Caso morte neonati Ospedale Versilia asl 12 Regione Toscana.

In Versilia, sembrava una pandemia: in tre settimane, tre morti di neonati, durate


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il parto presso l'Ospedale Versilia. L'Assessore regionale Rossi, oggi promosso a Presidente della Regione Toscana, invia una sua commissione, che fa il paio con quella del ministero. Si parla di criticità, termine oscuro e vischioso, dietro cui si ergono paraventi impenetrabili a tutti noi. Come il termine Task Force, e Brain Storming, tutte stron...te, per parare il cu..o quando ci sono fatti drammatici come questi. Ad oggi, nonstante le nostre e molte altre richieste di sapere cosa è successo, non abbiamo avuto alcuna risposta, e in tre blog, facciamo un minimo di 400 lettori al giorno. Non si è parlato della vicenda Cooperativa Exagon, che in pochi anni era divenuta la figura preminente per l'appalto di servizi in out sourcing, poi coinvolta nell'inchiesta di Woodcock sulla massoneria in Toscana, probabilmente il centro della massoneria italica, a parte Holy See, come ci ricorda Licio Gelli, nelle sue recenti interviste sulla massoneria bianca. Non si parla di come si viene nominati primari in Toscana, di come si viene nominati Direttori Generali della Asl, né del fatto che ci sono, anche al Versilia, primari che vengono affiancati da medici che sono loro nipoti, cugini o figlie, ma tutti noi e i nostri elitari lettori, un'idea in proposito se la sono fatta e da tempo, Nel silenzio generale, perché tutti sono implicati. Bravo assessore Rossi, ora neo Presidente, ma noi attendiamo una sua risposta, e non viviamo a Canicattì o a Bolzano. Ma da una amministrazione regionale che mantiene un assessore che è intercettato mentre dice quelle cose a Mr.Btp, Riccardo Fusi, che è solo un nome dietro cui si cela la cooperazione del modello integrato comunistico toscano, quell' "ascoltami bello bene, dobbiamo vederci domani, all'Aquila sei conosciuto", tale Nencini, cosa ci si può attendere? Il popolo lo vuole? va bene, che l'abbia, ma almeno togliete le mani dall'informazione regionale, tutti, compreso l'amico Doris Verdini e compagnia, per cui la Signora Tassinari, di cui riporto la cronaca, lavora nel suo Corriere di Firenze e della Versilia. Ma le cose, non le scrivono certo su La Nazione o su tale Corriere, occorre andare nei blog, dove la gente ci manda mail di tutt'altro significato. Fusi indagato? certo ma mai posto neanche ai domiciliari, e poi fra qualche anno sapremo il perché.
Da Il Tirreno E sono pronto a giurare che almeno uno dei medici implicati, è parente stretto di ex primario del reparto, ma è solo una causalità, lo sappiamo.
LIDO DI CAMAIORE. Per tre medici e quattro infermieri è stata la fine di un incubo. Il giudice per le indagini preliminari di Lucca ha archiviato l'inchiesta per il neonato morto (la mamma lo aveva chiamato Dennis), il terzo della triste sequenza di decessi da parto avvenuti nell'autunno del 2008 all'ospedale Versilia. L'archiviazione è stata chiesta dal pubblico ministero dottor Enrico Corucci e accolta dal giudice per le indagini preliminari Carlo Annarumma. Erano sette i dipendenti dell'Asl della Versilia sotto inchiesta per quel parto finito con la morte del neonato nella notte fra il 30 ed il 31 ottobre del 2008. Di fatto quelli che avevano seguito la puerpera. Si trattava di Andrea Marsili, 53 anni, medico, Mauro Gliori, 58 anni, medico, Monica Costa, 50 anni, infermiera, Margherita Pacini, 51 anni, medico anestesista, Cinzia Malfatti, 35 anni, infermiera, Sara Modena, 33 anni e Maria Puliti. Erano tutti indagati per omicidio colposo. A difendere Marsili e Gliori, sicuramente i medici più noti, l'avvocato Carlo Alberto Antongiovanni. Nella richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero di Lucca Corucci si legge che «nelle condotte degli indagati non si ravvisino profili di colpa, così come argomentato condivisibilmente dai consulenti del pubblico ministero professor Gianluca Gregori e dottoressa Valentina Vasino». Il pm ricostruisce nella richiesta di archiviazione il parto finito tragicamente: «Rilevato, infatti, come P.L., madre di Dennis, sia stata ricoverata presso l'Ospedale Versilia il 30 ottobre 2008 per rottura prematura delle membrane amniotiche; rilevato come alle ore 3.50 del 31 ottobre si siano verificate "perdite ematiche abbondanti dai genitali", sicché in quel momento deve collocarsi il distacco di placenta a seguito del quale i medici disponevano "taglio cesareo urgente" poi in effetti eseguito alle successive ore 4.12; rilevato come, nonostante tale tempestività, alla nascita il neonato fosse comunque in gravi condizioni, a nulla valendo le idonee cure prestate in Unità di Terapia Intensiva Neonatale (consultare pagina 16 della relazione di consulenza), sicché Dennis decedeva alle successive ore 8,10; rilevato come il distacco di placenta neppure fosse prevedibile, posto che la visita ostetrica cui fu sottoposta la madre al momento del ricovero ed il cardiotocogramma erano risultati regolari e nessuna altra circostanza ne evidenziava il pericolo (consultare pagina 14 relazione di consulenza); visto l'articolo 40S codice di procedura penale chiede disporsi l'archiviazione del presente procedimento». Una decisione che il gip di Lucca ha condiviso, firmando il decreto di archiviazione.
 E forse il Gip di Lucca dovrebbe porsi la domanda: perché un primario va in pensione e nel reparto ci troviamo un suo parente stretto? No, non dovrebbe porsi la domanda, perché altrimenti sarebbe la fine, nel senso che se si facessero intercettazioni in tutta Italia, si finirebbe al manicomio, magistrati compresi. No, meglio non porsi domande con retro pensieri, e occuparci solo del caso, la fatalità che ha fatto sì che 3 neonati muorissero in 20 giorni, in concomitanza con il nuovo assetto di primariato in neonatologia, con la testa di coniglio ritrovata, e poi con altre cosette. Cose che capitano anche nelle migliori famiglie. Ma non ditelo a nessuno, fate come quelli di Rete Versilia e il sig. Mazzolini. Passate parola.
Mentre il Gruppo rischio clinico della Regione Toscana ha rilevato con suoi accertamenti ”alcune criticita’ organizzative nel reparto di ostetricia e ginecologia, un insufficiente rispetto delle procedure standard e la mancata definizione e adozione formale di protocolli”, il primario del reparto, dottor Giovanni Paolo Cima, e’ stato sospeso per un mese dal direttore generale della Asl 12, Giancarlo Sassoli, su indicazione dello stesso Gruppo di rischio clinico, che risponde all’assessore regionale alla salute Enrico Rossi. La Procura della Repubblica di Lucca indaga, per ora, contro ignoti e al momento sono tre i magistrati che procedono, ma i fascicoli potrebbero essere riunificati sotto un solo magistrato.

