Rostagno, Cardella, Craxi, Sicilia, Somalia, Ilaria Alpi. 1 post.

La comunità Saman, è stata fondata in Sicilia, a Trapani, (seconda  qui  terza qui)
 mauro Rostagno, ex leader di Lc, assieme all'amico fraterno Francesco
 Cardella, a parte Renato Curcio, che ormai è in carcere da anni e con la sua compagna, Chicca Roveri, dalla quale, Rostagno ha avuto una figlia, oggi grande, e che negli ultimi mesi della sua vita, si è detto che non stavano più assieme, avendo ciascuno altre relazioni.

Dico subito che oggi sappiamo chi ha ucciso Rostagno, (un mafioso) e nessun segreto ormai esiste sulla sua morte, vale a dire sul perché la mafia l'ha ucciso. Semplicemente perché Rostagno dalla TV privata da cui parlava, aveva fatto denunce e nomi ed era un pericolo da eliminare. Ma aggiungo che la vita di Rostagno e delle persone che troverete nei 3 lunghi post, è quella di un personaggio sfuggente, sempre acceso e coinvolto in una causa che lo assorbiva in modo fuori dal comune, quasi con furore: da Lotta Continua (uno dei fondatori e Leader), agli arancioni (la setta legata a Rajnesh, o Osho, che imperversavano negli anni '80, spalleggiati dai politici socialisti), fino al furore del recuper dei tossicodipendente, nel mommento in cui spuntavano in tutta Europa le Comunità di Recupero (in Francia, la più  grande è finita con la fuga del fondatore e diversi arresti, ma tanto inutile parlarne, a nessuno importa).
Qui, Rostagno assieme all'amico di sempre, grande sodale di Craxi, fonda la Saman e unisce l'attività di impegno politico, sociale, di vita spirituale e antimafia in un tuttuno, senza farsi scrupolo delle situazioni che erano messe in piedi da lui, la sua compagna e il suo sodale (erano solo loro tre).
Insomma, un rivoluzionario, poi uno spiritualista e infine un medium di tante cose, di cui si fa fatica a capirne la collocazione. Io l'ho visto solo una volta a una assemblea di LC, ma non posso dire altro, come ricordo diretto.
 Continuiamo.

