Amazing Grace, Aretha Franklin, nuovo documentario.

Amazing Grace è un canto gospel divenuto un inno degli afro americani ma non
 solo, protestanti. Si dice che il suo autore, John Newton, dopo essersi dedicato al commercio degli schiavi per buona parte della sua vita, alla fine si convertì alla religione, divenne un fedele e iniziò a frequentare le chiese dove si riunivano quelle genti di colore che lui aveva trasortato in America con la forza. Dal momento che Newton era nato nel 1725 e morto nel 1807, fatevi un'idea di quanti anni sono passati, quante vite hanno cantato e ascoltato cantare e pregare con questo inno di fede.  Il brano, nel tempo, è arrivato fino a noi, ed è stato
 interpretato da molti artisti, tra cui Elvis, fino a Mika Nakashima, artista giapponese. La storia di John Newton, la si può ricavare dal film del 2006 Amazing Grace, diretto dal veterano regista britannico Michael Apted, che parte dalle vicende di William Wilberforce, e la sua crociata per l'abolizione della schiavitù. Apted, è stato regista alla Royal School of Art, ha lavorato per commercial e serie Tv, ma soprattutto per il teatro, portando sul grande schermo una serie di artisti destinati a ricoprire il ruolo di big della recitazione britannica, tra i quali in Triple Echo, 1972, Glenda Jackson e Oliver Reed. Ma se c'è un  modo per capire cosa significa questo gospel per la gente di colore, è quello di guardarsi il vecchio documentario, da cui furono nel tempo estratte diverse clip, oggi restaurato e rimontato per la regia di Sidney Pollack, che quelle due notti del Gennaio 1972 era là, alla L.A.’s New Temple Missionary Baptist Church, con quattro cameramen, a registrare più di 20 ore di filmato, che oggi, a due anni dalla sua morte, è stato rimontato in un unico continuo docufilm, che ci mostra le due serate praticamente come un unico evento. I cori e le voci che si mischiano, sono quelli da cui Aretha era partita, con il padre che la portava in chiesa alla domenica, facendola cantare nel coro gospel, accompagnandola all'organo. Quell'atmosfera incredibile rivive oggi in questo meraviglioso documento, in cui una grande artista, si mette alla pari con tutti gli altri, in un abbraccio di fratellanza. Tempo è passato da quando Aretha, con l'aiuto del marito e del padre, cercò di farsi strada nella musica professionista per il pubblico di colore. Era giovane e magra, graziosa e riservata, quando arrivò al tempio della tecnica di registrazione d'avanguardia, ai Muscle Shoals, dove, in poco, da una anonima cantante sotto contratto per la Columbia, divenne la numero uno del Soul music, the Solul Sister N.one, per la Atlantic. Quel giorno del provino (che è stato filmato), Aretha era contrariata; a lei non piaceva il modo in cui volevano che cantasse, troppo lontano dal suo modo istintivo. Se ne andò via assieme al fido marito, ma poi in un impeto inspiegabile, ritornò indietro; era l'ultimo giorno di sessione e questa volta era decisa a provarci, non voleva buttare via il suo talento per cantare solo in chiesa. Con una base di semplice piano, interpretò sotto lo sguardo attento di tecnici e direttori di sala i due brani come le era stato chiesto. Da quella sera, era nata la Queen of Soul. L'altra grande stella della Atlantic, era ed è ancora oggi la miticca Roberta Flack, cantante raffinata, pluri strumentista, compositrice e arrangiatrice, del tutto differente da Aretha, che con il tempo cercherà di confrontarsi e assimilarsi. Ma in questa registrazione dell'inizio 1972, Aretha ritorna da dove era partita, esattamente da quella chiesa della Domenica pomeriggio, quando cantava nel coro assieme a suo padre. Il video in certi momenti è toccante, proprio per l'atmosfera di assoluta naturalezza e semplicità con cui tutto accade: un rito, un coro e un anima; amazing Grace! Guardatelo.
B. Broccoli- A.P.Lorenzi