Sulla strada con Janis.

A Hollywood, con una vecchia Crysler a noleggio, sono passato di proposito
 lungo la Frenklin Avenue, cercando di scorgere il numero civico degli edifici,guidando avvolto da una sottile nube di umidità e gas di scarico. La gola cominciava a bruciarmi proprio mentre avvistavo numeri vicini al settemila; accosto e scendo, cercando l’insegna di un motel, il Landmark, non distante dallo
 svincolo autostradale. Finalmente lo vedo, sono al 7047 ma l’insegna ha un altro nome, The Highlands Gardens Hotel ma sbirciando dal cancello riconosco il giardinetto su cui si aprono le stanze al piano terra dell’hotel, proprio come erano descritte nei libri letti su di lei. E’ qui, in una di quelle mini suite, che la mattina del 4 Ottobre 1970 fu rinvenuta morta Janis Joplin, il corpo a terra di fianco al letto, a faccia in giù, con il viso sanguinante, la prima grande star bianca della rock music. Sono quasi tutti vivi gli amici e i musicisti che la conoscevano ma nessuno vuole parlarmi di lei, chi era veramente nell’intimo, da Sam Andrew, fondatore del complesso che l’accompagnò al successo, a Peggy Caserta, sua Girlfriend sin dai tempi in cui era una outsider allo sbaraglio per le strade di Haight Ashbury a San Francisco, dove tutto ha avuto inizio. Guardando Sam Andrew, capelli corti, con incipiente calvizie, ho di fronte un sessantenne dall’aria di un tranquillo pensionato della scuola, niente ricorda più la sua immagine degli anni sessanta, con i jeans in pelle e giacchetta attillata, capelli lunghi sulle spalle, abbracciato alla chitarra elettrica, sul palco dell’Avalon o del Family Dog, la vecchia pista di pattinaggio trasformata in ballroom a San Francisco, dove Ken Casey, quello che ha scritto Qualcuno volò sul nido del cuculo, assieme ai suoi Merry Pranksters (allegri burloni), conduceva gli acid tests con l’Lsd, all’epoca sostanza non vietata. Non ne parla volentieri di quei tempi, era troppo fatto per serbarne un buon ricordo, né accenna ai frequenti litigi tra Janis e Peggy, né alle sfuriate di Peggy con lui e con gli altri della band.

Era nata il 19 Gennaio ‘43 a Port Arthur, Texas, una cittadina piatta e scialba, un collettore petrolifero, dove non ti devi far girare la testa per scorgere gli impianti di raffineria della Texaco, l’impresa su cui ruota tutta l’economia cittadina e fonte di benessere per i suoi abitanti. Padre impiegato alla raffineria, madre impiegata in una scuola, una sorella e un fratello, un’infanzia trascorsa nell’agio di una famiglia della middle class, tra feste di compleanno, scuola e canto nel coro della chiesa. Capelli fulvi con le boccole, un nasino grosso e corto, occhi scuri, bassa e paffutella, in adolescenza i capelli si scuriscono e i fianchi si allargano e compaiono sul viso i segni dell’acne, che lasciano ciccatrici indelebili non solo sul corpo; quando si pettinava aveva paura a guardarsi allo specchio, mentre sua sorella Laura era una bella ragazza mora, slanciata e sicura si sé. Stava vedendosi come un brutto anatroccolo che iniziava a comportarsi in modo diverso e ribelle. Alla Jefferson High School, l’unico college della cittadina, si dedicava al disegno e alla pittura ma i suoi modi schietti, i suoi pensieri bizzarri e così poco femminili, suscitavano lo scherno dei compagni di classe, dai quali si sentiva sempre più isolata e incompresa. Cominciò a frequentare una compagnia di ragazzi che a loro modo erano diversi dai compagni di classe: amavano il jazz e il blues e i poeti beat, che all’epoca erano sulla breccia dell’onda e si ritrovavano il pomeriggio nelle caffee house, dove bevevano, fumavano e ascoltavano musica. Per la prima volta ascoltò i dischi di Odetta, Leadbelly, Bessie Smith, Big Mama Thortorn, le vecchie glorie femminile del jazz e del blues, tutte di colore, immaginandosi di diventare come loro, una cantante di successo, con la voce profonda e disperata.Free Image Hosting at www.ImageShack.us

