Lotta Continua, giornalisti opportunisti.

In fondo trovate il vergognoso pezzo de l'Unità, volto a far intendere che 400 ex,
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sono a festeggiare i 40 anni di LC; sarà stato vero, io non ho saputo molto sui 400, ma so che almeno altri 1000 e rotti, sono pronti a far la festa a gente come i Gad Lerner e Deaglio, solo per citarne alcuni. E quando dico 1000, è solo una cifra molto approssimata per difetto! E questa gente, continua a manipolare e a inzozzare la nostra vecchia militanza, sfruttata e manipolata. Tempo al tempo.
Non tutti gli appartenenti a Lotta Continua sono stati degli opportunisti voltagabbana, ma sicuramente, moltissimi tra loro, e io ne conosco almeno una ventina, erano allora, e sono oggi, degli opportunisti della più bell'acqua. Se poi sono divenuti dei giornalisti di spicco, lo si deve oltre che alle loro buone capacità critiche e comunicative, anche a una notevole dote nel saper riconoscere il padrone, cui inginocchiarsi al momento debito. Oh, naturalmente, stesso discorso vale anche per quelli del gruppetto Servire il Popolo e Maoisti vari, fino a Potere Operaio. Quello che molti non sanno, è che questa gente, ormai giornalisti e manager pubblici, si sostengono tra loro, in un gioco di falsi attacchi, dove uno rimanda la palla all'altro e viceversa, occupando le TV e i giornali. Il tutto sempre nell'ottica di Servire il Padrone. A leggerlo ci riderete, ma quando cominciai a vedere certi ex amici, che si facevano vedere nelle Tv e sui giornali cominciavano a dire e scrivere cose opposte a quelle che avevamo discusso fino a due anni prima, provai un senso di annichilimento: ho buttato via tre anni, sputando sangue dietro a gente come questa, mi dissi. Quel giorno in cui ne vidi uno, in giacca e cravatta, a commentare un evento, mi vennero le lacrime, giuro, e non mi vergogno a dirlo. Erano figli di persone della media borghesia, e alla fine, finito il ballo, si sono rinfilati gli abiti di sempre. Alcuni di noi, anni indietro, hanno provato a sbugiardarli, ma loro ormai erano dentro la macchina partitocratica e mediatica, e tutto è stato vano: ormai, molti di loro passano per paladini della libera informazione, altri per servi del Berlusconi. Adriano Sofri, nei momenti liberi faceva la corte a Marina Punturieri (che è sempre stata una pazza scatenata, cui non si può negare nulla) e Donatella (Blunt), che figata eh? E da 40 anni, lo vediamo su giornali, TV e dibattiti, e non pago, anche il figlio, si sente in dovere di ammannirci le sue osservazioni, libri, programmi radio e TV, nonché ospitate varie. Mentre quelli come me, giravano nelle fabbriche con i soliti libelli sotto braccio. Ho sbagliato io, perdonatemi (ma non ho, né abbiamo dimenticato, potete contarci).
it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20080528105209AAsuDRj
LISTA PROVVISORIA
Carlo Albonetti
* Giorgio Albonetti
* Salvatore Antonuzzo
* Pio Baldelli
* Paolo Banchieri
* Marta Battistoni
* Gianfranco Bettin
* Marco Boato
* Michele Boato
* Sandro Boato
* Giorgio Boatti
* Luigi Bobbio
* Mauro Boglione
* Franco Bolis
* Ovidio Bompressi
* Alberto Bonfietti
* Roberto Briglia
* Enzo Brogi
* Paolo Brogi
* Vincenzo Bugliani
* Ermanno Calcinati
* Alceste Campanile
* Toni Capuozzo
* Franco Castronovo