La Sama è stata fondata dal nulla, come tante realtà associative, con scopi umanitari e sociali; nella specie, il recupero in quel di Sicilia, dei tossicodipendenti. Detta così, e partendo da queste premesse, sarà molto difficile capire il titolo del post, che qui riporto: Rostagno, Cardella, Craxi, Sicilia, Somalia, Ilaria Alpi. Fino a che si legano i nomi di Rostagno, Francesco Cardella e la Sicilia, tutto fila liscio, e chi non conosce niente di LC, dell'industria delle armi, di come si regolano i commmerci delle medesime (da parte dei governi), chi non conosce la storia di Francesco Cardella, né si è molto interessato a quella di Craxi, e magari solo distrattamente ricorda il  nome di Ilaria Alpi e Milan Hrovatin, uccise a Mogadiscio il 20 marzo 1994. In altre parole, se avete almeno 50 anni, se avete fatto come me parte di LC, se vi capita di parlare bene l'inglese, un poco di francese e tedesco, e di viaggiare per il mondo non solo per spassarvela alle Seichelle o alle Maldive, ma anche per motivi di studio, ricerca e lavoro, e se infine siete dotati di interessi nell'ambito delle cose che ci circondano, oltre alla musica, ai fumetti, al cinema, e godete di un numero di conoscenze e amicizie sufficientemente estese e sparse per  il mondo, bene, allora avete la possibilità di capire molto bene il legame che lega i nomi del titolo del post. Per tutti gli altri, consiglierei prima di cercare su Internet alcuni post, e articoli di giornali sui nomi citati e farsi una prima idea, prima di proseguire la lettura di questo primo post, cui ne seguiranno almeno altri due. Se comunque vi fidate a sufficienza della mia esposizione e della vostra capacità di comprensione, potete proseguire (a vostro rischio).
Mario Rostagno io ho avuto modo di incontrarlo due sole volte, nel '74, in occasione di una serie di manifestazioni e dibattiti, in cui si mischiavano idee rivoluzionarie e pensieri di redenzione, di salvataggio della mitica Classe Operaia, dei poveri, diseredati, sfigati e oppressi. Indottrinamenti di quel tipo ne avevo già iniziato a fare scorpacciate da almeno un anno, passando da quelli delle Camere del lavoro, con le loro manifestazioni false e strumentali, in cui si nascondeva sotto la sigla Cgil, la vera anima motrice della manifestazione: il PCI e la Fgci, all'epoca con D'Alema Massimo, figlio del Sen. D'Alema, presidente. Capito che quelle manifestazioni, che inevitabilmente chiudevano con il comizio ampolloso, retorico e finto populista del delegato provinciale o qualcosa del genere della Fgci, con sul palco il solito funzionarietto del partito, seri, contriti, ma a volte con un luccicchio negli occhi e uno sguardo di intesa, come a dire: li abbiamo chiappati, siamo stati bravi. Dopo poche tiritere sempre uguali, e capito che sarebbero state solo le prime, con la riunione davanti alla C.del Lavoro, corteo, comizietto e infine pacche sulle spalle e risatine, decisi di trovare una via di impegno più confacente per i miei gusti di piccolo socialista comunitario, con il disprezzo per il consumismo e per i forzati del lavoro, e con molto interesse per la musica popolare, classica, Jazz e la pittura, che alla fine, sono state una costante della mia vita e hanno contribuito non poco a salvarmi da certe scelte e cammini che altri in seguito hannno intrapreso. All'epoca, a parte la piccola età e inesperienza, provenedo da una famiglia di operai, e facendo ragioneria, non mi rendevo conto di quanto era grande il mio gap rispetto a tutti quelli che mi circondavano in LC, provenienti da famiglie di impiegati, insegnanti, professionisti e commercianti, iscritti ai licei e pronti per passare all'università (quei pochissimi, perché erano tutti studenti universitari come minimo). Al massimo, quello che vedevo dopo il diploma, era di fare qualche concorso e magari entrare in banca o in qualche ufficio comunale. Salto rapidamente, perché questa non è una storia di me, ma quella del post, per cui torno rapidamente su Rostagno, che era lì, vestito come me, laureato in sociologia a Trento, un eroe della rivolta studentesca e giovanile, inarrivabile, con il suo linguaggio alla mano ma anche profondo e complesso. Di Rostagno non ho più avuto traccia, anche se sapevo tramite altri che era rimasto in contatto con Gad Lerner, tra gli altri, almeno fino al '76, quando a Rimini si sciolse tutto, con Deaglio al suo posto, direttore fulgido, nel suo splendido isolamento, che continuò a far uscire il giornale fino all''82, quando poi iniziò con Reporter, poi finanziato da Berlusconi, che pagò i debiti nell'86, al fine di far concorrenza a Paese Sera, che Craxi voleva far chiudere. Bene, all'epoca questa era la mia visione di uno come Rostagno, ma non ho dovuto attendere di specializzarmi in psicopatologia e disturbi della personalità precoci, per rendermi conto, conoscendo come è proseguita la biografia di alcuni personaggi che si trovavano in LC, ma anche in altri ambienti estranei, che trattavasi di persone complesse, contraddittorie e piene di aspetti problematici e conflittuali, che rovesciavano sugli altri, per quanto inconsapevoli.
[La cosiddetta "lobby di Lotta Continua"

I molti che non aderirono a Prima Linea restarono di fatto orfani del proprio movimento politico di riferimento. Alcuni resteranno in politica. Marco Boato e Mimmo Pinto entreranno nel Partito Radicale; Luigi Manconi aderìrà prima ai Verdi e poi ai DS; altri diventeranno simpatizzanti del Partito Socialista Italiano ed in particolare sostenitori delle posizioni di Bettino Craxi al tempo del suo segretariato. Molti ex esponenti del "quotidiano del partito" resteranno nel mondo dell'informazione, in cui occupano oggi di fatto ruoli strategici, chi lavorando in televisione (Rai, Fininvest e La7) chi su varie testate giornalistiche. Tra i più noti Gad Lerner e Paolo Liguori. La permanenza di membri dell'associazione in ruoli di potenziale influenza sull'opinione pubblica ha fatto sì che si parli spesso[7] di lobby di Lotta Continua. Il termine fu particolarmente utilizzato quando molti ex esponenti, come ad esempio lo stesso Lerner, fecero discussioni relative alla necessità di una grazia per Adriano Sofri, che di fatto ufficialmente mai la richiese, ritenendo la cosa incompatibile con il fatto di ritenersi innocente per il reato per cui è stato condannato].Da it.wikipedia, ma non vi riporto l'elenco di alcuni componenti importanti perché per me, per quello che mi consta e consta anche a molti altri con cui mi sono confrontato alla fine dei '90, quando misi su l'internet a casa mia, l'elenco è in parte sbagliato e naturalmente molto, ma molto incompleto, direi quasi fuorviante.

