Fagioli ex mito anni settanta e di Bertinotti.

Io l'ho seguito incuriosito in un confronto Tv, sulla Rai, circa 15 mesi fa, dove
( altro post Qui)aveva di fronte una bella donna di 30 anni, avvocato, che aveva cambiato sesso, sposata e realizzata nella professione. Con il suo aspetto sobrio e femminile, la signora rispondeva alle mosse del Prof. Fagioli, il quale sosteneva, in base a quellle famigerate e obsolete teorie psicoanalitiche di inizio novecento, che quello che non lo convinceva erano dei punti che riguardavano comunque la psicodinamica della personalità, sempre in base alle succitate teorie, di cui il Fagioli è esponente e anche teorizzatore. Un personaggio professionalmente criticato anche dal recentemente scomparso Prof. Lalli, sempre da posizioni psicoanalitiche, ma di spessore a mio avviso, più rigoroso, per quanto quelli come me, non ne subiscano alcun fascino, cercando, con difficoltà, di tenersi dentro gli steccati del discorso scientifico e neuroscientifico. (Kandell e altri grossi nomi della ricerca neuroscientifica si sono messi a giocare da qualche anno, con il tentativo di agganciare le conoscenze biologiche alle teorie psicoanalitiche, e vedremo cosa partoriranno, li aspettiamo al varco). Comunque l'idea che ricavavo dalla visione del Fagioli con la signora, mi sembrava quella di una persona un poco squilibrata, solipsistica, affrontata da una bella figliola, che pacatamente spiegava che non c'era alcun punto problematico, che era una donna, si comportava e si sentiva tale e tutto le funzionava normalmente nella vita, nell'amore e nella professione: dichiarandolo senza enfasi, con calma e appropriatezza, da vera signora. Se i maestri dei Bertinotti sono i Fagioli, ci
siamo detti con un collega, si capiscono tante cose del recente passato politico di sinistra. Un altro dei genietti della psichiatria psicodinamica colta della sinistra, l'ho sentito qualche tempo fa, cercando di precisare che lui è un medico e uno scienziato, uno psichiatra, nel tentativo di avvalorarsi dopo aver trascorso 40 anni  a riempire fogli di carta con astrusi richiami  alla teoria psicoanalitica. Almeno rimanga fedele a se stesso fino in fondo e non tiri in faccia a gente come me la sua appartenenza al mondo scientifico, cui non ha contribuito in niente, se non a far apparire la psichiatria come una materia da sociologia medica, con una spruzzata di psicodinamica, all'epoca, negli anni sessanta e settanta, tanto chic. Di questa persona non faccio il nome, ma è del Nord, per chiarirci. C'è poi un'altro genietto della psichiatria di sinistra, uno di quelli cui gli psichiatri che presiedevano i gruppi di autocoscienza femminile si ispiravano, e ancora oggi, si atteggia a maestro della psichiatria, e della cura dell'abuso da sostanze. Ma per quanto posso vedere, studi e pubblicazioni, roba seria, di quella che si legge in inglese e ben accreditata, io ne ho vista pochissima, quasi nulla. In compenso ho qui un libricino, un tascabilino con la copertina verde oliva marcia, acquistato in una bancarella di una fiera: Guida alla psicoterapia, di Luigi Cancrini, Editori Riuniti (comunisti). Il suo curriculum lo potete leggere qui luigicancrini.it/Curriculum  Un breve assaggio: Luigi Cancrini, psichiatra e psicoterapeuta di formazione psicoanalitica e sistemica, ha fondato negli anni Settanta il Centro Studi di Terapia Familiare e Relazionale del quale è presidente. La sua attività si è sviluppata inizialmente nel clima delle battaglie culturali contro l’emarginazione del diverso nelle scuole (le classi differenziali e speciali) nella psichiatria (gli ospedali psichiatrici), nel campo della dipendenza e dei comportamenti antisociali (il carcere). Di queste condizioni egli ha continuato ad occuparsi collegando le manifestazioni della diversità al disagio della persona, tentando di allargare i confini tradizionali della pratica psicoterapeutica e impegnandosi, a livello politico e divulgativo, per il riconoscimento della sua importanza. L’attività politica si è sviluppata tutta all’interno del PCI. Fra le responsabilità più importanti ci sono state quelle di Consigliere e di Assessore Regionale del Lazio, di responsabilità nazionale per le tossicodipendenze e per la psichiatria, di Ministro del Governo Ombra di Achille Occhetto.
E se qualcuno pensa che lo scrivente sia un uomo di Berlusconi, aggiungo che in Lotta Continua, persone come Cancrini e le sedute di autocoscienza femminile guidate dallo psichiatrone di turno era roba che odiavamo almeno quanto i compagni della FGCI, a partire dal super figo D'Alema, Mussi, Russo, Fuksas, tutti in giacca e calzoni buoni, eccetera, che a Pisa andavano a mangiare nelle migliori osterie con i soldi di papà e del partito, mentre noi ci portavamo il panino da casa, fatto da mamma. Chiaro? Volete impiccare il Berlusconi all'albero maestro, fatelo, per noi, è solo una roba disgustosa al pari di gente come D'Alema e Veltroni. E se mi dite che la gente li vota, vi rispondo che quando mai la gente dovesse farli scappare e inseguirli con le forche, allora, per darvi ragione, ci saremo anche noi, quel giorno. a. marini   perdentipuntocom.  Clicca per ingrandire.
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di Miguel Martinez - kelebek.splinder.com.