Diplomatasi con buoni voti nel ’60, cominciò a suonare la chitarra e a cantare vecchi e nuovi brani country- folk, nello stile grezzo dei texani, esibendosi nelle solite caffetterie e iniziando a bere e fumare sempre più. Nei fine settimana andava in giro per Beaumont e Orange, fino ai confini con la Louisiana, dove nei locali si poteva ascoltare il blues, quello vero, il Cajun e le boogie band dal pesante suono degli ottoni: Bobby Bland, Lightning’ Hopkins, Jerry LaCroix e Boogie Kings o il lamento soul di Clifton Chenier e Slim Harpo. Comincia una vita on the road, seguendo il personaggio del libro di Jack Kerouak, che tiene sempre sul comodino: si trasferisce ad Austin e si iscrive alla Lamar Tech (in seguito si iscrisse alla Università del Texas), abita in un edificio chiamato The Ghetto, a 40 dollari di pigione al mese, viaggia fino a Venice, ritorna ad Austin, dove si fa ascoltare in locali come il Kenneth Threadgill’s bar sulla North Lamar, affollato di studenti e giovani talenti in cerca di spazio. Nel ’63 con pochi amici, in autostop ritorna in California, stabilendosi prima a North Beach e poi a San Francisco, dove respira l’atmosfera dei suoi eroi della cultura beat che insegue fino a New York per alcune settimane. E’ una vita borderline, con uso crescente di alcol, amfetamine e coca, che le valsero la reputazione di speedfree, al punto che nell’estate del ’65, Chet Helms, amico che aveva conosciuto ad Austin, le trova un autobus di turisti per il Texas che la ospitano in un posto vuoto. Rientrata a casa con un aspetto scheletrico ed emaciato promette ai genitori preoccupati di mettere la testa a posto e farsi una famiglia ma è solo un momento di disorientamento e debilitazione; già a Settembre è di nuovo ad Austin e questa volta non ritornerà più. Riunitasi al giro di amici di Austin non pensa più alla California e alle sue promesse quando la primavera del ’66 una telefonata la coglie del tutto di sorpresa: è di nuovo Chat Helms che nel frattempo è diventato manager di un complesso molto apprezzato in San Francisco, che le dice di raggiungerlo, che le ha già prenotato l’autobus, che potrebbe unirsi alla band e che la gente impazzisce per il genere di folk grezzo del Texas.

Di nuovo a San Francisco nel ‘66, senza un soldo, si esibisce nei locali alternativi e va a vivere in un edificio di Haight Ashbury, il quartiere mèta degli hippies ormai in fase di massificazione, al punto che quell’anno per le strade della città viene inscenato il funerale del movimento, a sottolineare l’arrivo della seconda ondata di giovani appartenenti alle famiglie della buona borghesia in cerca di esperienze alternative à la page. Intanto inizia le prove con la band dal nome tipicamente controculturale di Big Brother and The Holding Company, un complesso acid-blues con richiami psichedelici, conosciuto solo nella Bay Area e già backing band all’Avalon. E’ in quel peiodo oscuro e al contempo pieno di aspettative che incontra Peggy Caserta, destinata a diventare sua girlfriend fino alla fine. Il loro incontro è descritto da Peggy nel suo libro del ’73, oggi introvabile, Going down with Janis (sprofondando con Janis):

‘’Entrò nella boutiue un mese dopo che l’avevo vista cantare al Matrix e subito mi riconobbe, cominciando a parlarmi a ruota libera di quanto era duro per lei quel periodo, le prove con la band, il sentirsi sola senza gli amici del Texas. Poi d’un tratto si avvicinò e mi prese le mani accarezzandole con dolcezza mentre continuava a parlare fino a quando fu attratta da un paio di jeans che cominciò a lisciare con la mano, come se fossero fatti della stoffa più pregiata, chiedendomi se potevo metterli da parte. Le dissi che poteva prenderli se voleva, costavano solo 7 dollari ma effettivamente erano molto meglio di quelli grezzi e sdruciti che indossava’’.