* Giuseppe Casucci
* Paolo Cento
* Michele Colafato
* Fiorello Cortiana
* Guido Crainz
* Roberto Delera
* Giovanni De Luna
* Enrico Deaglio
* Stefano Della Casa
* Erri De Luca
* Antonio Demuro
* Cosimo De Palma
* Roberto Deretta oggi Shunyam
* Marco Donat Cattin
* Sergio Fabbrini
* Fiorella Farinelli
* Giovanni Lindo Ferretti
* Lisa Foa
* Massimo Fortuzzi
* Franca Fossati
* Marco Fossati
* Peter Freeman
* Vincenzo Gallo (Vincino)
* Vinicio Gini
* Annarosa Giuntoli
* Fulvio Grimaldi
* Guelfo Guelfi
* Paolo Hutter
* Alexander Langer
* Nicola Laterza
* Gad Lerner
* Silvia Levis
* Paolo Liguori
* Marco Lorenzini
* Franco Lorenzoni
* Angelo Luparia
* Luigi Manconi
* Luca Mantini
 Andrea Marcenaro
* Leonardo Marino
* Tullio Mariani
* Luigi Mascagni
* Pino Masi
* Marco Mazzi
* Carla Melazzini
* Gino Menconi
* Tonino Miccichè
* Cesare Moreno
* Roberto Morini
* Peppino Ortoleva
* Carlo Panella
* Marcello Pantani
* Claudio Pasquinucci
* Maurizio Pedrazzini


* Aldo Peverini
* Giorgio Pietrostefani
* Mimmo Pinto
* Enzo Piperno
* Franco Platania
* Domenico Pozza
* Costanzo Preve
* Francesco Procopio
* Marco Revelli
* Claudio Rinaldi
* Marco Rizzo
* Mauro Rostagno
* Carlo Rossella
* Fabio Salvioni
* Sergio Saviori
* Marzia Sarti
* Aldo Sbrana
* Piero Scaramucci
* Roberto Sandalo
* Adriano Sofri
* Paolo Sorbi
* Renato Tettamanti
* Franco Travaglini
* Guido Viale
* Silvio Viale

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si quei due ne facevano parte, ma anche tanti altri nomi " famosi"
hai ragione: erano dei falsari allora e adesso sono degli opportunisti,
cerca con google i nomi qui sopra, vedrai quanti hanno posti di potere.
prima hanno infangato il nome del comunismo e poi la borghesia, grata del lavoro svolto ha dato loro posti privilegiati.
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a pari prezzo ti regalo un giuliano ferrara, quando era iscritto al pci, aveva la funzione di spiare il movimento operaio, in libro paga CIA, per sua stessa ammissione recente.
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>morrison: sono più o meno spartiti tra la destra e la sinistra in parlamento, con l'avvocato pecorella che è arrivato ai vertici... è stato avvocato personale del politico ...sb.. :)
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il resto te lo spiego in privato. ;)
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si autocensura..... querela in corso per ingiurie.. :(
......................................…
>morrison: potere operaio? stessi modi.. stessi risultati..
scrivi il testo della domanda o un dei nomi dei signorotti qui sopra... eee ... plick! sei su goole!
Fonti:  un pò di link? :
http://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Boato
http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Bobbi
http://it.wikipedia.org/wiki/Erri_De_Luc
http://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_Deag
++++++++++++++++++++++++++++
anche questo non è male:
http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Rosse
ma.... divertiti a scoprire che fanno... è un bel gioco.. :)
e c'è gente che li vota pure!
che polli l'italiani eh?
------------------------->lunio: hai ragione!
http://it.wikipedia.org/wiki/Giampiero_M
......................................…
peter freeman è l'autore a raitre della trasmissione verba volant.  2 anni fa
 Valutazione dell'utente: Commento del richiedente: grazie. risposta esaustiva.

