Processo sangue infetto, Guelfo Marcucci, Andrea Marcucci, David Mills.

SANGUE INFETTO. Oggi a Napoli riprende il processo  (altro post  QUI)
Sentite cosa dicono: le sacche di sangue infetto erano solo il 5%, capito? Poteva andarvi bene al 95%, altrimenti, vi beccavate l'epatite o l' aids.
12 novembre 2008  Il comunicato dell'associazione Politrasfusi italiani
A cinque anni dalla trasmissione a Napoli dei fascicoli relative alle indagini e agli accertamenti della Procura di Trento, oggi 12 novembre si tiene l’udienza preliminare e riprenderà il processo del sangue infetto. Ne dà notizia Angelo Magrini, componente della consulta delle associazioni lotta all'AIDS del Ministero della Salute e presidente dell'Associazione Politrasfusi Italiani (Api).
«L’Api - dice ancora Magrini - aveva promesso che sarebbe stata presente e che avrebbe difeso i diritti dei propri associati e di tutti quelli che, senza nessuna colpa se non quella di essersi fidati dei prodotti emoderivati, hanno poi contratto malattie da emoderivati infetti». «Ebbene, sia pure faticosamente, sia pure lentamente, siamo riusciti a superare le lentezze della giustizia e gli innumerevoli cavilli difensivi opposti dagli indagati e a presentarci di nuovo alla partenza».

Alla sbarra ci sono Duilio Poggiolini, Guelfo Marcucci e altri che dovranno affrontare l’udienza preliminare e rispondere del reato di omicidio colposo plurimo, aggravato dalla previsione dell’evento. Anche questa volta, l’Api sarà presente col proprio legale Avv. Mauro Trevisson, si costituirà parte civile e farà sentire la propria voce nel processo.
«In un paese in cui si dedicano enormi, spropositati spazi mediatici a episodi, sì gravi, ma infinitamente più modesti, sia per il numero di vittime che per la gravità dei misfatti addebitati, rispetto allo scandalo del sangue infetto che ha ucciso e ferito migliaia di persone», continua Magrini, «riteniamo oggi assolutamente doverosa e opportuna una grande visibile presenza di tutte le vittime, dirette o indirette, del sangue. Dopo anni d’incredibile silenzio, di disattenzioni da parte dei media, di vane promesse da parte dei vari Ministri che si sono succeduti alla Salute, dobbiamo cogliere quest’occasione di avere finalmente una cassa di risonanza».
Il processo di una vita. Di tante vite. Spezzate. Una sequela di morti - centinaia secondo stime minimaliste (54 i casi ora sottoo la lente dei pm) - per trasfusioni da sangue infetto. Un'ecatombe per famiglie sparse in tutta Italia, un'odissea cominciata a meta' anni ‘90 quando sono iniziati i decessi. A catena. Poi, man mano, la presa di coscienza, la consapevolezza che tua madre o tuo fratello e' stato inghiottito in un meccanismo infernale, fatto di affari e miliardi, societa' estere e paradisi fiscali, truffe, scempi da guinness (sono stati scoperti nei frigoriferi delle societa' coinvolte - per fare un solo esempio - emoderivati in compagnia di cervella bovine e baccala').
E la vita (degli altri) e' davvero una frattaglia, per gli imputati che dovranno comparire il 12 novembre davanti al gup del tribunale di Napoli, dopo la richiesta di rinvio a giudizio firmata dal pm Giulia Sanseverino della procura partenopea. Pezzi da novanta come Duilio Poggiolini, piduista, il re Mida della salute che nascondeva i miliardi di lire nel puff, eminenza grigia al ministero della Sanita' fino al 1993; e Guelfo Marcucci, l'incontrastato re degli emoderivati dall'inizio anni ‘70 (come documentano le inchieste della Voce del ‘76 e ‘77), padre di Marialina (fino a qualche mese fa editore dell'Unita' poi passata al Soru mister Tiscali) e Andrea Marcucci, oggi Pd, eletto nel ‘92 sotto i vessilli del Pli di Franco De Lorenzo, figlio del piduista Ferruccio. Nel procedimento sono imputati svariati dirigenti di societa' targate Marcucci, come Aima Derivati, Farmabiagini, Sclavo etc). Manca all'appello solo l'avvocato britannico e intimo di Silvio Berlusconi, David Mills, legale di fiducia del gruppo Marcucci, il quale ha curato gli interessi della farma-famiglia anche nei paradisi esteri (Tortola, Isole Vergini), attraverso la societa' Padmore.
