ha donato una costosa collana: «È la prima volta, in vent’anni che ci conosciamo, che mi regala qualcosa» ha detto lei davanti a tutti i colleghi, durante la festicciola di partito in suo onore. Perché Tonino, anche tra i suoi fedelissimi, ha fama di uno che prende, ma non dà.

Braccio corto persino con lei, che è davvero una intima. Si erano conosciuti a Bergamo a metà degli anni ’80 quando Tonino era ancora uno sconosciuto magistrato. Non fu solo la procacità della Mura ad attirare il giovane pm. Certo, quello fu uno dei motivi. Chi è stato nel salotto di casa della Silvana, dove è appeso un fotoritratto di lei ventenne, racconta di una giovane dalla bellezza conturbante. A quel tempo la Mura era indossatrice di biancheria intima, e non una «imprenditrice di successo» come si è poi raccontata nelle interviste. Quello che lei ha descritto come «la mia azienda», era una piccola boutique di moda a Chiari (nel Bresciano), gestita dalla sorella e che Silvana rileverà dopo la morte prematura di lei.

Ma è un altro fatto tragico a farle conoscere Di Pietro. Un amico di Silvana morì suicida, la Procura competente indagò e caso volle che il magistrato inquirente fosse proprio Tonino. Lì comincia un sodalizio che dura tuttora. L’incontro di Tonino con la Mura fu praticamente contemporaneo al colpo di fulmine con Susanna Mazzoleni, l’attuale moglie. Tonino a quel tempo era già sposato e separato con Isabella Ferrara, la prima moglie (mamma di Cristiano). Nel giro di pochi mesi conosce la Mazzoleni, brillante avvocato rampolla della Bergamo bene, e Silvana Mura, giovane di pochi studi ma dal fisico sensuale. La scelta di Tonino cade sulla prima, ma per poco. «Persi sul filo di lana perché la Mazzoleni rimase incinta» fu la confidenza velenosa della Mura ad un amico.

La Silvana entra stabilmente nel cerchio ristretto dei fidati di Di Pietro prima come segretaria, poi come factotum e infine come suo alter ego al femminile. Ragioniera, con buoni rapporti nel Credito bergamasco, diventa presto la referente per le questioni amministrative del partito. Entra nel giro anche il suo compagno, Claudio Belotti (da cui ha un figlio), e che sarà poi il socio nelle acquisizioni immobiliari di Tonino e della sua (anzi, loro) Antocri srl. Sempre alla moda ma non chic, con una voce roca da fumatrice incallita, si dice sia ricorsa ultimamente alla chirurgia plastica per un intervento al seno, negli Usa. Donna appariscente, tra Brescia e Bergamo ricordano ancora di quando scorrazzava sulla sua Mercedes. Ora è la tesoriera dell’Idv e componente del triumvirato che amministra l’Associazione Idv, quella dei rimborsi elettorali.
Free Image Hosting at www.ImageShack.usUfficialmente la sua carriera politica comincia nel’98 e negli anni successivi si dà molto da fare per il partito, viaggia, contribuisce anche economicamente. Al punto che nel 2001, quando l’Idv prova a entrare in Parlamento, lei si sfoga con i presenti in una riunione all’Hotel D’Azeglio di Bergamo: «Mi sono svenata, non ho più una lira - fu il suo sfogo raccontato da un testimone -, ora devo andare in Parlamento perché mi serve uno stipendio». Le elezioni però vanno male per la truppa di Tonino, e bisogna cercare un espediente per sistemarla. L’occasione sono le comunali a Bologna nel 2004, dove si presenta Cofferati. L’Idv fa un accordo con il Cinese: noi ti sosteniamo, ma se vinci prendi la Mura come assessore. Cofferati diventa sindaco e la Mura diventa assessore alle Attività produttive. Ma la sua ambizione è Montecitorio. E ci arriva finalmente due anni dopo, nel 2006, eletta però nelle file dell’Ulivo, perché l’Idv non era certo di superare la soglia del 2%. Da allora è l’eminenza grigia dell’Idv, si vede poco (in tv non va mai), ma fa molto. Se Tonino sogna Palazzo Chigi, lei si vedrebbe bene al Tesoro.    Paolo Bracalini




