Inchiesta Why Not, maxi processo a 45 indagati.

Caterina Merante, è stata vista come il grimaldello su cui fondare le indagini e le
 prove della vasta area di concussione, associazioni più o meno segrete e partiti, che dominerebbe certa parte della vita associativa ed economica calabrese, assieme all'amico e collega, Giuseppe Tursi Prato. Il perno delle accuse, volgeva
 su quell'Antonio Saladino, in veste di referente locale di esponenti politici dell'Udeur, Mastella in testa e le associazioni che avrebbero fatto parte della Compagnia delle Opere, di cui la Why Not era una società vicina o associata, insomma una sorta di promanazione. Intanto cosa fa questa Caterina Merante, dal momento che da Santoro, Sandro Ruotolo che l'ha intervistata un paio di volte, unica passata in Tv, è stato piuttosto nebuloso sulla reale e precisa posizione della signora, siamo costretti a dirlo noi, in modo chiaro, preciso e puntuale. Caterina Merante è stata tra le socie fondatrici della associazione denominata Compagnia delle Opere in Calabria, sede Lamezia Terme, non solo, il marito, Arturo Zannelli ne è stato direttore, e pure la Merante, direttore dal 2000 al 2001. Presidente era Giancarlo Franzé, anche socio della Why Not. Poi si dice con chiarezza, che il Senatore Nicola mancino, anche quando era presidente del senato, era un uomo chiave e influente (nel politichese e avvocatese), un riferimento istituzionale importante (notate il giro di parole per coprire dei precisi significati, che a me farebbero subito venir da dire, se fossi un pm: mi vuole dire fuori dai denti che ruolo aveva il Mancino, terra, terra? uscendo da queste frasi e termini melmosi e privi di significato?). Per la Merante, teste chiave, la caratura del Senatore mancino nella CdO deriva da quello che le aveva detto il Saladino, che avrebbe incontrato il Mancino (anche qui, notate l'assenza di pregnanza della dichiarazione della Merante, che non dice nulla e/o non sa nulla del reale legame tra Saladino e CdO e che mi fa dire che come pm, l'attenderei poi al varco, una volta a processo, incalzandola e stangandola per bene, come avrei fatto con il Saladino e gli altri. Chiaramente se ottengo il rinvio a giudizio vuol dire che ho pezze d'appoggio sufficienti per fare sconquassi e non per alzare solo della polvere e far titare delle secchiate di fango su qualcuno). Ad oggi, il Sen. Nicola mancino non è mai stato ascoltato, né chiamato in giudizio, e non vedo come lo potrebbe essere, senza intercettazioni o testimonianze chiare e coerenti, con elementi ulteriori utili a sostenere un suo interesse di qualche tipo. Occorre sapere anche che la Merante, negli ultimi tempi, scambiava decine di Sms e telefonate con Paolo Orofino, giornalista del Giornale della Calabria e corrispondete per altre testate, che sembra un anello di congiunzione tra la merante, alcuni inquirenti e alcuni giornalisti. Caterina-Catia- Katia- K, chiaro?
Il 10 febbraio Catia chiede a Paolo “con Greco in che rapporti sei? Lui gli dice buoni, ma adesso c’è stato un casino perché Greco ha sequestrato un residence dove ha la casa Facciolla”.

In una telefonata del 12 febbraio 2008 Orofino e la Merante esprimono le loro rispettive opinioni sul comportamento del pm Greco, poi, riferendosi alla presenza di Saladino negli uffici della procura di Paola, subito comunicata alla Merante, “aggiunge di non dire nulla ad Amadori (giornalista di Panorama , anch’egli presente in moltissime intercettazioni con la Merante - ndr), in quanto l’articolo lo vuole fare lui e che c’è un filo diretto tra la Spagnolo , Amadori e Massari ”.
Il 21 febbraio, Orofino dice alla Merante “che ha una prova che può interessarla”. A che fini, viene da chiedersi, Orofino cerca prove per la Merante? E prove che vanno ad inserirsi in quali “indagini” difensive (o offensive) della Merante?