Voglio aggiungere cosa trovavo intrigante di Lotta Continua, almeno per i primi 20 mesi di militanza, che poi è durata in tutto 40 mesi, dal '73 al '76: era il clima di controinformazione sottobanco, stretto e militante che ci univa, volto a ottenere in tutti i modi (leciti e non) le informazioni che ci interessavano (sul potere e gli uomini che lo gestivano volta volta in ogni settore della vita sociale) e l'uso che ne facevamo per sputtanare questi personaggi, sempre a fini di lotta per una società comunista, cioè che parta dal basso, dalle esigenze del popolo e dei più poveri e meno informati.
Tra di noi non si parlava di vuoti e pseudofilosofici concetti di dottrina politico sociologica comunista, tipo potere, classe, giustizia, capitalismo e sistema, ma si parlava o almeno si cercava di parlare dando nomi e cognomi a coloro che ritenevamo gli artefici dello sfruttamento connnesso al potere capitalistico.
Mentre nei dibattiti delle sedi e sezioni del Pci si sentiva parlare di concetti vuoti e astratti, mischiati a particolarismi e localismi per la lotta del potere a livello locale, che sempre ha visto il Pci protagonista assoluto , noi discutevamo su come usare le informazioni che avevamo ottenute su quell'industriale, su quel banchiere o su quell'uomo politico di governo o sul questore o prefetto o magistrato.
E' però vero che nessuno di noi riusciva a capire come e perché qualcuno in LC comandava, decideva, organizzava, senza mai aver avuto una votazione, una libera consultazione degli iscritti e simpatizzanti (iscritti pochi, simpatizzanti tanti): insomma, avevamo la certezza che al vertice ci fosse un piccolo nucleo di una quindicina di persone, attorno ai trent'anni, tutti di buona estrazione sociale e che, in un modo o nell'altro, assumevano tutte le decisioni, in barba a quelli come noi, che invece erano una specie di massa di pressione inconsapevole (oltre a quelli del famigerato Servizio d'Ordine, capitanati dal mite e mai violento, così dice lui in tutte le televisioni, Erri De Luca, ormai da tempo solo "Lo  scrittore Erri De Luca", non più nemmeno l'ex dirigente del Servizio d'Ordine di Lotta Continua, come Mughini, solo uomo in area Mediaset, mai aderente o simpatizzante di LC, solo direttore del giornale per 7 mesi).

E' vero: alla fine a vincerla, (si fa per dire), sono stati gli uomini della Fgci e del Pci, ma solo per poco e solo in apparenza; infatti se la Marcia dei 40mila di Torino segnò la sconfitta della Cgil e del sindacato, ridimensionò anche la sinistra parlamentare di opposizione, che iniziò ad avvitarsi fino al travaglio di Tien Hammen e alla caduta del Muro di Berlino.

Abbiamo visto che percorso hanno intrapreso quelli di noi che sono entrati nei sindacati e confluiti nel Pci: sono ancora oggi nei consigli comunali, regionali, provinciali, nelle segreterie delle sezioni e negli uffici delle Camere del Lavoro (bel termine altisonante e presuntuoso, ormai sempre più vuoto). Per non parlare dei capi di LC di allora, tutti confluiti nel Pds, ora Ds, o anche nel Partito Popolare e con Casini e altra gente, compreso Verdi e Rifondazione, ma tutti accomunati da una caratteristica: sono divenuti tutti giornalisti e per  la maggior parte, grazie ad aiuti reciproci, all'Unità, al Manifesto, agli Uffici Stampa dei Sindacati e dei Partiti e delle Regioni e Province.

Sono un clan, una cupola che si autoinvita nei programmi televisivi e che gioca di squadra con gli articoli dei giornali, che sappiamo da chi sono pagati (Lerner ancora oggi, non ha mai trattato il tema di Scaglia e della Telecom, dopo la diffida della proprietà a trattarlo).
La maggiore concentrazione, quasi un rifugio di gente di LC poi passati al Pci è stranamente La7, e un motivo deve esserci, a meno di non pensare che gente come Luca Telese se ne stia tutti i giorni in televisione, alla radio, e scriva su giornali, oltre che pubblicare articoli su settimanali e libri, solo perchè è bravo e simpatico. E non ho dubbi che se non fosse a La7 sarebbe in Rai o Mediaset, come non nutro dubbi che la signora Luisella Costamagna, in televisione sarebbe un fiasco clamoroso se facesse un programma da sola.
Infine, vi riporto questo pezzo di Alberoni, persona integra, che condivido in toto:

Così il parlamento mediatico ha cambiato cultura e politica
Ai vertici del nuovo sistema televisioni, quotidiani e web
Negli ultimi quarant’anni è avvenu­ta una rivoluzione culturale. Pri­ma la cultura era una piramide al cui vertice c’erano i grandi filosofi, gli stu­diosi, i registi, i romanzieri che studia­vano, analizzavano la vita umana e in­dicavano mete e valori. Le loro opere, i loro libri venivano letti e discussi dalle persone colte e da esse il sapere si river­sava su tutta la popolazione in pubblici dibattiti, nei quotidiani, alla radio, alla televisione. Essi potevano avere posizio­ni politiche diverse, ma avevano una ba­se culturale comune per cui si rispetta­vano e si capivano.

