Angelo Izzo la belva del Circeo,sposato felicemente.

Angelo Izzo si è sposato, mentre in Tv andava in onda il macabro spettacolo del
processo alle sue ultime gesta criminali. Ce lo siamo detti tra colleghi: il processo a Izzo non si doveva fare, in quanto trattasi di una personalità narcisistica su cui si impianta una chiara psicopatia sessuale pluridifferenziata, il tutto su una base di regolazione umorale tipicamente ipermaniacale. Vale a dire, una persona totalmente disturbata e gravemente pericolosa per gli altri. In conclusione, il processo non doveva esserci, in quanto un professionista esperto di psicopatologia e disturbi mentali, non avrebbe potuto che caldeggiare la sua permanenza nel regime carcerario, senza alcuna possibilità di uscire. Di quei professionisti, psicologi e altre figure che hannno seguito il percorso dell'Izzo in carcere, preferiamo non parlare, altrimenti dovremmo spararne di grosse e non ci va. Ma tutto il sistema che ha ruotato intorno a Izzo non ha funzionato, proprio no, neanche un poco; e quel poco è stato devastante. Qualsiasi esperto di personalità psicopatica, complicata o meno da altri disturbi, specie  se attivata anche dal
sesso e da componenti sadiche (presenti in Izzo), sa per forza che al momento non esistono metodiche di recupero, con buona pace di tutto il coro social politico di sinistra e destra, con annessi professori ed esperti della materia, schierati ideologicamente. Non c'è un solo caso simile a quello di Izzo, conclusosi con un valido e sicuro recupero sociale e personologico.  Se c'è, me e ce lo indichino.
Free Image Hosting at www.ImageShack.usConclusione: mancata diagnosi nel '74, quando Izzo fu arrestato diverse volte; mancata diagnosi nel '75, dopo la strage del Circeo, che costò la vita a una sola persona; nessuna valida diagnosi e previsione futura realistica, durante il regime di detenzione, che doveva essere a vita. Risultato: altre due vittime ignare e Izzo di nuovo a processo, una farza di processo, svolto verso chi è in grado di capire ma non di cambiare. Ma c'è anche un altro aspetto della vicenda Izzo da considerare:
Quello che “Un giorno in pretura” non può raccontare è che tutta questa storia non sarebbe iniziata se egli non fosse in realtà divenuto un burattino nelle mani di apparati politici deviati e dei servizi segreti: come emerge da alcuni passaggi del bel libro “Destra estrema e criminale” di Mario Caprara e Gianluca Semprini, le sue versioni su varie stragi di stato sono sempre state guidate da personaggi ambigui decisi a deviare il percorso naturale delle indagini. E comunque, Izzo è stato ammesso al regime dei collaboratori di giustizia, questo è sicuro.
IZZO DOVEVA ESSERE SENTITO SULL' OMICIDIO DI PECORELLI
Repubblica — 03 settembre 1993 pagina 19 sezione: CRONACA
ROMA - Angelo Izzo, uno dei tre "mostri del Circeo", evaso la scorsa settimana, doveva essere interrogato dal sostituto procuratore di Roma, Giovanni Salvi, nell' ambito dell' inchiesta sull' assassinio del giornalista Mino Pecorelli, omicidio per il quale ha avuto un avviso di garanzia anche il senatore Giulio Andreotti. Ma Salvi non era l' unico magistrato che aveva intenzione di ascoltare il neofascista che, in carcere, era diventato un ambiguo "collaboratore della giustizia". Anche il giudice Leonardo Grassi, che conduce l' inchiesta-stralcio sulla strage di Bologna, sembra avesse l' intenzione di risentirlo. E altri giudici, a Roma, a Palermo e sembra anche a Milano volevano "chiarimenti" dall' ergastolano che, per la sua buona condotta, avrebbe avuto ben presto la semilibertà. "Una fuga strana, molto strana" ha sottolineato Grassi che ha ricordato come Izzo iniziò a collaborare col giudice di Firenze, Pier Luigi Vigna. Ed anche