Tempo fa, ho messo in rete un brano - in realtà un semplice articolo di giornale con una mia nota - sullo psicoterapeuta romano, Massimo Fagioli.
Massimo Fagioli è diventato brevemente famoso quando è emerso il suo ruolo di consigliere di Fausto Bertinotti, nonché di ispiratore di varie improbabili svolte e del fumoso linguaggio "non violento" dell'allora capo di Rifondazione Comunista.
Un conclamato ammiratore e presumiamo seguace sostiene addirittura che Massimo Fagioli "insegna a discepoli del calibro di:Fausto Bertinotti,Pietro Ingrao,Franco Giordano, Gennaro Migliore, Piero Sansonetti,Giuliano Pisapia, Sandro Curzi, R.Gagliardi...in breve, annovera tra i suoi estimatori tutto il gruppo dirigente che conta nel partito di Rifondazione Comunista."
Il rapporto con Rifondazione Comunista è mutato quando l'elettorato ha giustiziato
Bertinotti; e Fagioli è passato con Pannella, addirittura presiedendo il convegno dei radicali a Chianciano Terme lo scorso 29 giugno. Massimo Fagioli mi interessa invece perché il suo movimento rappresenta un ottimo esempio di ciò che la gente chiama, piuttosto impropriamente, una "setta". Si tratta infatti di un gruppo a guida autoritaria, che rivendica poteri straordinari - Fagioli rivendica quello, unico nel mondo, di "guarire dalla follia".
Grandi folle di "fagiolini" frequentano le sue oceaniche "analisi collettive" e generano un flusso non indifferente di denaro. La setta psicoterapeutica è tutt'altro che una rarità: qui abbiamo parlato anche del caso dell'Ontopsicologia di Antonio Meneghetti, ad esempio. Il tema mi interessa per una vecchia questione in cui mi sono scontrato con i monopolisti della ricerca italiana sulle "sette", come Massimo Introvigne del CESNUR. Per costoro, non esistono sette ma "nuovi movimenti religiosi" di cui la società diffida perché sono ancora poco conosciuti.
Mentre - per farla breve - per me esiste un modello sociologico di gruppo totalizzante, che può assumere tanto un aspetto religioso quanto un aspetto commerciale, psicoterapeutico o politico.  Né io né Introvigne apprezziamo il termine "setta", ma il suo approccio nega l'esistenza dell'oggetto stesso che il termine dovrebbe descrivere; quando io preferisco parlare di "imprese dell'immaginario", un termine che ci permette anche di inserire tali gruppi nella piena modernità. Il mio post su Massimo Fagioli ha suscitato diversi commenti molto intensi, nonché vari messaggi in privato: si tratta di un tema che interessa davvero molti. Ogni ricerca sulle cosiddette psicosette deve affrontare un problema. Infatti, la psicoterapia è per sua stessa natura discorso e discorso a proposito di un oggetto evanescente. Questo fatto strutturale si presta facilmente a ogni sorta di gioco linguistico e manipolazione, dove brillanti rimandi e luccicanti simboli o al contrario estreme semplificazioni e banalità possono facilmente mascherare il vuoto. Ecco perché vi segnalo un testo critico su Massimo Fagioli di eccezionale chiarezza. Si tratta di Tramonto di una illusione. Dalla 'fantasia' al potere, di Nicola Lalli, uno psichiatra morto alcuni mesi fa, che in passato aveva sostenuto Fagioli. Credo che il testo di Nicola Lalli, che si può leggere in rete, andrebbe letto anche da chi non sa nulla di Massimo Fagioli, ma si interessa alle tematiche delle cosiddette "sette".
P.S. Il lettore attento noterà che ho già rubato per il mio sito una frase che ho trovato nello scritto di Nicola Lalli.