Il 4 Giugno ’66 debutta come frontman dei Big Brother all’Avalon, cui seguono una serie di date in tutti gli States, fino a Chicago, dove firmano un contratto con Mainstream, piccola etichetta indipendente e registrano l’album di debutto in Agosto, pubblicato l’anno successivo. Dopo le session di registrazione, il gruppo contava di rientrare in aereo a spese della casa discografica, che invece rifiutò decisamente, obbligandoli a rientrare a San Francisco in autostop e in autobus.

In una lettera alla famiglia, recentemente inclusa nel libro Love, Janis di Laura Joplin, scriveva con tono entusiasta: “ Le cose vanno bene, pare che diventeremo famosi e faremo un bel po’ di soldi ”, lo diceva con allegria e incoscienza, come qualcosa che ti scivola addosso e non puoi evitarlo. Intanto si entra nel ’67, l’anno del Peace & Love, la Summer of Love, come era chiamata, quel periodo in cui le istanze controculturali toccano il loro apice per declinare poco dopo e proprio vicino a San Francisco si tiene l’evento musicale dell’anno, il Monterey Pop Festival, dove si esibiscono artisti noti e collaudati, come Booker T. e Otis Reding, altri ormai lanciati, come Jimi Hendrix e Jefferson Airplane e outsider, tra questi una chance viene lasciata ai Big Brother che non la sprecano. Sul palco Janis è fenomenale, esplosiva, soprattutto colpisce la voce tagliente, metallica e ruginosa, potente ed espressiva che tocca il cuore del pubblico e dei molti artisti che assistono dal backstage a una trascinante rivisitazione di Ball & Chane di Big Mama Thorton: uscirà incoronata assieme alla controparte maschile Otis Reding, entrambi immortalati nel docufilm di Pennebacker, Monterey Pop.

La gente del mestiere sapeva che i gruppi che si esibivano al Family Dog, al Matrix e all’Avalon sarebbero esplosi e diventati famosi, si percepiva attorno un’ aurea di grande creatività unita a un talento spontaneo e grezzo. Con le parole di Sam Andrew : “ senza Janis è difficile pensare che saremmo riusciti a farci conoscere fuori dalla California ma la storia è andata come sai; in fondo sapevamo di aver bisogno di qualcuno che reggesse la scena sul palco e Janis due di noi l’avevano già conosciuta anni prima a North Beach, in qualche modo avevamo un’idea di cosa sarebbe successo con lei “.

Albert Grossman, manager di Dylan presente a Monterey, decide di prenderli con sé a suon di dollari procurando un contratto per la Columbia che rileva e ripubblica anche il primo disco. Da quel momento la band entra nel circuito delle superstar che frutta continue esibizioni nelle quali sono messi in cartello come Janis Joplin e i Big Brother. Il ’68 è l’anno della consacrazione commerciale con un album, Cheap Thrills che già nella copertina fantasmagorica e psichedelica di Robert Crump, quello di Fritz il gatto e altre strip, esprime una sintesi di quel periodo a San Francisco. Registrato in studio come un live, con suoni grezzi e non riarrangiati, venderà un milione di copie a un mese dall’uscita.

Intanto da quando era andata a vivere nella comune radunata attorno ai Grateful Dead in una casa in Lagunitas, aveva ricominciato a farsi pesantemente con speedball e amfetamine, nel corso di party a base di Lsd, coca, alcol e sesso di gruppo. In quel periodo fa sesso con decine di star del rock, da Jimi Hendrix a Jim Morrison e anche con donne, tra cui la allora diciassettenne Janis Ian, anche lei bisessuale e già giunta al successo con un brano (Children’s Society) che la fece apprezzare da tutti i colleghi. Peggy Caserta ormai seguiva Janis ovunque, non lavorava più nella boutique, anche lei caduta nella spirale della droga racconta che in quel periodo Janis spendeva circa 200 dollari al giorno per la sua dipendenza da eroina. Ormai celebre e con molti soldi che le piovevano in tasca si dava a spese folli, compresa una Porsche ridipinta in stile psichedelico, sulla quale girava per San Francisco riconosciuta da tutti.

