Conti dei Ds all'estero, rapporto Kroll 2007.

Il Pd, si sa è fatto di fiorellini di campo, infatti, i documenti cui allude il rapporto
 della Kroll, la più potente Agenzia privata di Intelligence al mondo, al momento, da fine 2007, quando il rapporto della Kroll fu conosciuto dai pm milanesi che indagavano sull'affare Telecom, spionaggio, quello che portò in luce il famoso foglietto con lo schema dei soldi pagati da FI alla Lega, per assicurarsi il suo definitivo assenso a vita, quei documenti, si diceva, non sono ancora saltati fuori (come abbiamo scritto all'epoca e che oggi ci fanno dire che non salterano mai fuori, posto che esistano). E' un fatto che alla Kroll non scherzano. E nemmeno Cipriani, quello che dirigeva le spiate per conto di Tavaroli e dice di relazionare a Tronchetti, che confezionò il dossier Oak, la robetta sui Ds e i conti esteri. Però, ziti, zitti, con una leggina, hanno disposto la distruzione di tutti i documenti dell'epoca, asserendo che era roba velenosa e falsa.
«Source intelligence in Italy indicates that Inepar was the company that moved funds for the Prime Minister D’Alema, which involved Tl activities». La traduzione più o meno suona così: «Fonti d’intelligence in Italia indicano che la
 Inepar era la società che ha movimentato i fondi per l’allora Primo ministro D’Alema, che ha coinvolto le attività di Telecom».
Due righe che scatenano l’uragano e che si trovano all’interno di un voluminoso rapporto «confidenziale» redatto dagli uomini della Kroll, l’agenzia di investigazioni private più importante del mondo: il Project Tokyo. La Inepar, per la cronaca, è una società brasiliana finanziaria e di costruzioni. Per i segugi della Kroll sarebbe stata anche un crocevia di fondi destinati a D’Alema quando il leader dei Ds era a Palazzo Chigi. Per il momento non ci sono pezze d’appoggio, documenti, carte per verificare o smentire queste pesantissime affermazioni. C’è solo la grande curiosità dei Pm di Milano e c’è la reazione sdegnata dei Ds e del diretto interessato che liquida così questa storia: «Si tratta di spazzatura che era in circolazione da molto tempo ad opera di provocatori che sono noti e le cui gesta sono all’attenzione della magistratura». Altrettanto duro il Comitato esecutivo dei Ds: «Non sono esistiti né esistono conti bancari esteri ascrivibili, direttamente o indirettamente, ai Democratici di sinistra o ai loro dirigenti nazonali. Si tratta di una calunnia contro la quale agiremo in ogni sede».

Ma Tronchetti lesse il dossier?


Quando ne riportai l'esito a Giuliano fu una di quelle volte in cui lui gli telefonò per dirgli "è arrivato il fiorentino, vengo subito da lei". Ma adesso leggo che Tronchetti sostiene di non aver quasi mai visto Giuliano e che Tavaroli si è approfittato della sua fiducia. E il bello è che la magistratura gli ha creduto.

Forse perché Tavaroli nei suoi interrogatori lo ha accuratamente tenuto fuori da tutto. Mentre lo ha tirato in ballo durante sei chiacchierate con Giuseppe D'Avanzo di Repubblica. Si è chiesto il perché di questo atteggiamento da parte di Tavaroli?

Me lo sono chiesto, e non l'ho condiviso. Dico solo che Tavaroli, a distanza di due anni dalle sue dichiarazioni a Repubblica, ha chiesto il patteggiamento e ha chiuso tutto con 4 anni e mezzo di pena. Una pena di fatto già espiata, visto che tre anni sono stati condonati. Insomma forse alla luce del suo patteggiamento la risposta ciascuno se la può dare da solo.

Cosa pensò quando vide le sue affermazioni?

Dopo aver chiuso il giornale, dissi “Finalmente si è deciso a parlare”. Siccome ero contentissimo insistetti con i miei avvocati perché andassero in procura dal dottor Fabio Napoleone a chiedere che cosa sarebbe accaduto. Uno dei miei legali mi riferì la risposta: "Io sono qua, se Tavaroli viene lo verbalizzo". Mi cascarono le braccia...

Per lei, quindi, non si è voluto indagare a fondo.

