Il crollo della Sinistra e il Conflitto Sociale a venire.

A breve, lo scenario che prevediamo da ormai 50 mesi, sta per realizzarsi, e
 alcune riflessioni preliminari si impongono. Intanto comicio con il ricordare che al governo si sono finalmente alternati ex comunisti, ex democristiani, ex missini e nuovi leghisti e gruppetti. Quindi che nessuno si chiami fuori, nessuno. Inizio con il dire che  alla metà degli anni '70, tremendi ma anche  belli, sotto molti aspetti, avevamo una crisi inflattiva che stava decollando, portando il debito dal 40% a quasi il 70% in dieci anni. Si è scelto di mettere su un  piatto della bilancia lo sviluppo economico, finanziato anche con un immane debito e dall'altra la fine di tutti i giochi estremisti, gli ideali degli extra parlamentari, e dell'abominia chiamata compromesso storico, sacrificando Moro  e alla fine, la stessa DC, comunque avviatata ormai su se stessa e senza concrete proposte se non farla da padrona nella spartizione dei posti migliori, lasciano gozzovigliare e nascondendosi, dietro gli uomini della Banda Craxi, quella dei Nani & Ballerine.
Lo scenario attuale, quello di un collasso finanziario e industriale Europeo, prende le mosse da un'osservazione direi alla Pier Paolo Pasolini, fatta da un conoscente, rappresentante di materiali, di ritorno da un giro di lavoro in quel di Corea, alcuni mesi fa, prima degli annuci attuali di lanci di fischioni tra le due coree. Ci ha detto: sono dei disperati, ma a vedere come lavorano, con quale accanimento, c'è da giurarci che quella gente ci mette al tappeto. Se appena riescono a  sviluppare ricerche e brevetti, con la furia produttiva che ci mettono ci faranno fare la fame a noi, altro che globalizzazione. Ho replicato riportando una frase di tale Muzzio, un uomo della sinistra Versiliese, che mi diceva che noi portiamo le tecnologie e gli altri ci mettono la mano d'opera. Nella sua visione da furbetto opportunista di sinistra, come quella di tanta altra gente anche di estrazione alto borghese, non si rende conto che il gioco è destinato a finire male per noi, intesi come quelli del Primo Mondo. Se si pensa che questa gente vive con un quarto del reddito che spendiamo in occidente, che non ha debito pubblico, che non cede diriitti e proprietà come invece fanno i popoli africani, non si può che convenire che prima o poi, il gioco  deve per forza volgere a loro favore. E di conseguenza in Occidente si finisce con il perdere quote di sovranità e supremazia economica, proprio a partire dalla sconfitta finanziaria. Pensate a gente che lavora su brevetti farmaceutici altrui, che fabbrica farmaci di cui non dispone, e li rende disponibili agli stati occidentali, non potendo nemmeno utilizzarli per la propria popolazione, ma che non fa debiti, e anzi acquista quote del debito degli stati occidentali. Come pensate che finirà, che si possa continuare a guardarli e dire: poveracci, lavorano tanto e poi non ottengono quasi nulla, senza diritti e protezioni? Pensate veramente che una parte del mondo si faccia ingabbiare in un giogo economico  di tale livello, senza nutrire una idea di rivincita e mantenedo un pieno potere e controllo sulle proprie risorse? Solo dei pazzi lo possono credere. Se veramente in Cina la gente deve morire di inquinamento e malattie da lavoro, lo deve fare per un tozzo di pane? tanto varrebbe continuare a campare con la produzione di un poco di riso e allevamento di polli. Ma è così, oppure c'è dell'altro? Si, e lo sa bene l'esperto e docente di Diritto tributario Prof. Giulio Tremonti, e anche il Prof. Romano Prodi: che da quelle parti si acquistano quote di debito dell'America, e dell'Europa ormai di
 notevole consistenza e con garanzie  e Inflaction linked e che questo significa cedere quote di sovranità a chi li detiene. La GB, da sola ha un debito maggiore di tutti i 5 Pigs, compresa la Spagna, per non parlare della Germania, al primo posto assoluto. Il Bel Paese ha invece il record di debito pro capite, che non significa  avere un debito più grande della Germania, ma significa che il debito italico è il più insostenibile e opprimente di tutti gli stati del mondo. 80 miliardi annui di interessi da pagare e una manovra da 30 miliardi, per cui si invoca un
 appello a tutte le forze politiche e sociali, ma via, non si può essere seri!