Un brevissimo escursus su Mario Rostagno, in poche righe.
Dovunque viveva, Mauro lasciava il segno: a Trento, nel ’68, dove inventa con Renato Curcio l’Università negativa. A Milano dove fonda Macondo un centro sociale ante litteram. A Palermo, dove si fa capo-popolo delle tribù dei miserabili delle periferie promettendogli un riscatto se solo avessero creduto in se stessi. Poi la fuga in India dove diventa un santone, un arancione, cambiando tutto finanche il nome: Sanatano, eterna beatitudine. E poi di nuovo la Sicilia, Trapani, la Saman e l’amicizia con Cardella. E il giornalismo, la sua vecchia passione.

Cosa faceva da tempo Rostagno e come è stato ucciso?

Quel 26 settembre Mauro è negli studi televisivi di RTC, la piccola emittente locale di cui è direttore. Scrive un editoriale sull’ennesimo delitto di mafia, l’assassinio del giudice Saetta. Poco prima delle 20 saluta tutti e va via con una ragazza della Saman, Monica Serra. Ma c’è una macchina dietro di lui, una Fiat Uno che non fa nulla per dissimulare l’inseguimento. Sono le otto di sera adesso e Mauro sta correndo, abbandona la provinciale e svolta in una strada di campagna. Una Golf lo attende al varco, mentre l’altra auto lo tallona da vicino. Se in quei momenti, in quella strada polverosa e priva di luce, Rostagno ha avuto paura è stato per un attimo. Perché qualcuno, a piedi, gli fa segno di fermarsi. Qualcuno che forse Mauro conosce. Un omicidio è una questione di attimi. Due colpi di fucile si infrangono sul lunotto posteriore dell’auto e colpiscono il giornalista alla schiena. Monica Serra si abbassa, accucciandosi sotto il cruscotto. Su Rostagno vengono esplosi altri 4 colpi. Qualcosa però va storto: uno dei fucili esplode nelle mani dei killer. La ragazza sente un auto ripartire e fugge verso la comunità. E’ miracolosamente illesa: il sangue della vittima e i vetri esplosi non la sfiorano neanche. “Non interessavo a nessuno” – racconta a caldo agli inquirenti. E’ un film già visto quello che avviene dopo: sul fondatore di Saman girano subito delle strane voci. Nella sua macchina sarebbero stati trovati soldi, molti soldi, in lire e in dollari. In un rapporto i Carabinieri avanzano pesanti dubbi sull’ attività di giornalista di Mauro: “quando ci sono in ballo interessi economici, le ideologie vengono messe da parte”. Insomma, Rostagno non sarebbe stato così pulito, sapeva con chi scendere a patti. Calunniare e isolare la vittima: è un copione già visto, "mascariare" si dice in siciliano parola propria del comportamento mafioso, "sporcare" la vittima per spostare l'attenzione, strategia consolidata di Cosa Nostra che vive nel sangue e nelle "tragedie". Ma con Rostagno la cosa non riesce ed i suoi sono funerali di popolo, di cittadini comuni innamorati del suo allegro coraggio, una sorta di lutto generazionale a cui partecipano migliaia di ex-ragazzi degli anni ’70. Lontane le istituzioni, l’unico politico di razza che sceglie di esserci è Claudio Martelli. A cui però viene riservata un’accoglienza ostile: gli sventolano davanti banconote e monetine impedendogli di parlare. Quel giorno, nella sua cella, Renato Curcio,(fondatore delle BR e in carcere per le delazioni di Moretti, il rapitore di Moro, uomo sfinge, dai mille volti e padroni), piange a lungo e promette a se stesso di saldare un debito di verità nei confronti dell’amico più caro e sincero. Ma è anche il lutto dell’unica voce libera del giornalismo a Trapani: la sua trasmissione prosegue, condotta da un pupazzo a cui gli amici fanno da ventriloquo. Le indagini dei Carabinieri accreditano la versione di Monica Serra, facendosi beffe delle testimonianze di due ragazzine che videro la macchina su cui viaggiava Rostagno inseguita da un’altra. Si evita di fare l’esame sugli indumenti della ragazza per capire se veramente si trovava nell’auto al momento degli spari, si evita di fotografare la macchina di Rostagno dal lato del passeggero. Spariscono alcuni appunti di lavoro e dei nastri, video e audio, che il giornalista porta sempre con sé. E quello strano black-out? Una coincidenza, è stata la pioggia dicono gli investigatori. Eppure nei giorni precedenti non era piovuto. A stabilirlo fu Vincenzo Mastrantonio un anonimo tecnico dell’Enel. Otto mesi dopo viene ucciso e ancora tempo dopo, dopo il pentimento di un uomo d'onore di Paceco, Ciccio Milazzo, si scopre che è l’autista di fiducia del capomafia di Trapani, Vincenzo Virga e che Mastrantonio ha una pessima abitudine, raccontare ciò che apprende dal capo mafia. Nonostante tutto, i Carabinieri non credono alla pista mafiosa: uno dei fucili utilizzati nell’agguato esplode e rimane sulla scena del delitto. La mafia non commette errori – si sostiene. Lo conferma anche l'allora capo della procura trapanese, Antonino Coci: “Come si fa a dire che Rostagno è stato ucciso dalla mafia… come si fa a dire che esiste la mafia a Trapani?”



