La società civile, il calderone dei savonarola marci dentro.

L'articolo di Giorgio Mulè su Panorama è del tutto condivisibile e ributta in
faccia ai savonarola davanti e marci dietro che si riconoscono nel termine Società civile, uno di quelli che non dicono niente, come tanti, il calderone delle intercettazioni periferiche, quegli stralci del tutto inutili alle inchieste, ma che ci mostrano quanto diffuso sia il marcio, le pubbliche virtù sbandierate e i vizi privati, nascosti anche da quella parte di società, che si richiama ai concetti del Bravo Cittadino Medio Modello, cui sembrerebbe tendere il concetto in questione.

Ce n’è per tutti e ci sono tutti. Nel romanzaccio socialpopolare scritto in massima parte con le intercettazioni telefoniche ci sono politici di centrodestra e centrosinistra, alti funzionari dello Stato e mezze calzette, imprenditori rapaci e manager rispettati, monsignori di gran lignaggio e sacerdoti, magistrati di ogni ordine e grado, giornalisti, carabinieri, militari della Finanza e poliziotti, dirigenti e scartine dei servizi segreti, talpe e controtalpe. All’elenco mancano delle categorie, ci sarà tempo per rimediare. Sono finiti tutti nel frullatore in cui un cittadino fatica a distinguere gli innocenti dai corrotti, le persone perbene dai lestofanti, i cafoni dai delinquenti. Altro che società civile, come volevano farci credere i chierici del perbenismo desiderosi di contrapporre le virtù del popolo ai vizi del palazzo. Stando alle intercettazioni trasmesse dai giudici ai giornali come un fogliettone da pubblicare a puntate, bisognerebbe purtroppo parlare di «società incivile». Perché le nefandezze che si ritrovano in quelle pagine (spesso legate a vizi privati che nulla hanno a che spartire con il cuore delle indagini)altro non sono che lo specchio di una società che tenta ostinatamente di non guardare il lerciume del proprio giardinetto. È la società dei finti moralisti, dei moralizzatori in servizio permanente effettivo, dei puri e duri sempre travestiti da Savonarola. Una Santa Inquisizione da avanspettacolo che avrà chiesto, fatto e ottenuto favori come molti degli intercettati, ma che pretende ancora di raccontare la favola della propria incontaminata purezza. O che avrà gli stessi amanti, le stesse debolezze o le stesse pulsioni sessuali di coloro che sono stati messi alla gogna ma che si ostina a chiedere – per gli altri, solo per gli altri – condanne esemplari ed espiazioni puntuali. Il grande pericolo del frullatore mediatico è proprio quello di non farci distinguere più il bene dal male o, peggio, di mischiarli tra loro: le inchieste si sovrappongono, i protagonisti si confondono e anche le responsabilità penali sfumano. Per questo motivo politici e commentatori dovrebbero avere il garbo e la decenza di non ergersi a fustigatori di costumi.

Come vedete, anche la società civile, ricorre spesso, dai suoi piani alti, a scorciatoie e truffette (ma io credo che quello che accade sia molto peggio)
Anche la società civile ha i suoi difetti. Cliccare, poi clickare di nuovo due volte.
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Ma poi, come interpretate la frase che uno dei giudici di Manipulite, nei suoi tour nelle scuole medie, parlamentare del Pd, chosa sulla fine di Manipulite? Dice e l'ho sentito io, vedendolo arrivare con auto e scorta: " la nostra azione è andata bene fintantoché la popolazione la voleva, poi abbiamo capito al Pool manipulite, che dal 1994 l'aria era cambiata e non c'è più stato spazio".
Naturalmente, per il giudice in questione c'è stato spazio di farsi già due legislature come parlamentare. Per la povera Clementina Forleo invece, lo spazio non c'è mai stata, e nel giro di due anni è stata vituperata da tutti, facendola passare dalle stelle alle stalle e buttandola nel bidone dei rifiuti, per proteggere le malefatte di quelli che si riempiono la bocca di antimafia, tutela di diritti e buona amministrazione.


Una manovra delle toghe rosse. Sono indignata.

Sono le frasi che ricorrono da almeno 10 anni nella desertica politica italica. -
Una manovra a orologeria di certa magistratura, in congiunzione con la parte retrograda del paese, per screditarmi.- Cui dall'altra parte si replica con - Sono francamente indignata, non è possibile trattare in questo modo la magistratura e le istituzioni.- Il signor baffino, figlio d'arte, ci avverte che lui prevede ancora scosse, che poi arrivano, puntuali, ma non solo su Berlusconi e i suoi, ma anche su un'ampia fetta di amministratori della sua parte, in quel baillame di intrecci e contro intrecci politico affaristici di Puglia e di Toscana (e a breve ne sentiremo ancora, nelle due regioni). La D'Addario, sulla cui testa ora pesa un'indagine sui suoi spostamenti e movimenti di conti correnti con molti zeri, nel periodo ante-Berlusconi, ha solo fatto vibrare il pavimento di Palazzo Grazioli e perlatro, in Puglia, si è visto che il Giampi, era stato attivo anche con il Popolo della Sinistra, organizzando cene e feste anche per loro.
Infine, i bempensanti rimborghesiti come Scalfari, Travaglio, Barbacetto e Augias, ci mostrano un mondo berlusconiano avulso dal contesto reale del paese, come se gli altri non partecipassero ampiamente alla festa. Ultima, su Di Pietro: Paolucci l'ha nominato lui, e due, il Di Gerolamo, è stato, prima di finire nella PdL, uno dei suoi cavalli. Andiamo avanti così, con la Rai, militarizzata e ormai in totale scacco del partitismo, ovvero di una ampia fetta di cittadini che vogliono questo stato di cose, inutile fare i discorsetti che riguardano solo i politici. Poi, al termine di tutta la vicenda fiorentina bertolasese, al massimo saranno affibbiati i mesi che ha collezionato Corona, con i suoi ricattetti da quattro soldi. Se gli italiani vogliono così, così sia.


Cara Clementina no, non mi va.
Cara signora Clementina Forleo, lei ha partecipato recentemente a una
manifestazione politica del suo ex collega De Magistris, nella quale ha fatto affermazioni del tutto improponibili e incondivisibili, considerato che provengono da chi come lei è ancora magistrato. In un precedente post ho invocato una scorta per lei e la confermo, ma le sue dichiarazioni, politiche, pronunciate in un convegno politico, non le posso né voglio condividere, ne oggi, ne mai, da chiunque le pronunci, se parte della macchina della giustizia. Per me, lei farebbe bene a dimettersi, non abbiamo bisogno di un'altro eroe, meno che mai di una nuova Giovanna d'Arco(re).
E' vero che il codice di Amurabii definiva la giustizia come: la giustizia è fatta in nome del più debole, ma mi sembra che il nostro sistema di leggi sia ben diverso, non trova?