La dipartita di Rifondazione e Comunisti Italiani

Riprendo pari, pari, dal sito di De Gregorio il Pane e le rose, questo commento
 sulla sorte attuale di PRC e PdCI e lo quoto in toto, aggiungendo, che facce come quelle di Rizzo, Diliberto e compagnia cantante, Cento dove sei?, non spariscono mai, le vedi sempre e comunque nei migliori ristoranti, almeno, oltre che in Rai.

La dipartita di Rifondazione e PdCI (10 Aprile 2010)
E’ stato lo sbarramento del 4% a decretare la scomparsa di questi due partiti, che, notizia di oggi, mettono in cassa integrazione e licenziano gli impiegati, vendono sedi, chiudono giornali, non potendo più contare sui soldi pubblici per i partiti e sui rimborsi elettorali.  Non mi unisco a coloro che vedono in questo evento un restringersi della democrazia. Vedo puniti da una giusta regola gruppi dirigenti usciti dal PCI, che non avevano saputo fare altro che dividersi e beccarsi, paghi della loro marginalità politica, innamorati dei ricchi stipendi parlamentari, che senza questa regola sarebbero ancora lì con i loro linguaggi assurdi e la loro incomprensione della realtà. Avrebbero avuto l’onore delle armi solo se dopo le ultime elezioni politiche, coincise con la loro cacciata dal Parlamento, si fossero tutti dimessi, avessero sciolto i partiti, e dichiarato che lasciavano il campo sgombro per favorire il formarsi di un nuovo movimento senza l’ipoteca dei vecchi gruppi dirigenti.
Hanno preferito una agonia mortificante, buttando via i voti ricevuti e dando un ulteriore colpo alla immagine della “sinistra sparita”.
Un’altra REGOLA, che sarebbe una mano santa se fosse applicata in modo inflessibile, è quella di impedire a chiunque la permanenza in Parlamento per più di due legislature. I sultani e gli intoccabili non si creerebbero più, il rinnovamento continuo del Parlamento sarebbe un fatto culturale nuovo, e per forza di cose tutto sarebbe fatto più speditamente e legato alla realtà.
Se poi, tanto per esagerare, si abolisse il finanziamento pubblico ai partiti, il finanziamento all’editoria, si abolisse il Senato e si facesse una nuova legge elettorale che preveda che i deputati li scelgono i cittadini e che (come negli USA) le primarie sono una regola e non una gentile concessione, correremmo il grave rischio di vivere in una democrazia moderna.
Vi aggiungo questo spezzone, se vi piace, lo trovate qui comedonchisciotte.org
tu quoque, Vendola! -

Il governatore della Puglia, alternativissimo, dall’eloquio retorico ed ottocentesco, che parla di “nuovo vocabolario per la politica” e di “una nuova narrazione del sociale”, anche se alla fine dei suoi discorsi ci si ritrova con un po’ di mal di testa, non esce, nemmeno lui, dall’angusto recinto in cui è confinata la sinistra istituzionale e in fondo auspica anche lui una ripresa economica di cui non suggerisce un protagonista diverso dal capitalismo.
Gli operai al nord votano Lega perché leghisti sono i padroni, leghisti vi sono nelle banche, e se tu non proponi un modo alternativo di produrre è meglio che questo sistema continui con il potere politico da affiancare a quello dei padroni e delle banche.