Verdini e Fusi, troppo bravi, negato arresto.

Ci siamo, Verdini ha ammesso di aver cercato di favorire l'amico Fusi, e dunque,
 avendo ammesso il suo peccatuccio veniale, non si procede a richiedere l'arresto, mentre per l'amico Fusi, ora sostituito alla Btp dall'ex pres. Unicoop Vanni, la
misura dell'arresto non sembra necessaria, anche se il pm sembra volersi ricorrere. Insomma, vediamo. Intanto il ministro Bondi, sembra, a parole per ora, intenzionato a togliere lo stato di commissariamento sui lavori degli Uffizi, in modo da permettere alla Procura di Firenze, di poter indagare sui cantieri, a partire da data più lontana.
Ora, l'uomo su cui si concentra tutto, quello più esposto e che rischia, con l'associazione a delinquere un 5-6 anni, è Piscicelli, nelle tattiche dell'FBI, costui avrebbe ponti d'oro, a patto di fornire PROVE, non chiacchiere, vincenti, in grado di mettere a ferro e fuoco tutti gli altri. Vedremo come si muove la procura. Intanto si può concludere che segnalare e ottenere una posizione del tutto immeritata e con mezzi non cristallini (Verdini segnala Fabio De Santis a Matteoli, che risponde che è stato nominato Provveditore lavori pubblici della Toscana, su richiesta di Fusi a Verdini medesimo, che usufruiva dei mezzi di trasporto dell'amico, tra l'altro), non costituisce alcun reato, e non si deve non solo procedere a limitazioni della libertà, ma nemmeno rinviare a giudizio, forse. Ma tanto, non lo sapevamo già? Forse Scalfari, è tra quelli che non immaginano nemmeno quanto la spinta e l'immeritato sono ormai la norma e il vanto. (segue)
Cliccare sull'immagine e poi cliccare di nuovo per allargare.
Free Image Hosting at www.ImageShack.usFree Image Hosting at www.ImageShack.usFree Image Hosting at www.ImageShack.usFree Image Hosting at www.ImageShack.usFree Image Hosting at www.ImageShack.usNel giardino del Four Season, c'erano tutti quel giorno della nomina di De Santis, 11.000 euri di spesa, 10 portate extra fini.

Commissariati (l’eccezione è diventata la regola)
È ormai «sistema» l’affidamento «straordinario» di compiti finora riservati alle
Soprintendenze. Da Roma a Pompei, da Brera agli Uffizi, l’utilizzo di strumenti propri della Protezione Civile consente di operare «in deroga» alla legge
roma. Non sarà Ministro per i Beni culturali, come molti avevano supposto. Non si parla più di questa promozione per Guido Bertolaso dopo la bufera giudiziaria che investe la sua Protezione Civile. Anche se Sandro Bondi lascerà il Mibac, Guido Bertolaso non sarà tra i candidati al suo posto. È svanita così una possibilità e un rischio: che i metodi della Protezione Civile, operare cioè «in deroga» alla legge ordinaria per affrontare eventi eccezionali, si intrecciassero troppo strettamente con le vicende del nostro patrimonio artistico. Eppure i legami tra questi due mondi lontani sono già stretti e se ne possono valutare le conseguenze.Ben quattro Soprintendenze, quattro luoghi simbolo della nostra cultura, sono ufficialmente «in stato di emergenza». La Presidenza del Consiglio ha emanato una serie di ordinanze (tra le 250 dell’attuale governo Berlusconi), nell’ambito della Protezione Civile di Bertolaso e sono stati nominati quattro commissari per risolvere con provvedimenti d’urgenza e con poteri speciali (semplificazione di tutte le procedure, comprese quelle per gli appalti) i gravi problemi che le quattro Soprintendenze, si sottintende, non erano in grado di risolvere..(il testo integrale è disponibile per gli abbonati)
di Edek Osser, da Il Giornale dell'Arte numero 296, marzo 2010

La Nazione e un certo Sig. Carrassi.

