Jean Seberg,icona dei sessanta, Black Panters, FBI.

(Eng. text below) Per me, ancor più di Brigitte Bardot, Jean Seberg, americana a
 Parigi, ha incarnato l'icona femminile del cinema francese anni sessanta, con il suo casco d'oro, emblema della femminilità parigina. Certamente il suo è stato un suicidio, ma come dichiara anche il figlio, credo proprio che l'FBI abbia fatto il possibile per renderlo attuabile. (vedi in fondo). Lei nata a Marshalltown, Iowa, 3 matrimoni con  François Moreuil (1958-1960), Romain Gary (1962-1970), Dennis Charles Berry (1972-1979), ma anche molte altre relazioni (sapevate che BB ha fatto sesso con Jimy Hendrix, incontrato all'aeroporto a Parigi nel '68?). Free Image Hosting at www.ImageShack.us“Vuoi fare l’attrice?”, le chiesero al suo primo
provino, a soli 17 anni. “Very badly”, rispose lei. Di tutte le principesse tristi esistite e tragicamente finite, Jean Seberg è una di quelle che viene ricordata meno. Nata a Marshaltown, in Iowa, Jean fu una delle ‘vittime’ della maledizione legata al ruolo di Giovanna d’Arco. Otto Preminger la volle come protagonista di quello che oggi verrebbe considerato un blockbuster; la ricerca per il ruolo di Santa Giovanna fu la più pubblicizzata al mondo dai tempi di Rossella O’Hara. Jean finì su Life magazine, ma non ebbe la copertina. Free Image Hosting at www.ImageShack.usQuesta sembra essere la cifra che ha caratterizzato tutta la sua vita: nota, ma mai famosa, attrice, ma mai diva. Era l’attrice carina che piaceva, quella che “sì, l’ho vista da qualche parte”, ma
di cui mai nessuno si ricordò davvero. La sua vita fu breve, ma intensa – e non è la solita frase banale. I suoi 40 anni furono davvero “molto vissuti”, con quattro matrimoni, attivismo politico, malattie depressive, la perdita di una figlia appena nata e tante, infinite stroncature da parte della critica.
“I soldi non possono comprare la felicità. Ma la falicità non è tutto”. Forse l’unico modo per capire le scelte personali di Jean Seberg, specie il suo matrimonio con Romain Gary, è ricordare queste sue parole.
Nel 1959 Jean-Luc Godard la volle come protagonista per il suo Fino all’ultimo respiro, magnifico esercizio di stile dall’esile trama, che giocava a rompere gli schemi. Jean era perfetta proprio perché, da attrice insesperta qual era, guardava dritta in macchina, fornendo infinite inquadrature enigmatiche all’autore che puntava a demolire gli schemi del linguaggio cinematografico e a dichiarare l’autorialità assoluta del realizateur. Da quel momento Jean divenne la musa incontrastata della Nouvelle Vague e un’icona di stile. Il suo taglio garçon era il più imitato in tutta la Francia, il look “preppy” à la Seberg fece epoca tra le donne di Parigi. Eppure, quello della giovane americana Patricia Franchini, sebbene fu il ruolo che la rese una diva angelicata, fu anche la sua trappola. Ancora oggi Jean viene identitifata con ‘la protagonista del film di Godard’, quella che si passa il dito sulle labbra in un lungo primo piano alla fine del film.
Dopo l’attrice inanellò un film sbagliato dopo l’altro, interpretando spesso ninfomani, poligame e donne di facili costumi. Il suo ruolo preferito rimane quello in Lilith - La dea dell'amore, di Robert Rossen, al fianco di Warren Beatty, che le valse la nomination come Miglior Attrice in un Film Drammatico ai Golden Globe del 1965. Quando lo girò, era sposata già da due anni con il suo secondo marito, il romanziere russo Romain Gary, da cui aveva avuto un figlio, Alexandre Diego Gary, nel 1963, ed era già entrata a far parte dei sostenitori delle Pantere Nere. Jean lo seppe solo molto tempo dopo, ma la CIA e l’FBI controllavano costantemente la sua casa e i suoi movimenti. Altre attrici sue amiche, come Jane Fonda e Vanessa Redgrave, sostenevano cause importanti, ma la parità di diritti tra bianchi e neri non era molto tollerata nell’America di quegli anni. Quando Jean rimase incinta di nuovo, nel 1970, i giornali iniziarono a scrivere che avrebbe messo al mondo un figlio mulatto, concepito con Raymond Hewt, allora leader delle Pantere Nere. L’attacco fu talmente pesante che i nervi di Jean iniziarono a cedere. La bambina, alla quale fu dato il nome di Nina, nacque prematuramente a causa dei calmanti e degli antidepressivi dei quali Jean aveva iniziato a fare largo uso. Per rispondere allo scacallaggio della stampa, che le provocò anche problemi con i suoi genitori, l’attrice mostrò ai fotografi il corpo morto, e bianco, della sua piccola creatura. Per la prima volta tentò il suicidio ingerendo una dose massiccia di barbiturici. Ripeté l’atto una volta l’anno, per otto anni, il giorno del compleanno della sua bambina. Nel frattempo il matrimonio con Gary, che non perdeva occasione, in privato e nei suoi racconti, di sbeffeggiare l’attivismo di Jean, naufragò. L’attrice ammise, anni dopo, che sebbene Romain avesse riconosciuto Nina come sua figlia, lei ebbe una storia passionale con uno studente contestatore di nome Carlos Navarra, durante un periodo di forte crisi con suo marito che portò a una separazione momentanea. I due matrimoni seguenti furono con due registi che poterono realizzare i loro film d’esordio solo grazie allo sfruttamento della notorietà della loro bella moglie. La critica stroncava sistematicamente queste pellicole e intanto il suo quarto matrimonio, con il playboy algerino Ahmed Hasni, non le veniva ufficialmente riconosciuto, in quanto mancava di ogni valore legale. Nel 1979 Jean Seaberg morì siucida, sul sedile posteriore di un’automobile (completamente nuda ndr), che fu ritrovata in un parcheggio di Parigi solo undici giorni dopo la sua morte. Il suo corpo riposa nel cimitero di Montparnasse; al suo funerale intervennero artisti, nobili e personaggi importanti della cultura e dell’arte, come Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir. Alcune teorie cospirative sostengono che il suicidio non sia stato la causa della morte di Jean Seaberg, la quale, avendo tentato innumerevoli volte di togliersi la vita, avrebbe fornito alla CIA l’alibi perfetto per insabbiare il suo omicidio. Nessuno è mai riuscito a provarle, né a far aprire un’indagine degna di questo nome.
"Qual è la massima aspirazione della sua vita?" chiese una studentessa.
"Desidero divenire immortale e poi morire" rispose lo scrittore.
Una frase, una profezia, racchiusa in un idilliaco minuto di uno dei capolavori della storia cinematografica: "Fino all’ultimo respiro" di Godard.

