Per capire un Marrazzo di più.

"Sono un uomo felicemente sposato e padre di due splendide bambine", questa e
 altre simili sono le balle che vi tirano in faccia la maggior parte delle star del cinema, musica e politica.
Franco Bechis per Libero
È stato più facile a Natalie o a Brenda, i due transessuali frequentati dal presidente della Regione Lazio fare aprire a Piero Marrazzo il suo portafoglio che non a Giulio Tremonti. Lì dentro c’erano 5 mila euro ai primi di luglio
 quando Marrazzo fu scoperto da due carabinieri ladri e ricattatori in casa di un trans. Ma da quel portafoglio non usciva nemmeno un centesimo di fronte alle cartelle esattoriali inviate fin dal 1997 da Equitalia-Gerit per imposte e multe non pagate. Così alla società di riscossione del ministero dell’Economia il 16 febbraio scorso non è restata altra scelta che iscrivere ipoteca legale per 60.780,94 euro sulla villa di Riano di proprietà di Marrazzo e della sua attuale consorte Roberta Serdoz. L’ipoteca è stata registrata il 9 marzo 2009 e fino ad oggi non è stata cancellata. Ma secondo fonti ufficiose consultate da Libero alla fine dell’estate dopo 12 anni quel pagamento dovrebbe essere avvenuto e la villa di Riano liberata da ogni gravame. Sarebbe stato un peccato non averne la piena disponibilità dopo avere fatto tanto- Piero e Roberta- per non avere sulla propria abitazione casa nemmeno l’ipoteca di legge dovuta al mutuo. Villa Marrazzo infatti fu acquistata dai coniugi il 29 ottobre 2003.
A vendere il precedente proprietario: Mariella Cacciarru. Non è una casetta: ha 19 vani, una corte e 16 porzioncine di terreno per un totale di 63 are. Non si sa quanto fosse stata pagata, ma qualcosa si può intuire dal mutuo ipotecario concesso quello stesso giorno dell’acquisto ai coniugi Marrazzo da Unipol Banca: capitale per 450 mila euro, durata ventennale e tasso di interesse annuo del 3,25%. Con il mutuo villa Marrazzo è stata ipotecata dalla banca. Per poco. Perché il 18 gennaio 2008 Piero e Roberta hanno saldato il dovuto e chiuso il mutuo. Via ogni ipoteca dal 29 febbraio 2008, giusto un anno prima che arrivasse la mazzata da Equitalia per le imposte e multe del 1997.
Se il rapporto con Unipol si è chiuso nel 2008, quello con Mps è vivo più che mai. Vale 1,3 milioni di euro il mutuo acceso insieme alla moglie Roberta il 12 luglio 2006 per l’acquisto a Vigna Clara, in via del Podismo, di un appartamento di 8,5 vani e box auto. Lo hanno venduto Ubaldo Sebastiani e Daniela Panzieri. E Mps ha fatto il resto: mutuo da 1,3 milioni di capitale, durata 25 anni e un tasso interesse annuo del 4,2%.
L’anno dopo sempre il Monte dei Paschi ha concesso un altro mutuo a Marrazzo per una casa in via dei Giuochi Istmici, a Vigna Clara. Era il 23 novembre 2007. Finanziamento in capitale di 570 mila euro, tasso di interesse annuo del 5,49%, e maxi-durata: 30 anni. In questo caso la moglie Roberta è stata iscritta, come “debitore non datore di ipoteca”.
un romanzo, una storia italiana che è il cuore della storia stessa di Marrazzo. Basti dire che fra contese, tribunali e colpi di scena quello del 2007 era il terzo mutuo ipotecario concesso da Mps a Marrazzo per lo stesso immobile . Fu assegnata il 15 aprile 1986 a Marrazzo dalla cooperativa edilizia di cui era socio e che l’avrebbe costruita.
La coop si chiamava “La Fortuna mi ha sorriso” un nome che sembra una beffa. Il suo valore fu stabilito inizialmente in lire 7 milioni e 360 mila. Una volta costruita Marrazzo bussò per la prima volta alla porta del Monte dei Paschi. Gli fu aperta e il 23 ottobre 1993 sottoscrisse un mutuo fondiario con iscrizione di ipoteca convenzionale : valore 170 milioni, durata 15 anni e interessi del 13,20% annui. Fra capitale, spese ed accessori la somma complessiva fu di 510 milioni di lire. Ma la fortuna non sorrideva affatto. Il 22 novembre 1994 con decreto ingiuntivo della pretura circondariale di Salerno venne iscritta ipoteca giudiziale su casa Marrazzo per un debito non onorato da parte con l’ingegnere Giuseppe Gabola di Torino. Il debito era di 9.716.000 lire più interessi per un totale di 15 milioni. Ci vorranno sette anni per ricomporre la vicenda: il 16 novembre 2001 alla conservatoria di Roma venne annotata la cancellazione totale dell’ipoteca per intervenuto accordo fra le parti.
La contesa si chiuderà anche qui il 16 novembre 2001. Ma nel frattempo la casa venne sottratta a Piero per tutt’altre vicende. Il 6 marzo 1998 per ordinanza presidenziale emessa dal presidente del Tribunale civile di Roma casa Marrazzo fu assegnata con verbale di separazione consensuale alla moglie e madre delle sue prime due figlie, Isolina Fiorucci. Per errore quel giorno verrà trasferita la proprietà a Isolina, con atto poi corretto il 26 aprile 2004 specificando che ad essere trasferita a Isolina non era la proprietà, ma solo il diritto di abitazione.
C’è una sola casa che risulta ancora appartenere a Marrazzo libera da mutui e da storie intricate. E’ la villetta acquistata per 23 milioni a San Felice Circeo nel lontano 1976 da papà Giuseppe (celebre giornalista Rai) e mamma Luigia e divisa in parti uguali fra i coniugi, il figlio Piero e il figlio di primo letto della mamma: Eugene Richard Spina (nato a New York il 10 gennaio 1947).
Nove anni dopo, nel triste 1985, Piero perderà nel giro di pochi mesi prima il padre e poi la madre. E quella villetta sulla strada Terracina-San Felice Circeo, con 4 camere, accessori e giardino, entrerà nell’asse ereditario. Il padre la divise fra Piero e Giampiero Marrazzo, che l’atto testamentario inquadrò come “figlio naturale riconosciuto”, nato a Roma il 7 dicembre 1979. Mamma lasciò la sua parte divisa equamente fra Piero ed Eugene. Alla fine il presidente autosospesosi dalla giunta regionale del Lazio ne ha il 50% e ne è l’erede principale.