da Corriere della Sera del 1 marzo 2006, pag. 12
di Fabrizio Roncone

Forse si puo scrivere: è tornato Massimo Fagioli. L'ex guru degli anni Settanta, l'ex giovane e talentuosa promessa della psicanalisi freudiana, che scosse, e secondo alcuni deturpò, fino a guadagnarsi l'esaltante e faticosa fama di eretico (estesa poi, con il trascorrere del tempo, anche alla politica e al marxismo). Assemblee trasformate in psicoterapia di gruppo, le signore dei salotti radical-chic pazze di lui, plotoni di militanti che a sinistra cominciavano a farsi chiamare «fagiolini». Il Maestro aveva fascino e carisma, genialità e astuzia: sono passati trent'anni, sembrava roba da archivio e invece no, invece Massimo Fagioli sta di nuovo facendo parlare di sè. Pur di affidargli una rubrica, Ivan Gardini, figlio di Raul, editore di Left, il settimanale nato dall'esperienza di Avvenimenti, non esita a licenziare Adalberto Minucci e Giulietto Chiesa, direttore responsabile e condirettore. Ma non solo: pochi mesi fa, il volto - e il pensiero? - di Fagioli è accanto a quello di Fausto Bertinotti. Il segretario di Rifondazione comunista presenta la sua candidatura alle primarie dell'Unione. Libreria «Amore e psiche». Folla che applaude. Lui che saluta sulla porta. E Bertinotti che, a sorpresa, in una serie di interviste, prende le distanze dai violenti dei centri sociali, dal tafferuglio organizzato, dal movimentismo più estremo.
«La verità è che gli incontri con Massimo Fagioli cambiano le persone». Marco Bellocchio, uno dei maestri del cinema italiano, è autorizzato a dirlo. «A Massimo attribuisco la capacità di curarmi e una grande intelligenza. Lo conobbi una mattina del 1977, a Villa Massimo, sede universitaria in assemblea permanente, dove io entrai con lo scetticismo dell'intellettuale curioso ma pieno di dubbi. Ebbene, in queste ore, posso dire che non è Massimo ad essere tornato: ma sono gli altri ad averlo ritrovato, ricercato, riscoperto».
La storia accaduta al settimanale Left è, in tal senso, emblematica. «In quel microcosmo è evidentemente in atto, credo, uno scontro ideologico. L'editore, probabilmente, crede in Massimo e nel suo pensiero, che è sempre stato malvisto da una certa ortodossia comunista». Le sue critiche al marxismo... «Che fallisce, dice Fagioli, perche alla fine si occupa solo del materiale, dell'economia, e non accetta di prendere in esame la psiche, la malattia...». Questi discorsi hanno fatto discutere e sembravano, però, archiviati. «E invece no, sono attualissimi. Il pensiero di Massimo è modernissimo. Basti vedere cosa ha prodotto il suo incontro con Bertinotti, l'innesto del suo pensiero con quello del segretario che, improvvisamente, prende le distanze dal conflitto violento». Bertinotti che se lo tiene accanto, un editore di sinistra che lo vuole come commentatore fisso... «Chi si è perso e ha bisogno di lui, lo cerca. Ma sono ancora pochi, ad avere questa esigenza. La cultura dominante è, infatti, sempre molto sospettosa... D'altra parte, una classe politica così arrendevole davanti a certi temi della cattolicità, della religiosità, così piegata sulla razionalità... beh, era e resta preoccupata, imbarazzata, impreparata ad affrontare l'irrazionalità dell'individuo, il suo inconscio...». Con il rispetto dovuto, forse è possibile dire che Marco Bellocchio usa i toni, ha il fervore del ”fagiolino” che non ha mollato, mai, il Maestro. «Non è un mistero che il mio rapporto con lui sia ancora molto stretto. Sebbene, la collaborazione artistica si sia interrotta”. Tre film - Il sogno della farfalla, La condanna e Il diavolo in corpo - e su quest'ultimo set, poi, polemiche aspre, accuse di plagio e... «Menzogne. Stupidità. Fui io, durante le riprese del film Il diavolo in corpo, a chiedere aiuto a Massimo che, nel volgere di pochi giorni, divenne praticamente il regista del regista. Pur non sapendo nulla di cinema, egli seppe infatti rivitalizzare la mia fantasia, mi fece trovare immagini, provare sensazioni...”. Senta, Bellocchio: lei adesso è candidato con la Rosa nel pugno, la federazione dei Radicali e dei socialisti. Ecco, in questa sua scelta, c'entra qualcosa ancora Massimo Fagioli? «Mi ha chiamato Marco Pannella. Mi ha spiegato che hanno bisogno di visibilità. Il mio nome e cognome, forse, potrà essergli utile. E io mi sono messo a disposizione. Sono laico. No, stavolta Massimo Fagioli non c'entra niente”.