Jean Seberg, (nel film citato interpreta l’aspirante giornalista), seguirà alla lettera questo diktat divenendo un immortale stella del cinema per poi abbandonarsi al declino del gesto fatale: il suicidio. "Forgive me. I can no longer live with my nerves", sarà il suo biglietto d’addio. Se la vita diviene una gabbia dall’aria pesante, il successo, non basta. Gli amori sbagliati, le persecuzioni, la sfortuna, l’animo debole, non è mai un solo atto a dare forza di volontà allo sconforto cupo, tanti ingredienti costituiscono la miscela esplosiva dritta verso la porta chiusa, quella soglia dell’aridità nel sentire il calore degli intimi, quel luogo di distacco colpevole formatore di volontà tetragone. Fu così anche per Jean, tanti piccoli gesti, qualche caduta, la spinsero a scatti verso un disegno lugubre, ma prima, prima, era esistita solo la luce della ribalta: acceccante, egocentrica e solitaria...
Le luci e le ombre
Jean diciannovenne comincia la sua carriera artistica attraverso un arduo provino: 18.000 candidate per la parte di "Sainte Jeanne", (Giovanna D’Arco), sotto la direzione del celebre Otto Preminger. Il film si rivelò un fallimento, nonostante fosse stata scomodata la penna di Graham Green per la sceneggiatura. I critici unanimi addossarono ogni colpa del fiasco a Jean, ottima scelta visiva, pessima la sua resa artistica. Jean si aspettava una parola di difesa da parte di Otto Preminger, quell’azione di riscatto non arrivo' mai. Tre anni dopo, l’attrice otterrà più del successo, a fianco di Jean-Paul Belmondo reciterà in "Fino all'ultimo respiro", consacrandosi come simbolo femminile della nouvelle vague. La sua carriera, grazie al film di Godard, decollerà e le pellicole realizzate tra Hollywood e la Francia saranno trentasette. Alla faccia di chi non la considerava artisticamente brava…Free Image Hosting at www.ImageShack.us
"Molto carina, una giovane eccitante ragazza, un pò volgare e non intellettualmente all'altezza del nuovo marito" queste sono le parole della scrittrice inglese Lasley Blanch, che a causa di Jean divorzierà dall'autore e diplomatico Romain Gary. Tra Romain e Jean, vi era a sfavore dell’uomo, una differenza d’età di 24 anni. Il matrimonio tra Jean e Gary durerà poco tempo. Lui dopo aver scoperto, sul set di "La ballata della città senza nome", la relazione della sua giovane moglie con Clint Eastwood, sfiderà a duello l’amante, Clint rifiuterà il confronto.
La sfortuna in campo sentimentale costerà a Jean tre divorzi e uno scandalo legato alle Black Panters. L’attrice era stata vicina alla causa delle Black Panters donandogli appoggio e denaro, un tempo aveva avuto una relazione con un militante in vista, Hakim Abdullah Jamal, lui aveva abbandonato moglie e figli per seguirla a Parigi.  Nel 1970, quando la Seberg era ancora sposata con Romain Gary, l'Fbi fece girare la falsa voce che l'attrice fosse incinta di un membro delle Black Panters, tale notizia provocò ingenti danni all’immagine pubblica dell’attrice.
La strategia dell’Fbi contro la Seberg
Una persona fittizia avrebbe dovuto inviare una lettera a un giornale di gossip nella quale sosteneva di esser un confidente della coppia e di aver incontrato per caso l'attrice con il marito Gary per strada, in quell’occasione, Jean avrebbe rivelato un segreto legato alla gravidanza al presunto autore della lettera. L’FBi decise di mettere in campo questa strategia non appena la gravidanza diventò evidente. Nel maggio 1970 la notizia uscì sul Los Angeles Times, non si riferirono apertamente alla Seberg ma a una 'Miss A.', star del cinema internazionale che aveva supportato le Black Panters, e si disse, era incita di uno di loro. Jean lesse l'articolo quando si trova in stato interessante di sette mesi.
La figlia, Nina, nacque il 23 agosto e morì due giorni dopo.
Ogni anno, in occasione dell'anniversario della perdita della bambina, la Seberg tentò il suicidio sino al triste epilogo del 1979
Una guardia notò una Renault abbandonata da dieci giorni in un lussuoso quartiere residenziale, dentro l'auto il corpo decomposto di una donna, accanto a lei, una bottiglia d'acqua e delle scatole di barbiturici. Quella donna era Jean Seberg. Romain Gary accuserà l’Fbi.
L'immortalità, dietro ai lustri della ribalta, può avere un prezzo molto alto.
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Jean, l' amore segreto di Fuentes L' attrice, perseguitata dall' Fbi, mori' suicida a Parigi nel 1979 "Era una donna difficile ma affascinante. Aveva tutti gli elementi dell' autodistruzione"
 Della tragica vita di Jean Seberg, l' attrice che si tolse la vita a soli 41 anni, ci fu anche un capitolo d' amore sconosciuto con lo scrittore messicano Carlos Fuentes. E ora Fuentes, avvicinandosi alla settantina, ha deciso di rivelare il segreto. Fu una passione breve, ma violenta e carica d' erotismo, che accarezzo' la sensibilita' di Fuentes, autore del sensuale "Aura". Ma fu anche, per la fragilita' di Jean Seberg, il lungo prodromo di un dramma annunciato, puntualmente giunto al suo epilogo. Cosi' , per raccontarlo, Fuentes ha abbandonato il "realismo magico" che, con Garcia Marquez e altri scrittori latino americani, lo porto' alla fama negli anni Sessanta e Settanta. Ed e' sceso, per una volta, al libro verita' . "Diciamo che nel libro c' e' Jean Seberg al settanta per cento, che e' gia' molto. Il resto viene da altre donne che ho conosciuto o, piu' importante, inventato", dice Fuentes per spiegare "Diana. The Goddess who hunts alone", che esce in questi giorni da Bloomsbury. Perche' non c' e' dubbio che Diana, la dea che va a caccia da sola, sia l' attrice, se nel racconto (arduo chiamarlo romanzo) entrano personaggi reali come William Styron, lo scrittore, o una fugace Tina Turner, la cantante, e si nomina anche Romain Gary, l' ultimo marito della Seberg. E