L'abbuffata delle produzioni milionarie delle fiction Rai.

 Previsti dalla Rai oltre 250 milioni per  nuovi sceneggiati.

La fiction della libertà (casa del popolo delle) e della Coop
 Ecco, azienda per azienda, a chi andranno. Una ghiottissima torta da 251 milioni 940 mila euro. Una valanga di appalti assegnati a personaggi e società illustri, in cambio, sperano i vertici della televisione pubblica, di ascolti strepitosi. Questo, in sintesi, è il contenuto del documento riservato che ha per titolo "Rai Fiction: bozza globale del piano di produzione 2010".
L'anticipazione delle prossime serie televisive, certo, ma anche una mappa del potere catodico nell'era del Berlusconi IV. Esempio perfetto, di questa spartizione intrecciata sul tavolo del direttore Fabrizio Del Noce, sono i 30 milioni di euro stanziati per la Lux Vide spa, casa di produzione creata da Ettore Bernabei (direttore generale in Rai dal 1961 al '74) e in Nessma tv, network tunisino visto da 100 milioni di spettatori. Con queste solide premesse, Lux Vide fornirà a Raiuno la serie "L'uomo dei boschi" (costo per 100 minuti di prodotto: 1 milione 400 mila euro), la fiction "Che dio ci aiuti" e "Rinascimento". Un pacchetto di cui non può lamentarsi, visto che nel 2009 le sue produzioni ammontavano "solo" a 22 milioni 930 mila euro. Stesso discorso valido, d'altronde, per Endemol Italia spa, che passa dagli 8 milioni 400 mila euro del 2009 ai 22 del nuovo piano.
Una soddisfazione, per l'amministratore Paolo Bassetti (fratello di Marco, presidente del gruppo Endemol e marito del sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi). Ma un'ottima notizia anche per Leonardo Pasquinelli, vice presidente di Endemol Italia, che nelle tv del premier è stato produttore e capostruttura. Tutti insieme, questi talenti cresciuti negli anni Ottanta, realizzeranno per Raiuno la serie "Rosso San Valentino", di cui Endemol non parla «perché in fase di progetto », ma che dal piano di produzione risulta costare 800 mila euro ogni 100 minuti, ed essere composta da 13 puntate. Totale: 10 milioni 400 mila euro. «Qui la crisi non si sente», ironizza uno dei produttori beneficiati: «Anzi, in tempi di vacche magre, si insiste a premiare chi è ben visto dal premier». Un commento, aggiunge, rivolto in particolare alla De Angelis film production and distribution (Dap srl) di Guido De Angelis, l'uomo al quale Berlusconi si è affidato nel 2007 per far lavorare cinque amiche attrici, e a cui si è rivolto anche l'ex direttore di Rai Fiction, Agostino Saccà, per valutare l'inserimento di Elena Russo (sempre indicata dal Cavaliere) nella serie "Incantesimo". Bene: oggi, il produttore De Angelis può contare sui 9 milioni di euro (un milione ogni 100 minuti di prodotto), che la Rai gli paga per sei puntate del "Commissario Nardone", poliziotto all'opera tra le brume milanesi.

