Adriano Sofri, Pinelli, Calabresi, Mieli.

Lo metto in chiaro per primo: di Sofri pensavo fosse un genio da ammirare, ai
 tempi della mia militanza, ma dopo le notizie dei primi novanta, sommate agli articoli che scriveva su vari media, ho cambiato rapidamente opinione, forse pensando che era sempre  stato quello che ora vedevo: un ciarlatano della più bell'acqua, pronto a qualsiasi commento da quattro soldi, abilmente camuffato da sociologismi di basso livello e amplificato enormemente dai soliti imbecilli e servitori dei padroni di turno, come tutti serviamo (magari più onestamente).
E' uscito da un anno, ma ho avuto modo di leggerlo solo qualche giorno fa, l'ultimo libro di Sofri, che nel silenzio generale, ripercorre la scena della morte , di Pinelli, -La notte che Pinelli-, dove a un certo punto scrive:
-Io ho questo concetto della corresponsabilità: che se qualcuno traduce in atto quello che anch’io ho proclamato a voce alta non posso considerarmene innocente e tanto meno tradito. Ne sono corresponsabile. Solo di questo, del resto, e non di altro. Di nessun atto terroristico degli anni ‘70 mi sento corresponsabile. Dell’omicidio Calabresi sì, per aver detto o scritto, o per aver lasciato che si dicesse e si scrivesse, “Calabresi sarai suicidato”. [pp. 213-214]
Infine, ammette "Cosa pensi che sia successo quella notte, al quarto piano della Questura? Ti rispondo. Non lo so ".
Aggiungo, per cronaca, che Sofri e Deaglio, dopo la fine del giornale Lotta Continua, si riunirono in un nuovo giornale, Reporter, durato dall'85 all'86, voluto da Craxi e poi finanziato da Silvio Berlusconi, che già aveva le Tv, che lo voleva usare per dare la spallata finale al Paese Sera.  Anche l'ex Carlo Panella, da sempre poi alla Fininvest e Mediaset, era della partita, con Mughini, uomo Mediaset, almeno televisivamente parlando, (di Berlusconi non parleranno mai, credo.Quando cadrà, potranno vantarsi uno stile non da sciacalli, come altri)it.wikipedia.org/wiki/Reporter  Ecco perché il Sofri non parla molto di Craxi e Silvio. Bravo, bravo, mi piace.
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Finalmente ho le idee chiare sulla morte di Pinelli, quella sera, caduto dalla
 finestra balcone del commissariato dove era interrogato. Voi no? E pensare che credevo che anche Sofri le avesse e da qualche tempo. Ed io che confidavo, durante la mia permanenza in LC, di essere sotto la guida di gente con idee chiare.
A firmare l'appello su l'Espresso contro Calabresi che c'entravano Paolo Mieli e un odiatissimo agli attuali Pd, Ds, Carlo Rossella, si chiederanno i giovanotti che non sanno i due essere stati vicini a Potere Operaio e al Pci, secondo la moda dell'epoca. Tutto qui. Oh, poi, gli intellettuali firmatari erano 800, mica dieci, e molti di loro, sono stati ben saldi al loro destriero, e lo sono ancora oggi (non vale nulla per me la frasetta furbetta del Mieli, me ne scuso, non lo rifarei). Insomma, era la società civile, la meglio società intellettuale, che si rendeva disponibile a firmare l'appello contro Calabresi. La mia conoscenza Oriana, c'era? Eppure, lei scrisse un articolo tremendo, sul Corriere, concludendo, che di tutti i dubbi e le lacune che appaiono, occorre fare chiarezza, perchè la  morte di Pasolini deve essere chiara in tutto e per tutto. Ma sicuramente è inutile fare appelli, perché certamente gli inquirenti stanno già  lavorando in merito. (Naturalmente Oriana non avrà lasciato nemmeno una virgola fuori dal suo assoluto controllo della scrittura e del significato del pezzo, non certo lo schifo con cui l'ho ricordato così a memoria). Ironia della sorte, quando Oriana intervistò Pasolini durante un invito al Lincoln Center, commentò nel pezzo per l'Europeo, credo, che sperava che ritornasse vivo a casa, dal momento che preso dalla sua curiosità e voglia di conoscere, frequentava di notte postacci e ambienti da paura. Oggi devo continuare a sentire quel Veltroni, che ai miei occhi appare come un essere veramente indescrivibile, un tricheco marziano, pronto a salire su ogni carro utile, pur di acquisire visibilità. Taccia, almeno di fronte alla morte di Pasolini e lasci parlare altri. Lo aspettiamo da Fabio Fazio, tra esperti manipolatori, lo spettacolo è assicurato, in quella Rai3, voto di scambio per l'immunità Mediaset. (Da qui si capisce che non sono uomo di Berlusconi, vero?).
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http://it.wikipedia.org/wiki/Appello_de_L%27Espresso_contro_il_Commissario_Calabresi