se di lei ci sono le tessere che fanno il mosaico: dal "Giovanna d' Arco" che recito' per Otto Preminger, all' impegno per il Black Power. Una Jean che parla pero' con le parole di Fuentes, e le sue idee. Scrivendo in forma di diario, il narratore di Fuentes dice di avere conosciuto Diana a un party di fine d' anno, nel 1969. E non ci furono corteggiamenti, se "in quel lungo, meraviglioso primo gennaio 1970, in una suite dell' Hilton, non ci curavamo di andare in giro vestiti, ma solo avvolti negli accappatoi se entrava qualcuno del room service". E le candide tenerezze della passione: il senso di beatitudine, la scoperta d' essere entrambi Scorpione, la comune attrazione per quella parola francese, "de' sole' ". Fuentes ricorda come il profumo del corpo di lei gli risvegliasse un' ossessione quasi culinaria, ne' osa ricordare la sua lingerie: "Una provocazione, un dono, una follia". E lei, sedendosi in braccio a lui, fingeva di avere dieci anni... Fuentes e' un uomo dalla vita piu' lunga dei suoi 67 anni. Nato a Panama (per via del padre diplomatico) da genitori messicani, cresciuto a Washington, in Cile, in Messico, scrittore di libri di grande successo, come "Zona sacra", o adottati dal cinema, come "Il vecchio Gringo" sulla vita di Ambrose Bierce, e' un cosmopolita incurabile. La lingua dei sogni Dopo avere lavorato in organizzazioni internazionali e all' Onu, fu anche ambasciatore americano a Parigi. E se ora si divide fra Citta' di Messico e Londra, dove preferisce scrivere, non abbandona lo spagnolo: "Perche' e' la lingua con cui sogno, faccio l' amore, insulto la gente", racconta al Daily Telegraph parlando del nuovo libro. Il mondo, per Fuentes, pare tagliato sulla sua misura. La disperata Jean Seberg veniva invece dallo Iowa, e fin dai 14 anni, quando s' iscrisse all' "Associazione nazionale per l' avanzamento della gente di colore", fu etichettata come comunista. Le fu normale quindi, dopo il successo di "Fino all' ultimo respiro", del 1959, dove Jean Luc Godard l' accosto' al giovane Belmondo, stabilirsi in Francia. Ma la persecuzione dei servizi americani non termino' . Racconta infatti Fuentes: "Si' , era una donna difficile. Ma affascinante. C' era qualcosa di commovente in lei, verso la fine, perche' aveva tutti gli elementi dell' autodistruzione. Ma non era una Monroe. Perche' se Marilyn era come un bambino sperduto, Jean Seberg era molto piu' dura. Ma non dura abbastanza da sopravvivere all' Fbi". C' e' una parte del libro che non si sa se identificare come realta' . Dopo una sera di passione, il narratore si sveglia nel cuore della notte e sente Diana parlare al telefono. Allora alza un altro ricevitore, e ascolta una drammatica conversazione tra lei e un uomo, che evidentemente appartiene alle Pantere Nere. Lei dice che vorrebbe essere nera, s' umilia scambiando intimita' sessuali con lo sconosciuto all' altro capo del filo. E quello l' insulta, la chiama "puttana bianca", la spinge a commettere un crimine "come un nero, per pagare da nero, perche' nessuno avra' pieta' ". E quando sta per pronunciare il nome Diana, lei lo ferma, per timore di un' intercettazione. L' uomo, pero' , la irride: "Quelli sanno tutto, quelli ascoltano tutto". Finzione o no, e' vero che Jean Seberg era spiata. Per i suoi rapporti col Black Power, l' Fbi le dichiaro' guerra: quando nel 1970 rimase incinta, mando' lettere ai giornali dicendo che il padre del bambino era un leader delle Black Panthers. Ed Edgar Hoover, capo dell' Fbi, consiglio' solo di ritardare la campagna, finche' la maternita' fosse piu' evidente. I giornali tacquero, meno il Los Angeles Times, che racconto' la calunnia nella rubrica dei pettegolezzi. Jean Seberg tento' il suicidio, poi partori' una bambina, nata morta. Ma la neonata era bianca, la diffamazione fu smascherata e l' ultimo marito della donna, il romanziere e diplomatico Romain Gary, benche' avesse intrapreso gia' le pratiche di divorzio, rivendico' la tragica paternita' . Un inferno di alcool e droghe Anche Fuentes era nel mirino, ma della Cia: "E' incredibile, vedevano comunisti sotto ogni sombrero". Ma quando i dossier furono aperti, non si lamento' perche' era in buona compagnia: c' era Garcia Marquez, c' era Graham Greene, e Michel Foucault, Yves Montand, Simone Signoret, Pablo Neruda, perfino Iris Murdoch: "Quando Garcia Marquez e io scrivevamo sceneggiature, ci stupivamo che ci fosse negato il visto per gli Stati Uniti, dato che i nostri libri erano liberamente in vendita. Ridicolo: forse non pensavano che fossero pericolose solo le nostre idee. Sul serio credevano che se fossimo entrati avremmo fatto saltare un ufficio postale?". Ma, a differenza del cosmopolita Fuentes, la fragile Jean Seberg non resse alle pressioni. La vita dell' attrice divenne un inferno di alcool, droghe e relazioni di breve durata. L' ultimo suo compagno, un attore algerino, trasloco' da un appartamento ai piani alti perche' temeva che lei si buttasse di sotto. L' 8 settembre 1979, la polizia di Parigi decise di dare un' occhiata in una Renault che pareva abbandonata da dieci giorni, e trovo' il corpo di Jean Seberg, gia' in decomposizione, accanto a una confezione di barbiturici: la sua pelle era macchiata da bruciature di sigaretta, che probabilmente s' era inflitta da sola. Aveva soltanto 41 anni. Tre mesi dopo, l' ex marito Romain Gary si sparo' un colpo di pistola, dopo aver lasciato un biglietto per dire che il suo suicidio non aveva nulla a che vedere con quello della donna. Invece Carlos Fuentes, evidentemente, non vuole che il ricordo di Jean Seberg vada perduto. E quale memoria possa essere lo rivela una frase del libro, simile a un indizio, quando l' anonimo narratore abbandona Diana Jean per colpa della sua infedelta' : "La gelosia uccide l' amore, ma lascia intatto il desiderio". Altichieri Alessio