A Settembre decide di lasciare la band e iniziare una carriera solista con un proprio gruppo, la Kozmic Blues Band, con la quale continua le esibizioni nel ’69, compreso quella di Woodstock, dove salì sul palco sotto il pesante effetto di alcol e eroina, al punto da non essere inclusa nel docufilm omonimo cui contribuì al montaggio anche Martin Scorsese. In Giugno aveva registrato il suo primo disco da solista, che riprendeva i pesanti arrangiamenti di fiati del sound Stax-Volt, il tipico Rhythm & Blues di quel periodo, magistralmente esemplificato dai Bar Keys di Otis Reding, artista che esercitava una grande influenza su di lei. Pubblicato in Settembre Kozmic Blues non fu accolto entusiasticamente come il precedente, legandosi più al sound di Reding e di Ike &Tina Turner che all’originale blues psichedelico dei Big Brother, anche se in un anno guadagnò il disco di platino.

Entra nel nuovo decennio insoddisfatta del gruppo e con Sam Andrew decide di opzionare una serie di musicisti in grado di produrre un suono più pulito, vuole ritornare a quella musica che cantava nelle coffeehouse, più vicina al country-folk, con una linea melodica semplice e arrangiamenti cristallini. Dopo settimane di audizioni si mostra entusiasta, finalmente ha trovato i musicisti che stava cercando e inizia a provare con loro. Poco prima in Febbraio, con Linda Gravenites, moglie di uno dei più noti compositori e produttori del giro blues, era andata in vacanza a Rio de Janeiro durante il carnevale, dove aveva conosciuto un insegnante con l’hobby della fotografia, David Niehaus, con cui si accompagnò per tutto il tempo fino al ritorno negli Usa che segnò la fine della loro relazione perché David non tollerava il suo uso di droghe né la relazione con Peggy.

Intanto si è trasferita a Marin County, dove ha comprato casa e assieme a Peggy cerca di starsene lontana dal giro di San Francisco e dalla droga ma si tratta solo di un buon proposito, la realtà è diversa: rifornimenti di eroina le arrivavano tramite Seth Morgan un ragazzo dell’alta borghesia conosciuto nel giro di Haight Ashbury come dealer insospettabile. Dotato di grande fascino, Seth faceva strage di cuori e come dirà in seguito, si dedicava a umiliare e distruggere l’esistenza di molte donne, degradandole quanto più gli riusciva. E’ di un simile personaggio (in seguito condannato a 30 mesi per rapina, ucciso in un fuoristrada in moto con una sua giovane fiamma, completamente fatto) che Janis si dichiara entusiasta e pensa al matrimonio.

Durante l’ultima apparizione televisiva al Nick Cavett Show all’inizio di Agosto, (Cavett molti anni dopo ammetterà fugaci incontri in albergo con lei) dice che non vede l’ora di rincontrare i suoi vecchi compagni di classe della Jefferson per il decennale del loro diploma. Sembrava un proposito di riconciliazione con l’ambiente di Port Arthur ma quel 14 Agosto si presentò ai festeggiamenti assieme ai suoi amici e vestita con abiti eccentrici disegnati da Linda Gravenites e adornata con catenelle, braccialetti e grossi anelli in metallo, sconcertando i suoi ex compagni: non paga, al termine dei festeggiamenti tenne una breve conferenza stampa in cui dichiarò che gli unici momenti buoni che passava a scuola era quando passeggiava lungo i corridoi, denigrando i suoi concittadini.

A Settembre inizia la registrazione del nuovo disco con la nuova formazione, la Full Tilt Boogie Band ai Sunset Studios di Los Angeles, non lontani dal Motel dove Peggy e Seth hanno prenotato due stanze a fine Agosto. Durante il tour con la band, anche per le sollecitazioni del produttore e dei musicisti, si era astenuta dall’eroina ma proprio durante le session del disco non riuscì a reggere alla monotonia e allo stress e tornò a farsi, rifornita da Peggy. Sabato 3 Ottobre si presentò agli Studios per ascoltare la base di Buried alive in the blues, il pezzo di Nick Gravenites scritto per lei e ritornò in albergo verso le nove, senza unirsi alla comitiva dei musicisti e tecnici come faceva di solito adducendo che si sentiva stanca e desiderava farsi una buona dormita per essere fresca l’indomani, giorno di registrazione.

