Gli sproloqui di Ida Magli, Italiani Liberi.

Ho sempre pensato, ascoltandola, che negli ultimi 40 anni, è stata la donna che mi
 ha fatto pensare quanto le femministe avessero imboccato una strada sbagliata e quanto mi sembra estremamente coerente quello che mi suscitava nel sentirla: uno sproloquio continuato, un vaniloquio magniloquiente, insomma il quasi nulla. Comunque, su alcuni punti siamo in linea di conversione, ad esempio quella truffa che è stata chiamata Trattato di Lisbona, che nel silenzio colpevole della Lega Nord Padania, ha fatto passare quelle norme, che il referendum europeo avrebbe immediatamente bocciato (ad esempio il mandato di arresto europeo, solo per dirne uno). Poi sul tipo di destino cui certe forze stanno ormai sempre più avvicinandosi, complici gente come D'Alema e Fini, parole mie). Ida Magli è nata nel '24, e per tutti gli anni '70 e ancor più gli '80, è stata ed è, l'antropologa del post e paleo femminismo da salotto e mass mediatico. La sua coerenza è stata tremenda, direi inflessibile e per questo anche la mia e a dare un'occhiatella sul web, anche quella di tanti altri blog, nel definirla in modi non positivi. Associerei la Prof. Magli a un'altra figura dell'intellighenzia femminile e post femminista: la Prof. Simona Argentieri, (membro dell'International Psycho-Analytical Association ed analista didatta dell'Associazione Italiana di Psicoanalisi), anche lei sulla breccia da 40 anni, con una serie di posizioni del tutto fuori dal tempo, (anche se come altri colleghi, ci tiene a chiarire che è laureata in medicina, spec. in psichiatria, ha fatto un'analisi didattica di 5 0 6 anni eccetera; cui rispondo: c'entra con quanto stiamo trattando? Ossia con tematiche quali la violenza in società, il ruolo della famiglia, della donna ecc...? No, non c'entra niente, parola di semplice psichiatra.  A voi Ida.

Prima un assaggio, un excerpt da un pezzo per libero

[Alcuni interrogativi sono inevitabili. Che il dissesto economico e monetario sia voluto? Che la moneta unica europea debba lasciare il posto alla moneta unica mondiale? Difficile saperlo per chi non si trova nell’ambito degli invisibili posti di comando. Una risposta, però, si può intravedere nella scelta del colore viola. Tutti sanno che si tratta di un colore che “porta male”. Ma il suo “portare male” è molto complesso e indica una sfida con la “potenza” (radice “vi”), e di conseguenza con la “potenza virile” (vis), con tutto ciò che è sacro e che non deve essere “violato”, penetrato con violenza, posseduto. Una sfida superba da parte di chi oggi ha in mano le ricchezze del mondo e vuole passare dal possesso delle ricchezze al possesso del mondo stesso.Ida Magli 4 marzo 2010]
Bellissimo, il tema della penetrazione vi(ri)le è uno che più la tormenta e ricorre in tutti i suoi pezzi e anche libri, e che più mi fa sorridere.

Il Lazio e i compiti di una donna , di Ida Magli     Italiani Liberi | 08/04/2010

Al governo della regione Lazio è stata eletta una persona piena di energia e dalla quale tutti si aspettano, anche in base alla sua esperienza di sindacalista, la messa in ordine dei tanti problemi concreti, quali quello della sanità e del suo enorme debito, abbandonati da troppo tempo al loro destino. Un’aspettativa, questa, fondata soprattutto sul fatto che si tratta di una “donna”. Dunque, una specie di padrona di casa e di madre di famiglia all’ennesima potenza: pulita, assennata, diligente, risoluta, ordinata, economa. Ebbene, non è così e non deve essere così. A Renata Polverini spetta il compito di ridare un’immagine positiva, culturale, “alta”, alla Regione Lazio, ribellandosi al ruolo benefico, pratico, non creativo assegnato alle donne, e sconfiggendo anche la diffusa, e ben motivata convinzione, che la Destra sia sorda agli aspetti intellettuali e artistici della politica.

E’ la “provincia” che ha dato il maggior numero di voti alla Polverini? Chi mette l’accento su questo dato, quasi a volerne sminuire il valore, non sa che è questo, invece, il suo maggiore titolo di merito in quanto è la popolazione della provincia che custodisce, in innumerevoli monumenti, ciò che è più prezioso per il mondo intero: le straordinarie opere degli antichissimi uomini che ci hanno preceduto, dalla civiltà dei Ciclopi a quella Etrusca, Latina, Romana; opere che testimoniano,fra l’altro, con le incredibili capacità ingegneristiche e artistiche messe in atto, da quanto lontano provengano quelle stesse capacità per le quali gli italiani sono stati sempre famosi. Volendo citare anche soltanto pochi nomi dell’immenso patrimonio archeologico del Lazio, non si sa quali scegliere: dalle mura poligonali di Arpino, di Ferentino, di Alatri, talmente stupefacenti da suscitare la sola reazione di un silenzio sbigottito, alle imponenti e “misteriose” opere idrauliche intorno al lago di Albano cui è legato il ricordo della vittoria dei Romani sulla città di Veio; dalla struttura megalitica dell’Acropoli di Circei, a un sito unico al mondo, quello della città di Norba con la sua ineffabile Porta Maggiore…
Si dirà che questi monumenti sono ben noti e che non è attraverso l’archeologia che si può dare slancio all’economia del Lazio. Invece è proprio questo che i cittadini laziali chiedono alla Polverini: di ridonare alla Regione la sua prima ricchezza, l’immagine di valore che le compete tramite ciò che possiede di più alto e di più prezioso della sua civiltà, dopo il terribile trauma di un’amministrazione che l’ha rappresentata agli occhi di tutto il mondo con i lineamenti più turpi del vizio e della corruzione (è per questo che ha vinto la Polverini, checché ne dica la Sinistra: ha il volto pulito, non corromperà mai i carabinieri della sua scorta). Si tratta, non di organizzare i cosiddetti “eventi”, quali le mostre, le gite turistiche, gli anniversari e così via, come fatti singoli, ma di farli scaturire da un “contesto”, vissuto, amato, studiato; creando quasi un “tessuto” sempre presente agli occhi di coloro che si occupano dei vari aspetti della vita della Regione in modo da diffonderne una conoscenza approfondita a tutti i livelli. Sarà sufficiente mettere a frutto le vaste competenze che già esistono nelle Università italiane e al tempo stesso sollecitare l’interesse degli studenti per le discipline necessarie alla tutela dei beni culturali. Questo è, infatti, un punto fondamentale: bisogna essere italiani (maschi o femmine, Signora Polverini, purché siano i migliori) per capire e interpretare al meglio le civiltà antiche presenti nel territorio, e in particolare la “Romanità”, il cui spirito è difficilissimo da cogliere per gli stranieri.
E’ chiaro che questa è la funzione principale dell’Italia nel mondo: non “essere” un museo delle origini europee, ma conoscerle, amarle e farle apprezzare nel momento stesso in cui le custodisce. La regione Lazio, oltre Roma, ne può diventare l’antesignana visto che nel suo territorio sono presenti tutti i fattori, tutti i dati indispensabili per concretizzare il modello di questo modo di conservare e di far vivere la storia.