Oggi la piramide culturale è scompar­sa, al suo posto c’è un grande palcosce­nico mediatico formato dalle televisioni e, a distanza, dai quotidiani e dal web. In questo palcoscenico i protagonisti so­no i grandi conduttori televisivi, i politi­ci ed i commentatori politici importan­ti, i divi dello spettacolo e dello sport, alcuni intellettuali e gli specialisti del gossip. Vi entrano poi, volta per volta, i personaggi che balzano alla ribalta del­la politica, della letteratura, del cine­ma, della cronaca nera e di quella scan­dalistica. Sono un migliaio di persone, che ritroviamo dappertutto, negli spet­tacoli come nei talk show dove si invita­no a vicenda. Le riviste femminili com­pletano il quadro parlando dei loro amo­ri, divorzi, figli e amanti.
Queste persone costituiscono un vero e proprio «parlamento mediatico» in cui si espongono idee, si sostengono opi­nioni, si affermano valori, si propongo­no modelli di comportamento in tutti i settori: politica, arte, scienza, educazio­ne, medicina, spettacolo. È avvenuto un immenso processo di «democratizza­zione e massificazione» della cultura. In questo «parlamento mediatico» vi sono molti centri di potere che competo­no fra loro e prevale chi ha più audience così come nelle elezioni politiche preva­le chi ha più voti. Alcuni leader di que­sto «parlamento» hanno un potere di influenzamento molto più alto di un mi­nistro dei Beni culturali o della Pubbli­ca istruzione, ma nessun politologo ha mai fatto uno studio di questo potere e nessuno sa dirci che fondamento di le­gittimità abbia. Ed è peccato perché in questo modo non riusciamo a capire chi conta veramente nella cultura italiana e ne ha la responsabilità. Togliamoci co­munque dalla mente l’illusione che al vertice ci sia ancora l’alta cultura o l’università o gli uomini politici che ne sono diventatati essi stessi ormai total­mente prigionieri.
www.corriere.it/alberoni     Francesco Alberoni    21 dicembre 2009.