L' attrice Jean Seberg, (nella foto) secondo la sua guardia del corpo, e' stata uccisa. In un libro intitolato "Ma star assassine' e", Guy Pierre Geneuil narra la vicenda dell' indimenticabile interprete di "A bout de souffle" al fianco di Belmondo. Fu trovata cadavere (nuda) nella sua vettura l' 8 settembre 1979. Si credette a un suicidio. "Non e' vero, e' stata assassinata", dice Geneuil nel suo libro. Era una donna che "bruciava" la sua vita. Fu vittima dei killer d' un gruppo di trafficanti di droga dell' Africa del Nord. Emerge, a detta della guardia del corpo, la pista algerina. Una pista che esclude quella dell' Fbi che aveva schedato Jean Seberg per i suoi rapporti con le "Pantere Nere" americane (in effetti l' anno dopo la scomparsa dell' attrice, l' Fbi confermo' che intorno al ' 71 ci fu una campagna intesa a diffamare l' attrice). Invece, secondo la nuova pista, l' attrice sapeva troppo del traffico di droga. Erano i tempi in cui si diceva che dovesse sposare il numero due del potere algerino, Bouteflika. Ma, dopo la scoperta del cadavere e le prime indagini, l' inchiesta si areno' : il regime gollista temeva le reazioni di Algeri. "Jean gridava . dice la sua guardia del corpo . d' essere prigioniera del piu' vasto traffico di droga organizzato in Algeria. Voleva che il suo amico Roman Gary, grande scrittore, avvertisse Chirac. Non si fece in tempo.