Dopodiché tutto è possibile, nel palazzo di viale Mazzini. Anche che un direttore
navigato come Del Noce, dall'estate 2008 in carica alla Fiction, capisca che la partita è delicata e la gestisca con estrema cautela, in attesa di cambiare ufficio o azienda. Anche perché, attorno alla sua poltrona, è in corso un tira e molla che vede dauna parte il premier Berlusconi, il quale vorrebbe a tutti i costi Carlo Rossella, oggi presidente della sua Medusa Film, e dall'altra il direttore generale della Rai Diego Masi, poco propenso all'ipotesi Rossella (anche per bagatelle, dicono, extra lavoro). Non a caso, sempre Masi si è mosso in altre direzioni: prima invitando l'ex direttore del Tg1 Clemente J. Mimun a sostituire Del Noce («Risposta: no grazie», spiega Mimun oggi direttore del Tg5 [da dove proveniva 6 anni prima, ndr]). Poi lavorando, dice qualcuno, per un suo interim alla fiction con l'aiuto di Michele Lo Foco, avvocato esperto di diritto degli audiovisivi nel cda di Rai Trade. Un tormentone, questo, che finirà quando finirà.
Nel frattempo, centinaia di milioni vengono distribuiti ai soliti produttori. Come la Ciao Ragazzi di Claudia Moroni, alias Claudia Mori, alias giudice su Raidue di "X Factor", alias moglie dell'ex prima serata di Raiuno Adriano Celentano, che entrata nel business fiction sull'onda del divo-marito (oggi in volo verso Sky) incassa dalla tv di Stato 13 milioni 600 mila euro (dopo i 4 milioni 800 mila del 2009) per due puntate su Enrico Caruso e per il serial "Un corpo in vendita" sulle violenze alle donne. Prodotti degni, pare, anzi degnissimi.
 Come lo saranno, forse, le avventure de "La strana coppia" (Claudio Insinna e Nino Frassica) e la fiction "Il capitano 3", che  frutteranno 9 milioni di euro alla società Ldm Comunicazione di Daniele Di Lorenzo. Ma alla fine, qualità o non qualità, il discorso che spunta è sempre lo stesso: «Tutti sanno che Ldm è vicinissima all'ex Alleanza nazionale», spiega un dirigente Rai: «Per giunta, è già scoppiato uno scandalo, anni fa, quando Ldm stava ottenendo dalla Rai un contratto "a volume" (ovvero a pacchetto e non a progetto) da 100 milioni di euro. Eppure tutto continua come sempre, senza nessun problema...».
oggi operativa con due protagonisti. Il primo è il presidente del consiglio di amministrazione Matilde Bernabei, figlia di Ettore e moglie del direttore di Rai Educational e Rai Storia Giovanni Minoli, il quale è anche il responsabile editoriale di "Agrodolce", soap prodotta da Einstein Fiction, che costa chiavi in mano a Rai e Regione Sicilia 22 milioni 700 mila euro. Il secondo punto forte della Lux, invece, è il super consigliere Tarak Ben Ammar, ex membro del cda Mediaset, socio di Silvio Berlusconi nella società Quinta Communication
 Capita anche, in questo clima, che i signori della fiction cambino più volte ruolo e biglietto da visita. Com'è successo a Massimiliano Gusberti, ex vice direttore di Rai Fiction in epoca Saccà, poi andato in pensione, poi passato a lavorare per il produttore Palomar, poi richiamato a collaborare con la fiction Rai. «Un amico», lo definiscono in Palomar. E intanto brindano ai 17 milioni 500 mila euro che incasseranno, stando alla bozza del nuovo piano, per la fiction in 13 puntate di Raidue "Napoli- Bombay" e per il serial in sei puntate di Raiuno "Il giovane Montalbano". Quattro milioni e mezzo in più, rispetto allo scorso anno.

Il fatto grave è che, invece di volare alto, la politica sta investendo su gente mediocre con scarso know-how solo perché sono gestibili”. Feroce critico dei vizi e delle ipocrisie dello spettacolo di sinistra, Barbareschi ha cominciato a cantarle anche ai suoi amici della destra al governo. Come vicepresidente dell’Associazione dei produttori televisivi, ha contestato ad esempio il contratto miliardario della Rai con la Ldm, voluto fortemente da Alleanza Nazionale. “Sono andato da Gianfranco Fini e gli ho spiegato che quel contratto era una vergogna perché quella società non ha competenze specifiche.
Sono convinto che Gianfranco, che è persona molto perbene, non fosse al corrente di come era stata impostata tecnicamente l’operazione. Non è scandaloso avere degli editori di riferimento. La sinistra all’ultimo giro ha imposto decine di produttori, dalla Dandini in giù. Hanno dato appalti miliardari, teatri. Fare lobby è un fatto normale ma, per favore, scegliete quelli che sono bravi”. Anche Barbareschi è legato da un contratto alla Rai, come spiega lui stessi: “Risale all’epoca di Pierluigi Celli. Ci eravamo conosciuti quando facevo informatica per l’Enel. Mi stimava e così mi ha portato via a Mediaset. Dovevo fare sei fiction, un preserale e uno show per tre anni. Quando Celli si è dimesso, Zaccaria, il presidente, mi ha impedito di lavorare. Io mi sono rifiutato di prendere i soldi per non far niente e sono stato fermo per due anni. Il film che sto producendo è il frutto finale di quel contratto”. Barbareschi è molto critico anche nei confronti della legge Gasparri. “Ho litigato con il ministro Gasparri proprio per la sua legge sulla televisione. La Gasparri ha steso un tappeto rosso al genio assoluto che è il signor Murdoch.