Con queste premesse iniziali, poi su altre ci torneremo, stiamo per entrare in un tunnel di conflitti sociali e scontri anche cruenti, senza disporre questa volta di una barriera costituita dal Pci degli anni '70 e mi chiedo cosa sarebbe successo all'epoca, se i militanti del Pci non ci fossero stati o meglio non avessero adottato la linea di seguire e unirsi alla Dc per controllare le spinte estremiste di quelli come me, in LC o in PO o altri gruppetti, servendosene come alibi per rinsaldarsi al potere non solo locale ma anche nazionale, votando il 70% delle leggi parlamentari di tutto il ventennio 1970-1989 (controllare per credere). Quella
 stagione è finita per l'inconsistenza e utopia delle nostre proposte e dei mezzi impiegati, ma anche per  il ricorso al debito, alle casse integrazioni a zero ore, agli scambi di posti di lavoro, come quelli della Olivetti, dove la gente entrava, faceva un trimestre e poi veniva spedita alle Poste Italiane, oppure tutta quella immane massa di gente che dopo meno di 20 anni di lavoro, è stata messa in pensione a pieno reddito, all'età di 48-51 anni. Roba che  avrebbe distrutto le velleità anche di Attila! Oggi, cosa si metterà sul piatto, quando gli affamati e i derelitti si rovesceranno in strada, reclamando diritti e lavoro? (tenedo presente che al momento le cose vanno da Dio, e probabilmente se si allontanerà il momento della verità, potranno durare ancora per altri 4 anni, forse 5). D'altra parte come ragionano i bravi democratici, quelle personcine alla Augias, Mieli, Guzzanti Sabrina, Dandini Serena, Fazio Fabio ecceterà? Loro dirannno che i miliardi che guadagnano sono sudati e ci pagano fino all'ultima lira di tasse, che sono dalla parte della legalità, dei diritti di tutti e si meravigliano che ci siano evasori fiscali, e politici che rubano, senza accennare a tutte quelle brave maestrine e ferrovieri messi in pensione dopo 20 anni di lavoro, con pensioni da 1600 euro al mese. Andranno a - Parla con me, o da Fazio, quelli che ora vivono
 sulle spalle dei genitori, girando con la macchinina e con il telefonino nel taschino, quando cominceranno a capire che sono fregati? continueranno a farsi gli SMS e a guardarsi gli scosciamenti di Alba Parietti, quando non avranno i soldi per pagarsi il canone? Scenario troppo fosco? A Pisa il sottoscritto e un ricercatore colombiano di economia siamo stati presi a fischi e invitati a uscire dal dibattito cui eravamo stati invitati. Ma in molti, sui forum inglesi ci fanno sapere che ritengono la nostra analisi del tutto coerente e realistica, salvo sui tempi, per molti ancora non decifrabili.
Dal sito di wsws.org uno stralcio  http://www.wsws.org/it/2008/may2008/ital-m01.shtml

 Gli elettori non credono piú che sia possibile cambiare la situazione all’interno degli schemi
istituzionali o attraverso i partiti esistenti e stanno cercando una prospettiva che gli permetta di intervenire nella vita politica come forza indipendente. Ciò diverrà sempre piú evidente con l’intensificarsi degli imminenti conflitti di classe che inevitabilmente si verificheranno come conseguenza della crisi sociale e dell’impatto della crisi finanziaria internazionale. La classe dirigente italiana e i suoi rappresentanti di “sinistra” sono pienamente al corrente di ciò e ne sono preoccupati. Sin dalla caduta del regime di Mussolini hanno contato sul Partito Comunista Italiano (PCI) al fine di mantenere la classe lavoratrice sotto controllo. Dopo la caduta del duce, la borghesia italiana è stata in grado di ripristinare il proprio dominio con il supporto del PCI. Palmiro Togliatti, leader storico del PCI, partecipò al governo fra il 1944 e il 1946. Fu responsabile per il disarmo della Resistenza e, in qualità di ministro di giustizia, implementò un’estesa amnistia per crimini commessi dalla dittatura fascista.
Durante la Guerra Fredda, il PCI veniva forzato nella sfera dell’opposizione, ma quando alla fine degli anni ’60 un’ondata di scioperi militanti e ribellioni giovanili mise in crisi il paese, il partito oppose vigorosamente tale movimento e in seguito cercò, ma senza successo, di formare una coalizione con la Democrazia Cristiana attraverso il Compromesso Storico. Oggi, gli ex quadri politici del PCI sono la struttura portante del Partito Democratico, il quale vede nel Partito Democratico americano il suo modello, rinunciando quindi a qualsiasi pretesa di politica socialista. Il ruolo del vecchio PCI—l’abbinamento di politica borghese con simbolismo “comunista”—veniva assunto da Rifondazione, emersa nel 1991 da un’ala del PCI. Assorbiva in sé una larga fascia della sinistra piccolo-borghese radicale.

Lotte di fazione
Il fallimento elettorale ha causato un dibattito molto acceso sul futuro di Rifondazione. Il suo leader, il veterano Fausto Bertinotti, si trova in minoranza. Intende formare un nuovo partito al di fuori dell’Arcobaleno, rompendo definitivamente qualsiasi legame con il retaggio comunista. Lo scorso fine settimana, la sua proposta si scontrava con una maggioranza a lui opposta, durante una riunione del comitato politico nazionale di partito. Solo 70 membri votavano a suo favore, con 98 contro.
