Servire il popolo, chi erano?

Dopo alcune chiacchierate sul forum, sono stato costretto, diciamo, a inserire
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questo post su certa gente, del tutto eterogenea, che a distanza di qualche anno dai suoi focosi pensieri e discorsi di carta, si è riciclata nel sistema, giocando un ruolo minore, ma non quanto uno si potrebbe aspettare. Si tratta di un gruppo di persone che, all'epoca giovanissime, sono la testimonianza, assieme a tante altre, apparteneti ai tanti gruppetti e gruppuscoli dell'extra sinistra, come di diceva, del fallimento completo dei loro ideali di gioventù, cui è seguita una rapida e pronta ristrutturazione personologica e ideologica, che oggi appare del tutto banale e scontata (la solita storia...). Tra questi, nonostante gli slogan del periodo, che vertevano sulla politica alla piazza, non alle TV e radio, molti sono divenuti giornalisti e direttori e conduttori Tv e radio, ma sempre con un forte impegno (sic!) politico, nel senso di servire il padrone di turno, con cui si riempiono le incontinenti pancie, a suon di centinaia di migliaia di euro. L'elenco sarebbe lungo, inutile provare a farlo, a meno di non approntare un post a parte.
Tutta gente, dicevo, che ha comprensibilmente cambiato pensiero e orientamento politico, e ci può stare, ma che poteva anche uscire di scena, senza impegnarla con una presenza del tutto imbarazzante e anche, ai miei occhi, prevaricante (ci siamo noi e non ce ne andiamo, anche se avevamo altre idee, chi se ne frega). Per quelli come me, che a quei tempi c'erano, mi basta uno sguardo, un tono di voce, una semplice frase, per riconoscere immediatamente il tono da paladine della giustizia, dell'uguaglianza, della falsa fraternità e tolleranza, con cui erano e sono ancora ammantate le signorine di allora, oggi signore e deputate, ministre e mogli di uomini dai molti zeri dopo l'uno. Se anche ciò non fosse, riconoscerei subito la loro provenienza da quel mondo borghese medio, fatto di comodità e benessere discreto, non ostentato, rivestito da quel tipico cipiglio da false comunitarie, in realtà nel fondo, arroganti e prevaricatrici non meno delle loro colleghe provenienti da percorsi opposti, per quelle poche che ne conosco. Sono quelle che predicano la riforma della scuola per tutti, della dignità della donna, del
diritto ad abortire e all'inseminazione artificiale, della pillola del giorno dopo, della laicità dello stato, della tolleranza verso tutta la compagine sociale, a partire dagli immigrati ai gay e lesbiche. Tutto giusto ma se poi esaminiamo le loro vite, vediamo quanto irte e dense di contraddizioni sono cementate: matrimoni e legami con gente di potere, puzzetta sotto al naso sempre e anche più di altre colleghe, ostentazione dei panni della tipica borghese di fascia alta, con i relativi simboli di potere (orologi, borsette abiti ecc. firmati). Figli che frequentano le scuole private (come per Santoro), con rette da 6-700 euro al mese, e in seguito le migliori università estere. Ma questa gente, perché si trova a questo punto? Semplice: perché era già partita da una posizione sociale alta, e poi, perché oltre alle doti personali, (possedute anche da molte altre donne di stessa appartenenza sociale), si sono ammanigliate all'interno di un sistema politico del tutto illiberale e poco trasparente quale quello italico, che le porta, senza alcun riscontro di popolarità o gradimento popolare, a ricoprire ruoli di rilievo, del tutto cooptabili da altre figure. Lo dico più chiaramente: si tratta delle tante super opportuniste della più bell'acqua, che anche con qualità, giungono a ricoprire ruoli solo per la loro presenza in certi ambienti, chiaro? Una prova? Basta rendere il sistema realmente libero, cioè con possibilità di fornire opportunità di valutazione dei propri candidati da porre in lista, da parte dei poveri, fessi e improvvidi elettori, e a quel punto queste donne sparirebbero. Perché non si sognerebbero neanche un minuto di fare un porta a porta, un casa per casa, un incontro pubblico in una piazza, tutti luoghi della vera scelta e manifestazione democratica. piuttosto si muovono nelle segreterie, all'ombra del protettore di turno, catturandone i favori e divenendone le concubine politiche al femminile. A quel punto, divenire assessori o ministri è solo un fatto di tempo e di giochetti di segreteria.  