Francesco Cardella

Per descrivere chi è stato, e chi è Francesco Cardella, di famiglia borghese siciliana, ora e da tempo in Nicaragua, al pari di tanti latitanti delle BR, PL, e farabutti e mascalzoni di ogni parte del mondo, inseguiti da mandati di cattura e da ordini di arresto, condanne definitive e altro, non basta un mega post, ma ci vorrebbe almeno un libricino. Quindi mi limito solo a riportare alcuni tratti, e poi vi rimando al post dove ho messo una serie di articoli interessanti sul personaggio.
Inizia come editore di Man e ABC, l'Ora e poi altre riviste del genere, con nudità, scandali, sequestri e riaperture, condanne eccetera. Nel 1974, a Milano spesso assieme alla moglie, Raffaella Savinelli, figlia di un industrialetto, porta a giro uno scimpanzé tale Bobo, vestito come un bambino, e gira in Rolls Royce, con i guadagni delle riviste porno come O.V. e O.S. Per ABC, conobbe Craxi che gli fece mandare Ruggero Orlando come direttore. Rostagno e Sofri li aveva conosciuti non per le lotte studentesche ma come editore per la Peruzzo di Jazz, che pubblicava anche testi della sinistra e lì si legò ai Sofri, Pietrostefani e Rostagno.
Poi, la moglie lo lascia, lui va a finire in India a Poona, da Osho Rajshneesh, cioè la comunità degli Arancioni, che ho avuto modo di frequentare anch'io per un mese, per fortuna. La moglie muore in Africa, e non si capisce bene come e ad opera di chi, si sospetta il marito, Cardella ma non si arriva a nulla: l'Africa è troppo vasta e troppo lontana per fare luce. Intanto Rostagno, dopo la svolta mistica, simile a quella di Cardella, ha fondato nell'81 la comunità Saman, e Cardella, nei suoi rientri in sicilia per trovare la madre, comincia a interessarsi alla comunità dell'amico e alla fine entra in sodalizio con lui e la compagna, Chicca Roveri. Intanto, grazie all'amicizia strettissima di Francesco cardella Con Craxi, proprio nel momento di massimo splendore del craxismo, quello che porterà l'inflazione al 18% e debito dal 58% dell'81 al 70% in tre anni, Cardella e la Saman iniziano a prendere quota, godendo di tutta una serie impressionante di concessioni, favori, finanziamenti, autorizzazioni, mezzi, e gestione di immobili e terreni, compresi quelli sottratti alla mafia (che oggi non sembrano gestiti molto meglio a vedere i servizi di Striscialanotizia). Nell'88 Rostagno viene ucciso e si da la colpa anche a Cardella, ma questi continua l'attività della saman, assieme alla compagna di rostagno, Chicca Rovere, che diviene amministratrice.