La task force regionale

Il Gruppo regionale del rischio clinico, composto dal responsabile Riccardo Tartaglia, dal professor Mauro Marchionni e dal professor Carlo Dani, dell’Aou Careggi, ha proseguito anche oggi il lavoro di analisi e valutazione dei tre casi recenti di decesso di neonati all’Ospedale Versilia. “Al di là della specificità di ciascun evento, e senza che sia possibile al momento stabilire un collegamento diretto con i decessi dei neonati, sono state in generale rilevate alcune criticità organizzative, un insufficiente rispetto delle procedure standard e la mancata definizione e adozione formale di protocolli”. Questi i primi risultati dell’indagine appena avviata. “Tutto ciò rappresenta un compito specifico del direttore di Unità operativa complessa ed è per questa ragione che, a tutela dello stesso professionista e di tutti gli operatori dell’Ospedale Versilia, si è ritenuto opportuno proporre alla Direzione generale di procedere alla sospensione temporanea a cautelativa del primario di ostetricia e ginecologia, affiancando all’unità operativa il dirigente dell’Unità operativa dell’Ospedale di Lucca, insieme ad un professionista del Dipartimento materno infantile dell’Azienda ospedaliera universitaria di Careggi, realtà dove si è già provveduto a adottare formalmente i protocolli stessi – queste le motivazioni della “suggerita” sospensione del primario versiliese. Il Gruppo del rischio clinico ha comunque accertato che, nonostante la concentrazione cronologica degli ultimi gravissimi fatti, i tassi di mortalità registrati nella struttura viareggina sono in linea con gli standard della Toscana, che a sua volta si colloca nella media nazionale. Per garantire al massimo la sicurezza dei pazienti e per assicurare l’informazione più puntuale e trasparente, il sistema sanitario regionale non si è sottratto anche in questa occasione ad un esame attento e approfondito dei fatti, allo scopo di rilevate eventuali errori e di offrire così agli operatori la possibilità concreta di correggerli tempestivamente. Il Gruppo regionale del rischio clinico, che opera dal 2004, interviene o per iniziative regionali, o perché chiamato dalle stesse Aziende sanitarie o quando emergono fatti di evidente problematicità. Il suo compito non è quello di anticipare indagini di carattere civile o penale né di tracciare eventuali profili di responsabilità, ma quello di verificare gli standard organizzativi e il rispetto delle procedure, a tutela della salute dei cittadini e a garanzia della qualità delle cure. E ciò allo scopo di individuare e quindi risolvere immediatamente eventuali punti di criticità.