Ma anche i Dalemiani e Claudio Velardi, lo spin doctor di D'Alema, editore de Il Riformista (vorrei sapere con quali risultati e quali denari), si danno da fare a sinistra per accaparrarsi la loro fetta:

Il CdA Rai «ha chiesto maggiore trasparenza a Saccà, perché illustri in tempo con delle «schede informative» il pedigree delle fiction (produttori, registi, attori e costi), tanto per non trovarsi a dover bloccare appena in tempo contratti da 11 milioni e 756 mila euro, come quello per «Raccontami» con la «Paypermoon» di Claudio Velardi, ex consigliere di D’Alema a Palazzo Chigi, ora editore de «Il Riformista»».



Pubblicità, la grande torta
 Il primo governo Berlusconi dura solo 7 mesi. Ma nel '96 Berlusconi quota in Borsa le sue tv (nuovo marchio: Mediaset), scaricando i debiti sul mercato. Nel 2001 torna a Palazzo Chigi, infiltra i suoi uo­mini alla Rai e il piano del '93-'94 si concretizza. Per cinque anni. Calisto Tanzi, patron della Parmalat racconta che Berlusconi nel '94 gli aveva chiesto «un aiuto»: «Insie­me concordammo di utilizzare il canale della pubblicità per finan­ziare occultamente Forza Italia. Trasferimmo quote di pubblicità Rai a Publitalia, anche se non ne sono sicurissimo, ma certamente l'accordo con Berlusconi prevede­va che le tariffe degli spot non go­dessero di particolari sconti e/o promozioni. Parlai con Barili, ca­po del settore, dicendogli di favori­re Mediaset, cosa che fece». Non c'è solo Parmalat, a trasferire i suoi spot dalla Rai alle reti Mediaset per compiacere il nuovo inquilino di Palazzo Chigi: nel 2001 Telecom ri­tira dalla Rai investimenti per 77,5 miliardi di lire, la Nestlè per 20, la Fiat per 9. Nel 2003 70 aziende di­stolgono i loro investimenti dalla stampa per girarli alle reti Mediaset, sottraendo 165 milioni di euro alla stampa e trasferendone un centinaio al Biscione. Secondo il Garante, i ricavi di Mediaset salgo­no dai 1497 milioni di euro del 1998 ai 2157 del 2004, mentre quelli della Rai salgono solo fino al 2000, poi si bloccano dal 2001 al 2003. Anche perché tra il 2002 e il 2003, grazie alla gestione Baldassarre-Saccà e alla cacciata di Biagi, Santoro e Luttazzi, la Rai ha perso la sfida - prima sempre vinta - del prime time, passando dal 47.6% di share (contro il 43 di Mediaset) a un misero 43.6% (contro il 46.4% di Mediaset). Uno crollo di 4 punti, talmente plateale da por­tare al «Raibaltone» del 2003, con l'arrivo del duo Annunziata-Cattaneo che recupererà qualche pun­to, portando i due colossi al pareggio. Intanto però alla Rai coman­dano uomini Mediaset, da Deborah Bergamini ad Alessio Gorla, in costante contatto con la "concor­renza" e con lo staff del premier pa­drone. Proprio quel che Berlusco­ni sognava nel '93. Mediaset or­mai è una gigantesca macchina da soldi: altissimi ricavi pubblicitari (2,5 miliardi di euro l'anno), bassis­sime spese per i palinsesti (1 miliar­do). Il 22 marzo 2005 Mediaset an­nuncia «i migliori risultati econo­mici e finanziari dal '96». Utile net­to a 500 milioni (+35,3%), raccol­ta pubblicitaria a +9,1. Un'azione Mediaset vale 187% in più del '96. E Berlusconi, ha triplicato il suo pa­trimonio dal '94: da 3,1 a 9,6 mi­liardi di euro. Niente male. Nel '94, diceva a Montanelli e Biagi: «Se non entro in politica finisco in galera e fallisco per debiti».  l'Unità (26 novembre 2007)  Marco Travaglio