Lotta continua, la lotta è sfinita
Di sottoosservazione
«Fuori tempo. Le iscrizioni sono chiuse», mi risponde Erri De Luca che vigilava sulla salute fisica di Lotta Continua. Il biblista napoletano era capo del servizio d’ordine. Con il giornale di Sofri, Viale, Langer, Deaglio, fondato il primo novembre del 1969, è successo come per il Mondo di Pannunzio. Quando si celebrò il cinquantennale del primo numero fu una corsa a iscriversi: non v’era giornalista in Italia che non vi avesse collaborato. Un po’ così è accaduto per Lc, militanti e giornalisti, militanti o giornalisti, qualche decennio dopo, a funerali avvenuti, a bandiere della nostalgia dispiegate. Wikipedia ha compilato l’elenco, sbagliato. Ovviamente ignorando la «base», che doveva essere tutto. «Dall’alto o dal basso? Dal basso, dal basso!», recitava un titolo del quotidiano. Ovviamente è rimasto l’alto, qualcuno in posizioni che si definirebbero sommamente incoerenti rispetto al passato: che ci fa Ninì Briglia dalle parti di Mediaset? Del basso vi è debole traccia nelle, prime, ricostruzione storiche (vedi il libro di Giovanni De Luna, Le ragioni di un decennio appena pubblicato da Feltrinelli).[Ma noi non abbiamo bisogno di libri come questo, per noi di nessuna importanza, perché servono solo ad incensare e a portare in Tv da Gad Lerner o da altri, il suo noto e illustre autore. Noi quella stagione, noi dal basso, dalla strada, l'abbiamo conosciuta e non ci servono i De Luna, né altri, più o meno seri e blasonati cultori e professori, che ne abbiamo avuto la nausea*ndr.] Ma non sappiamo ancora nulla del compagno operaio che parlò ai cancelli della Fiat il giorno del rapimento di Aldo Moro. Lotta Continua fu strenuamente trattativista.
Sarebbe stato utile almeno conoscere uno per uno i quattrocento che un paio di domeniche fa – come mi racconta Guido Viale – si ritrovarono a Pescara per festeggiare con Enrico Deaglio il quarantennale. Quattrocento: un buon numero per ricominciare. Adriano Sofri, che non vuol ricordare, mi dice almeno: «Ricomincerei da capo». Guido Viale, il primo «saggista» del Movimento studentesco (sulle pagine però dei Quaderni Piacentini), non ricomincerebbe: «Non lo rifarei. C’è altro da fare adesso, anche se non mi sento di certo un pentito. Sono stato anche il primo condannato, come primo proprietario della testata, per un volantino allegato al giornale. Si parlava male della Fiat. Venni assolto in appello. Il merito di Lotta continua fu quello di interpretare meglio di altri lo spirito dei tempi. Anche quel motto maoista: ribellarsi è giusto. Significava raccogliere la spinta antiautoritaria, contro le gerarchie e le accademie, dar corpo a quella che veniva definita la lunga marcia attraverso le istituzioni: l’università, gli ospedali, le carceri, i manicomi, l’esercito, persino la polizia…».
E fu un gran risultato ad esempio la nascita del sindacato di polizia. «Eravamo meno dottrinari di altri gruppi, che avevano aderito alla vulgata marxista alcuni banalmente altri per snobismo teorico, come il Manifesto e Potere operaio… È vero quello che diceva Silverio Corvisieri e che ripresi in un libro: Lotta continua è soprattutto uno stato d’animo. Lotta continua era anche l’espressione di una forma d’amicizia tra chi condivideva una medesima condizione e medesimi bisogni, secondo una sensibilità che valorizzava la dimensione umana della politica. Se c’è stato un Sessantotto bello, abbiamo dato voce a quel Sessantotto». Guido Viale mi racconta una parte di verità. La lettura postuma del giornale ce ne presenta altre. Metti ad esempio un titolo come il seguente: «Il compagno Mao Tse Tung è morto. I proletari di tutto il mondo gli rendono omaggio con la più grande commozione, ma anche con orgoglio e gioia, perché nella sua vita trovano conferme delle possibilità di contare su se stessi e liberarsi della fame, dalla guerra, dallo sfruttamento, dalle idee false. La vita di un grande rivoluzionario, una inesauribile fonte di insegnamento».
Tutto d’un fiato. Per giustizia si dovrà ricordare che una decina di giorni dopo veniva pubblicata una intervista a Gianni Sofri, il professore esperto di questioni internazionali, che più di una perplessità elencava a proposito dei misteri del dopo Mao. Ne dovrà passare dell’acqua sotto i ponti prima di veder scritto in prima pagina il titolo più bello di Lotta Continua: «È rimorto il Papa». Era il 1978 e a Paolo VI era succeduto Albino Luciani. Testimonia Enrico Deaglio: «Sentimmo: è rimorto il Papa. Era il nostro amministratore, Claudio Brunaccioli, viareggino di tempra assai dissacrante». Deaglio vanta anche le prime rivelazioni sull’esistenza della P2 e del suo capo, Licio Gelli (quattro puntate di una inchiesta di Marco Ventura) e il primo inviato a Teheran ai tempi della rivoluzione khomeinista (Carlo Panella). Pare che all’epoca Lotta continua vendesse più di Repubblica. Questione politica, di tensione politica di quegli anni, di contenuti, di linguaggio, in un’alternanza un po’ schizofrenica tra comunicati del partito e resoconti degli interventi dei leader e cronache di vita quotidiana. «Mi presentai a Lotta continua – ricorda Giovanni De Luna – con un articolo dedicato ad Agostino o’pazzo, il motociclista napoletano che terrorizzava la città. Viale lo lesse e me lo restituì: riscrivilo. Mi spiegò che dovevamo sforzarci ad una scrittura semplice, via il politichese, via i termini colti».
Gad Lerner, tra i più giovani, fu protagonista della stagione più vivace di Lotta Continua: «Chiuso il partito ci si poteva muovere con ben altra autonomia. Si poteva tornare creativi, anche scoprendo tematiche lontane dalla nostra tradizione politica e forme più spregiudicate. Ad esempio l’uso del titolo ironico. Il Male nacque come inserto di Lotta continua. Per cui diventammo oggetto di racconto anche da parte degli altri giornalisti, che spesso venivano a trovarci in redazione. Eravamo un campione. Il nodo fu la violenza, lo scontro tra le diverse anime del movimento. Noi fummo definiti “umanitari”». Lerner a quel punto se ne andò. Il tema della violenza torna nella voce critica di Guido Crainz, lo storico dell’Italia del dopoguerra, perché i movimenti collettivi della sinistra non seppero porre un argine: «I gruppi extraparlamentari nascono con un deficit di cultura democratica, nel disprezzo delle regole, in una affermazione di individualismo a scapito del rispetto della collettività e delle sue norme». Il professore ex di Lotta continua, che nel ’76 ci spiegava: «Il marxismo insegna a contare sulle nostre forze anche in campo teorico», adesso ci ammonisce: «Se concentriamo lo sguardo su Lotta Continua non capiremo nulla di quegli anni». «La via è tortuosa, ma l’orizzonte è rosa». Purtroppo non fu così. Ultimo numero nel 1982: dedicato alla vittoria italiana ai mondiali di calcio.
Oreste Pivetta  l'Unità
http://concita.blog.unita.it//Antiche_ceneri_1207.shtml?visualizzaCommenti=true#inbasso