Summit direzionale

Ieri nelle prime ore del pomeriggio il direttore generale Giancarlo Sassoli ha convocato a Villa Peregher gli alti vertici della Usl 12. Una riunione obbligata dall’eccezionalità degli eventi riguardanti le tre morti ravvicinate nell’Ospedale “Versilia”. “Nella gravità della situazione, e nei suoi aspetti devastanti”, Sassoli testimonia la sua “amarezza e vicinanza alle famiglie ed al personale”.
Queste le parole del direttore generale Giancarlo Sassoli che prima della riunione alla quale ha partecipato anche il primario dottor Giovanni Paolo Cima, ieri mattina ha avuto un incontro a Firenze con l’assessore regionale alla Salute Enrico Rossi. Le morti dei tre neonati accadute in due settimane, il 14, il 17 e il 31 ottobre, hanno imposto decisioni tempestive per “fronteggiare e comprendere quanto sta accadendo”. La ricerca di una spiegazione razionale ed oggettiva si sta muovendo su una “radicale messa in discussione delle procedure, alla ricerca di eventuali falle nelle stesse e nei protocolli professionali standard nonché sull’ analisi, dopo le autopsie, per trovare risposte alle cause delle morti”. Questo per escludere errori umani. La realtà ospedaliera dell’Ospedale Unico Versilia è rappresentata da “personale che lavora con serietà, che in questi anni è passato dall’assistere 950 a 1600 parti, con tassi di mortalità pari al 4.42 x mille nel triennio 2003-2005”.

Nel 2007 i versiliesi nati nei vari ospedali del territorio nazionale sono stati 1309, mentre le nascite nell’Ospedale “Versilia” sono state 1662. Di queste circa 400 sono mamme non residenti che hanno scelto la Usl 12 per il parto. “La scelta della sospensione del direttore della struttura di Ostetricia e Ginecologia dottor Giovanni Paolo Cima vuole rappresentare una misura cautelare e temporanea – afferma il direttore Sassoli – e non la condanna anticipata di uno stimato professionista”. “Ben vengano controlli, verifiche, indagini, affiancamento e collaborazione di esperti – aggiunge il direttore generale – ma a . nessuno tuttavia deve essere permesso di strumentalizzare tali tragedie”. Quello che emerge dalle parole di Giancarlo Sassoli è la volontà che sia fatta chiarezza sulle cause dei tre decessi, questo a tutela sia dei cittadini versiliesi che di chi si rivolge alla Usl 12, “fiore all’occhiello da anni per l’eccellenza e la qualità dei servizi e delle prestazioni”. Tutto proseguendo nella scelta aziendale della totale trasparenza.