Constato quello che è accaduto. Si potevano sentire molte altre persone da me menzionate come a conoscenza del modus operandi nelle aziende Pirelli e Telecom. Pensi solo ai dirigenti che ricevevano i report sul personale d'assumere. Si potevano fare perquisizioni, per riscontrare le mie dichiarazioni. Mi fa poi riflettere il fatto che le registrazioni di alcuni miei interrogatori sui dossier più sensibili politicamente sono state depositate, ma senza trascriverle. Agli atti ci sono i verbali riassuntivi in cui mancano dei nomi che sono quasi certo di avere fatto.

Anche il dossier Oak, quello su presunti conti esteri dei Ds fu disposto in vista di un appuntamento politico?


No, quella fu un'inchiesta lunghissima. La chiese Tavaroli per Tronchetti in occasione dell'acquisto del pacchetto di maggioranza di Telecom, insomma subito dopo il suo ingresso.
Tavaroli ha detto a verbale che si era partiti perché si credeva che Oak Fund riguardasse dei dirigenti di Telecom.
No, le dico come è andata. L'ho già detto ma nessuno mi ha creduto. Lui mi chiama e mi dice che devo rientrare dalle ferie "perché il Dottore ha comprato Telecom". Siamo a fine agosto 2001. Tavaroli ha Il Sole 24 ore sul tavolo. Prende la penna e dice guardando la composizione di Bell, la società Lussembughese, che controllava parte del capitale: questi sono loro. C'era scritto Oak fund: fondo quercia. Io dico 'ah bene, è uno scherzo?’, lui mi dice ‘no, io ho contezza che sono loro. Il Dottore vuole sapere chi ha in casa’. E io esco con l'articolo in mano, chiedendomi: e adesso come faccio a partire?
Già, come ha fatto?
Come quasi sempre. Dall'inizio, analizzando le notizie su fonti aperte e banche dati accessibili a tutti. Se ci fossero qui i mie faldoni anche lei se ne renderebbe conto. Chiamai a rapporto le mie fonti, tra cui la mia fonte principale per operazioni internazionali, il famoso investigatore inglese "John Poa" e siamo andati avanti gradino per gradino. Abbiamo fatto più di 10 report, con altrettanti schemi riassuntivi, perché il Dottore voleva solo schemi ed "executive summary", Tavaroli me lo diceva sempre. Il lavoro che fai, lo fai bene. Ma i documenti me li metti dietro. Ed è così venuto fuori un sistema finanziario di altissimo livello. Le famose società finanziarie...
Il problema, hanno scritto i giornali, è che l'ultimo documento, quello decisivo, è macchiato...
No, non è l'ultimo documento. E’ un documento, allegato a uno degli ultimi “executive summary”, ottenuto da una fiduciaria estera di un paese off-shore. Ma è su carta intestata e dentro viene lasciato il corpo. Insomma si legge una frase, se ricordo bene, del tipo: secondo la vostra richiesta vi diciamo che dietro questo conto ci sono queste persone. Poi sono macchiate solo le firme degli amministratori della fiduciaria.
Quindi potrebbe essere falso...
Me lo ha detto anche il dottor Napoleone. Ma io gli ho risposto: peccato che negli ultimi report, tra documenti bancari, telex e carta con le firme macchiate ci saranno una trentina di allegati. Ipotizziamo che mi abbiano truffato al 50 per cento, ma mi pare che basti. E poi tenga conto che le mie fonti sono persone con cui ho lavorato per più di dieci anni e non mi hanno mai dato un'informazione sbagliata. Le stesse aziende Pirelli e Telecom ne hanno certificato l’affidabilità.
Che cosa vuol dire fonti certificate?
Significa che ci sono stati dei dirigenti costretti alle dimissioni sulla base dei miei dossier. Dirigenti che oggi non si sono costituiti parte civile contro di me. Eppure in quei fascicoli si parla di loro conti esteri, di bonifici bancari oltre frontiera, insomma di infedeltà aziendale. È tutta gente che è stata dimissionata con tanto di lettera di benemerenza di Tronchetti. Insomma, erano Telecom e Pirelli che mi confermavano che le mie fonti erano buone, perché quei dirigenti erano stati visti "in difficoltà" da Tronchetti. E allora, se erano buone quando io facevo cacciare i dirigenti, perché non dovevano essere buone su Oak?
Le polpette avvelenate si vendono anche così...
Certo, però io ho trenta allegati...
Solo che ora nessuno per legge può indagare per sapere se il contenuto dei dossier era falso o meno. Nel 2006 il parlamento con una legge bipartisan ne ha ordinato la distruzione...