Un riepilogo delle vicende Fininvest - Rai, Il Grande Inciucio del 1992-1994.
Prima la notizia delle intercettazioni delle telefonate del Berlusconi ai componenti influenti della Rai, per mettere il bavaglio a Santoro, eliminando i programmi di attualità, ora il ministro Alfano manda i suoi giannizzeri a Trani, la procura mariouola, che ha fatto partire tutto. Ma le intercettazioni, almeno fino a smentita, sono leggibili da tutti e parlano chiaro. Le solite considerazioni di rito, che sentiamo da ormai 15 anni: intercettazioni di fatti privati, non di reati, cui gli altri rispondono che sono fatti comunque gravi. Io credo che per  fatti come questi, e sono veri, cioè un capo di governo che vuole azzittire le voci che gli danno contro, anche con mezzi derivanti dalla sua posizione, è roba da statalismo post comunista alla cinese, cui tutti dovrebbero ribellarsi, a cominciare da chi si richiama in modo non becero alle libertà.Free Image Hosting at www.ImageShack.us



ALL'INIZIO DEL 1993 la Fininvest è sull'orlo del fallimento. Indebitata e inquisita fino al collo, I «comitati corporate» dei top manager e dei dirigenti del gruppo si riuniscono quasi ogni giorno con Silvio Berlusconi nel quartier generale di Milano2 per l'estremo salvataggio. L'ingegner Guido Possa, segretario particolare del Cavaliere, verbalizza in «report» che finiranno in mano al pool di Milano. Il 22 gennaio il direttore finanziario Ubaldo Livolsi fa il punto sui debiti: 4550 miliardi di lire, 700 in più del '91. E «il sistema bancario non è disposto ad aumentare l'affidamento nei nostri confronti (alcune banche anzi han chiesto a noi, come a tanti altri clienti, piccole ma significative riduzioni dell'esposizione (...). La situazione è molto seria». Il rischio è il fallimento: «Basterebbe una sia pur lieve flessione delle entrate pubblicitarie della tv (non improbabile vista la recessione) (...) per porci in grosse difficoltà». Anche il Cavaliere vede nero: «La nostra tv è un'azienda matura, con buona redditività, ma lentamente si avvia al decli no». Ci vorrebbe un'idea.


Un'idea meravigliosa
I dirigenti suggeriscono di vendere un pezzo di Telepiù o di quotare la partecipazione della Silvio Berlusconi Editore in Mondadori, così da rimborsare le banche. Ma il Cavaliere dice no e il 22 febbraio illustra, ai suoi uomini attoniti,
un piano temerario. Possa annota: «L'unica concreta azione possibile a breve è un accordo con la Rai: potrebbe ridurre i costi di 300-350 miliardi l'anno. È urgente intervenire nel processo di ridefinizione della struttura Rai, per
far sì che le massime responsabilità siano assunte da veri manager (coi quali sarebbe più agevole raggiungere un buon accordo) e prega Roberto Spingardi (capo del personale Fininvest) di suggerirgli nominativi di persone papabili (congiuntamente a G. Letta)». Il padrone della Fininvest vuole scegliersi i capi della Rai. Imbottirla di manager «amici» perché «tengano bassa» la programmazione, dando fiato alle boccheggianti reti di Milano2. Nel '93 la guerra dell'audience ha dissanguato le casse Fininvest. Se - ragiona Berlusconi - si convince la Rai a un disarmo bilanciato, i due contendenti abbassano gl'investimenti, la qualità e i costi. Intanto la Rai perde il primato negli ascolti e Fininvest incamera più spot e alza i prezzi (mentre la Rai ha un tetto di spot invalicabile, già al limite). Ma nel nuovo governo «tecnico» Ciampi non ha amici. E nemmeno nel nuovo Cda Rai. In Viale Mazzini arrivano i «professori», sotto la presidenza di Claudio Demattè, che danno spazio a professionisti come Guglielmi, Iseppi, Freccero, Aldo Grasso. Torna persino Beppe Grillo. Il Cavaliere è disperato, ricorderà Dell'Utri: «Nel settembre '93 Berlusconi mi convocò ad Arcore e mi disse: "Marcello, dobbiamo fare un partito"(...). C'era l'aggressione delle Procure e la Fininvest aveva 5000 miliardi di debiti. Franco Tatò, amministratore delegato del gruppo, non vedeva vie d'uscita: "Cavaliere dobbiamo portare i libri in tribunale"». Così Berlusconi si fa avanti con Demattè e butta lì la proposta indecente: un accordo di cartello per spartirsi audience e pubblicità. Come annoterà il consigliere Paolo Murialdi, i rappresentanti delle due aziende discutono come «ridurre le spese degli acquisti e di produzione di Rai e Fininvest». Con tanti saluti al libero mercato, il Cavaliere pretende «una ripartizione dell'audience in parti uguali, nella misura del 45%». A vantaggio di Mediaset, che sta sotto la Rai: «All'epoca un punto di audience equivaleva 20 miliardi di introito pubblicitario».