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For me, even more than Brigitte Bardot, Jean Seberg, an american in Paris, has embodied the female icons of French cinema of the sixties, short blonde hair in bob , symbol of Parisian womanhood and little crazy fashion. She was born in Marshalltown, Iowa, 3 weddings: François Moreuil (1958-1960), Romain Gary (1962-1970), Dennis Charles Berry (1972-1979), but also many others relationships, (you know that BB had sex with Jimi Hendrix, met at the airport in Paris' in Winter 68?). "Want to be an actress?" they asked at her first audition, at only 17 years. "Very badly," she said. Of all the princesses sad and tragically ended, Jean Seberg is one that is very few remembered;Jean was one of the 'victims' of the curse tied to the role of Joan of Arc. Otto Preminger wanted her protagonist of what today would be considered a blockbuster, the quest for the role of Saint Joan was the most publicized in the world since the days of Scarlett O'Hara. Jean ended up in Life magazine, but did not cover. This seems to be the figure that has characterized his entire life: note, but never famous actress, but never diva. The actress was pretty fancy, that "yes, I saw it somewhere", but which nobody ever really remembered. His life was short, but intense - and not the usual platitudes. His 40 years were indeed "very experienced", with four marriages, political activism, depressive illness, the loss of a newborn daughter and many, endless slating from the critics. "Money can not buy happiness. But happiness is not everything. " Perhaps the only way to understand the personal choices of Jean Seberg, especially her marriage to Romain Gary, is to remember these words. In 1959, Jean-Luc Godard wanted her to make the protagonist to his -Breathless, a magnificent exercise in exile style plot, which played to break the mold. Jean was perfect because, as inexperienced actress she was, looking straight into the camera, was providing endless enigmatic shots to director, which aimed to break down patterns of film language and to declare the absolute authorship as the “realizateur”.
From than, Jean became the undisputed muse of the Nouvelle Vague and a style icon. Its cutting à la garcon, was the most imitated throughout France, the look "preppy" à la Seberg made history for women in Paris. Yet, the young American Patricia Franchini, although it was the role that made her an angelic star, was also his trap. Jean is still identified with 'the protagonist of the film by Godard', when she pass the finger to his lips in a long grand camera (close up), at the end of the film.