I Fagioli di Bertinotti: ecco il guru che psicanalizza la sinistra chic
articolo di Giancarlo Perna - lunedì 09 luglio 2007, 07:00 
L’incontro col leader di Prc e un legame inossidabile. Da 32 anni il medico romano sottopone a terapie di folla centinaia di persone a 10 euro a testa
I Grandi della Terra hanno consiglieri segreti. In passato, lo zar Nicola consultava il veggente Rasputin. Oggi, il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, è ispirato dal santone Massimo Fagioli, uno psichiatra. Mentre la storia dei due russi è nota, quella della coppia italica è ancora da scrivere.
Da alcuni anni, Fausto è spesso in compagnia dello psichiatra Max. Non perché sia in cura, essendo uomo di sperimentata sanità mentale, ma per scambi di vedute che col tempo si sono fatte più avvolgenti fino a raggiungere quello stadio sublime delle relazioni umane detto osmosi.  Qualcuno, infatti, parla di «matrimonio» tra Bertinotti e Fagioli. Nozze intellettuali, s’intende, tanto che agli incontri partecipa anche la signora Lella, consorte del presidente da mezzo secolo. Cosa abbiano da dirsi politico e strizzacervelli resta avvolto nella nebbia per tutti, salvo che per i protagonisti della vicenda. L’intesa, in ogni modo, genera vasti effetti sia in Rifondazione comunista, il partito di Bertinotti, e nella stampa fiancheggiatrice, sia nel mondo dei seguaci di Fagioli, detti «fagiolini».

Per raccapezzarsi, bisogna sapere chi è Fagioli.

Lo psichiatra è una figura molto romana. Pressoché ignoto altrove, nella Capitale è un personaggio. Si cominciò a parlare di Max nel 1976, anno della sua cacciata dalla Società psicoanalitica italiana per due motivi. Il primo è che aveva dato dell’«imbecille» a Freud, che equivale a negare la Trinità in Vaticano. Oggi, affinando il suo giudizio, preferisce dire «quel criminale di Freud». 
La seconda e decisiva causa dell’ostracismo cui Max andò incontro fu l’Analisi collettiva, una cura dell’anima di sua invenzione, detta anche «psicoterapia di folla», consistente in mastodontiche riunioni di pazienti guidate da lui con pugno di ferro. Gli aderenti alla Società psicoanalitica, considerando questa terapia una buffonata e il suo ideatore un «cialtrone», decisero di espellerlo. Max non fece una piega, proseguì per la sua strada e l’Analisi collettiva festeggia quest’anno il trentaduesimo genetliaco. Le riunioni dei fagiolini si svolgono quattro volte la settimana in piazza San Cosimato, nel rione Trastevere. Vi partecipano centinaia di persone. Praticamente, il solo a parlare è Max. Lo fa per ore. Non tollera obiezioni, pena il bando dell’insolente o il divieto di fiatare a tempo indeterminato. Le Analisi collettive sono gratuite. Ma è in uso versare un obolo all’ingresso, mediamente di dieci euro. Moltiplicati per diverse centinaia, quattro volte la settimana, da 32 anni, fanno un patrimonio da sceicco.
Quella dei fagiolini è una tribù adorante che pencola dalle labbra del settantenne Max. Gli affiliati - qualche migliaio - sono professionisti della buona borghesia, signore snob innamorate in massa della loro guida spirituale e 150 psichiatri adepti del Gran Sacerdote. Su questa piattaforma, Fagioli ha costruito un impero. Possiede una libreria, «Amore & Pische», nei pressi del Pantheon; una casa editrice, Nuove edizioni romane; una rivista trimestrale «Il sogno delle farfalle».