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Susanna, tutti gli intrighi di Lady Idv
di Paola Setti
La moglie di Di Pietro, Susanna Mazzoleni, è uno dei tre soci che incassa i milioni dei rimborsi elettorali dell'Italia dei valori
ilGiornale.it

Milano - Se dietro a un grande uomo si nasconde sempre una grande donna, il gioco di parole qui è facile quanto azzeccato: c’è una donna di pietra dietro ad Antonio Di Pietro.
Susanna Mazzoleni però, tanto nascosta non è. Avrebbe preferito restarlo, i giornalisti che si occuparono di Mani pulite ancora ricordano la testata che diede a uno di loro, reo di averla seguita lungo la strada che porta alla sua villetta di Curno. E mica era un giorno qualunque, quel giorno del dicembre 1994 Susanna e Tonino convolavano a nozze dopo sette anni di convivenza e due figli. Tant’è, a ogni passo che Di Pietro fa, subito dietro spunta lei, in un inossidabile intreccio che dalla famiglia porta al partito e viceversa.
Non ha incarichi politici nell’Italia dei valori, Susanna, eppure. Tanto per citare l’ultimo episodio inquietante, il giallo del bianchetto rivelato ieri da questo giornale e al vaglio della procura di Brescia, è dal fax intestato a «Mazzoleni» che proviene la lettera di assunzione di Silvana Mura assegnandole 3mila euro. Copia esatta, fuorché nella cifra, di un’altra lettera, questa proveniente da Idv, che fissava il compenso in 36mila euro. Il sito web del partito è registrato a lei. Lei è una dei tre soci, con Tonino e la Mura, dell’associazione creata a fianco del movimento politico per la gestione finanziaria, era il 26 luglio 2004 e guarda caso il giorno dopo sarebbero arrivati milioni di rimborsi elettorali.
Free Image Hosting at www.ImageShack.usEd è sempre Mazzoleni Susanna il nome che si legge sugli atti di compravendita delle ben quattro case in una manciata di chilometri fra Bergamo e Curno, uno shopping immobiliare da oltre un milione di euro che, ipotesi rimborsi elettorali a parte, non si capisce da dove siano piovuti. Fondamentale, Susanna. Quando sul tavolo dei magistrati di Curno arrivò un esposto anonimo contro l’ormai noto rudere pagato poche lire e trasformato in villetta dalla famiglia Di Pietro, l’assessore Roberto Arnoldi poté intervenire così, in zelante difesa: «Il dottor Di Pietro non risulta tra gli interessati alla concessione, né legato da vincoli di parentela», era il 22 maggio 1985 e Tonino non l’aveva ancora sposata, Susanna.
Ma allora chi è, Susanna Mazzoleni? «Non un agnellino» dicono a Curno. «Una iena» dice invece chi ha lavorato nel suo studio legale di Bergamo, l’ultimo dei giovani che hanno tentato di farsi assumere ha retto tre giorni, «prendevo 20 euro al giorno senza contratto, mi cacciò dandomi del rimbambito per uno sgabuzzino in disordine» racconta F.F. È figlia d’arte, Susanna, classe 1952. Suo padre è l’avvocato Arbace Mazzoleni di Bergamo, socialista vecchio stampo che, durante le inchieste del genero sul Psi, stracciò la tessera indignato. Uno studio legale e una cattedra all’Università Bicocca di Milano. Susanna non ha mai fatto politica, ma a entrare nelle istituzioni ci ha provato, con un maldestro tentativo che il sindaco di Bergamo Roberto Bruni definì «pasticcio imbarazzante».
Era il luglio 2004, c’era la giunta da formare e nell’Idv scoppiò una guerra fratricida per la poltrona di assessore al Commercio. Da una parte il coordinatore provinciale Goffredo Cassader, indicato dagli organismi provinciali, dall’altra lei, Susanna che, sponsorizzata dal coordinatore regionale Giorgio Calò, era pronta a soffiargli il posto. «Un sopruso bello e buono, le scelte imposte dall’alto sono inaccettabili» denunciò Cassader prima di sbattere la porta del partito. Alla fine, fra i due litiganti il sindaco scelse un terzo, con Di Pietro a recriminare: «Non è colpa di Susanna se è mia moglie». Del resto, nella Dynasty dipietrista sono i valori familiari, che contano. Quelli che alle ultime elezioni hanno portato alla Camera il cognato di Susanna, Gabriele Cimadoro, ma anche Ivan Rota, cognato di Cimadoro. E che hanno procurato un posto di tesoriera regionale nell’Idv lombardo anche alla prima moglie, Isabella Ferrara la mamma di Cristiano e persino un ruolo nello stesso coordinamento Idv al suo nuovo compagno, Armando Guaiana.
Tornando a Susanna, il sodalizio con Tonino non si è mai rotto, nonostante una burrascosa separazione nel 2002. Furono gli anni di Mani pulite a cementarlo. Lei che in difesa della privacy di famiglia sbatteva la cornetta in faccia ai cronisti: «Stronzi». Lei che, chiamata dal Tribunale di Brescia a testimoniare nel 1996 al processo contro Cesare Previti e Paolo Berlusconi sulle dimissioni dell’ex pm, disse che no, lei non lo sapeva perché il marito avesse lasciato, mai letto un giornale mai visto un tg mai parlato con lui delle inchieste, «ne ero gelosa, mi portavano via il marito e il padre dei miei figli», insomma si erano imposti il silenzio, anche dopo, sulla politica, «per una scelta di sopravvivenza», ed ebbe un bell’affannarsi l’incredulo presidente Francesco Maddalo: possibile che non ne abbiate parlato?
Solo l’anno prima, Susanna era stata chiamata in causa in un altro procedimento, per aver collaborato con l’azienda di costruzioni Edilgest di quell’Antonio D’Adamo più volte inquisito per corruzione a Milano e che risultava intestatario di un telefono cellulare in uso a Di Pietro. Lui si difese così: «In realtà il telefono era in uso a mia moglie». Insostituibile, Susanna.



