Toni negri, globalizzazione, capitalismo comunistico.

Una delle menti più lucide degli ultimi 40 anni, parla di globalizzazione, crisi
finanziaria, capitalismo, e sua sopravvivenza. Notate la differenza con altri nomi quotati, come il famigerato filosofo B. Henry Lévy, che J Deleuze, definiva uomo del Marketing della filosofia, negli anni '70, o il filosofo Marco Cacciari, filosofo, professore universitario, deputato per il Pci per 8 anni, poi sindaco di Venezia per altri 8 anni, autore di testi che al momento, il mio vecchio professore popperiano, mi diceva non classici della filosofia, così non era obbligato a leggerli. Mi disse anche, almeno 20 anni  fa, persona estremamente ambigua, quasi incomprensibile, a prescindere dalla posizione politica, che non c'entra con
la posizione e tesi filosofiche.
Tornando a Negri, senz'altro si beve tutta questa gente, compreso il mitico Debenoist, annoverato tra gli (ex) nuovi filosofi, di dx. In Francia, Negri gode di una popolarità del tutto sproporzionata, se si considera che non ha mai messo su atteggiamenti da star come altri suoi colleghi, ma solo perché adorato e seguito da un manipolo di studenti e cultori di filosofia, e soprattutto attenti al pensiero sui fatti e temi moderni. In questo breve spezzone, da Gad Lerner, Negri espone il suo noto pensiero sulla forza del capitalismo ma anche sulla sua costrizione e riduzione della libertà  individuale, sotto forma di diritto, quel diritto, posto da una entità che chiamiamo Stato, che poi viene esercitato dalle forze dell'ordine e applicato dai magistrati. Tutto giusto: ma se qualcosa non funziona, o semplicemente uno non vuole starci, a torto o a ragione, che succede? E' dunque questa la democrazia, persuadere con i mezzi della grossolana e sottile mediaticità, la gente che il GF, o la puttananta è la cosa interessante, senza far crescere le persone e portarle a una visione alternativa e più distante dalle cacchiate televisive e reali? Siamo a posto così, si manda a votare la gente, piena di ignoranza e peggio di distorsioni televisive, (droghe mediatiche) e poi si prende per buono il concetto di maggioranza? Almeno, aggiungo, lasciamo che almeno il 50% più un voto, sia quello che comanda, non il 42%. Inoltre, chiariamo che il governo, ogni  governo, è un organo amministrativo DI PARTE, riflette il voto e attua le scelte di chi l'ha eletto. Chiaro? Chiedetelo al prof. di diritto costituzionale e vedete.
Nel video, Negri afferma chiaramente una verità pura e semplice: la crisi non è dovuta ai mutui andati a male in America o a qualche altra diavoleria finanziaria e basta, come si vuole far credere. Il punto è che la forza del capitalismo oggi si regge sulla finanza, su un'immane forza di concentrazione di mezzi finanziari, e questa forza, è da chiamare sfruttamento, e a farne le spese, oltre alla gente del
terzo mondo, cominciano sempre più  a farne anche le  stesse genti delle società che muovono questi immani mezzi finanziari, su cui prima o poi salteranno.




Secondo video, i terzo mondisti, che credono beotamente nella fantastica sorte di uno sviluppo congiunto e possibile tra capitale e lavoro, insomma, almeno la categoria capitale e lavoro sarà ammessa anche oggi no?, sono gente che spara delle cacchiate. Perché o lo sviluppo passa  attraverso un salto, ad esmpio appropriandosi di Internet, o sarà  solo la fame. Non ammette Negri, che si raggiunga una posizione migliore, sulla base della Cina, per fare un esempio, dove credono di ottenere uno sviluppo attraverso la mancanza di progressione nelle concquiste sociali, nei diritti dei lavoratori, nella ricerca di nuove tecnologie sostenibili, fungendo da esempio per un nuovo modelllo saltatorio di sviluppo. Insomma, per Negri, lo dico io, in Cina stanno correndo contro il vento, e alla fine si stancheranno, fiaccati e distrutti, ritornando, dopo 50 anni, al punto di partenza oppure passando per una crescita della finanza, cioè scavando nel buco del debito, e facendo giochetti come gli altri partners.

Infine, i video di Belva, che quando ho caricato io Negri su Youtube, non c'era quasi nulla.