Ecco come riporta il Corriere della Sera la notizia del fatto di Pinelli:

ARTICOLO TRATTO DAL "CORRIERE DELLA SERA" DEL 16 DICEMBRE 1969

LA FERMA DIGNITÀ' DI MILANO MONITO CONTRO LA VIOLENZA
L'estremo saluto alle vittime della strage

Colpo di scena: un fermato si uccide in questura.
Era un ferroviere residente a Milano, faceva parte dell'organizzazione anarchica "Ponte della Ghisolfa", si chiamava Giuseppe Pinelli e aveva quarantun anni. Si è gettato poco prima di mezzanotte da una finestra del quarto piano, durante una pausa degli interrogatori. E' spirato due ore dopo il ricovero all'ospedale.
LO HA DICHIARATO IL QUESTORE DI MILANO
I suoi alibi erano caduti
Giuseppe Pinelli era già stato "fermato" nell'aprile scorso durante l'inchiesta per gli attentati alla Fiera Campionaria e alla Stazione.
Drammatico colpo di scena, questa notte, nel corso delle indagini sulla strage di Piazza Fontana. Alle ore 23.50 uno degli indiziati che si trovavano da venerdì a disposizione della polizia si è ucciso gettandosi da una finestra del quarto piano di via Fatebenefratelli mentre veniva interrogato. Era un ferroviere di 41 anni: Giuseppe Pinelli, sposato con due figlie, abitante in via Preneste 2, oltre San Siro. Faceva il frenatore allo scalo delle ferrovie dello Stato a Porta Garibaldi e la questura lo definisce "anarchico individualista". Portato in gravissime condizioni all'ospedale Fatebenefratelli, è morto alla una e cinquanta.

