Joni Mitchell; Bob Dylan è un falso.

Leggo sempre attentamente il NY Post e LATimes, e non sono rimasto affatto
 sorpreso quando ho trovato a fine Aprile sul LAT, il quotidiano della città dove vive, una chiacchierata con Joni Mitchell, la vecchia gloria della folk pop music di fine anni ’60, giunta con alterne vicende musicale e personali, fino ad oggi. Bellissima ragazza alta e bionda, origini tedesche e ebraiche, nata e vissuta in Canada, dove inizia a fare scatti per giornali di moda e pubblicità, per finire poco dopo a giro per il mondo, e a cantare nei piccoli locali, fino ai fasti di Woodstock e Wight (a Woodstock lei non si esibì perché ci furono problemi con l'elicottero che doveva portarla dietro al palco quella sera, ndr). Francesco Zappa mi diceva che era una spocchiosa, piena di sé e sempre attenta a fare la prima donna in tutto, con idee che non dicono nulla.  Free Image Hosting at www.ImageShack.us
L’intervista gira tranquilla, fino a quando, parlando di come si costruiscono i personaggi nel mondo dello spettacolo, finisce per parlare di Dylan, Robert Zimmerman, anche lui di origini ebraiche. Afferma che come compositore è un plagio totale, e la sua voce, come il suo nome, sono fasulli. Tutto quello che riguarda Bob è un tradimento, una bufala; siamo giorno e notte, io e lui. Alla metà dei ’70, quando Dylan mise su un carrozzone itinerante, assieme a molti altri musicisti, il Rolling Thunder Revue, c’era anche lei, e i due si sono ritrovati assieme in altre occasioni, per le date dei circuiti delle vecchie glorie, come nel 1998, assieme anche al grande Van Morrison, all’epoca ritornato in vetta con un brano straordinario, delicato e intimo, arrangiato a mio avviso in modo eccessivo con aggiunte di quarteti d’archi di cui si poteva ben fare a meno. Fino a quel periodo tutto andava bene tra loro, ma negli ultini dodici anni, qualcosa deve pur essere successo. So bene quanto la Mitchell sia volubile e imprevedibile, e in una delle sue poche interviste Tv, con il mitico Charlie Rose, aveva parlato di Jimy Hendrix, come di un talento ancora da esprimersi, al tempo, quando erano a NY, in cerca di fortuna: timidissimo, le chiese se poteva registrare una sua esibizione. Tutta roba che non ha nessun riscontro, anche se è vero che Hendrix non riusciva a sfondare in America, proponendo suoni che tra il ’64 e ’66 sembravano provenire da un’altra galassia.
Insomma, un altro dei repentini cambi di campo di Joni Mitchell, cui ormai ci ha abituati, al pari dei cambi di uomini e relazioni. Nulla di serio, tranne Bob Dylan, uno che le cose le ha fatte sul serio.      a. marini ____________________  perdentipuntocom.blogspot.com 

Nel 1974, la cantautrice canadese Joni Mitchell parlò alla stampa di un spirito maschile che l'aiuta a scrivere la musica. «Joni Mitchell asserisce che i suoi poteri creativi sono dovuti ad una "musa maschile" che essa identifica come "Art". Quest'ultimo ha preso a tal punto il controllo non solo della sua capacità creativa musicale, ma della sua stessa vita, che essa si sente la sua sposa, e spesso cammina nuda con lui nel suo appezzamento di terreno di quaranta acri. La presa dello spirito sulla cantante è così forte che essa abbandona le feste o lascia i suoi amanti ogniqualvolta lui la chiama»