Grillo, Di Pietro, le ragioni del torto.

Dalla prefazione dell'ultimo libro del DP, Doppia Penetrazione, uno di quei libri
scritti per tirar su un poco di soldi, come fa Veltroni da alcuni anni, e altri personaggi politici e giornalisti del giro che conta (Lerner, Santoro, Gruber, Ferrara, Feltri, Scalfari, Palombelli e altri). Del libro, come al solito non faccio cenno, non lavoro per le industrie cartacee, tanto quello che mi interessa è la prefazione scritta da Grillo, per il libro presentato il 10 Marzo 2010, quindi a ridosso delle regionali. Mi serve a farmi capire quanto sono nel giusto, pensando che Di Pietro e Grillo sono una stessa faccia di quel populismo da quattro soldi,
carico di pubbliche virtù e di vizi privati: insomma, la quintessenza del popolo italico. E quanto le loro posizioni sono del tutto insostenibili e fasulle, nonostante condivida l'ipotesi che a breve, se non lo faranno fuori prima, sarà proprio Di Pietro, assieme alla Lega, uno dei pochi attori politici che rimarranno sulla scena, dopo il grande terremoto che seguirà allo sconquasso dei conti pubblici, ormai imminente.
Come avevo suggerito in un post di diverse settimane fa, [Qui ], anticipavo a Fini di uscire per tempo, prima dello sfascio, solo così avrebbe potuto salvarsi, e a qanto vedo, è quello che sta accadendo. forum.la7.it/Topic1365548-4-1.aspx

«Senza la sua voce il Parlamento dell’inciucio Pdl-Pdmenoelle potrebbe essere tranquillamente chiuso. I suoi nemici, e sono tanti, non si rassegnano, ma non hanno ancora capito che più lo attaccano, più si rafforza. Le pale degli elicotteri
 prima o poi cominceranno a girare e da lassù, sulle nuvole, i piduisti e i mafiosi in fuga che occupano le istituzioni vedranno Di Pietro che li saluterà insieme agli italiani. Saranno fortunati se non imbraccerà un fucile».
«Antonio Di Pietro è la kriptonite della politica italiana. Così come i frammenti del pianeta Kripton provocano gli effetti più strani su Superman, Di Pietro li produce sui reduci della prima Repubblica, sugli orfani di Craxi e sui loro servi, sui ladroni di Stato riverginati dai media».
«Di Pietro ha fatto Mani Pulite, ma non è riuscito a fare piazza pulita. È figlio di un contadino molisano, ha fatto l’emigrato in Germania in una falegnameria, si è laureato mentre lavorava. È stato nella polizia e poi nella magistratura. Non l’hanno fermato decine di processi inventati da cui è sempre uscito senza condanna. È come si direbbe, un capatosta. I suoi avversari non riescono a trovare un antidoto a Kriptonite e diventano sempre più verdi di bile. Non capiscono. Hanno digerito Bossi, Fini, il Corriere della Sera. Trasformato l’opposizione in uno zerbino. D’Alema nell’alleato più fedele. La Confindustria in una troupe di concessionari che vive dell’elemosina di Stato. Ma Di Pietro è sempre lì. Non lo hanno comprato, non si è fatto intimidire, non hanno trovato dossier e non sono neppure riusciti a fabbricarne. Va contro tutti, perché si è schierato dalla parte dell’onestà».