La Saman
L’associazione nata nel 1981 per il recupero dei tossicodipendenti si trasforma piano piano in una holding mondiale con una ventina di sedi in Italia e in Europa, interessi e centri da Malta all’Ungheria. Un impero che, subito dopo la morte di Rostagno, Cardella era riuscito a mettere in piedi grazie ai contributi ricevuti da Presidenza del Consiglio, ministeri ed enti locali. La Saman del "guru" arancione Francesco Cardella, acquista navi, vende aerei, compra castelli in Francia, riesce a farsi assegnare terre confiscate a quei mafiosi che Rostagno denunciava tutti i giorni dai microfoni di una tv locale.
Hanno amici e protettori che contano gli animatori di Saman, Francesco Cardella e Chicca Roveri, a cominciare da Bettino Craxi. Fino a quando arrivano i guai: truffa e peculato. I magistrati scoprono che Cardella ha usato per tutt’altro scopo i finanziamenti pubblici e che ha usato a fini personali le carte di credito e i conti dell’associazione. Un peculato da 60 miliardi. E finisce agli arresti insieme alla Roveri. Poi arriva l’indagine a suo carico anche per l’omicidio Rostagno. Ma la pista dei dissapori interni alla Comunità non trova sbocco, viene accreditata la pista mafiosa e l’inchiesta a carico di Cardella e della Roveri viene archiviata.
In primo grado Cardella viene condannato per truffa e peculato a sette anni di reclusione. Condanna ridotta in appello a tre anni e otto mesi perché nel frattempo il reato più grave, quello di truffa, viene prescritto. Cardella spicca il volo per il Sudamerica sperando in un annullamento in Cassazione. Che invece conferma la condanna.
Il presidente della "nuova" Saman, Achille Saletti, non nasconde la sua soddisfazione: «Giustizia è fatta


Il ritratto di una compagnia delle opere senza confini. Innanzi tutto, le societa' . Una sfilza di sigle, da Saman International a Saman Italia, da Saman France (amministrata da Giorgio Pietrostefani) a Saman Srl, da Gie Solidarie' te' a Oiasa, da Cigarettes Brokers a Saman Quadrifoglio, passando per Il Mattone... Secondo la Finanza, in un modo o nell' altro, tutte queste sono ancora controllate da Cardella e dalla Roveri. E molte altre sono per altre vie riconducibili all' ex santone. La Saman International ha sede a Malta, in un grande palazzo nel centro della Valletta (indirizzo: 61, Arcibishop Gonzi Square). Ed e' a questa societa' , al riparo dal fisco italiano, che risulta intestata la piccola flotta della comunita' : le due famose navi Garaventa 1 e Garaventa 2 (sospettate di non occuparsi solo del recupero dei tossicodipendenti), la barca a vela "Il povero vecchio", un tre alberi e un' imbarcazione off shore valutata circa mezzo miliardo di lire. Con un complesso giro finanziario, inoltre, la Saman International acquisto' anni fa anche un castello nella Loira: fu pagato con soldi di Saman Italia, venne intestato a Saman France. Non finisce qui: Cardella e i suoi risultano proprietari anche d' appartamenti a Milano, di terreni e fabbricati sia in Italia che all' estero, di conti correnti in due banche milanesi (la Banca dell' Agricoltura e la Cesare Ponti). Nel ' 93, in particolare, proprio alla "Ponti" di via Plinio furono depositati da Cardella due miliardi: i soldi erano di Saman, ma gli interessi bancari finivano nel patrimonio personale dell' ex guru. Con lo stesso sistema, dice il rapporto della Finanza, vennero creati fondi neri (in titoli di Stato) impiegati "per attivita' estranee alla comunita' ". Quali attivita' ? Mistero, per ora. Una chiave di lettura puo' essere il viaggio del piccolo bimotore (intestato a Saman International) che nel ' 94 fu usato per la fuga di Craxi in Tunisia. Un semplice trasferimento, precisa Bettino in un comunicato da Hammamet: durante il governo Ciampi, spiega l' ex leader psi, "mi trovai di fronte improvvisamente a un problema di sicurezza personale, che risolsi ricorrendo a voli privati. S' e' trattato in qualche caso d' aerei di proprieta' di persone amiche...". Amiche come Cardella: che gli prestava la Bentley per i tour elettorali in Sicilia, che l' aiuto' per il tour verso la Tunisia.  Fine prima parte.