Edmondo Berselli, Violante, '67.

Un riconoscimento a Berselli, e un breve commmento per dire quanto banale,
scontata e di un progressismo legalista del tutto da moderal chic, l'opposto dei radical chic, descritti  qui  radical-chic-il-fascino-dei   e qui lucio-magri-il-comunista-da-salotto
Un premier senza più regole - di Edmondo Berselli
Impone le sue leggi. Si scontra con il Quirinale. Travolge le istituzioni. Insulta gli avversari. Lascia dietro di sé scandali e problemi insoluti. Con il risultato di portare il Paese nel caos
C'è un particolare tipo di milanese, che nei caffè e nei trani a gogò, quando c'erano ancora, chiamano 'il veneziano'. È l'equivalente lombardo del "fasso tutto mi": un uomo che si sente capace di tutto, di qualsiasi impresa, di qualunque avventura. Nel nostro caso, come si capisce, si chiama Silvio Berlusconi, è nato nel quartiere milanese dell'Isola, e nella vita ha fatto effettivamente di tutto. Ha suonato e cantato sulle navi da crociera con il suo sodale Fedele Confalonieri, ha intonato al pianoforte "La vie en rose" davanti a un allibito Mitterrand, ha costruito dal niente due città satelliti a Milano, si è arricchito e ha creato la
televisione commerciale in Italia, formando un impero editoriale che poi gli è venuto utile strumentalmente quando ha deciso di entrare in politica.

Nel frattempo, ha deciso che nessuna regola poteva fermare la sua corsa, e per questo ha slabbrato il tessuto istituzionale, distruggendo sostanzialmente l'impianto di pesi e contrappesi su cui si reggeva l'architettura del sistema italiano. Lo ha fatto sempre sorridendo, sempre convinto delle proprie capacità e sorretto dal cinismo dell'imprenditore, che sa fin dove può spingersi e quando ritirarsi, senza alcuna remora etica. Gli affari sono affari, e la politica è un affare. L'ultima prova si è avuta sul pasticcio delle liste a Roma e a Milano. Berlusconi sonnecchiava non si sa dove, indifferente alla crisi, alla politica economica, alle urgenze del governo: quando si è accorto che il caso stava per scoppiare, con evidenti problemi per la tenuta della maggioranza e del Pdl. Allora si è precipitato nella capitale, imponendo di fatto a Giorgio Napolitano l'emanazione di un decreto legge "interpretativo" (ma in realtà innovativo), che interveniva sulla legge elettorale cambiandola in modo da riammettere Renata Polverini a Roma e Roberto Formigoni a Milano.

Lo stile di Berlusconi è stato pari alla sua personalità. Materializzatosi con un gioco di prestigio a palazzo Grazioli, ha costretto il presidente della Repubblica, con un confronto molto acceso, ad accettare il decreto legge del governo, appellandosi al fatto che la suprema legge della democrazia è quella che consente ai cittadini di votare per il partito e il candidato prescelto. Già il presidente del Senato Schifani, con un'ardita interpretazione che rovesciava tutta l'impostazione giuridica di un maestro del Novecento come Kelsen, aveva suggerito che in certi casi la sostanza conta più della forma. L'argomento era risibile, e intendeva sostenere che se le firme non c'erano o erano farlocche si poteva farne a meno, secondo un'interpretazione modernista o futurista della legge.

Purtroppo l'argomento era irresistibile, e Berlusconi se n'è appropriato, facendolo diventare la parola d'ordine di tutto il Pdl. In questo modo è riuscito di nuovo ad apparire quello che gli piace essere: il Caimano, o il Sultano. È il "solutore di problemi" di Quentin Tarantino, l'uomo che sposta con pochi sguardi tutta l'immondizia di Napoli, il datore di lavoro di Guido Bertolaso. Dietro di lui, vacche sacre che speculano sugli appalti pubblici, fornitori di raccomandazioni, cognati, cricche, tesoretti, diamanti. Ma per Berlusconi non ci sono regole che possano fermarne l'azione: una volta individuato l'obiettivo, "Silvio" non ha remore: i giudici, i pm, i sindacalisti, i politici dell'opposizione, tutti i dipendenti pubblici diventano "comunisti", gente che non ha mai lavorato un giorno nella vita, da spostare ai margini dell'elettorato e da battere sonoramente nel nome della libertà.
Ecco, una immagine di Berlusconi che a me non dice nulla, una delle solite frittatine al formaggio, trite e ritrite, che in 18 anni, abbiamo dovuto leggere e ascoltare dai Lerner, Santoro, e tutto il seguito, almeno 200 o 300 volte. Poco importa: il punto per me è: se uno spara a zero sugli impiegati pubblici, definendoli comunisti, perché ottiene il 33% dei voti?  Semplicissimo (non solo semplice, di più): perché uno sa dove andare a prendere i suoi voti. Ovvio che Fini non potrebbe permentterselo, neanche a volerlo, ma il Berlusconi si. Lascio poi al Lerner, nel suo edulcorato e cool salotto televisivo, spiegarne le ragioni, che tanto a me basta sapere quello che è il puro e semplice dato. Non vado poi neanche alla cena del dopo programma, tra gamberetti e salmoni, o filettini alla fiamma, con vini delicati e corposi, cui il Lerner e i suoi salottieri intellettuali si beano. E questo, credetelo o no, potrei permettermelo, almeno un paio di volte a settimana, fino alla 300 euro, ma non mi interessa- (Almeno su questo punto uno non mi può dire che non lo faccio perché non posso permettermelo: e se è per questo, anche gli schifosissimi SUV, che vedo guidati anche da ciccione di mogli di idraulici e panettieri, potrei benissimo permettermelo, ma continuo a pensare che chi usa i SUV è uno squilibrato/a, solo a pensare che la mia vecchiotta punto a metano fa 300 Km con 16 euro, con inquinamenti proporzionati. Chiaramente non dichiaro 360 mila euro l'anno come Lerner, per non parlare di Santoro, ma non ho nemmeno mai fatto pubblicità alla Galbusera, per me un vanto, anche se al solito mi diranno che non l'ho fatta perché non mi tocca. Ho il presentimento che andando avanti con questi ragionamenti, qualcuno tra qualche anno dovrà prendersi un biglietto di sola andata; è un presentimento, e non sarò io a muovere un dito).  pubbl.  forum.la7.it/Topic1357082-4-2.aspx

Ho postato questa risposta sul forum de La7, dove si ricorda il povero Edmondo Berselli, svolgendo una piccola tiritera sul '67 e su altri fattarelli dell'epoca. Se interessa...