La sospensione

A consulta eseguita con le varie figure professionali rappresentative dei vari settori, e dopo la richiesta avanzata dall’assessore regionale alla sanità Enrico Rossi, la decisione di sospendere dal lavoro in via cautelativa il primario dottor Giovanni Paolo Cima è stata presa. Il noto ginecologo, direttore del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Unico Versilia è stato sospeso per un periodo di trenta giorni. “Una decisione adottata anche allo scopo di tutelare il professionista – ha sottolineato il direttore generale - che è già stata comunicata e notificata al medico”.
Il dottor Cima, nel prenderne atto, ha assicurato la propria disponibilità a collaborare affinchè “sui drammatici episodi, possa essere fatta al più presto la più completa chiarezza”. Rammaricato e vicino alle tre madri per quanto accaduto, il dottor Cima, che peraltro non era presente in sala parto in nessuno dei tre casi, è uscito dalla riunione fiducioso che in tempi brevi venga fatta luce su quello che in due settimane è stato per lui un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto come una meteora sia sulla sua vita professionale e personale che sull’azienda ospedaliera versiliese.
“ "Sono sereno circa l’esito delle indagini – ha affermato – e una volta fatta luce sulle cause delle morti le motivazioni che hanno determinato questo provvedimento decaderanno e potrò essere reintegrato nel mio ruolo”. In questi trenta giorni di sospensione cautelativa del primario la direzione gestionale ed organizzativa del reparto è stata affidata al dottor Luigi Gagliardi, responsabile dell’Area Materno Infantile della Usl 12, mentre quella tecnico professionale farà capo al dottor Andrea Marsili, uno dei medici interni alla Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia. Inoltre, per promuovere una revisione delle procedure attualmente in uso, l’Unità Operativa sarà affiancata da due professionisti esterni: un Direttore di Azienda di Area vasta ed un esperto di procedure e di rischi proveniente dalla Clinica Ostetrica dell’Università degli studi di Firenze. “Nel contempo l’Azienda attiverà una ulteriore verifica delle strutture e degli impianti – ha concluso Sassoli.

La conferenza dei Sindaci

Nel tardo pomeriggio si è riunita a Villa Peregher anche la Conferenza dei Sindaci della Versilia. La morte dei tre neonati all’Ospedale Unico Versilia ha allertato a Roma anche i vertici del Ministero dell’ Welfare. E’ stato lo stesso Ministro Maurizio Sacconi a disporre la riunione in via di urgenza. Il conclave dei setti sindaci, durato oltre due ore, ha portato a stendere un documento ufficiale, ed unitario. “ La conferenza dei Sindaci della Versilia – è lo stesso presidente Luca Lunardini a leggerlo durante la conferenza stampa – esprime la propria personale sofferenza per gli eventi gravissimi accaduti nelle ultime settimane all’Ospedale Versilia”. “ In attesa degli accertamenti in corso, che esigiamo più che mai rapidi e dai quali attendiamo risposte celeri e definitive, ribadiamo l’assoluta fiducia nelle strutture e negli operatori che vi lavorano e che hanno reso il nostro ospedale una struttura di eccellenza”. La fiducia a cui fanno riferimento il presidente della Conferenza dei Sindaci Luca Lunardini e tutti gli altri sei primi cittadini dei comuni versiliesi è una fiducia “ non a compartimenti stagni” e riguarda anche l’unità operativa di Ostetricia e Ginecologia, in particolare il primario Giovanni Paolo Cima attualmente sospeso. La richiesta di sospenderlo partita dall’assessore regionale Enrico Rossi è stata letta da tutti i sindaci come un atto di forza, se non addirittura un “ atto di ingerenza”.

Reparto senza procedure crisi

Un altro fulmine a ciel sereno si è abbattuto durante la conferenza stampa della Conferenza dei Sindaci quando le agenzie Ansa hanno lanciato la notizia che il direttore scientifico del Centro Gestione del Rischio clinicio e della sicurezza del paziente per la Regione Toscana in merito ai tre casi di neonati morti all’ospedale Versilia ha dichiarato che è stata rilevata “ la mancanza dei protocolli interni relativi alle procedure di intervento in caso di criticità”. “ E’ molto importante – ha dichiarato Tartaglia – che in determinate situazioni tutti sappiano chi e cosa deve fare”. Ossia i ruoli e le funzioni devono essere chiariti in procedure standard fissate in protocolli di cui tutto il personale deve essere a conoscenza. “ Ma in quel reparto non c’erano”.

Indagini della Procura

La Procura della Repubblica di Lucca ha intanto aperto tre fascicoli distinti, per ora contro ignoti, in merito alle morti dei tre neonati. L’ipotesi di reato è quella di omicidio colposo.


Letizia Tassinari – Il Nuovo Corriere della Versilia