Alle 22,30 dello stesso giorno, dopo che nel pomeriggio si sono incontrati, Orofino invia un sms alla Merante con scritto “Ritengo che su quella cosa stavano indagando ancor prima della tua iniziativa”. Molto interessanti sono le comunicazioni tra Orofino e la titolare di Why Not nei giorni dal 18 al 20 novembre 2007.  Eccole verbalizzate dai carabinieri.
18.11.2007 alle 10.07, sms dal numero di Orofino (3482722xxx) a Caterina Merante:  “Allora ho chiesto a ki tu sai e sarebbe irreprensibile. Cmq stasera avrò il suo n. e con la scusa dell’eolico gli faccio una domanda a tranello su mu..”
 18.11.2007 alle 19.20
“Catia chiama Paolo Orofino, che gli chiede nvs, Catia non lo dice. Paolo dice: Comunque quello è irreprensibile, è molto legato con uno di Catanzaro, con Spagnuolo che lo ha applicato alla DDA; con Murone non credo, almeno che non sia una conoscenza così, tramite questi consigli giudiziari. Catia gli dice: ma tu parli al telefonino così, sei fantastico! Paolo dice che c’è un motivo per cui l’ha chiamata e le chiede se può andare di persona. Lei gli dice oggi no, lui le dice allora ti mando un sms”  Sms che, nonostante quello che ne pensi Orofino, viene anch’esso intercettato e trascritto:- “ Io domani ho un appuntamento a KR. Ma siccome non vado per me:nvs! ”  Che la visita di Orofino a Crotone (KR) non sia riferita alla sua attività giornalistica, ma possa riguardare argomenti di interesse della Merante, è confermato dalle telefonate e dai messaggi successivi.
Il 19 novembre, alle 12:11
“ Catia chiama Paolo Orofino. Catia gli dice: Paolo non mi dire niente per telefono. Lui le dice che si devono vedere perché lui ha già avuto una situazione e ne ha un’altra nel pomeriggio. Lei gli dice che si possono vedere a Catanzaro verso le 2. Lui dice che non ce la fa e che si vedono stasera”.
Alle 15.33, in una telefonata concordano l’appuntamento al “posto dell’altra volta”, il distributore di benzina API di Caraffa.
Alle 20.29 “Catia chiama Paolo e gli dice che non ha tempo di vederlo. Paolo le dice che la cosa è iperpositiva, che lì è blindata, ma l’altra no. Catia chiede: l’altra è Catanzaro?. Paolo dice di sì e decidono di vedersi domani per parlare di persona”. Cosa voglia dire che la Merante “lì è blindata” sarebbe interessante da capire, come sarebbe da confermare, come sembra ovvio, che il “lì” è riferito a Crotone. Il 20 novembre, alle 16.45, la Merante chiama ancora Orofino e gli raccomanda ancora “non dire nulla per telefono di quella cosa di cui abbiamo parlato oggi, fatto”. Quello che ogni comune cittadino si chiederebbe: Paolo Orofino e Caterina Merante sono stati mai sentiti da qualche magistrato sul significato del contenuto di tali comunicazioni? O sono state condotte delle indagini in tal senso? Purtroppo su questo non sono in grado, per il momento, di dare una risposta.
Poi c'è il sindacato, la Filcams, cioè la Cgil, cioè la Camera del lavoro, come continuano a chiamarsi in certe zone rosse. Leggete qui, ma non vedo quali nuove emergano, dato che sono tutte cose ampiamente sapute, viste e riviste.
Nelle intercettazioni della Procura di Paola un numero che compare spesso, nelle telefonate con “l’imprenditrice” di Whynot è quello di Aldo Libri , Segretario Generale della Filcams Cgil Calabria. Sì proprio della Cgil, il sindacato che a livello nazionale è quello che, più degli altri, lancia continui anatemi contro il lavoro precario e le esternalizzazioni nelle pubbliche amministrazioni.