Bertinotti si era già dimesso dai suoi incarichi di partito la sera delle elezioni. Le sue dimissioni venivano seguite da quelle del segretario di partito, Franco Giordano, insieme a tutto il segretariato nazionale. Il ministro di Solidarietà Sociale del governo Prodi, Paolo Ferrero, è stato selezionato come segretario provvisorio, fino al congresso di partito che si terrà questa estate. Il fatto che Ferrero sia a capo dell’opposizione contro Bertinotti dice molto sulla sua natura politica. Come unico membro di Rifondazione a detenere un ministero nel governo Prodi, Ferrero condivide in pieno le responsabilità delle politiche di governo. In un’intervista sull’Unità, giornale del Partito Democratico, Ferrero rifiuta qualsiasi responsabilità personale per il risultato disastroso del suo partito alle elezioni. Al contrario, ha affermato che la strategia di partecipazione al governo è fallita perché le forze della sinistra moderata—cioè i democratici di sinistra—non hanno mantenuto il loro programma e i sindacati non hanno sufficientemente protetto i loro interessi. Per sindacati, Ferrero intende prima di tutto i loro membri—quindi biasimando la classe lavoratrice per le responsabilità che lui non intende assumersi. Inoltre, c’è un centinaio di intellettuali che si oppone alla dissoluzione di Rifondazione in un partito “Arcobaleno”. Essi hanno firmato un appello preparato dal professore di filosofia Domenico Losurdo. Questo gruppo vuole ripristinare la tradizione stalinista del Partito Comunista Italiano che ha giocato un ruolo cosí vitale nel passato per la classe dirigente.
L’appello punta alla “ricostruzione di un partito comunista forte e unificato che corrisponde alle esigenze dei tempi”, basato sull’unificazione di Rifondazione con i Comunisti Italiani. Questi ultimi, con a capo lo stalinista di carriera Armando Cossutta, si erano separati da Rifondazione dieci anni fa. In un’intervista per il giornale tedesco Junge Welt, Losurdo esprimeva la sua preoccupazione per il fatto che “tre liste trotskiste” si erano presentate alle elezioni e avevano “intercettato voti”. Da parte sua, Losurdo si identifica nella tradizione di Togliatti.

Copertura di sinistra
Alcuni dei gruppi che avevano funzionato come una copertura di sinistra per Rifondazione negli ultimi anni avevano già abbandonato la nave prima del naufragio elettorale. Due di essi, il Partito Comunista dei Lavoratori (PCdL) e la Sinistra Critica, si sono presentati con le loro liste di candidati alle elezioni. In totale, hanno ricevuto quasi 400mila voti—ossia un terzo dei voti ottenuti dalla Sinistra Arcobaleno.
Sinistra Critica è guidata da membri del Segretariato Unificato, l’Internazionale pablista, il cui leader storico in Italia, Livio Maitan, era membro del comitato esecutivo di Rifondazione per 10 anni e, fino alla sua morte nel 2004, fu uno dei consiglieri chiave di Bertinotti. Vari membri di questa tendenza venivano eletti nel 2006 su liste di Rifondazione e diedero il loro supporto al governo Prodi. Solo a dicembre scorso, alla luce di crescenti conflitti con la dirigenza di Rifondazione, si distaccavano da essa per costituire Sinistra Critica come organizzazione indipendente.
Come la sua consorella francese, la Ligue Communiste Révolutionnairee (LCR), Sinistra Critica ha come obiettivo quello di costituire un partito che ostacoli l’avvicinamento di una nuova generazione al Marxismo. Rifiuta categoricamente di trarre conclusioni dal collasso di Rifondazione e il suo ruolo come copertura di sinistra. Cosí facendo, Sinistra Critica si sta preparando per il prossimo disastro. Nella sua relazione introduttiva alla conferenza costituente di Sinistra Critica, Salvatore Cannavò parlava con compiacenza di “un ciclo politico finito”, di un’esperienza che si conclude, come se non ci fosse nulla da imparare da essa. Ha asserito con tutta serietà che Rifondazione aveva rappresentato gli interessi della classe lavoratrice per piú di 10 anni, cessando di giocare un ruolo anti-capitalista solo quando entrava nel governo due anni fa. Cannavò è stato eletto alla Camera su lista di Rifondazione ed è un membro portante del Segretariato Unificato.
Il PCdL, costituito nel 2006, è altrettanto implausibile quanto Sinistra Critica. Il suo leader, Marco Ferrando, è passato attraverso una serie di organizzazioni, incluso il Segretariato Unificato per un periodo, ed era membro di Rifondazione per 15 anni prima di separarsi da esso nel 2006. Come Sinistra Critica, il suo obiettivo è quello di riempire il vuoto politico risultante dal collasso di Rifondazione, al fine di precludere lo sviluppo di una vera alternativa politica.