..."I suoi alibi erano tutti caduti ed era fortemente indiziato" ha dichiarato subito il questore di Milano dottor Marcello Guida. Il questore ha aggiunto: "Aveva presentato un alibi per venerdì pomeriggio ma questo alibi era caduto completamente. Nell'ultimo interrogatorio il funzionario dottor Calabresi aveva allora momentaneamente sospeso l'interrogatorio per andare a riferire al capo dell'ufficio politico dottor Allegra. Col Pinelli erano rimasti nella stanza tre sottufficiali di polizia e un ufficiale dei carabinieri che assistevano all'interrogatorio". "Improvvisamente - ha proseguito il dottor Guida - il Pinelli ha compiuto un balzo felino verso la finestra che per il caldo era stata lasciata socchiusa e si è lanciato nel vuoto". Nel confermare che il Pinelli era anche sospettato per gli attentati del 25 aprile a Milano e sui treni in varie località d'Italia in agosto il dottor Guida ha detto: "Era tutta una catena di sospetti: il principale era per venerdì e poi si andava indietro. E' stato un gesto quello del Pinelli questa sera - ha detto ancora il questore - che certo a noi non fa piacere". Giuseppe Pinelli era stato rintracciato venerdì sera da due agenti dell'ufficio politico cinque ore dopo la strage. A casa non lo avevano trovato, ma i poliziotti sapevano benissimo dov'era: al circolo degli anarchici in via Scaldasole 5. Era seduto a una tavola, con alcuni compagni.
"Pinelli siamo sempre noi. Vuoi venire in questura?" Il ferroviere si era alzato senza molta sorpresa. Erano mesi che la polizia gli teneva gli occhi addosso. Ogni volta che avveniva un attentato la pratica " Pinelli Giuseppe anarchico individualista", usciva dall'archivio e veniva messa in evidenza. Secondo la polizia, il ferroviere era considerato uno dei più attivi membri dell'anarchia, non solo italiana, ma addirittura internazionale: i suoi legami con il movimento anarchico internazionale erano assai saldi, a quanto pare, e ramificati in mezza Europa. Logico che la gravità dell'attentato di piazza Fontana e l'ipotesi di un'azione terroristica a livello internazionale avessero fatto ancora una volta balzare in primo piano il ferroviere di via Preneste.
Gli interrogatori di Pinelli, per quanto è trapelato, sono stati tutt'altro che intensi nelle giornate di sabato e di domenica. L'uomo, del resto, appariva tranquillo, rispondeva sicuro, parco di parole, sovente sardonico, alla richiesta di informazioni "Era allenato a questo tipo di indagini - ha detto di lui un funzionario che lo conosceva bene - ed era piuttosto difficile metterlo in difficoltà".
Anche l'ultima volta che lo avevano "fermato" per gli attentati alla Fiera Campionaria e alla stazione Centrale, nel mese di aprile, se l'era cavata senza guai.
Ieri sera alle 22 è successo qualcosa che ha inspiegabilmente spezzato in lui quell'apparente maschera di serenità e di distacco. ll ferroviere è stato portato in una stanza dell'ufficio politico, al quarto piano di via Fatebenefratelli, per un supplemento d'interrogatorio. C'erano il commissario dottor Calabresi, un ufficiale dei carabinieri e tre sottufficiali dell'ufficio politico, uno dei quali batteva a macchina il verbale. Pinelli - vestito scuro, corporatura solida, carnagione olivastra, il volto incorniciato da una barbetta con un paio di baffi robusti - si è seduto su una sedia e ha risposto calmissimo, alle prime domande.

