Carlo Ripa di Meana, insostenibile peso della leggerezza.

Sapete che da anni, nei convegni cui partecipo, spesso salotti da 4 soldi,
 tappezzati con stoffe pregiate, con un pubblico composto da pochi e incompetenti spettatori, mi trovo a sentire la storiella di Carlo Ripa di Meana mentre si vanta di essere andato con una trans, anche se a lui non sembrava tale, sul momento. Con gambe e caviglie robuste, insomma non sapremo mai se lui se l'è inc....ta o se se lo è fatto inserire. Spero che almeno questa estate, nel salottino serale della Versiliana, tra snob milanesi in attesa di rientrare in villa e pensionati della Zecca di stato, con annessi nipotini sulle spalle, vorrà finalmente chiarirlo. Io ricordo quando a fine anni '70, inizio '80, girava con una Triumph scoperta, (credo), con annesso fazzoletto di seta al collo, e con la benedizione di Bettino (Craxi), girava l'Italia per metter su la Biennale di Venezia e altre stronzatelle di cui si è sempre occupato e con cui ha vivacchiato alla grande senza fare un cacchio. Noblesse oblige, e come molti ex Fgci, poi Pci, rappresenta una delle parabole tipiche di quel tempo, con tanta gente che ancora oggi affolla le segreterie dei governi e le aule parlamentari e i consigli d'ammministrazione di società ed enti pubblici. Una parabola non dissimile da quella di altri craxiani di ferro, come ad esempio il guru della comunità Saman, Francesco Cardella, assieme al suo sodale, Mauro Rostagno. Quando seppi della incoronazione di Ripa di Meana a leader dei Verdi, il partitello della risulta Cobas e Ferroviaria paleo comunista, realizzai subito che non c'erano mani pulite o altre buffonate, tutto andava come sempre. E per favore, a proposito di Cobas e risulta sinistrorsa, LC, AO, PO: fermate quelle scorte, auto blu al seguito dell'ex magistrato Colombo, la sua furia legalitaria non merita la vessazione dei miei nipoti a scuola: piuttosto mettetelo al senato, almeno chi lo vede più? Da quel '90 e '91 a Capalbio, tra un bagnetto e una spaghettata, ne hanno fatta di carriera certi personaggi.

"Ci sono momenti in cui mi sento solo... Tentando un bilancio, come ogni essere umano, ho bisogno di ricordare i dolori che non mi danno pace, quasi che evocandoli si riduca la loro orma. Non sento né vedo le mie due figlie Barbara e Oliva, non ci parliamo. Non vedo quanto vorrei le mie sorelle Orietta, Ludovica, Daria, Gabriella e mio fratello Saverio. Non vedo né sento mio fratello Vittorio. Ho perduto degli amici perché erano stanchi. Così si sono interrotte vite in comune durate decine di anni. I momenti di estasi, quasi in equilibrio te- rapeutico con i dolori, sono stati frequenti negli ultimi anni. Ho provato felicità quando a Venezia e a Roma sono stati risparmiati i “grandi eventi” che i potenti pro-tempore avevano proposto. Mi sono sentito utile, libero e fedele alle nostre idee quando con Marina, mia moglie, l’unico grande amore della mia vita, ho fatto quello che si doveva fare contro il nucleare, per fermare la crudeltà sugli animali, per riaprire a picconate la via Krupp a Capri, per aiutare a spegnere l’incendio sul monte Solaro".
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Carlo Ripa di Meana (Pietrasanta, 15 agosto 1929) è un politico e ambientalista italiano. Appartenente ad un'aristocratica famiglia piemontese residente a Roma, nel 1953-56 dirige a Praga World Student News, rivista dell’Unione Internazionale degli Studenti, per conto del PCI. Nel 1957 fa il libraio per la
 Feltrinelli. Nel 1959 dirige la rivista Passato e presente nata attorno ad Antonio Giolitti, passato come lui alla sinistra del PSI dopo l'espulsione dal PCI, e di cui sosterrà la corrente (Impegno di sinistra). Nel 1963, mentre è redattore per la Rizzoli a Milano, inizia a frequentare nella stessa città il Club Turati, di cui diverrà segretario. Poi verrà eletto consigliere regionale lombardo del PSI. Nel 1971 fu tra i firmatari del documento pubblicato sul settimanale L'espresso contro il commissario Luigi Calabresi. Dal 1974 al 1978 è presidente della Biennale di Venezia. Nel frattempo si era avvicinato alla posizione politica del segretario Bettino Craxi.