anglotedesco.myblog.it/archive/2009/07/05/alberico-giostra-scrive

Sono arrivate tutte all'epoca del Prodi bis, una riedizione del tutto schifosa e improponibile, dove quelle donne, compresa la Melandri, che rientra appieno nelle considerazioni fatte, sono state tutte premiate e collocate in posizioni di ministre, quando avrebbero dovuto essere tenute fuori e ben lontane da un governo che si voglia accreditare come serio e attento ai temi del lavoro e sociali. E' vero, anche il Berla non scherza, con le Brambilla, Carfagna ecc. ma la puzzetta sotto il naso io non ce l'ho. A me non vanno né le une, né le altre, capito? Sono quelle che non si sono arrese, come tanti altri, dichiarando la propria sconfitta e lasciando il campo a quelli che già c'erano e agli altri, anche se ancora poco più che ventenni, magari per darsi da fare in una professione o in altri interessi.  E credo che le cose continueranno a girare in questo modo tremendo, come in Francia: ora Sarkozy sembra in picchiata e sta resuscitando quella sinistra, batacchiata solo 20 mesi fa. Insomma, la soluzione per il popolino è solo non votare questo e votare quest'altro, magari turandosi il naso? Oppure addirittura infischiarsene di tutto, e scegliere solo in base a una abitudine e convenienza? Per quello i DS sono da tempo ritornati allegri: sanno che tanto o si vota per il Berla o per loro, e fino a che starà in piedi un simile capestro, non se ne uscirà.

Però devo anche aggiungere che non tutti quelli di Servire il Popolo e dei loro confratelli maoisti, sono finiti nel grande catino del riciclaggio giornalistico politico sinistrese e berlusconiano: ad esempio, l'avvocato che difese Craxi, Enzo Lo Giudice, Angelo Arvati, il dirigente politico di allora, non si sono più immischiati nella bolgia politica degli anni ottanta e seguenti, quelli nei quali, la politica fallimentare del Pci, si trovò infilata in un vicolo cieco, chiusa a sinistra da Craxi, e al centro dall'impossibilità di attuare quel compromesso storico, che ai più era parso un moccolo di Berlinguer, che avrebbe potuto risparmiarselo, prima di morire tragicamente. Insomma, quella gente, erano tutti ragazzotti e signorine di buona famiglia borghese, di ceto medio o medio-alto, che non avevano in genere niente a che vedere con quelli come noi, proletari figli di proletari in Potere Operaio e Lotta Continua (sia pure con alcune eccezioni), che finita la sbornia marxistoide, alla fine dei settanta hanno tirato a finire gli studi e a farsi sotto nella professione, sempre guardando dall'alto in basso le Livia Turco e Lanzillotta, i Santoro e Gad Lerner (che era con noi), i quali a loro volta ci guardano con aria di sussieguo, dall'alto delle milionate di soldi che guadagnano nel Servire il Padrone, no il Popolo, no, meglio mettere il Padrone. A proposito, bellissima l'ultima proprietà acquistata da Santoro, già ristrutturata, in vista mare, roba da veri sciùr. A noi restano le 2.800 euro più bonus del servizio e qualche visitella per 2 o 300 euro al mese.

L'Unione Comunisti Italiani (marxisti-leninisti) è un'organizzazione politica di tendenza maoista, sorta nel 1968 in corrispondenza dell'uscita di uno dei suoi organi di stampa, il giornale Servire il popolo, il leader fu Aldo Brandirali.