Niente di strano, si dirà, un sindacalista può benissimo parlare con un datore di lavoro nel tentativo di migliorare le condizioni dei propri assistiti, ed un imprenditore deve certo tenere buone relazioni sindacali. Però i dubbi che emergono, leggendo il contenuto delle intercettazioni, sono molti. Non tanto i dubbi sulla legittimità degli interessi (questi tocca ai magistrati valutarli) ma quanto sull’aspetto politico-sindacale della vicenda. La Cgil che, in genere, in qualsiasi situazione richiede la stabilizzazione nel settore pubblico e senza intermediazioni dei lavoratori interessati, nella vicenda Whynot, secondo anche quanto riferiscono alcuni lavoratori, ha dato l’impressione di difendere più lo status quo dei vari appalti affidati alla società della Merante che non una qualsiasi ipotesi di stabilizzazione nel pubblico.
la Regione Calabria stava per provvedere a bandire una gara per garantire la continuità lavorativa ad alcuni dipendenti dell’azienda. In una prima telefonata, ancora a fine novembre (23.11), Libri conferma alla Merante che “ Izzo ha detto che il bando non si può fare perché manca l’elenco dei lavoratori ” e la Merante lamenta che questo elenco non le sia stato richiesto. Ancora, in una telefonata del 3 dicembre, Libri riferisce notizie alla Merante lamentandosi del fatto che Izzo non si fa trovare. Appare evidente in queste due telefonate come Libri riferisca alla indagata e gola profonda del caso Whynot le notizie che acquisisce, o tenta di acquisire, dal dirigente regionale del settore personale.
Ma Libri riferisce anche a Katia Merante le notizie apprese dall’Assessore al Personale Liliana Frascà (DS), come si evince ad esempio nella telefonata dell’11 dicembre: “ Catia chiama Aldo (sindacati), il quale le dice che ha parlato con l’assessore e che gli ha confermato che con il bando sono in fase avanzata ” La Merante, ancora il 17 dicembre, viene prima informata da Libri che il bando uscirà il 20 dicembre, poi chiede a Libri “ se Izzo se ne va dall’assessorato al personale, perché se è così lei non gli consegna niente ”, riferendosi probabilmente all’elenco del personale precario finora utilizzato e necessario all’amministrazione regionale per bandire la gara. La Merante aggiunge in una telefonata successiva “ di informarsi sulla cosa di Izzo e che lei comunque l’elenco vuole darlo nelle mani dell’assessore Frascà ”. Il giorno successivo (18.12.2007), “ Catia viene chiamata da Aldo e gli dice che Liliana Frascà gli ha detto che non sono arrivati gli elenchi; Catia dice io ho il problema di inserire il livello e la qualifica dei co.pro. Se noi ci vediamo e facciamo l’accordo sindacale, io posso mettere il livello e la qualifica e poi li mando ”. L’8 gennaio successivo la Merante e Libri “ parlano dei bandi e dei loro costi ”. Il 10 gennaio, “ Catia chiama Aldo il quale le dice che ha sentito l’assessore e che gli ha dato appuntamento per domani ”. - Bastano, o ce ne vogliono altre, che ci sono pure? A me basta e avanza per capire chi è la Merante, la CdO, la Why Not e l'amministrazione regionale. Ma naturalmente nessuno in Calabria sospetta che si facciano assunzioni nel pubblico e nelle aziende in out sourcing, con metodi del tutto illegali e truffaldini, con il concorso di più persone, ciascuno a vari livelli, così come in Lombardia, Toscana eccetera; queste cose le sanno e le credono solo le gentacce come me, frustrati sempre pronti a malignare sugli altri.


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Il potere delle bionde
Una grande capacità di manovrare uomini e donne, imporre la sua versione dei fatti, influenzare i contenuti e gli andamenti di scelte amministrative pubbliche, fatti politici, inchieste giudiziarie, campagne di stampa e finanche le attività dei sindacati. Tutto finalizzato al mantenimento dei suoi interessi. Non stiamo parlando della massoneria, della CIA o della Spectre, né di Wonder Woman.
Tutti questi poteri sembrano concentrati in una donna sola. E’ questa la fotografia di Caterina Merante (detta Catia… con la C) che si ha leggendo e rileggendo le intercettazioni telefoniche, adesso pubbliche, a suo carico effettuate su disposizione della Procura della Repubblica di Paola. Sì, proprio la supertestimone, ma anche indagata, dell’inchiesta Why Not, quella che si sarebbe ribellata al “feroce” Antonio Saladino, dove l’appellativo bestiale e di islamica memoria è utilizzato al telefono dalle sottoposte della signora Merante. Signora e non più dottoressa, come veniva chiamata prima di diventare un personaggio pubblico, quando ha subito precisato di non essere laureata nonostante una precedente iscrizione alla facoltà di Medicina, ma forse anche futura dottoressa in Psicologia da come sembra emergere da alcuni contatti telefonici con un’Università a distanza.