il sostituto procuratore Giovanni Salvi, pur sostenendo che la presunta "fuga" di Izzo non è da mettere in relazione con la sua intenzione di interrogarlo di nuovo, è comunque perplesso. Al magistrato, Izzo aveva parlato delle "confidenze" ricevute da "Giusva" Fioravanti il quale, secondo il pentito, aveva partecipato al delitto Pecorelli. Va detto che Izzo aveva già accusato Fioravanti dell' omicidio dell' esponente dc siciliano Piersanti Mattarella, risultando poi "inattendibile". Ma Salvi voleva interrogare il pentito sui suoi rapporti con altri neofascisti e tra questi ed esponenti della malavita organizzata. E il "filo nero" delle presunte rivelazioni di Izzo arriva addirittura al caso Moro, al tentativo di coinvolgere la mafia nella "mediazione" con le Br per liberare il presidente dc. Intanto, proseguono le indagini della polizia per ricostruire la "fuga" del neofascista. Secondo quanto s' è appreso, la Digos romana ha identificato la località, probabilmente italiana, nella quale Izzo è stato visto l' ultima volta. La località non sarebbe in Piemonte e si avvalora sempre più l' ipotesi che Izzo sia arrivato in Croazia, passando forse per Trieste. Quello che non è stato ancora accertato è se il neofascista abbia effettivamente compiuto questo viaggio da Roma volontariamente o se costretto da qualcuno. Un particolare appare sconcertante. Al momento della fuga, Izzo non aveva con sé molti soldi, sembra meno di un milione. Inoltre, qualcuno deve avergli per forza fornito documenti falsi. Ad Alessandria, la polizia non ha voluto rivelare il nome della località dove il "mostro del Circeo" sarebbe stato visto l' ultima volta. Ma il dirigente della Digos, Taverna, ha confermato che sono stati sentiti alcuni testimoni e che è stato ricostruito il tragitto percorso da Izzo dal carcere di Alessandria a Roma e il viaggio di ritorno fino alla città dove si sono perse le tracce. Secondo gli inquirenti ci sono le stesse probabilità che Izzo si trovi ancora in Italia o che abbia trovato rifugio all' estero. Ci sono, poi, ulteriori elementi sconcertanti. Coincidenze, forse, ma in questi anni di strategia della tensione, di "trame" più o meno occulte, spesso le "coincidenze" non erano tali. La Digos romana sembra aver sposato la tesi che Izzo si trovi nella ex Jugoslavia, in particolare in Croazia. E nel rapporto della Dia sulle bombe di Roma, Firenze e Milano c' è una "pista croata" che porta agli stessi ambienti ben conosciuti da Izzo: terrorismo neofascista, "Cosa nostra", malavita organizzata romana (banda della Magliana). Izzo, poi, è fuggito in concomitanza con l' annuncio, da parte del vicecapo del Servizio Centrale operativo della polizia, Antonio Manganelli, che si stava facendo luce sugli intrecci che hanno portato alle azioni criminali con il sistema delle auto-bomba. Infine, sempre dal rapporto Dia, si comprende che forse c' è l' intenzione di Pippo Calò, il tesoriere di "Cosa nostra" incriminato e condannato per la strage sul treno 904, di "collaborare con la giustizia". Su cosa? Forse sui rapporti tra mafia, politici siciliani e romani, terrorismo. Gli stessi "cavalli di battaglia" del pentimento di Angelo Izzo. - di CLAUDIO GERINO

Dott. Alfredo Lorenzi Viareggio
psicologia infantile e dell'adolescenza
Viareggio Lucca 338 9088110
alfredolo501@libero.it
Laurea in Psicologia indir. Sviluppo infantile - Firenze
Laurea in Biologia indir. psicofisiologico - Pisa
Area dei ritardi e disturbi pervasivi di sviluppo materno infantile
Ricercatore a Biosincr Basilea - Swiss
Visiting research at Davis Institut Ucla - California
Autore di studi e rcensoni, e di un volume in inglese:
Violent Behavior Psychology, 2005 Amear NY.
Primo cap. italiano http://www.scribd.com/full/2335000