Da alcuni anni, l’Università di Chieti ha offerto a Fagioli un corso alla Facoltà di Lettere di 14 sedute l’anno. Da allora, il docente si fregia del titolo di Professore. Alle lezioni chietine non partecipano studenti, ma i soliti fagiolini in trasferta da Roma. Tale è la loro dipendenza dal Maestro che, dopo essersi sciroppati le quattro Analisi collettive della settimana, pellegrinano a Chieti nel week end. La domenica vanno poi al cinema a vedere la pellicola suggerita da Fagioli nei giorni precedenti. Da spararsi. Max, che è multiforme, ha scritto sceneggiature e girato film. Lo ha fatto con Marco Bellocchio, suo seguace. «Gli incontri con Massimo cambiano le persone», ha detto il regista di lui. Fagioli si tiene stretta la sua legione con diversi espedienti. Una volta che era momentaneamente malato, ha vaticinato durante un’Analisi collettiva che se fosse morto lui tutti i presenti, nonché i fagiolini assenti, sarebbero finiti male. La sola spiegazione che si possa dare dell’incontro di Bertinotti con un simile uomo è - per essere all’altezza - che si tratti di predestinazione. Qualche contatto c’era già stato negli anni '90, ma la prima vera occasione di confronto tra i due fu nel 2004 a un simposio organizzato da Fagioli sulla «non violenza». I fagiolini, riuniti in villa Piccolomini, tributarono a Fausto un’ovazione. Fausto ne fu commosso alle lacrime. Da allora - si è notato - ha preso le distanze dalla violenza dei no-global e ha emarginato nel partito il muscolare Nunzio D’Erme, celebre per avere sparso letame davanti allo studio del Cav.

Nel 2005, Fausto scelse la libreria fagiolina «Amore & Pische», con Max gran ciambellano, per annunciare la propria partecipazione alle primarie dell’Unione contro Prodi. Nell’autunno 2006, alle manifestazioni di «Liberafesta» - il festival di Rc e del suo organo Liberazione - campeggiava la scritta: «Evento prodotto dalla libreria Amore & Psiche». Sotto questa insegna ha sfilato mezzo partito: Franco Giordano, Giuliano Pisapia, Piero Sansonetti, direttore di Liberazione, ecc.
L’ultimo incontro pubblico della coppia si è svolto quest’anno, il 2 giugno, all’Auditorium romano. Migliaia di fagiolini, frammisti a rifondazionisti, si sono spellati le mani per entrambi. Fausto e Max, facendosi eco, hanno parlato di «trasformazione», «rapporti interumani», «identità», «realtà umana». Fagioli, nella sua rubrica su Left, settimanale vicino a Rc, ha commentato: «Abbiamo incontrato Bertinotti (plurale maiestatico di Max come incarnazione della comunità fagiolina, ndr), abbiamo parlato; stiamo cercando qualcosa che - superbamente penso - è grande... realtà umana, identità, socialismo, libertà... Mai con socialismo e libertà erano state messe le parole che dicono: realtà umana».
Come dire: grazie a noi due, anzi grazie a me, la psiche dell’uomo entra in politica. In altre parole, il comunismo è fallito e io offro a Bertinotti una nuova strada da percorrere: la realtà umana.  Gli ha fatto eco Gennaro Migliore, il giovane capogruppo dei deputati di Rc, estimatore dell’Analisi collettiva. In Formiche, rivista di area centrista, ha scritto con accenti fagiolini: «Rc deve diventare un’aggregazione politica che rilanci un nuovo umanesimo, mettendo al centro l’uomo. Paolo di Tarso ci avrebbe fatto dire: “Non ci conformiamo con la mentalità del secolo, ma ci trasformiamo rinnovando la nostra mente”, e il subcomandante Marcos avrebbe detto: “Siamo quelli di ieri, ma siamo diversi”».
È in questo guazzabuglio millenaristico che il Bertinotti fagiolinato sta catapultando il suo partito di sodi comunisti. C’è chi è favorevole, in vista dei tremila voti degli alto borghesi fagiolini su cui Rc potrà contare. Tra questi, Sandro Curzi, Rina Gagliardi, il sen. Bonadonna, altri. Ma c’è anche chi, anonimamente, ritiene questo abbraccio psicopolitico «un nuovo cancro, l’ennesima metastasi nel corpo del partito».
Il connubio Fausto-Max ha plastica evidenza nella libreria «Amore & Pische». In vetrina, c’è l’ultimo libro di Bertinotti, «Alternative per il socialismo», la faccia del predetto, copie di Liberazione e di Left.
Accanto, i sei libri di Fagioli, inclusa la raccolta delle lezioni chietine. Sfogliandoli ci si imbatte in acute osservazioni: «Il desiderio di succhiare lo sperma fisico è cecità», o in ammonimenti: «Bisogna distinguere la buccia dal fico, non fare come gli antichi che mangiavano la buccia e buttavano i fichi».
Lo tsunami Fagioli ha intanto messo in ginocchio Left, erede di Avvenimenti che Diego Novelli fondò anni fa. A rilanciare la rivista nel 2006 è stato Luca Bonaccorsi, factotum dell’editoria rifondazionista, che portò come finanziatore il cognato, Ivan Gardini (figlio di Raul), marito di sua sorella Ilaria. I germani Bonaccorsi sono dei fagiolini.  Primo direttore di Left è stato Giulietto Chiesa, ex corrispondente da Mosca dell’Unità. Ha però sbattuto la porta quando Bonaccorsi, senza avvertirlo, ha affidato a Fagioli la rubrica. Con lui se ne sono andati Adalberto Minucci, Vauro, Nando Dalla Chiesa, Marco Travaglio. La direzione è passata a Alberto Ferrigolo con Andrea Purgatori come vice. I due hanno cercato di arginare Fagioli che, parlando di sesso degli angeli, è il classico cavolo a merenda in una rivista di inchieste. Bonaccorsi, per reazione, li ha licenziati in giugno e ha assunto la direzione di fatto del giornale. Quella formale è di Pino Di Maula, un portatore d’acqua. Gardini, a sua volta, è uscito da Left.
Il giornale è nelle peste. Ma ogni giovedì, come niente fosse, la riunione di redazione si interrompe alle 16 perché Bonaccorsi, Di Maula e altri devono correre a ritemprarsi nell’Analisi collettiva di Piazza San Cosimato.
All’inizio, c’era Marx. Una leguminosa invadente ha preso il suo posto nel cuore di Bertinotti.