Proposta indecente
Demattè rifiuta perché «era inaccettabile: un accordo di ferro per dividerci in partenza le quote di audience. Se uno dei due superava la quota, doveva provvedere a scaricare il palinsesto (...): inserire programmi di bassa qualità e basso costo per permettere alla rete concorrente di riguadagnare le quote perdute». Demattè pagherà caro il gran rifiuto. Il 9 giugno '94, al governo da un mese, Berlusconi attacca la Rai perché fa concorrenza a Fininvest: «È un servizio pubblico, non dovrebbe curarsi di raggiungere il massimo di ascolto, casomai coprire i vuoti che le tv commerciali lasciano aperti>. Il 26 giugno, in gran segreto, riunisce ad Arcore i manager di Publitalia per esaminare il piano triennale di risanamento Rai elaborato da Demattè: aumenti automatici del canone legati al costo dei programmi trasmessi e crescita del 5% annuo del fatturato pubblicitario. Ma i manager Fininvest lo bocciano: se la Rai cresce ancora, il Biscione tracolla. La contro-proposta è contenere i ricavi pubblicitari della Rai, con «un tetto di 1000-1100 miliardi annui». Berlusconi boccerà come «scandaloso» il piano triennale della Rai e, visto che i professori non si dimettono, il 31 giugno li licenzia con un emendamento di 5 righe al decreto salva-Rai. Il nuovo vertice di Viale Mazzini è di stretta osservanza berlusconiana. Presidente Letizia Moratti, al Tg1 Carlo Rossella, al Tg2 Clemente Mimun, e così via. Qualche mese più tardi, cambio della guardia anche al vertice della Sipra: via Edoardo Giliberti, che nel '93 ha aumentato il fatturato del 7% (contro l'l.5% di Publitalia), dentro Antonello Perricone, ex Publltalia. La presidente Moratti è stata chiara: «La Rai dev'essere complementare alla Fininvest». Dice Demattè: «Giliberti ha ottenuto risultati straordinari, ma non si sarebbe fatto corrompere». Giliberti conferma: «Era un accordo sull'audience che avrebbe inciso sulla pubblicità. Abbassare l'audience è facile: basta spostare i programmi pomeridiani in prima serata e viceversa. L'audience crolla nello spazio di un mattino».





VERBALE: di trascrizione di conversazioni telefoniche in arrivo ed in partenza sull’utenza avente il numero in uso a Saccà Agostino, come da decreto del 05.06.2007 emesso dalla Procura della Repubblica di Napoli a firma del Dott. Dr. Vincenzo PISCITELLI. Data: 21/06/2007 Ora: 18:40:09 Durata: 0:07:17
Evelina Manna