Con la Lega della gioventù comunista servire il popolo spesso brevemente indicata come Servire il popolo viene identificato un gruppo giovanile del partito. Tra le figure di maggiore spicco che sono appartenute a questo gruppo dell'estrema sinistra italiana vi sono Aldo Brandirali, oggi esponente di Forza Italia e vicino a Comunione e Liberazione, Angelo Arvati, Marco Bellocchio, Renato Mannheimer, Luca Meldolesi, Antonio Polito, Barbara Pollastrini, Michele Santoro, Enzo Todeschini, Linda Lanzillotta, Nicola La Torre, etc.
Nel 1972 diventa Partito Comunista (Marxista-Leninista) Italiano e partecipa alle elezioni. Nel 1974 Brandirali fu espulso da ciò che restava del suo stesso partito, già indebolito da una lunga catena di scissioni ed epurazioni. Per qualche anno ancora lo diresse il poeta Francesco Leonetti, che condusse i superstiti nell'area dell'autonomia operaia. L'organo ufficiale divenne il periodico "La voce operaia". Il PC (M-L) I si sciolse nel 1978, dopo ulteriori scissioni che avevano ridotto la formazione a poche decine di militanti.
Come vedete, non solo erano quattro gatti (a Lotta continua eravamo in 3.500), ma oltretutto, si facevano anche la guerra tra loro, espellendone il suo fondatore, e pateticamente, riducendosi ai quattro gatti che si ritrovavano seduti al tavolo della trattoria, dove si riunivano con i soldini di papà per pagare il conticino.
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Free Image Hosting at www.ImageShack.usLinda Lanzillotta Iniziò la sua militanza politica nel gruppo maoista Unione Comunisti Italiani, da cui fu espulsa perché frequentava un uomo sposato. Laureata in lettere, (per questo è conosciuta come specialista di finanza locale e bilanci!), fin da giovane si occupò di economia e politica e dal 1970 al 1982 fu funzionaria del Ministero del Bilancio e della programmazione economica. Esponente del Partito Socialista Italiano, dopo un'esperienza alla Camera dei Deputati, in cui diresse per alcuni anni la commissione Bilancio, ebbe l'incarico di assessore alla programmazione finanziaria del comune di Roma, che mantenne dal 1993 al 1999.Capogabinetto del Ministero del Tesoro dal 1999 al 2000, durante il secondo governo Amato fu segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri. Presidente del gruppo Glocus, ha aderito alla Margherita ed al termine delle elezioni politiche del 2006 venne eletta deputato.Fece parte del secondo governo Prodi in qualità di Ministro degli Affari Regionali, incarico che mantiene dal 17 maggio del 2006.Dal 23 maggio 2007 è uno dei 45 membri del Comitato nazionale per il Partito Democratico che riunisce i leader delle componenti del costituendo partito.Alle elezioni politiche dell'aprile 2008 è candidata nelle liste del Partito Democratico nella
 circoscrizione Lombardia I. Nel 2008 è stata "ministro ombra" della Pubblica Amministrazione e Innovazione per il Pd. L'11 novembre 2009 ha annunciato l'addio al PD per aderire al nuovo movimento di Francesco Rutelli, Alleanza per l'Italia. È sposata con il collega Franco Bassanini ed ha una figlia. Collabora saltuariamente con l'Istituto Bruno Leoni.