Dice Fagioli - Sansonetti è fermo come un bambino al ' 68, alla rivoluzione e alla libertà a tutti i costi. Come quelli che non camminavano perché non bisognava calpestare le formiche. Questo significa essere fuori dal mondo, questa è malattia mentale signori, e se permette io me ne intendo». Diagnosi pesante ma nemmeno un giorno di prognosi: «Sansonetti se ne dovrebbe andare. Subito. Per il bene di Liberazione e per il bene della sinistra perché quelle frescacce fanno perdere lettori e anche elettori. Già siamo fuori dal Parlamento, se continuiamo così...». Lettino a parte, cosa c' entra Fagioli con questa storia del giornale di Rifondazione? C' entra perché Fagioli è vicino a Luca Bonaccorsi, l' editore che vorrebbe comprare il quotidiano, ed anche a Fausto Bertinotti. Tanto vicino che il comandante Fausto presentò la sua candidatura alla primarie dell' Unione proprio sotto le volte di Amore e Psiche, la libreria che il creativo professore ha personalmente disegnato e aperto vicino al Pantheon.


Nichi Vendola». Perché deluso? «Per carità, puoi andare a letto pure con un termosifone, sono fatti tuoi. Ma non puoi essere allo stesso tempo cattolico praticante, gay e comunista. Niente preservativo, niente aborto, niente fecondazione assistita, però comunista e gay. Una contraddizione in termini». Ecco, il sesso, comprese le accuse di una certa avversione per il mondo gay. Da buon psicanalista l' argomento non è mai stato laterale nella vita del professore. Fin dai tempi del Diavolo in corpo, il film di Marco Bellocchio con Fagioli nel ruolo di regista del regista che fece uscire dai gangheri il produttore. Troppi esperimenti, si lamentava Leo Pescarolo, come la scena hard girata a porte chiuse, Maruschka Detmers e Federico Pitzalis calati nella parte e nessuno dietro la telecamera per non disturbare. Allora Fagioli venne accusato di aver plagiato Bellocchio. E ancora adesso, quando si parla di psicanalista guru e di setta dei fagiolini, sotto sotto è proprio questo che si intende, il plagio, la cosiddetta massimo-dipendenza.