Marrazzo, ancora Carabinieri arrestano Carabinieri.

Amici del blog, da tempo ci troviamo a commentare vicende in cui i Carabinieri
si trovano a dover arrestare altri carabinieri e ci chiediamo quanto questa situazione veramente preoccupante durerà. Che il paese sia in coma l'abbiamo capito da tempo ma che anche tra le forze dell'ordine si celino una serie di persone accusate di depistaggi, vendette e addirittura omicidio, comincia a divenire un fatto su cui meditare e porre rimedi in tempi rapidi. Forse aprire le
porte di certe sedi alla collaborazione dei cittadini, in qualsiasi modo sia offerta, non sarebbe male. Contrariamente a quanto presupposto dal senatore Achille Serra, noi, con il criminologo Bruno, siamo subito stati convinti che Brenda sia stata suicidata. Cerca sul blog A. Serra e guarda le sue considerazioni.
I carabinieri del Ros hanno arrestato il maresciallo Nicola Testini, accusato dell'omicidio del pusher Gianguerino Cafasso. L'arresto è avvenuto nell'ambito dell'inchiesta sul presunto ricatto ai danni dell'ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. L'uomo è stato fermato ad Adelfia (Bari) nella sua abitazione.
Testini era già stato arrestato lo scorso ottobre in relazione al ricatto nei confronti dell'ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo. Il tribunale del riesame ne aveva però disposto la remissione in libertà. Al momento il sottufficiale era in attesa di un nuovo pronunciamento dopo che la Cassazione aveva annullato il provvedimento con il quale era stato scarcerato. Nel caso della morte di Cafasso, Testini - secondo quanto si è appreso - è chiamato in causa dalla convivente trans del pusher. La brasiliana avrebbe detto agli inquirenti che fu proprio Testini a fornire a Cafasso la dose di droga rivelatasi letale.
La misteriosa morte di Cafasso
Cafasso fu trovato morto il 12 settembre 2009 in un motel alla periferia di Roma. Nei mesi scorsi è emerso che a uccidere il pusher fu l'assunzione di eroina, sostanza che per lui, dipendente dalla cocaina, era letale. Subito dopo la sua morte, la Procura capitolina aveva aperto un fascicolo contro ignoti, ipotizzando che il decesso fosse dovuto alla cessione di sostanza di stupefacenti da parte di altri. A metà ottobre, con l'arresto di quattro carabinieri accusati di ricatto nei confronti di Piero Marrazzo, il presidente di centrosinistra del Lazio che frequentava prostitute trans, avevano cominciato a circolare ipotesi diverse sulla morte di Cafasso, accusato dai militari coinvolti nell'inchiesta di aver girato il video compromettente in cui compariva l'ex giornalista Rai.
La morte in circostanze ancora misteriose di Brenda, una delle transessuali frequentate da Marrazzo, avvenuta ufficialmente per soffocamento dopo un incendio sprigionatosi nel suo appartamento ma che per i magistrati sarebbe stata uccisa, aveva rilanciato l'ipotesi che anche Cafasso fosse stato ucciso.