DI PIETRO IMMOBILIARE STORY - GUARDA CHE MURA
di Giulio Sansevero [ 06/07/2008]

lavocedellevoci

Spunta fuori un altro appartamento di Antonio Di Pietro. Il leader dell'Italia dei Valori l'ha acquistato il 16 marzo del 2006 a Bergamo. 178 metri quadrati di superficie catastale, 9 vani, il tutto per una cifra molto bassa: 261.661.000 euro. L'immobile si trova al terzo piano di via Locatelli 29, una delle arterie piu' pregiate della “city” orobica. Abbiamo consultato un immobiliarista del posto e ci ha detto che un appartamento di quella grandezza, in quella zona, nel 2006 poteva essere tranquillamente venduto a non meno di 500.000 euro.
Un vero affare dunque per l'ex pm di Mani Pulite. Come ha fatto a pagarlo cosi' poco? L'ha acquistato dall'Inail, che, proprietario di tutto lo stabile, lo ha ceduto nell'ambito della cartolarizzazione del suo patrimonio immobiliare. La vendita e' avvenuta il 10 novembre 2004 tramite un'asta con offerte segrete presso il notaio Giuseppina Santangelo. Il prezzo base era di 204.085 euro. A parteciparvi pero' non era Di Pietro stesso, ma Claudio Belotti, il compagno di Silvana Mura, deputata e tesoriera, nonche' socia dell'Associazione Italia dei Valori, la donna che insieme a Tonino controlla con pugno di ferro le finanze del partito. Belotti in un primo momento veniva escluso dal notaio e l'appartamento se lo aggiudicava per 245.000 euro la Bergamo House srl.
Il signor Mura pero' non desisteva e presentava un primo ricorso al Tar, che lo respingeva e infine al Consiglio di Stato, che invece lo accoglieva. In giudizio nessuno dei soggetti interessati resisteva al Belotti, nemmeno l'aggiudicataria provvisoria. E siccome l'offerta targata Belotti era piu' alta, l'appartamento veniva venduto definitivamente a lui. Quindi all'atto del rogito, Belotti, che aveva partecipato all'asta per persona da nominare, rivelava che questa persona era Antonio Di Pietro. L'ex pm pagava con 5 assegni non trasferibili della Banca Nazionale del Lavoro e diventava cosi' proprietario dell'appartamento. Se si consulta l'elenco telefonico di Bergamo, ci si imbatte in due numeri (uno e' un fax) intestati a Silvana Mura. Entrambi fanno riferimento alla stessa abitazione, sita proprio in via Antonio Locatelli 29. I due numeri, inoltre, sono gli stessi dell'ufficio di via Taramelli 28, ex sede storica della tesoriera nazionale dell'Italia dei Valori. La coincidenza fa pensare che ora la tesoreria sia stata trasferita nell'appartamento acquistato da Di Pietro.

