C'è lo scandalo Quadra rimandiamo di un mese.

L'imprenditore dopo l'incontro con Renzi: "Gli ho detto: mi sono rotto i coglioni,
 io"   LA REPUBBLICA Edizione FIRENZE - 4 marzo 2010 pag. I e III

Era quasi fatta, l'affare Panificio militare stava per rimettersi in moto, forse per giungere finalmente a conclusione. Poi è arrivata l'inchiesta Quadra e ha raffreddato improvvisamente Palazzo Vecchio.
Sono quasi le nove della sera del 21 ottobre. Riccardo Fusi di Baldassini Tognozzi Pontello ha appena incontrato Matteo Renzi. Ha parlato del Panificio militare ed è soddisfatto, perché il sindaco gli ha annunciato come imminente il via libera alla ristrutturazione dell'immobile, che è di proprietà di una società del gruppo. Chiama un suo socio, Lorenzo Nencini, e racconta. Fusi: «... e quindi praticamente a me ha dato tutte le linee guida, praticamente ha già dato mandato all'avvocatura del Comune di procedere in questo senso, avanti su quello che è la proposta di demolizione di tutto». Ancora: «ricostruzione della stessa superficie, come metri quadri, con la possibilità di trovare praticamente il modo di fare un asilo sui 300 mq, praticamente con la possibilità di avere poi, come si dice, il...». Nencini: «l'equivalente dei metri quadri in più che gli si dà a loro...». Fusi: «Sì, lui questa cosa ha detto: "guardate il progetto, io vorrei che la superficie non si toccasse". E poi dice: "voglio dei parcheggi", quindi va fatto due piani sotto terra. Ecco, questo è il discorso». Più avanti Nencini chiede: «Con quale progetto in mano ha dato l'ok di portarlo avanti? Con quello che era fatto da quello spagnolo?» (sarebbe il celebre architetto Moneo, Ndr). Fusi: «No no, assolutamente, lo spagnolo prevede un monte di metri in più. Viene demolito e ricostruito tutto con il progetto che noi abbiamo già fatto, che ha fatto praticamente lo "Studio Arx" di Firenze, che poi sarebbe lo studio che abbiamo in via Alfieri, quello sotto lì, sarebbe il fratello di Di Nardo e quegli altri architetti...». Nencini: «Sì, sì, ma era un progetto che te eri contento?». Fusi: «Sì, sì, sì, sì, non è mica casa mia o tua, io quando ci fanno gli appartamenti normali con tutto normale, Lorenzo, a noi ci va bene. Poi sai, sui progetti è sempre molto soggettivo. Se tu mi chiedi il parere del progetto, ti dico "fa schifo". Cioè, se tu
 mi dici quello dello spagnolo è uguale... Però questi sono appartamenti, tanto noi si vende il progetto, quindi io sono tranquillo, a me l´importante è che si possa demolire per fare appartamenti veri e non dei bugigattoli».
Fusi parla anche con il padre di Lorenzo, Leonardo Nencini. Fusi: «E' stata una grandissima riunione ma, sai, era anche un Fusi in forma, perché gliene ho dette di tutti i colori, sicché (ride) gli ho detto: «"Guarda mi sono rotto i coglioni io, capito?" Ma non c'è stato, devo dire la verità, nessun momento di rottura perché praticamente mi ha dato ragione a 360 gradi».
Una settimana dopo, il 28 ottobre, l'entusiasmo di Fusi lascia il posto alla rabbia. L'imprenditore scopre che ci sono novità che non gli piacciono, e chiama Bruno Cavini, uno degli uomini di fiducia di Renzi. Colpa dell'esplosione dello scandalo Quadra. Il giorno precedente ci sono stati degli arresti. L'inchiesta investe in pieno l'edilizia delle classi 6, della demolizione di vecchie fabbriche o magazzini con costruzione di edifici assai più voluminosi. I cortili si riempiono, i cittadini sono furiosi. E proprio sull'ex panificio militare l'opposizione è durissima. Fusi: «Stamattina mi chiama l'avvocato, va bene? E mi dice: "tutto a posto, s'è già fatto tutti gli atti, come devono essere fatti e tutto", dice che dal Comune lo chiamano stamani e gli dicono: "siccome ci sono articoli sui giornali su questa cosa, bisognerebbe rimandare di un mese e mezzo, però nel frattempo andrebbe rimandato il Consiglio di Stato". Ma è una follia pura, tutto impossibile, perché noi non si può né rimandare nulla né si può aspettare, cioè, è una follia, che ci s'entra noi con gli articoli di questi giorni delle cose che hanno fatto gli altri, noi non si sta mica chiedendo nulla di cui si deve avere problemi, capito?». Cavini: «Io non ti so assolutamente dire nulla di questo».