Dal 1979 al 1984 è deputato socialista al Parlamento europeo, mentre dal 1985 al 1992 diviene commissario europeo alla Cultura e all’Ambiente nelle due commissioni Delors. Nel biennio 1992-93 è ministro dell’Ambiente nel primo governo Amato. Dal 1993 al 1996 è leader dei Verdi, per cui sarà deputato europeo fino al giugno 1999, passando però al gruppo della Sinistra Europea in
 seguito alla sua rottura con il partito dei Verdi. Dal giugno 2005 al 2007, è stato presidente dell’associazione ambientalista Italia Nostra.
Ha pubblicato nel 1997 il volume Sorci Verdi, Edizioni Kaos, fortemente polemico nei confronti dei dirigenti e degli esponenti dei Verdi.
Nel 1982 si sposa con Marina Punturieri (già moglie di Alessandro Lante della Rovere, da cui ha avuto l'attrice Lucrezia Lante della Rovere). È fratello di Vittorio Ripa di Meana, già presidente di Capitalia. Dopo essere stato in tutti prosceni e salotti pubblici, anche a dichiarare di aver amato un trans, ecco un suo appello, in coppia con la moglie (e non ditemi che serve solo a richiammare l'attenzione, per  qualche causa buona):
Appello di Carlo e Marina ripa di Meana a Gianna Nannini. 
Da Perdentipuntocom
Notizia del 22 settembre 2008 - 15:57Appello di Carlo e Marina e Ripa di Meana, che dice: «A lui piacciono uomini e trans a me le donne, Gianna: fatti avanti!» Alle affermazioni shock di Marina Ripa di Meana siamo abituati. Ma se alle sue si aggiungono anche quelle della sua dolce metà, Carlo, il risultato è una miscela esplosiva dalla carica paragonabile ai peggio scandali sessuali di Hollywood e dintorni. Prima lui confessa di aver amato un trans, tale Gianna, già
 già raccontata nell'autobiografia «Cane Sciolto», di Kaos editore e ribadito in una recente intervista. Poi lei rincara la dose con un appello a Gianna Nannini affinchè "si faccia sotto" per un triangolo con loro due.
Sì, perché anche la contessa, che in passato avave scherzato su una sua possibile bisessualità, ora, dice di voler far sul serio, visto che "gli uomini le fanno tutti ribrezzo". E siccome Carlo in passato ha avuto un grande amore per un trans di nome proprio Gianna ed è da sempre pazzo della Nannini, potrebbe essere l’occasione giusta per un bel triangolo.
I due, intervistati su Libero, non si risparmiano su nulla: la loro storia, gli ex, la droga. Carlo racconta di questo amore di gioventù per il trans Gianna: «Me la ricordo bene, Gianna:rossa, gambe forti, vocione profondo, tanga amaranto. Passeggiava al Parco Ravizza. La feci salire sulla mia Giulia una notte del 1970, tornando da un giro elettorale tra Mantova e Cremona, digiuno, stanco e sudato. Appena mi toccò esplose la passione».
E aggiunge «Furono mesi di notti segrete e voluttuose. Un amore violento. La vedevo bellissima, a parte le mani tozze e certo, la barba che ricresceva al mattino. Però, era molto sensibile. Allora lo tenni per me. E potrei tacerne anche adesso, perché crea imbarazzo o mi macchia l'immagine. Ma questo sono io, con i miei difetti, non credo sia giusto spiantare un pezzo di vita perché discutibile o può spiacere a chi non lo sapeva.
Mentre Marina che già in passato aveva raccontato di essersi prostituita per trovare la droga per il suo amante di allora, Franco Angeli ("Era il mio periodo scapigliato", ribadisce ora), confessa che "quando ha conosciuto Carlo aveva due fidanzati e mezzo ma voleva mettere la testa a posto, visto che anche la sua cameriere le diceva era ninfomane". Che dire, nell’attesa di vedere se Gianna risponderà al loro appello, non si può che commentare che davvero a loro si applica perfettamente il detto: "Dio li fa e poi li accoppia". (via:Libero News)