E le doti di psicologa l’eroina imprenditrice castiga potenti sembra averle tutte.
Nelle 489 pagine, relative a telefonate ed SMS che vanno dal novembre 2007 ad aprile 2008, in cui sono riportate per le chiamate “a voce” solo le sintesi redatte dai Carabinieri, ed in cui si rincorrono diversi “omissis”, c’è davvero di tutto. Nonostante che la normale prudenza, utilizzata già nelle prima fase durante le conversazioni telefoniche, diventi successivamente linguaggio criptico ed inviti a “non parlare di queste cose per telefono” dal momento in cui è evidente la certezza dell’eroina indagata di essere soggetta ad intercettazioni.
La prima puntata la dedichiamo alle comunicazioni tra Caterina Merante e Antonella Grippo, la “perfida” (in quanto conduttrice della ex trasmissione Perfidia ora divenuta Lotta Continua) giornalista di origini salernitane, cresciuta a Cosenza sotto le ali protettrici di Giacomo Mancini senior, ed ora accolta negli studi televisivi di Telespazio Calabria.  Omissis.  Vai al sito.

La storia è quella del consorzio Brutium Service, di cui Saladino era presidente e la Merante direttore generale, che con apposito contratto si accollò l'onere di sistemare - attraverso una serie di società consorziate - un tot numero di lavoratori precari già utilizzati dalla Regione. Vinto l'appalto, secondo l'ipotesi d'accusa, si sarebbe dato il la a «un congegno con evidenti attività truffaldine» nel quale le persone assunte per un determinato lavoro, o ne facevano un altro o non lo svolgevano affatto.
A Marzo, Saladino si è preso 2 anni tondi tondi, con rito abbreviato e per un misero abuso d'ufficio, roba da niente; ma non ci sta, e fa ricorso. Ma la posizione più strana e ambigua è quella della Merante. Caterina Merante è la super teste e al tempo stesso una delle rinviate a giudizio che dice: «Ci sono assoluzioni che mi
 fanno rimanere perplessa - dice la Merante - I politici fuori, persone perbene. Ma la persona che è stata condannata a 24 mesi con chi li ha commessi questi reati?». «Ora - ha aggiunto la Merante - voglio avere la possibilità di difendermi, poiché non mi sono mai state fatte contestazioni. Ora potrò farlo». (perchè rinviata a processo, e quindi in quella sede potrà avvalersi di tutte le azioni che le sono utili a provare che lei era una vittima, ndr). La mia idea è che la Sig.ra Merante era una delle ingualcibili figure ingenuotte, che da dentro la Compagnia delle Opere, pensavano di fare non affari ma opere di bene, con una società di lavoro interinale o simile. Io queste persone ingenuotte le stangherei sempre, almeno nella mia mente distorta. Per fare un esempio, il Santa Chiara a Milano: intanto appena entrato, trovo un usciere e comincio da quello, mi deve dire tutto, anche dove è stato in vacanza, chiaro? Basta con la storiella che contano solo i pesci grossi o altro.
Tutti i condannati infatti, nessuno dei quali ha ruoli politici, hanno ottenuto la sospensione condizionale della pena. Nell'udienza preliminare, invece, il giudice ha disposto il giudizio per 27 indagati e ne ha prosciolti i restanti 28. La Procura generale aveva chiesto il rinvio a giudizio per 47 persone e il proscioglimento degli altri 8. Tutti gli indagati sono stati prosciolti dal reato di associazione per delinquere.