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Barbara Pollastrini- Durante la contestazione giovanile del 1968 si legò all'organizzazione di ispirazione maoista Servire il popolo, di cui fu dirigente a Milano. Laureata in lingue e letterature straniere alla Bocconi, ha insegnato all'università statale di Milano ed ha aderito al Partito Comunista Italiano, di cui è stata segretaria comunale nel capoluogo lombardo dalla fine degli anni ottanta al 1992. Consigliere comunale e, dal 1992, deputato nazionale, durante l'inchiesta Mani Pulite fu accusata di corruzione e fino al 1996, anno della sua completa assoluzione da ogni accusa, si ritirò dalla politica. Entrata nel comitato nazionale del Partito Democratico della Sinistra, dal 1999 è la coordinatrice nazionale delle donne diessine. Nel 2001 è stata eletta alla Camera nell'ambito della quota proporzionale della circoscrizione comprendente le province di Milano e Pavia. Nelle elezioni politiche del 2006 è stata riconfermata nella circoscrizione Lombardia I. Dal 17 maggio 2006 all'8 maggio 2008 è stata Ministro per i Diritti e le Pari Opportunità del secondo governo Prodi. Il suo nome, insieme a quello del Ministro della Famiglia Rosy Bindi, è legato al disegno di legge sui Dico. Dal 23 maggio 2007 è uno dei 45 membri del Comitato nazionale per il Partito Democratico che riunisce i leader delle componenti del futuro PD. Attualmente, dopo essere stata sposata con il sondaggista Renato Mannheimer, è moglie di Pietro Modiano, direttore generale della banca Intesa Sanpaolo.

Antonio Polito- Dopo aver ottenuto la maturità classica, comincia la sua la sua militanza politica nel gruppo maoista Unione Comunisti Italiani.Inizia la sua attività giornalistica presso la redazione napoletana de l'Unità, per cui lavora dal 1975 al 1982, avvicinandosi alla corrente politica del migliorismo. Nel 1982 lascia Napoli per assumere l'incarico di responsabile dell'inserto regionale dell'Emilia-Romagna, venendo poco dopo chiamato alla sede romana del quotidiano.Nel 1988 passa a la Repubblica, di cui resta vice-direttore di Eugenio Scalfari prima e di Ezio Mauro poi.Responsabiledell'edizione on-line del quotidiano e corrispondente da Londra, nel 2002 lascia la testata per fondare e dirigere Il Riformista, giornale della sinistra moderata (che lui ha definito "arancione").Nel 2006, in vista delle elezioni politiche, si candida come senatore con la Margherita e viene eletto nella circoscrizione Campania. Nella XV legislatura ricopre l'incarico di segretario della III Commissione Permanete del Senato della Repubblica, Affari Esteri, Emigrazione. Le sue iniziative legislative si sono sempre concentrate su temi di attualità, tra cui il famoso Ddl contro i “Fannulloni” della Pubblica Amministrazione e l' uso delle intercettazioni telefoniche.Nel 2007 viene eletto segretario cittadino de la Margherita a Napoli.Fa parte di numerosi think-tank ed associazioni internazionali, tra i quali "Policy network", "Les Progressistes" e Aspen Institute.


“LA CINA NON ERA VICINA” DI STEFANO FERRANTE: IL VENTO DEL MAOISMO SUL ’68 ITALIANO. L’INTERVISTA 03 ago. - INTERVISTA di Giovanni Zambito.
Sul Sessantotto italiano soffia il vento della Cina di Mao che dà origine al gruppo della sinistra extraparlamentare l’Unione dei comunisti italiani (marxisti-leninisti), meglio conosciuto con il nome del loro giornale, Servire il popolo. Una breve stagione compresa tra il grande big bang della rivolta giovanile e la dissoluzione dell’autunno 1975: i «cinesi» italiani passeranno alla storia come quelli del matrimonio comunista, dell’asilo maoista, quelli che attiravano gli artisti e «servivano il pollo» anziché il popolo. Slanci generosi e vacue illusioni, dogmatismo e utopia, amori e tradimenti: la storia del maoismo all’italiana è stata tutto questo e molto di più.
Una vicenda corale, in cui compaiono - protagonisti o comprimari - molti volti noti dell’Italia di oggi: un piccolo esercito di sognatori che credeva di poter cambiare il mondo. Tutto questo e altro ancora nel libro “La Cina non era vicina”, Servire il popolo e il maoismo all’italiana (Sperling & Kupfer, collana "Le radici del presente", pagg. 294, 16,00 €) scritto da Stefano Ferrante, giornalista parlamentare del Tg di La7, per il quale ha seguito gli eventi politici più importanti degli ultimi anni.
