Lega Nord, vero nodo dello scontro.

Il convitato di pietra della recente assemblea della PdL in realtà era la Lega
 Nord, quel Bossi che non era presente, e su cui si polarizzerà il vero scontro nei prossimi mesi, quando le riforme in senso federali, quelle attese dalla Lega, cominceranno a mordere le fodere delle sedie dei protagonisti al governo. Quello sarà il momento della verità, e dal momento che non si farà nulla, Bossi avrà una seconda chance per ritornarsene a casa con propositi di secessione. Stiamo a vedere, intanto quasi tre quarti di legislatura utile stanno passando, e nessuno può credere a una riforma federale varata a pochi mesi dalle nuove elezioni, nella speranza di ritornare vincitori. A conti fatti, con i tempi previsti, la riforma federalista fissata tra le pieghe del programma della PdL, è destinata a rimanere sulla carta, su questo non ci sono dubbi. Bossi lo sa, e cosa dirà al suo popolo, come lo chiama? Che anche questa volta dovete avere pazienza? Otto anni di governo, senza portare a casa nulla? D'altra parte, nonstante i successi elettorali, la Lega raggiunge appena il 9% dei voti: troppo poco. Alle prossime elezioni vada da sola, e si ponga come elemento polarizzante contro le due muraglie di cartone in via di sfascio, PdL e DS, e punti a raggiungere in quelle tre regioni del Nord, un consenso plebiscitario, l'unico che può volgere a suo favore verso il federalismo almeno fiscale. In mancanza, come primo partito in quelle tre regioni, tutto sarebbe inutile.
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