Dopo lo scandalo intercettazioni, si dimette il direttore de “La Nazione” 3 Dic
2008 -(adesso si è aperta un'indagine della Corte dei Conti perché in occasione dei 150 anni de La Nazione, Renzi, Sindaco FI ha speso 100 milioni di euroNdR) Francesco Carrassi ha lasciato l’incarico di direttore della Nazione. (poi reintegrato dalla famiglia che detiene la Poligrafici spa ndr). La decisione è stata presa dopo la divulgazione delle intercettazioni telefoniche (pubblicate da Repubblica nelle pagine fiorentine) che lo chiamano in causa per aver partecipato «alla partita per la conclusione dell’operazione Castello». L’operazione dovrebbe far nascere un nuovo vasto quartiere di Firenze ma sul tutto aleggia l’ombra della corruzione. Francesco Carrassi si è dimesso ieri sera dall’incarico di direttore del quotidiano la Nazione. La decisione è stata
presa in relazione alle intercettazioni telefoniche che chiamano in causa Carrassi per aver partecipato «alla partita per la conclusione dell’operazione Castello».
Le dimissioni, arrivate dopo un colloquio con l’editore, sono state comunicate al comitato di redazione (l’organo sindacale del giornale), che ha informato l’assemblea dei giornalisti. L’azienda ha preso atto e ha nominato immediatamente direttore ad interim l’attuale vice, Mauro Avellini.
Nel primo pomeriggio il presidente dell’Ordine dei giornalisti Del Boca aveva espresso «sorpresa e sconcerto. Chiederò alla magistratura copia degli atti (da inviare agli Ordini regionali competenti) per le valutazioni disciplinari, a tutela dell’onorabilità dei colleghi e di tutta la categoria».
L’Ordine toscano affronterà il caso il 3 dicembre. Il presidente dell’Associazione stampa toscana, Sieni, ha auspicato che «si faccia chiarezza al più presto sulle intercettazioni che riguardano Carrassi. Nessuna ombra può gravare sul fondamentale diritto-dovere di cronaca e sui tanti giornalisti che lo esercitano con scrupolo e coraggio».


Ecco le intercettazioni:


CARRASSI AL BRACCIO DESTRO DI LIGRESTI: “FARÒ IL FONDO CHE L’ING. MI HA CHIESTO”
«Alla partita per la conclusione dell’operazione Castello partecipa
anche Francesco Carrassi, direttore del quotidiano La Nazione» scrivono gli
investigatori in apertura di un capitolo dell’inchiesta giudiziaria
lungo 38 pagine e dedicato alle intercettazione delle telefonate fra Carrassi e
il «plenipotenziario» di Fondiaria a Firenze Fausto Rapisarda. Si parla
delle aspirazioni di Carrassi ad approdare alle relazioni esterne di Fonsai,
di un appartamento che il direttore vorrebbe prendere in affitto dalla
compagnia, di vacanze in Sardegna in un villaggio turistico di Fondiaria. Carrassi
offre buona stampa per i progetti di Ligresti a Castello e anche
altrove: «Domenica farò quel fondo su Impregilo che mi ha chiesto» l’ingegnere,
dice una volta. Carrassi offre anche buone relazioni con il presidente della
Provincia di Firenze Matteo Renzi (Pd), che chiama «il ragazzo», e con
il vice presidente della Regione Toscana Federico Gelli (Pd) con cui il 9
ottobre va a cena insieme a Rapisarda. Non c’è telefonata, tra Carrassi
e Rapisarda, in cui il direttore non chieda a che punto è la pratica
sulle sue aspirazioni personali: «Ma come mai ci pensa così tanto l’ing.?»
domanda il 5 giugno. Rapisarda risponde ancora una volta in modo interlocutorio:
«ah…ma è una cosa importante Frank… una cosa importante… ci sta
riflettendo…». Le vacanze di Carrassi a Villasimius in Sardegna, dal
4 al 18 agosto, sono concordate in alcune telefonate, una è del 21 luglio.
«Carrassi: “per me tutto a posto come lo scorso anno?… no… tutto
chic”. Rapisarda: “… tutto come lo scorso anno”. Carrassi: “Fausto se c’è…
se c’è da pagare qualcosa io la pago”. Rapisarda gli fa capire che è tutto
offerto, come l’anno prima: “no, no, anche lì puoi andare lì alla spa… tutto
comel’anno scorso”». Nella seconda metà di marzo si parla di case. Carrassi ha
visto due appartamenti di Fondiaria che gli interessano per l’affitto.
Rapisarda accenna al prezzo: «quello non ti preoccupare… ma tu dimmi cosa vuoi pagare… secondo te… che problema c’è?».
In alcune telefonate Carrassi si vanta degli articoli sull’affare
Fondiaria fatti dai suoi redattori, ricevendone i ringraziamenti da Rapisarda.
Alla fine di maggio: «Mi pare che io abbia esaudito il tuo desiderio». E
Rapisarda: «Sei grande… grazie… ho raccontato tutto “al mio” eh?…
dice che è contento… certo che è contento». Ancora Carrassi che ha fatto
pubblicare una piccola foto di Ligresti: «Però lo hai visto come mi sono
preso l’impegno… l’ho messo? ho messo la sua fotina… ma così che noi
bisogna lavorare… eh… Fausto». Con l’amico di Fondiaria il
direttore de La Nazione commenta la cena con Gelli e il prossimo appuntamento che Rapisarda ha con Massimo D’Alema (Pd). Gli consiglia di darsi
disponibile: «Ti dico una cosa… noi dobbiamo essere delle bagasce d’alto bordo… che la promettono a tutti e non la danno a nessuno».