Quella sera per sua scelta era rimasta sola e appena richiusa la porta della camera si fece quasi subito una iniezione di eroina e poco dopo uscì a cambiare i soldi per prelevare le sigarette dal distributore del motel; rientrata in camera si sdraiò sul letto, iniziando a bere una buona dose di liquore. Il giorno dopo, Domenica, il produttore Paul Rothchild costernato non vedendola giungere agli Studios decide di mandare al Landmark il road manager del gruppo John Cooke, che giunto al Motel e notata la Porsche psichedelica di Janis nel piccolo parcheggio sul retro, si fa dare le chiavi ed entra nella stanza, trovandola riversa bocconi di fianco al letto. Il coroner Noguchi, lo stesso che aveva condotto l’autopsia sul corpo di Marilyn Monroe accerterà come causa di morte una dose molto pura di eroina, circa cinque volte quella normalmente reperibile dai dealer e concomitante abuso di alcol. Dopo la cremazione le ceneri furono sparse da una scogliera vicino San Francisco e la cerimonia funebre si svolse al Westwood, lo stesso di Marilyn.

Non c’era più quando uscì il suo disco che gli amici intitolarono Pearl, come la chiamavano. Un grande successo, quel successo che aveva sempre inseguito da solista: il disco resterà nei primi posti delle chart per tutto il ’71 e il singolo Me & Bobby McGee, il pezzo scritto per lei da Kriss Kristofferson fu il primo e unico successo commerciale anche se la canzone non era arrangiata secondo i gusti del grande pubblico.

Mi sono messo in contatto con John Mc Donald, all’epoca uno dei suoi fugaci partner, musicista molto noto in quel periodo (Country Joe Mc Donald and the Fish) ma appena gli dico che è per Janis mette subito in chiaro che non vuole dirmi nulla. Si ricorda di me quando lo incontro in un anonimo bar a nord Los Angeles, ci eravamo conosciuti in occasione di un suo viaggio in Europa e subito trovati d’accordo su molti punti riguardo la condizione sociale e politica del nostro sempre più caotico mondo. Solo quando gli chiedo che cosa avrebbe potuto fare musicalmente Janis dopo Pearl decide di dire la sua, cioè che aveva ancora un notevole potenziale espressivo e solo negli ultimi mesi aveva raggiunto la dimensione ottimale per lei. Lo guardo allontanarsi, alto, ancora atletico, capelli lunghi, sembra un fantasma riesumato da un passato ormai sepolto da secoli di pubblicità e musica usa e getta: lo sa, ma non è cambiato e non so perché ma incontrare fantasmi come lui mi fa sentire meno solo anche in una megalopoli asfissiante come Los Angeles. Barry Melton, con lui nei Fish, da tempo ha lasciato l’ambiente musicale e fa l’avvocato, si occupa dei diritti delle minoranze (a mo' di disprezzo altri hanno detto che da tempo è in carriera come avvocato a NY). In modi differenti continuano entrambi a portare avanti un’idea di mondo che allora come oggi è completamente marginale e fuori orario.

Chet Helms se n’è andato tre anni fa a 62 anni: a lui molti dei gruppi che si sono fatti notare in quella Summer of Love di cui fu promoter e protagonista, su tutti Janis e i Big Brother, devono molto, se non tutto. Non faceva più parte di quel giro da tempo, deluso nel vedere i suoi amici musicisti entrare nel business, chiedere cachet con molti zeri anche per esibirsi a Woodstock; tra i pochi con cui era rimasto in contatto c’erano proprio i Fish, Grateful Dead e Janis Ian.

Cosa dire alla fine di questo viaggio sulle tracce di Janis Joplin? Che potrei raccontare altre storie e certo si potrebbero scrivere articoli del tutto differenti ma non cambierebbe molto. L’impressione che mi sono fatto sulla sua vita e sul suo mondo non differisce da quella che può valere per altre personalità artistiche: sono estreme e contraddittorie, dolci e vendicative, sanno essere generose quanto poche ma possono lasciarti senza parole per il loro disprezzo e indifferenza; sono sempre ai limiti, border le definiscono gli psichiatri e Janis Joplin ne era un esempio paradigmatico.
Di lei restano i suoi dischi (ogni anno trecentomila copie vendute) e i video dei suoi concerti: in fondo non è poco.

a. marini 2000