Saccà: Pronto.
Berlusconi: Agostino!
S: Presidente! Buonasera ..come sta … Presidente…
Berlusconi: Si sopravvive…
S: Eh .. vabbè, ma alla grande, voglio dire, anche se tra difficoltà, cioè io … lei è sempre più amato nel paese …
Berlusconi: Politicamente sul piano zero …
S: Si.
Berlusconi: … Socialmente, mi scambiano … mi hanno scambiato per il papa..
S: Appunto dico, lei è amato proprio nel paese, guardi glielo dico senza nessuna piangeria …
Berlusconi: Sono fatto… oggetto di attenzione di cui sono indegno …
S: Eh .. ma è stupendo, perchè c’era un bisogno … c’è un vuoto … che .. che lei copre anche emotivamente … cioè vuol dire … per cui la gente .. proprio … è cosi … lo registriamo…
Berlusconi: E’ una cosa imbarazzante ..
S: Ma è bellissima, però
Berlusconi: Vabbè .. allora?
S: Presidente io la disturbo per questo, per una cosa fondamentale, volevo dirle alcune cose della Rai importanti in questo momento, perchè abbiamo faticato tanto per conservare la maggioranza .. eh, la maggioranza cinque è importante anche in questo passaggio, riusciamo a conservarla per un anno dopo la … ma è strategica questa cosa, ma se la stanno giocando in una maniera .. stupida … proprio, cioè … quindi, volevo.. lei già lo sa … perchè le avevo… volevo darle questo allarme, perchè, allora, se abbiamo la maggioranza in consiglio, e quindi abbiamo una forte importanza, questa maggioranza non la smonta più nessuno ormai dopo la decisione…
Berlusconi: si, … non capisco Urbani che fa lo stronzo, no?!
S: Mah! Allora … Urbani, io non .. non lo so .. penso che in questi giorni sono stati più i nostri alleati … che hanno un pò .. no! … lui forse ha fatto un errore su Minoli …e l’altra volta … eh .. però sono stati un pò .. AN e anche la Lega, che per un piatto di lenticchie hanno spaccato la maggioranza … dopo quindici giorni, in cui la maggioranza era uscita saldissima dalle aule giudiziarie, cioè quello che non è riuscito con specie …
Berlusconi: Mamma mia, vabbè, adesso io ho dovuto … interessarmi di questa cosa….
S: Gli è riuscito con Speciale .. gli è riuscito forse con quello della Polizia …
Berlusconi: .. adesso li richiamo .. a ..(parola incomprensibile) …
S: Li richiami lei all’ordine .. Presidente …
Berlusconi: Daccordo.
S: .. perchè abbiamo una grande vittoria .. qui in azienda stavamo riprendendo …anche con Sensi … Ingiro (fonetico) ..
Berlusconi: vabbè .. va bè .. adesso vediamo, vediamo un pò. Senti, io … poi avevo bisogno di vederti ..
S: Si.
Berlusconi: perchè c’è Bossi che mi sta facendo una testa tanto ..
S: si .. si ..
Berlusconi: .. con questo cavolo di .. fiction .. di Barbarossa ..
S: Barbarossa è a posto per quello che riguarda .. per quello che riguarda Rai fiction, cioè in qualunque momento …
Berlusconi: allora mi fai una cortesia …
S: si
Berlusconi: puoi chiamare la loro soldatessa che hanno dentro il consiglio ..
S: si.
Berlusconi: .. dicendogli testualmente che io t’ho chiamato …
S: vabbene, vabbene ..
Berlusconi: …che tu mi hai dato garanzia che è a posto ..
S: si, si è tutto a posto ..
Berlusconi: .. chiamala, perchè ieri sera ..
S: la chiamo subito Presidente …
Berlusconi: … a cena con lei e con Bossi, Bossi mi ha detto, ma insomma .. di qui di là … dice … Ecco, se tu potevi fare sta roba …mi faresti una cortesia.
S: allora diciamola tutta … diciamola tutta Presidente .. cosi lei la sa tutta, intanto il signor regista ha fatto un errore madornale perchè un mese fa … ha dato .. e loro lo sanno .. ha dato un’intervista alla Padania, dicendo che aveva parlato con Bossi e che era tutto… io, ero riuscito a rimetterla in moto la cosa, che era tutto a posto perchè aveva parlato col Senatur .. bla, bla, bla … il giorno dopo il corriere scrive …
Berlusconi: esiste … (parola incomprensibile) …
S: in due pezzi, dicendo, Saccà fa quello che gli chiede la ..(parola incomprensibile) le mando poi gli articoli … così…
Berlusconi: chi è il regista?
S: il regista è Martinelli, che è un bravo regista, però è uno stupido,un ingenuo, un cretino proprio…
Berlusconi: uhm …
S: un cretino, mi ha messo in una condizione molto difficile, perchè mi ha scritto un articolo sul corrier della sera … e poi non contento, Grasso sul Magazine del corriere della sera … scrive il potente Saccà fa quello che gli dice Berlusconi e basta … ecc. .. che poi, non è vero, lei non mi ha chiesto mai …
Berlusconi: allora ascoltami…