partito circolare
Sarebbe interessante sapere se per caso la Mura sia semplicemente sua ospite (visto il notorio disinteresse per il denaro dell'ex magistrato) o se per caso l'appartamento in questione sia stato affittato all'Italia dei Valori, esattamente come accaduto per quelli di via Casati a Milano e di via Principe Eugenio a Roma, sempre di proprieta' di Di Pietro. In ogni caso niente di illecito, naturalmente; ma se cosi' fosse, sarebbe la conferma che nell'Italia dei Valori cariche e proprieta' immobiliari, partito e parentele, sono come gli assegni: circolari. Per Di Pietro, peraltro, e' stata una vera fortuna che tutto si sia concluso prima della formazione del governo Prodi, perche' se fosse stato ministro, per effetto di norme interne dell'Inail, non avrebbe potuto aggiudicarsi l'appartamento.
Se ogni cosa, come sembra, e' in regola, l'ex titolare delle Infrastrutture dovrebbe tuttavia spiegare alla pubblica opinione dove trovi tutti questi soldi per comprare un cosi' cospicuo numero di appartamenti. Perche' a questo punto cominciano ad essere davvero tanti. Soprattutto per uno che nel 2005 e nel 2006 ha dichiarato un imponibile rispettivamente di 175.000 e 183.000 euro.

L'ITALIA DEI MATTONI
Ma vediamo di ricapitolare il patrimonio immobiliare del leader dell'IdV. Fin quando e' stato magistrato Di Pietro ha acquistato una villetta a Curno dove era andato a vivere con l'allora compagna Susanna Mazzoleni e poco dopo, esattamente nel 1994, un'altra villetta attigua, di otto vani, dove attualmente risiede quando si reca nella cittadina lombarda e dove in una stanza “bunker” conserva il suo archivio personale.
Quando nel 1995 diventa docente all'Universita' di Castellanza, acquista a Busto Arsizio, con un mutuo e i proventi di alcune cause per diffamazione vinte, un grande appartamento di circa 300 metri quadri che trasforma in sede operativa del partito. La spesa e' intorno ai 250 mila euro. L'80 per cento dell'importo viene coperto con un mutuo agevolato. Una parte di questo appartamento nel 2001 ha ospitato un gruppo di carabinieri inviati in servizio a Malpensa dopo l'11 settembre.
Poi nel 1999, appena eletto nel Parlamento Europeo, acquista a Bruxelles un bilocale di 80 metri quadrati. Prezzo ignoto. Lo shopping immobiliare continua e il 3 gennaio 2002 compra un appartamento in via Merulana, a Roma, quello dove vive quando si trova nella capitale. Altri otto vani, per un totale di 180 metri quadrati. Un quarto piano molto luminoso pagato intorno ai 650 mila euro grazie anche ad un mutuo di 400 mila euro acceso con la Bnl.