L’argomento è alquanto insolito come ammette lo stesso Stefano Ferrante a Clandestino Web: “Con il mio collega e amico Luca Telese, direttore della collana “Le radici del presente”, ci chiedevamo che cosa degli anni Settanta non fosse stato ancora esplorato e la scelta è caduta su questo argomento”.
Che conoscenza ne avevi?
“Sono raffiorati ricordi da bambino come i fumetti di Mao, i vestiti tipici maoisti, i libretti rossi: è riemerso qualcosa che è stato messo in oblio per cui è nata la curiosità di ricostruire parte di quel periodo completamente dimenticata ma che è importante non solo per il ’68 ma anche per gli anni seguenti, in cui si cercava un modello nuovo lontano sia dal comunismo che dall’Unione Sovietica”.
Chi erano questi cinesi italiani?
“Il socialismo cinese in realtà non lo conosceva nessuno: il libro focalizza appunto il gruppo dell’Unione dei comunisti italiani che si definiva il più autenticamente maoista; sono poi passati alla storia come quelli del matrimonio comunista, un movimento studentesco che cercava nuove forme di organizzazione, una realtà che con il senno di oggi potrà apparire marginale, ma che non è affatto così”.
Come mai a un certo punto spariscono dalla scena?
“Dopo Piazza Fontana con il rischio della deriva armata c’è una frenata. Nonostante rappresentassero un riferimento anche a livello di linguaggio e di attività intellettuale paragonabili ad altri gruppi come “Potere operaio” e “Lotta continua”, non seppero collocarsi allo stesso modo e venivano considerati perdenti”.
Che fine hanno fatto coloro che vi aveva aderito?
“Tanti personaggi noti di oggi ne facevano parte: da Michele Santoro a Renato Mannheimer, dai fratelli Pennacchi a Marco Bellocchio, da Lou Castel a Enzo Lo Giudice, da Barbara Pollastrini a Linda Lanzillotta… Chissà perché il nostro Paese fatica a fare i conti con il proprio passato rinnegando certe radici. All’estero non è così e non si rinnega nulla: ho trovato molta reticenza e nessuno aveva piacere di essere ricordati per questa esperienza o per quella del ’68. È chiaro che non tutti siamo maoisti, fascisti o altro ma la storia va ricordata nell'intero”.
In che modo sussisteva e consisteva nella sua essenza tale Maoismo italiano?
“Era costituito da tre componenti: quella trotskista, coloro che provenivano dalla Fgci come Brandirali e i calabresi di Enzo Lo Giudice che si battevano dal basso per l’acqua potabile e le case popolari”.
Oggi resta qualcosa del Maoismo?
“Certo: è un modo totalizzante. Sergio Leone comincia tutti i suoi film con una citazione maoista; Diabolik fa dei numeri in cui mostra di essere maoista e le stesse sorelle Giussani lo erano; il nostro parlare politico di oggi è farcito di citazioni maoiste e anche se in modo inconsapevole tanti politici fanno ricorso ai libretti rossi, persino Obama”.
L’aspetto più positivamente utopico di questa frangia italiana?
“I maoisti di quel periodo ambivano a cambiare la società in meglio: erano i figli del boom con dei valori di riferimento. La loro utopia era quella di costruire una società più giusta in senso non solo anticapitalistico, ma anche antipartitico e antirevisionista. Lo stesso Pc per loro era composto di traditori: lo stesso Togliatti con le scelte che fece non aveva più ragione così come era considerato nemico chi aveva messo in cattiva luce Stalin”.
A livello di lettura come risulta “La Cina non era vicina”?
“L’ho scritto come fosse un romanzo ma con il piglio di un archeologo e una documentazione puntigliosa per rendere più fedele possibile la ricostruzione di quel linguaggio e in sintesi di quel periodo”. Giovanni Zambito.