Ecco cosa diceva al momento del rientro in Italia Pietrostefani a GA Stella:
....Nessuno, fatti i conti, ha mai lasciato il branco. Solo Marino. E i morti: "Negli anni ci siamo rivisti essenzialmente in occasione di funerali. Il primo in cui ci ritrovammo, forse per la prima volta dopo lo scioglimento di Rimini, fu quello di Alberto Bonfietti, morto nel disastro di Ustica. Funerale simulato, il suo corpo non c'era. Poi c'e' stato quello di Checco Zotti. E di Mauro Rostagno, Carlo Albonetti, Alex Langer... Questa e' la lobby di Lotta continua: tanti funerali, qualche matrimonio e le nozze d'argento di Gigi e Agnese. Eravamo in duecento. Mai stati tanti dopo lo scioglimento". "Era la fine di novembre del 1976. Ci ritrovammo a Rimini gia' divisi da tempo. C'erano gli operai, quelli che avevano letto tutto, quelli che rischiavano la fuga verso posizioni pericolose, le femministe che ci accusavano d'essere maschilisti. Un caravanserraglio. Non ci fu nemmeno bisogno di votare una mozione per scioglierci. Piu' semplicemente, il congresso non si concluse. A un certo punto ognuno disse "ciao" e se ne ando' per i fatti suoi. Io presi la R4 comprata perche' ci stava un ciclostile, tornai a Torino e la mattina dopo comprai il giornale per cercare gli annunci di lavoro". "Fu un dolore grandissimo. L'utopia era morta. Per mesi non vidi piu' nessuno. Non volevo piu' interessarmi di niente. Smisi perfino di leggere i giornali. Mi buttai a corpo morto sul lavoro. Prima insegnante in una scuola, poi impiegato alla Snam Progetti, poi manager in giro per tutto il mondo, dall'Inghilterra all'Irak, all'Africa subsahariana". Bel salto, da Lotta continua alla poltrona di amministratore delegato... "Non avvenne tutto in un giorno. L'unico segno di continuita' e': fai cio' che vuoi, ma falla bene". Mai licenziato nessuno? "No, non mi e' mai capitato". Mai incontrato da amministratore delegato un vecchio compagno di lotta? "Si'. A Porto Marghera. Si chiamava Renzo. Scesi in officina per controllare non so cosa e lo vidi. Ci guardammo negli occhi. Nessuno sapeva dei miei anni in Lotta continua. Io non dissi una parola, lui non disse una parola". Cielo di Pisa, carrello, cinture allacciate, atterraggio: "Spero che stasera, in cella, cucini Bompressi".

Come vedete, tutta gente che ci sapeva fare, e che nel giro di poco era già dentro la macchina e dirigenti ad alto livello (ricordate quello di Gardini?). In realtà, facevano quello che facevano per gioco, per far vedere quanto erano bravi e diversi dagli altri, elitisti e finto operaisti e rivoluzionari; una faccia differente del sindacalismo senza iscritti, del partitismo elitistico senza partito. Come mai non si parla di quelli che non erano all'areoporto a Pisa, a vedere l'arrivo del Pietrostefani? Come mai tanti come me ritengono che quel nucleo di 20 persone, non certo 100, né 400, erano dei palloni gonfiati, dei macho della rivoluzione fatta fare agli altri, dal clima d'osteria e discoteca dietro l'angolo? Sempre pronti a prevaricare e a imporre tutto dall'alto, facendolo passare per un lavoro di volantinaggio, ciclostilaggio, distribuzione dal basso: tutte Balle! B A L L L E  !!