LO  SHOPPING DI SUSANNA e C.
4 febbraio 2003. Di Pietro acquista a Montenero di Bisaccia, per suo figlio Cristiano, un attico di 173 metri quadrati. Sei vani e mezzo poi ampliati a otto e a 186 metri quadrati (piu' 16 di garage) grazie al condono edilizio del 2003. La spesa sostenuta e' all'incirca di 300 mila euro.
Meno di due mesi dopo, il 28 marzo, Di Pietro compra a Bergamo un quarto piano agli altri due figli, Anna e Toto. Sette vani e mezzo per un totale di 190 metri quadrati. L'appartamento e' situato in un elegantissimo palazzetto liberty di via dei Partigiani, una delle strade piu' belle del centro citta'.
Un giorno frenetico, quel 28 marzo. Presso lo studio del notaio Nosari, infatti, Susanna Mazzoleni, moglie di Di Pietro e madre dei tre ragazzi, acquista un appartamento di 48 metri quadrati, collocato anch'esso al quarto piano. La lista della spesa viene completata con due cantine e un garage, tutti in via dei Partigiani, tutti acquistati presso l'Immobiliare San Michele, rogitati lo stesso giorno e presso lo stesso notaio. Un esborso, dicono esperti immobiliaristi bergamaschi, intorno agli 800 mila euro. Chi ha pagato? Antonio Di Pietro o Susanna Mazzoleni?
Chi conosce Di Pietro sostiene che a pagare non puo' che essere stato il leader dell'Italia dei Valori. Nel 2004, consigliato da un notaio, Di Pietro decide di intestare all'An.To.Cri. (la societa' che prende il nome dalle iniziali dei suoi tre figli e che viene finanziata con prestiti personali del socio unico Di Pietro) l'appartamento che acquista a Milano in via Felice Casati: 9 vani per un totale di 190 metri quadrati. Il rogito avviene il 20 aprile. Il prezzo pagato e' 620 mila euro. Poco dopo An.To.Cri acquista a Roma un appartamento di 10 vani (stessa superifice, i canonici 190 metri quadrati) in via Principe Eugenio, non distante da via Merulana, dove Di Pietro abita. La spesa sostenuta e' intorno ai 900 mila euro. Di Pietro si accolla due mutui che accende presso la Bnl, 276 mila euro da rimborsare entro il 2015 per l'appartamento milanese, 385 mila per quello romano, da restituire entro il 2019. E com'e' noto le rate dei mutui Di Pietro le ricavera' (salvo poi ripensarci in seguito alle poche notizie comparse sull'affaire), dall'affitto versato all'An.To.Cri. dall'Italia dei Valori.
Siamo al 2005: il 23 dicembre Susanna Mazzoleni acquista un piccolo appartamento di due vani e mezzo nella centralissima via del Pradello e sempre lo stesso giorno diventa proprietaria di un ufficio di quattro vani e mezzo, 90 metri, ubicato nella medesima palazzina. Totale del valore tra i 400 e 500 mila euro. Ha pagato l'avvocato Mazzoleni che, come e' noto a Bergamo, di fatto non esercita piu' alcuna attivita' forense? Nel 2006, come sappiamo, Di Pietro acquista l'appartamento di via Locatelli a Bergamo, mentre nel 2007 l'ex ministro avvia l'impegnativa ristrutturazione della masseria di famiglia a Montenero di Bisaccia.

MONTENERO SUPERSTAR
La casa viene interamente demolita e ricostruita ex novo, con un considerevole ampliamento, giungendo ad un'estensione di circa 450 metri quadri, articolati in 12 vani e mezzo. La spesa per i lavori supera i 180 mila euro.
Nel corso degli anni Di Pietro, sempre nella natia Montenero, ha messo insieme 32 appezzamenti di terra, molti dei quali minuscoli, per un totale di 16 ettari di proprieta'. Alcuni di questi li ha ereditati dal padre e altri li ha riscattati dai familiari, difficile pero' ricostruire quanto abbia speso. Nel 2008, infine, il leader dell'Italia dei Valori acquista per sua figlia Anna un altro appartamento a Milano, in piazza D'Ergano: 60 metri quadrati nel quartiere della Bovisa. Costo intorno ai 300 mila euro.
A fronte di queste spese, Di Pietro ha venduto l'ufficio di via Milano, a Busto Arsizio, 300 metri in un zona piuttosto depressa che insieme ai garage di pertinenza ha fruttato intorno ai 400 mila euro, una parte dei quali, almeno 100 mila, restituiti alla banca che aveva erogato il mutuo. Secondo quanto ha dichiarato al giudice romano Luciano Imperiali con questi soldi, non piu' di 300 mila euro, avrebbe acquistato l'appartamento di via Felice Casati a Milano e quello di via Principe Eugenio a Roma, poi venduto nel corso del 2007.
Ma i conti non tornano. All'appello mancano tra i 400 e i 500 mila euro. E tutti i soldi per comprare gli altri appartamenti? Perche' Di Pietro tra il 2002 e il 2008 ha sborsato oltre quattro milioni di euro per acquisire immobili, per se' o per la famiglia. Incassando per vendite circa un milione di euro al netto dei mutui restituiti. A questo si aggiungano le spese sostenute per mantenere la moglie, i tre figli e i tre nipotini, tutti con un tenore di vita altissimo. A differenza di lui, Tonino, che da vero contadino spende poco sia per vestire che per mangiare e quello che risparmia lo investe tutto nel classico mattone.