Nicola Mancino, Grande Vecchio, Affari Sporchi, Min. Interno.

Ormai siamo ampiamente abituati da almeno 10 anni, a ritrovarci una serie di
 personaggi che girovagano da un ministero ad un altro, da una carica istituzionale alta, all'altra, inseguiti da voci, maledicenze, dossieraggi e anche da dichiarazioni di pentiti, testimoni e intercettazioni. Non fa eccezione a questa ormai  consuetudine, il Sen. Nicola Mancino, componente importante del Csm, in p'assato ministro degli Interni e presidente del Csm.  Tirato in ballo da Caterina Merante durante l'inchiesta Why Not, poi revocata a De Magistris, anche e soprattutto con il coro dei senatori Pds, ora Ds, Nicola Mancino sarebbe stato un referente istituzionale importante nell'Opus Dei Calabrese, tramite la Compagnia delle Opere di Lamezia Terme, per mezzo di Antonio Saladino, di cui la Merante ha già dichiarato averne fatto il nome a lei e ad altri in diverse circostanze. La Merante, figura particolare dell'inchiesta, in quanto già direttrice assieme al marito della CdO di Calabria, direttrice del Consorzio Brutum Service e della Why Not Outsoucing, è stata testimone nell'inchiesta, che ha visto in primo grado assegnare al Saladino solo 2 anni per la solita interferenza in atti e affari pubblici, robetta da nulla, dovrà a breve com parire in aula come indagata, dove ha promesso che potrà difendersi a suo modo, attaccando le vere a suo dire responsabilità politiche del Saladino e di altri. Quello che ci aspettiamo, è che si voglia far chiarezza sulla reale o presunta portata del Sen. Nicola Mancino all'interno della CdO calabrese, ma abbiamo molti dubbi che si riuscirà a coinvolgere il Mancino, a meno che la Merante, non abbia pezze d'appoggio di un certo peso.
Intanto, sul Sen. Nicola Mancino giungono quelle ulteriori secchiate di fango, cui lui come altri alti referenti istituzionali, sembrano però del tutto impenetrabili, restando tutti al loro posto e anzi, attaccando tramite i loro scudieri, volta volta i loro detrattori e o accusatori. Questa volta la secchiata di fango, proviene direttamente dalle procure di Perugia e Firenze, che hanno tolto dai cassetti della Guardia di Finanza, l'elenco dei personaggi di spicco rinvenuti nel pc di Diego Anemone nel 2008, assieme al tipo di appalti e affarucci che li riguardano. Elenco che alla GdF si sono guardati bene dal tirare fuori con solerzia (qualcuno mi avverte, ma non ci sono riscontri, ovvio, che dietro l'operazione G8, Regione Toscana e la lista di Anemone, ci sarebbe lo zampino della Zia).  Come tutti i nomi pubblicati, il Nicola Mancino non si è preoccupato di chiarire perché il suo stava nel pc di ANEMONE, quanto di fornire una delle solite roccambolesche e semi-dettagliate precisazioni sulla vicenda di un immobile intestato alla figlia, delle quali a parere dello scrivente, non importa una m . z . a. Piuttosto ci spieghi perchè il mio nome non c'era in quel pc: come, non lo sa e non le importa? Allora ci spieghi almeno perché c'era anche il suo. E magari al Pd, o Ds, inizino a pensare di buttar fuori personaggi che si trovano in simili posizioni. Ah già! Giusto, al Pds o Ds, l'unica cosa che importa è dire che loro sono persone serie, sono gente di un'altra pasta, non come quelli della PdL o Di Pietro.