S: lei è l’unica persona che non mi ha chiesto mai niente … vogliodire …
Berlusconi: io qualche volta di donne … e ti chiedo … perchè ..
S: si, … ma mai …
Berlusconi: … per sollevare il morale del capo .. (ridendo)
S: eh esatto, voglio dire … ma, mi ha lasciato una libertà culturale di … ideale totale .. voglio dire .. totale .. e questo lo sanno tutti, allora perchè, e, malgrado questo, io sono stato chiamato poi dal Presidente, dal Direttore Generale: “Mah! Com’è sta cosa!?” Questa cosa vale perchè, vale perchè Barbarossa è Barbarossa, perchè Legnano è Legnano…
Berlusconi: certo, certo ..
S: perchè i Comuni a Milano hanno segnato la civiltà dell’occidente .. voglio dire ..
Berlusconi: daccordo .. vabbene …
S: Quindi, adesso io la chiamo subito ecc. … Presidente, poi quando lei ha un attimo di …
Berlusconi: la settimana prossima sto a Roma … vieni a trovarmi quando vuoi ..
S: eh .. vediamo ..
Berlusconi: … chiama la Marinella lunedi …
S: mi metto daccordo con Marinella …
: .. lunedi che ci mettiamo daccordo, vabbene. Senti, tu mi puoi fare ricevere due persone …
: assolutamente…
Berlusconi: .. perchè io sono veramente dilaniato dalle richieste di coso ….
: assolutamente ..
Berlusconi: con la Elena Russo non c’era più niente da fare? Non c’è modo…?
S: no .. c’è un progetto interessante .. adesso io la chiamo ..
Berlusconi: gli puoi fare una chiamata? La Elena Russo; e poi la Evelina Manna. Non centro niente io, è una cosa … diciamo … di…
S: chi mi dà il numero?
Berlusconi: Evelina Manna … io non c’è l’ho …
S: chiamo ..
Berlusconi: no, guarda su Internet ..
S: vabbè, la trovo, non è un problema … me la trovo io ..
Berlusconi: ti spiego che cos’è questa qui ..
S: ma no, Presidente non mi deve spiegare niente ..
Berlusconi: no, te lo spiego: io stò cercando di avere …
S: Presidente, lei è la persona più civile, più corretta..
Berlusconi: allora … è questione di .. (parola incomprensibile, le voci si accavallano) ….
S: ma questo nome è un problema mio …
Berlusconi: io stò cercando … di aver la maggioranza in Senato …
S: capito tutto …
Berlusconi: eh .. questa Evelina Manna può essere .. perchè mi è stata richiesta da qualcuno … con cui sto trattando …
S: presidente … a questo proposito, quando ci vediamo, io gli posso dire qualcosa che riguarda la Calabria .. interessante …
Berlusconi: molto bene…
S: .. perchè c’è stato un errore, in una prima fase c’è stato un errore per la persona che ha mediato il rappor … poi glielo dico a voce …
Berlusconi: .. che non andava bene?
S: .. non andava bene ..
Berlusconi: devo farlo io direttamente.
S: esatto, non andava bene per nulla ..
Berlusconi: va bene …
S: poi le dico meglio … Presidente ..
Berlusconi: va bene, io sto lavorando in operazione libertaggio .. l’ho chiamata così, va bene?
S: va bene …
Berlusconi: va bene .. se puoi chiamare questa signora qui …
S: la chiamo .. e poi quando …
Berlusconi: Evelina Manna …
S: .. ci vediamo le riferisco ..
Berlusconi: .. e anche Elena Russo … grazie, ci sentiamo ..
S: vabbene … allora arrivederla Presidente …
Berlusconi: la settimana prossima ci vediamo …
S: .. oh .. metta le mani però su sta maggioranza … perchè veramente io ho rischiato tanto per avere la maggioranza in consiglio ….
Berlusconi: faccio questo .. anche se …
S: … e si è sciolta dopo la set … abbiamo fatto una figura barbina!
Berlusconi: va bene …
S: .. ma non per colpa .. mi creda … di Urbani ….
Berlusconi: daccordo …
S: Urbani fa altre cazzate …
Berlusconi: Si, si va bene!
S: grazie Presidente ..
Berlusconi: grazie ciao … ci vediamo la settimana prossima.

Before the news of the interception of phone calls Berlusconi influential components of the RAI, to put the gag in Santoro, eliminating the current affairs programs, now the minister Alfano sends his Janissaries in Trani, the prosecutor mariouola, that started it all. But the interceptions, at least until disproved, are readable by everyone and speak clearly. The usual considerations of ritual, we feel 15 years from now: interception of private facts, not of crimes, which others respond that the facts are still serious. I believe that for events like these, and they are true, that a head of government who wants to hush the voices that give other hand, even with means derived from its position, is the stuff of post-communist Chinese-statism, which all should rise up to beginning with those who you call in a non-vulgar freedoms.