GELLI (PD), RAPISARDA E LA CENA A TRE, “IN PUBBLICO DEVE DIRE CERTE COSE”
Il plenipotenziario di Fondiaria a Firenze, l’avv. Fausto Rapisarda, conosce
per caso il vice presidente della Regione Toscana, Federico Gelli, il 12
marzo 2008 alla Taverna del Bronzino. Quello stesso giorno, alle 19.30,
racconta al telefono ad una terza persona: «io oggi… per caso… ero a
pranzo con Francesco Carrassi… no?… con il direttore de La Nazione… ed
ero andato al ristorante… sai chi c’era?… c’era Gelli… che io non conosco… e allora siccome Francesco è andato a salutarlo… lui era con altri, si sono alzati perché non so chi erano… poi lui ha detto che
erano funzionari della Regione… ma lui mi ha fatto un sacco di cose… Gelli
eh!… sì mi ha detto…”vienimi a trovare quando vuoi… mi fa piacere
che ti ho conosciuto”… quante cose… non vuol dire niente… te lo sto
raccontando perché è stato veramente un incontro casuale va… sì, sì
non era freddo… ecco non era freddo perché è… la prima volta che lo
vedo…eh… non è che… subito mi ha dato del tu… capisci?». Il 3 ottobre
Rapisarda è colpito da un’intervista nella quale Gelli afferma che la
Regione è disposta a lasciare disponibile la propria area per
consentire la realizzazione dello stadio a Castello. E chiama Carrassi. «… ma, se
vuoi lo invitiamo… lo invitiamo a cena» propone il direttore de La Nazione.
Pochi minuti dopo Carrassi ritelefona per confermare l´appuntamento a
tre. «… okay giovedì 9 ore 21».
Alle 20.27 del 9 ottobre, «evidentemente prima di andare a cena con
Carrassi e Rapisarda» - annotano gli inquirenti - Gelli «si informa con
l’assessore all’urbanistica del Comune di Firenze, Gianni Biagi (Pd), se vi sono dei recenti mutamenti che riguardino la Regione dopo le notizie della scelta
dell’area Castello per la realizzazione dello stadio». Dice al telefono Gelli: «… senti ti volevo chiedere una cosa… l’opzione Castello per la Regione Toscana… è cambiato qualcosa per noi?… oppure no?». Risponde Biagi: «sicuramente no… no quello… le questioni relative allo stadio non hanno nessuna relazione con la localizzazione della Regione a Castello… no non c´è nessuna relazione… se a Castello si farà lo stadio… si farà all’interno del parco o nella parte sud o nella parte a nord se cambia la pista… e diventa parallela in entrambi i casi non
c´è nessuna influenza con la zona già prevista per l’edificazione della
Regione». Gelli: «perfetto… senti, che tu sappia noi siamo andati…
cioè c’è stato qualche passo in avanti rispetto al ragionamento
sull’acquisizione dell’area o no?». Biagi: «… senti io non lo so… mi dicevano da
Fondiaria… ma poi ho avuto conferma anche… che c’è stata… cioè ci
sarebbe la nomina di un gruppo che dovrebbe definire le condizioni per
poter… acquistarlo… io oltre quello non so». «Alle 22.55 successive - scrivono - Rapisarda chiama Carrassi per ringraziarlo per aver organizzato la cena, aggiungendo che addirittura fra lui e l´altro ospite, alludendo a Federico Gelli, si è subito consolidato un rapporto di amicizia». Rapisarda: «solo per ringraziarti Francesco… ci siamo baciati… baciati (ride)». Carrassi parla degli argomenti
trattati a cena: «… comunque è stata un’operazione… ma io poi sono andato
direttamente sulla questione… sembravamo… sembravamo… una… una
serie di signore che volevamo il cazzo e nessuno ha il coraggio di dirlo».
Rapisarda: (ride)… bravo… però tu sei sempre number one e hai avuto
il coraggio di introdurre… eh… lo so… ero un po’ in imbarazzo…
però lui è stato molto». Carrassi su Gelli: «… siccome il ragazzo passa da
me… io ho voluto che ti ripetesse anche a te… cosa vuol fare da grande».