Si è reso subito conto, tuttavia, che gli inquirenti erano venuti a conoscenza di qualcosa che gli premeva tenere nascosto. Le contestazioni si sono fatte serrate. Sul fare della mezzanotte la deposizione stava per essere sospesa. Il funzionario e l'ufficiale gli hanno rivolto un'ultima contestazione, un nome, un gruppo: li conosceva? Li aveva visti? Quando? Poi sono usciti dalla stanza. Giuseppe Pinelli era scattato. La finestra era socchiusa, perché nella stanza c'era molto fumo, ha spalancato i battenti e si è buttato nel vuoto.
Nel volo dal quarto piano l'anarchico è andato a schiacciarsi contro i rami spogli dell'albero sotto la finestra, nell'angolo sinistro del vasto cortile della questura. L'urto contro i tronchi è stato violentissimo, dopo di che il corpo ha compiuto un ultimo lento salto attutito da una siepe e dalla terra mossa e morbida dell'aiuola sulla quale è finito. Immediati i soccorsi, ma quando Giuseppe Pinelli è stato trasportato e adagiato sul lettino dell'accettazione, all'ospedale Fatebenefratelli, il suo cuore era già fermo. I medici lo hanno rimesso in funzione con un massaggio, ma per poco. Alla una e cinquanta il ferroviere è morto.
Alle 2.15 il questore Guida, alternandosi nelle risposte ai giornalisti con il capo dell'ufficio politico della questura dottor Antonino Allegra, ha fatto altre dichiarazioni: "Il fermo di Giuseppe Pinelli era stato effettuato nella sera di venerdì. Eravamo risaliti a lui in quanto il Pinelli facente parte della organizzazione anarchica detta del "Ponte della Ghisolfa", era già stato interrogato in passato su circostanze messe in relazione con altri attentati dinamitardi già avvenuti.
"Era nostra intenzione controllare i suoi movimenti relativamente al pomeriggio di venerdì. In partenza non avevamo comunque alcun fondato sospetto su Pinelli, in quanto lo conoscevamo come un uomo tranquillo, dedito alla famiglia e politicamente impegnato in ideologia extraparlamentare ma romanticamente innocuo".
"E' stato invece nel corso degli interrogatori che abbiamo avuto con lui che sono nati i primi dubbi. Dubbi che si sono tramutati in forti sospetti e in precisi indizi soprattutto quando l'alibi fornito dal Pinelli circa le ore del tragico pomeriggio è crollato immediatamente. Il Pinelli aveva dichiarato di aver lavorato fino alle sei del mattino, dopo di che, rincasato nella sua abitazione, aveva dormito fino a oltre mezzogiorno. Alzatosi, aveva pranzato e alle 14.30 era uscito raggiungendo un bar vicino a casa dove, a suo dire, si era fermato fino alle 17.30".
"Un immediato controllo aveva permesso invece di accertare che il Pinelli si era soffermato per un tempo brevissimo nel pubblico esercizio. La dichiarazione fattaci dal barista del locale è stata questa: "si è fermato soltanto un minuto. Il tempo di bere un caffè. E se n'è andato".
"L'alibi del Pinelli - ha continuato il questore - non è comunque crollato soltanto per la dichiarazione contrastante del barista, ma anche per altri motivi riguardanti terze persone. A proposito di queste non posso aggiungere altro, in quanto l'inchiesta è entrata ormai in una fase delicatissima. Posso aggiungere che pochi istanti prima di questo nuovo gravissimo episodio, il Pinelli si trovava nell'ufficio del commissario dottor Luigi Calabresi unitamente al tenente dei carabinieri Lo Grano e a tre sottufficiali".
"Era stato sottoposto più che a un interrogatorio da verbalizzarsi, a una serie di contestazioni. Il Pinelli aveva sempre risposto con assoluta calma mantenendo un atteggiamento completamente tranquillo. A un certo momento si è deciso di sospendere l'interrogatorio e mentre il commissario Calabresi si avviava verso l'ufficio del dottor Allegra, e il tenente Lo Grano si soffermava sulla porta, il Pinelli, il quale aveva accettato una sigaretta offertagli da uno dei tre sottufficiali, ha messo improvvisamente in atto il suo disperato gesto. La finestra del locale era stata socchiusa per fare entrare aria fresca in una stanza dove si era fumato molto. Lo scatto del Pinelli è stato rapidissimo. L'uomo ha spalancato le ante della finestra e si è lanciato nel vuoto senza che nessuno dei sottufficiali potesse accennare a un qualsiasi tentativo per bloccarlo in tempo".
L'avvocato Alfonso Mauri, difensore di Giuseppe Pinelli, informato dell'accaduto nella tarda nottata, ha dichiarato: "E' una notizia sconvolgente, che mi sorprende moltissimo. Conoscevo quel giovane da molti anni. Era un bravo ragazzo, sposato con una donna molto intelligente che aiutava il marito facendo lavori di copisteria. Mi sgomenta il pensiero delle due bambine del Pinelli, due belle bambine una di 7 anni, mi pare, e una di 5".
"Lei crede che sapesse qualcosa o che, comunque, fosse implicato negli attentati?"
"Ma no, no assolutamente. Le ripeto che era un ragazzo innocuo, impiegato delle ferrovie come frenatore, un mestiere pesante, duro".
"E' vero che apparteneva a un movimento anarchico?".
"Questo sì. Faceva parte di un movimento ma sono sicuro che non ha mai fatto del male a nessuno. Non era il tipo di fare cose del genere. Lo conosco personalmente".
"Come spiega il gesto disperato?".
"Non so spiegarmelo. Forse si può pensare a un collasso nervoso. La moglie mi disse che la sera in cui sono andati a "fermarlo" era stanchissimo. La notte precedente aveva dormito soltanto 3 ore.

Capito? Tutto certo e tranquillo, anche se poi ci sono voluti 15 anni a D'Ambrosio per dire di un ragionevole morto involontario. Insomma per uno dei soliti giochetti linguistici con cui si deve scrivere il razionale di una sentenza. Ma qui ci interessa quello che al Corriere scrivevano a quel tempo. Roba da matti!