Un'inchiesta, quella sul sangue infetto, che parte da Trento. Dove cominciano ad arrivare alcune denunce. Poi sempre piu' numerose, fino a diventare un fiume in piena. Centinaia e centinaia, veri e propri j'accuse che denunciano situzioni e vite infernali, strani commerci di plasma e sangue a rischio, omissioni di controlli e altri massacri quotidiani. Il tutto s'impelaga per le solite burocrazie giudiziarie, conflitti di campetenza, opzioni territoriali, e tra un rinvio e l'altro s'arriva alla solita, beneamata prescrizione.
Sepolto a Trento, abortito in altre procure, il procedimento ha trovato nuova linfa un anno fa, quando la procura di Napoli, dalla quale pure era partito un primo filone d'inchiesta (regolarmente insabbiato), rianima l'iter giudiziario, individua un nuovo capo d'accusa - non piu' l'epidemia dolosa, difficile da dimostrare, pur se effettiva nella sostanza, ma l'omicidio colposo plurimo - e parte decisa per arrivare alla meta che centinaia e centinaia di persone aspettano da anni: veder salire sul banco degli imputati, in un'aula di tribunale, chi e' accusato di aver causato quei lutti. E che su quel dolore ha fatto le sue colossali fortune.
Nelle indagini svolte dalla procura partenopea, si parla senza mezzi termini di “effetti devastanti” prodotti da un'assenza totale di controlli durata per ben quattro anni in Italia - ministro Sua Sanita', dominus Poggiolini -, una totale deregulation attraverso cui ogni commercio di materiale anche «a elevatissimo rischio, prossimo al 100 per cento», ha trovato regolare disco verde. «Si trattava di plasma umano - sottolinea un addetto ai lavori - utilizzato e commercializzato in modo del tutto spregiudicato, per di piu' proveniente da migliaia di donatori non regolarmente testati. Il tutto solo per far soldi». Plasma raccolto soprattutto all'estero, in particolare dagli Usa (ma anche dagli stati centroafricani, come documentava la Voce in un suo reportage del ‘77). «Le lavorazioni avvenivano su lotti di duemila litri, pari a circa quattordicimila donazioni, per il 90 per cento estere, nonostante le raccomandazioni degli organismi internazionali in ordine alla necessita' di effettuare lavorazioni produttive di emoderivati su piccoli lotti di plasma e solo su palsma nazionale», sottoineano gli inquirenti partenopei.
Ma passiamo in rapida rassegna i capi di imputazione, ben quindici, uno piu' pesante dell'altro, veri e propri macigni in vista di un processo che vittime, familiari e non solo aspettano inutilmente da anni (tra gli imputati, uno stuolo di dirigenti e funzionari, una decina, delle imprese che fanno capo a Marcucci).
In primo luogo, aver utilizzato «plasma di provenienza illecita o non certificata o non sottoposto a screening e inviando in produzione sacche infette». Poi, l'omissione dei «dovuti controlli ed interventi disciplinari, di pertinenza dell'imprenditore e dei suoi diretti collaboratori sull'uso - praticato nelle aziende del gruppo Marcucci - di sacche di plasma di origine italiana ottenute da canali di rifornimento al di fuori del sistema legale o di provenienza fraudolenta e quindi prive di documentazione legalmente idonea a provare l'avvenuta effettuazione dei test». Quindi, aver consentito «la raccolta e l'avvio alla lavorazione nelle aziende del gruppo (Marcucci, ndr), di un numero di sacche di plasma, corrispondente a quantita' oscillanti tra i 200 ed i 300 chilogrammi al mese, non provenienti da centri trasfusionali autorizzati, non sottoposte ad alcun controllo e quindi inquinate da germi patogeni».
Siamo solo all'inizio, perche' i Signori del Sangue hanno anche omesso - secondo il documentato j'accuse del pm - di «osservare il principio basilare e inderogabile dello screening su tutte le unita' di sangue donato, tanto piu' rilevante quanto meno progredite erano le tecniche di analisi». Poi: hanno «utilizzato sacche ritirate presso i Centri trasfusionali non accompagnate dalle liste contenenti le indicazioni dei numeri d'identificazione e l'esito dei test effettuati sulle stesse»; inoltre, hanno «omesso i dovuti controlli sulla provenienza del materiale biologico d'importazione da donatori occasionali, privi di ogni riscontro anamnestico e quindi altamente a rischio, e omesso l'adozione di criteri idonei a verificare l'affidabilita' dei fornitori esteri, l'autenticita' dei controlli di donatori sconosciuti e occasionali e le modalita' di autocertificazione»; e ancora, omesso di «utilizzare in tempo utile gli elenchi dettagliati delle sacche di plasma, regolarmente trasmessi dai centri trasfusionali italiani, i cui donatori erano risultati, alle successive donazioni, positivi alla ricerca degli anticorpi Hiv, HbsAG e HCV, o, comunque, considerati ad alto rischio.