Comunque è da ricordare che ci sono ancora cinque i politici rinviati a giudizio. Si tratta del consigliere regionale del Pdl, Francesco Morelli, gli ex assessori regionali Ennio Morrone, Dionisio Gallo e Domenico Basile ed il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Nicola Adamo. A tutti gli esponenti politici viene contestato l'abuso d'ufficio. Nei confronti di Nicola Adamo si ipotizza anche il reato di corruzione perchè avrebbe ottenuto denaro dall'imprenditore Antonino Gatto, anch'egli rinviato a giudizio, in occasione delle elezioni regionali del 2005. Per gli indagati rinviati a giudizio il processo inizierà il 9 giugno dinanzi ai giudici del tribunale di Catanzaro.
Come si vede, sono di tutti i tipi e colori, e non mi importa sapere che se uno viene condannato in via definitiva, poi dai Ds lo espellono: a me basta vedere l'elenco per capire che sono tutti dentro. Ricordiamo cosa bolliva in pentola. La Compagnia delle Opere, braccio operativo di Comunione & Liberazione, e forse L'Opus Dei, tramite dei personaggi locali, intrecciati con una serie di politici locali e nazionali (non importa se del tutto estranei ai reati), aiuta a costituire con mezzi propri e di credito delle attività, di cui la Why Not era una di quelle, rilevata da una precedente azienda, e che sarebbe poi stata, assieme ad altre, al centro della gestione di personale pubblico, in una serie di scambi trasversali tra posti di lavoro del tutto o parzialmente assistiti e o inutili e voti politici, con nel mezzo i trasferimenti di denaro della Ue e di Roma. Ora, secondo la super teste, Caterina Merante, al centro della vicenda era il Giuseppe Saladino, che sarebbe stato il vero tramite della Compagnia delle Opere in Calabria e avrebbe mosso tutte le pedine locali e nazionali allo scopo di realizzare quegli scambi tra posti fasulli e voti. Alla fine, a giudicare dal primo grado di giudizio, Saladino è stato riconosciuto colpevole solo del solito abuso d'ufficio, una buffonatella, in confronto alla associazione a delinquere, più o meno mafiosa, poco importa. Ora, la Merante, anche lei sicuramente parte del sistema della Compagnia delle Opere, divenuta poi dissociata e super testimone, oltre che co imputata, si trova nella situazione di aver sparato sul Saladino, che di fatto ha solo commesso robetta da quattro soldi, come quella che probabilmente potrebbe essere addebitata a lei. Da qui la dichiarazione citata sopra, dei due anni a Saladino, senza coinvolgimento di politici. Io dico solo: signora Merante, se lei è in grado di fornire prove o dati attendibili che il Saladino agiva per tramite di politici o si faceva loro portavoce o altro, cerchi di tirar fuori tutto, in fretta e in modo convincente. Altrimenti la sua posizione comincia a rivelarsi del tutto inutile e indistinguibile da quella del Saladino medesimo. Tutto qui. Ora che lo può fare, essendo in grado di potersi difendere, lo faccia e vediamo dove arriva. E spero che non ci siano secchiate di fango inutili, dopo quelle gettate su Mastella, Prodi, Loiero, eccetera. Perché qualcuno, a qualunque livello della macchina, dovrebbe berselo tutto quel fango.Free Image Hosting at www.ImageShack.us
Resta il fatto inquietante della Compagnia delle Opere e dell'Opus Dei, che a mio
avviso e anche a quello di altri amici, andrebbero diciamo attenzionate, o meglio monitorate minuto per minuto, perché assai temibili e a volte devastanti, oltretutto, attinenti e promanazioni di uno stato straniero (Holy See, Vatican).

Con parole di Travaglio: Bene: arriviamo alla notizia che non avete letto e che non leggerete mai sulla stampa e sulla TV di regime (compreso quella di Santoro, aggiungo). Alcuni imputati, a cominciare dall'ex procuratore Lombardi, accusato di corruzione giudiziaria, dalla moglie dell'ex procuratore Lombardi e dal figlio, Pier Paolo Greco, che era socio di uno dei principali indagati dell'inchiesta Why Not, il senatore di Forza Italia Pittelli, ma anche Antonio Saladino, il famoso capo della Compagnia delle Opere in Calabria, faccendiere, trafficone, in rapporti con tutta la politica di tutti i colori, hanno fatto ricorso al Tribunale del Riesame di Salerno per chiedere l'annullamento del decreto di perquisizione.