Sistema italiano corruzione diffusa, un Dna immutabile.

Aggiungo all'editoriale di E.G. della Loggia sul Corriere, (che se uno prende un
 editoriale sul tema, scritto 40 anni fa, troverà le stesse argomentazioni, a dimostrare la assoluta immutabilità di tutto), che la corruzione, che lui non definisce, non è solo un qualcuno che da del denaro a qualcun altro, in cambio di qualcosa, ma è definibile come fare o non fare, ovvero dare o non dare qualcosa, qualunque, in cambio di un fare o non fare o dare o non dare dall'altro, sottinteso, che non si potrebbe essere certi di conseguire ANCHE IN PRESENZA DELLA GIUSTA PRETESA DI CONSEGUIRE. Ciò significa che il sistema si attende che qualcuno che potrebbe anche aver diritto a ricevere o avere o fare qualcosa, non sia sicuro di conseguirlo, proprio perchè il sistema è manifestamente corrotto, e quindi spinge gioco forza a cercare di ottenere ciò che spetterebbe, anche con metodi corruttivi. Esempio: si deve fare un ampiamento di una casa, ma l'ufficio pubblico competente, comincia a fare lungaggini, cita norme e regolamenti farraginosi, infine il cassetto dove è collocata la pratica non si apre  e la chiave non si trova. Per contro, qualcun altro, in situazioni simili, ha ottenuto rapidamente i permessi che spettavano e si viene a sapere che è amico o parente o compagno di politica di qualcuno che  si ritiene in grado (magari sbagliando, ma  a pensar male...), di influire favorevolmente sul buon fine della pratica. Fin qui, è possibile, che nessuno abbia attuato manovre di corruttela, ma è chiaro che il sistema, così come descritto, non può che stimolare alla corruzione, lasciando credere che solo in tal modo, il cassetto si apirà e la licenza dovuta, sarà finalmente concessa. Quindi, le lentezze burocratiche ingiustificate, le apparenti disparità  di trattamento e altre caratteristiche, sembrano poste in atto e mantenute per spingere a cercare strade più corte, compresa la corruzione. Si capisce che l'Italia è un tipico paese confinante con Spagna, Portogallo, Grecia e Sud America, cioè un paese del tutto latino, con tendenza diffusa anche alla corruzione, che poi è il senso del pezzo di Galli della Loggia. (negli usa, il parlamento è in massima parte composto da gente corrotta, nel senso che sono eletti tramite i contributi di lobbies, di cui poi sono esponenti e sostenitori: per questo è difficile fare leggi di riforma del sistema di Wall Street, perché il Parlamento finirebbe per non approvarle, nessuno ha mai pensato a questa semplice osservazione? Dunque Obama può dire tutto quello che vuole ma spetta alla House of Representatives, convalidare i suoi progetti). Basta entrare in una Caserma delle forze dell'ordine, e leggere il pezzo sotto, per sentirsi ridere in faccia, probabilmente considerati dei pazzoidi provenienti da Marte e per contro, nessuno, dal vicino di casa al verduraio, al ragioniere, se veramente incalzati di fronte al pubblico, diranno che nessuno di loro ha mai saputo che i concorsi sono falsati in massima parte eccetera, a cominciare, per ovvie ragioni, dagli avvocati, dai professori universitari e dai politici. Basta vedere sul web, un qualsiasi programma di approfondimento sull'Italia vista dalla BBC inglese, per capire quanto ampia è la differenza tra le pene per  chi compie corruzioni tra i due paesi. Ma è giusto, se da noi per una corruzione gigantesca, si manda tutto in cazzeggio, finendo in penne risibili, ciò rappresenta esattamente quello che è atteso dai rispettivi cittadini: da ua parte, anni di galera e ostracismo sociale, dall'altra, un patteggiamento e magari un premio sociale.

Lo sa che i concorsi più vari (non solo le gare d’appalto!) sono sempre, in misura
maggiore o minore, manipolati? Riservati agli amici e ai protetti quando non direttamente truccati in un modo o nell’altro dai concorrenti con la complicità delle commissioni, e il tutto naturalmente in barba a ogni credo politico? E che colore politico pensa che abbia l’evasione fiscale dilagante? O i tentativi a cui si dedicano incessantemente milioni di italiani di violare i regolamenti urbanistici ed edilizi in tutti i modi possibili e immaginabili (spessissimo riuscendoci grazie all’esborso di mazzette)? E a quale schieramento politico addebitare, mi chiedo, il sistematico taglieggio che da noi viene praticato da quasi tutti coloro che offrono una merce o un servizio al pubblico, come le società autostradali, quelle di assicurazione, le compagnie telefoniche, le compagnie petrolifere, quelle aeree, le banche, le quali tutte possono a loro piacere fissare tariffe esagerate, imporre contratti truffaldini, balzelli supplementari, clausole capestro, sicure dell’impunità? Sì lo so, tecnicamente forse non è corruzione. Ma so pure che in molti altri Paesi comportamenti del genere sono severamente sanzionati anche sul piano penale. Da noi no, sono considerati normali. Perché?
La risposta è nella nostra storia profonda, nei suoi tratti negativi che i grandi ingegni italiani hanno sempre denunciato: poca legalità, assenza di Stato, molto individualismo anarchico, troppa famiglia, e via enumerando. Perciò l'Italia è apparsa tante volte un Paese bellissimo ma a suo modo terribile. E lo appare ancor di più oggi, dopo aver perso anche gli ultimi pezzi delle sue fedi e dei suoi usi antichi. Più terribile e incarognito che mai. Più corrotto. Spesso queste cose le capisce per prima l'arte, e in particolare il cinema, il nostro cinema, a cui tanto deve la conoscenza di ciò che è stata ed è l'Italia vera. Quell'Italia vera che riempie, ad esempio, le immagini dell'ultimo film di Pupi Avati, Il fratello più piccolo, in arrivo proprio in questi giorni nelle sale cinematografiche. Un ritratto spietato di che cosa è diventato questo Paese: una società dove gli unici «buoni» sembra non possano che essere dei disadattati senz’arte né parte; dove, nell'ultima scena, dal volto pur devastato e ormai annichilito di un grandissimo De Sica, ladro e canaglia ridotto all'ozio forzato su un terrazzino di periferia, non cessa tuttavia di balenare il guizzo di un’inestinguibile mascalzonaggine. È di una lucida resa dei conti del genere che abbiamo bisogno; di guardare a fondo dentro di noi e dentro la nostra storia. Non di credere, o di fingere di credere, che cambiare governo serva a cambiare tutto e a diventare onesti.