Ancora Carrassi su Gelli e sulla sua presunta corsa alla presidenza della
Regione in competizione con l’attuale assessore alla sanità Enrico Rossi (Pd):
«cioè questa gente intanto… loro hanno bisogno… capito?… di essere
supportati… poi se va… bene… questo è un cavallo se vince bene…
se vince Rossi… viva Rossi». Annotano ancora gli investigatori: «Carrassi evidenziando ancora il suo ruolo avuto nella serata, fa chiaramente capire che è stato lui, senza tanti inutili preamboli, ad introdurre il tema di Castello nella
discussione». E si vanta delle risposte avute da Gelli, Carrassi: «… però insomma t’ha dato una grande assicurazione…». Annotano gli inquirenti: «Rapisarda fa capire che Gelli avrebbe preso l’impegno di dire in pubblico certe cose nascondendo la realtà delle cose». Rapisarda: «sì, sì… sì…cavolo!…
cavolo!… mi anche detto… ha anche detto… ti ricordi che in pubblico
lui deve dire certe cose… ma la realtà è diversa… eh… bravo Francesco!!… bravo!… bravo!». Più volte, a partire dal primo pomeriggio di ieri e fino alle 20,10 Repubblica ha tentato di contattare telefonicamente il vice presidente della Regione Gelli per dargli la possibilità di fornire la sua versione dei fatti. Solo una volta Gelli ha risposto alle chiamate, poco dopo che il cronista ha introdotto il motivo della conversazione la linea telefonica è caduta. Da allora Repubblica non è più riuscita a contattare Gelli, né lui ha ritenuto di dover richiamare.
**********************************************
**********************************************
REINTEGRATO CARRASSI
Prima costretto alle dimissioni dal ruolo direttore, poi reintegrato con un ruolo di responsabilità nel gruppo Poligrafici editoriale. E’ la storia di Francesco Carrassi(nella foto), ex direttore della Nazione che, dopo essere uscito dal gruppo editoriale in seguito ad alcune intercettazioni telefoniche tra lui e Fausto Rapisarda, collaboratore di Salvatori Ligresti, legate all’inchiesta sulla trasformazione urbanistica dell’area di Castello di proprietà di Fondiaria-Sai, vi è rientrato dalla porta di servizio.
A denunciare l’accaduto il coordinamento dei Cdr della Nazione, il Resto del Carlino, il Giorno e Qn, che, in una nota, hanno evidenziato come “appena quattro mesi dopo avergli imposto le dimissioni dalla direzione della Nazione, la Poligrafici editoriale spa ha inspiegabilmente affidato a Francesco Carrassi un incarico di responsabilità all’interno del Gruppo, alle dirette dipendenze dell’Editore”. “A novembre, – si legge nella nota – le intercettazioni sul “caso Castello di Firenze” misero in evidenza un atteggiamento eticamente e professionalmente inaccettabile, tale da compromettere la credibilità della Nazione. La rapidità e la determinazione con cui il vicepresidente e amministratore delegato Andrea Riffeser Monti affrontò la questione, le parole con cui richiamò tutti ai doveri della professione ebbero il plauso del Coordinamento dei cdr dei giornalisti del Gruppo. Cos’è cambiato da allora?” si chiede l’organismo sindacale.
Il coordinamento dei cdr, ricordato che l’Ordine dei giornalisti della Toscana ha aperto un procedimento disciplinare nei confronti di Carrassi, sottolinea l’importanza dell’etica per i mezzi di informazione e invita “l’Editore ad adottare decisioni coerenti con quanto affermato al momento della sostituzione di Carrassi con Giuseppe Mascambruno”. In caso contrario, conclude la nota, “il Coordinamento provvederà ad avviare nelle sedi preposte le iniziative di tutela della credibilità e dell’indipendenza dei giornalisti del Gruppo”.