After that, she ringed wrong movie after another, often playing nymphomaniacs, polygamous and women of easy virtue. His favorite role is that in Lilith - The Goddess of love, by Robert Rossen, alongside Warren Beatty, which earned a nomination for Best Actress in Drama for a Golden Globe in 1965. When he turned, she was just married for two years with her second husband, the Russian novelist Romain Gary, with whom he had a son, Alexandre Diego Gary, in 1963 and had became supporter of the Black Panthers. Jean knew it until much later, but the CIA and FBI continuously monitored his house and his movements. Others actresses her friends, like Jane Fonda and Vanessa Redgrave, supported important causes, but equality of rights between whites and blacks was not very tolerated in America during those years. When Jean became pregnant again in 1970, newspapers began to write that would have given birth to a mulatto child, conceived with Raymond Hewt, then leader of the Black Panthers. The attack was so heavy that the nerves of Jean began to give way.
The baby, which was given the name of Nina, was born prematurely because of the sedatives and antidepressants which Jean had begun to make full use. To respond to the looting of the press, which also caused problems with his parents, the actress showed the picture of her little creature dead body, full white. For the first time he attempted suicide by ingesting a massive dose of barbiturates. He repeated the act once a year for eight years, the birthday of her child. Meanwhile, her marriage to Gary, who lost no opportunity, in private and in his stories, to mock the activism of Jean, was shipwrecked. The actress admitted, years later, that although Romain recognized Nina as her daughter, she had an affair with a passionate student protester named Carlos Navarro, during a period of severe crisis with her husband that led to a temporary separation. The following were two weddings with two directors who were able to achieve their debut film only through exploiting the reputation of their beautiful wife. The critics panned systematically those films, and meanwhile his fourth marriage, with the playboy Algerian Ahmed Hasni, was not officially recognized, as it lacked any legal value. In 1979 Jean Seaberg died siucida on the backseat of a car (completely naked, my note), which was found in a parking lot in Paris, only eleven days after his death. His body is buried in Montparnasse cemetery, and at her funeral intervened artists, nobles and prominent figures of culture and art, as Jean-Paul Sartre and Simone de Beauvoir. Some conspiracy theories claim that suicide was not the cause of death of Jean Seaberg, who, having tried numerous times to take his own life, the CIA would provide the perfect alibi to cover up his murder. Nobody has ever succeeded in evidence, or to open an investigation worthy of the name.

"What is the greatest ambition of his life?" asked a student.
"I want to become immortal and then die," said the writer.
A phrase, a prophecy, enclosed in an idyllic minutes of a masterpiece of cinematic history: "Breathless" by Godard.

Jean Seberg, (in the film plays the aspiring journalist), will follow the dictates of this letter becoming an immortal movie star then decline to abandon up to fatal suicide. "Forgive me. No longer can I live with my nerves," will be his farewell note. If life becomes a heavy-looking cage, success is not enough. Loves wrong, persecution, bad luck, weak soul, is never a single act of will to give strength to the dark despair, many ingredients are the explosive mixture straight into the closed door, the aridity threshold to hear the heat of the intimate, the place of guilty detachment, training tetragon wills. It was also the case for Jean, so many small gestures, some fall, led to a gloomy stepwise design, but before, before, had existed only for the limelight: self-centered and lonely ...
To be continued      by:   a. marini & Benedetta Broccoli from    perdentipuntocom

From The Sunday Times August 23, 2009

FBI drove ‘black power’ actress Jean Seberg to suicide, claims sonMatthew Campbell in Paris
THE son of Jean Seberg, the American actress and icon of France’s “new wave” cinema, has accused the FBI of fuelling the psychological pressure that drove her to commit suicide with an overdose of drugs and drink three decades ago.

“My mother felt persecuted,” said Diego Gary, referring to a “destabilisation campaign” against Seberg by the FBI on account of her support for the Black Panthers, a far-left group dedicated to promoting “black power” in America.

“There were moments when she was very afraid,” he said in an interview last week. “She hired two bodyguards to protect her because she had received so many threats.”

Seberg is best remembered as the elfin American called Patricia who befriends a gang-ster played by Jean-Paul Belmondo in Jean-Luc Godard’s 1959 film Breathless, a key work of the new wave in French cinema.

Subsequently Seberg attracted the attention of J Edgar Hoover, the FBI director, through her political activism. There were suspicions of foul play when her naked body was found wrapped in a blanket in the back of her Renault not far from her Paris flat in September 1979.

However, Gary, son of Seberg and Romain Gary, a revered French novelist, does not believe she was murdered. She apparently took a massive overdose of barbiturates and the quantity of alcohol in her blood alone might have been fatal. She had previously made several attempts at suicide.

“She left me a note that was definitely in her handwriting,” said Gary, whose book about the tragic family story – his father also killed himself – appeared recently under the title S. or Hope of Life. “She said that she could no longer live with her nerves. ”

In the years following her death it emerged that the FBI had Seberg under surveillance and her telephone was tapped. The actress knew that she was being watched but her friends at the time thought she was “paranoid”, Gary recalled.

Seberg was devastated when an American columnist published an item, planted by the FBI, claiming that she was pregnant from an affair with a Black Panther. She delivered the child prematurely and the baby died four days later. She ordered a “glass coffin”, said Gary, so that people could see the child was white.

Gary says that as a child he resented the way that Ahmed Kemal, one of the Panthers, monopolised his mother’s attention. One day, aged seven, at lunch with Seberg, he hit Kemal over the head with a candelabra. “He came towards me with his fists raised,” Gary recalls. “He was shouting at me, ‘I’m gonna kill this little bastard!’”

Gary took refuge in the next room and Seberg had to intervene to stop Kemal hitting him: “He’s just a kid, don’t hurt him, don’t hurt him please!” he remembers her screaming.

He believes that his mother, from Iowa, was manipulated by the Panthers, who extracted large sums of money from her.

“She allowed them to play on her guilt about being a white, Lutheran cinema star from the impoverished Midwest.” He described the Panthers as being “more thugs and pimps than apostles of freedom and equality for people of colour”.

As a child Gary spent more time with Eugenia, the nanny whom he called “Maman”, than either of his parents. “You have little time for a child when you are a star travelling from one set to the next around the world,” he says.

He will never forget how his father, winner of the Goncourt literary prize, announced at a press conference that he was divorcing Seberg, citing her affair with Clint Eastwood, Seberg’s co-star in the musical Paint Your Wagon.

The young Gary became his parents’ go-between. Staying in her apartment was a traumatic experience for the teenager. “Sometimes, she would sit there talking to the refrigerator,” says Gary, recalling his mother’s slide into insanity. He remembers her bursting into his room at 5am one day to ask whether she could borrow a pair of his shoes.

Another time she woke him up when drunk to introduce him to a woman friend. “You see, I’m being picked up by lesbians now, what do you think?”

A year after Seberg’s death, Gary’s father shot himself in the head, leaving a note saying only, “Nothing to do with Jean”. Gary inherited money, hired a butler and studied literature. He worked for a while asa television producer. The family’s painful legacy was too much for him, though, and he drowned his sorrows in drink.

He toured the brothels of Europe and said, at the age of 47, that he had finally found happiness in the arms of a Lithuanian hostess he met in Barcelona. They married and are expecting a daughter.