Barbara Parodi, Luca Montezemolo, Sandra Monteleoni, Paolo Mieli, ovvero, come ti comando l'Italia.

Barbara Parodi Delfino, Luca Cordero di Montezemolo, Sandra Monteleoni,
 Paolo Mieli, e ne potrei mettere altre decine di nomi del mondo importante, di quella borghesia anche nobiliare o meno, che può permettersi di tutto. Free Image Hosting at www.ImageShack.us Qui Montezemolo con la Monteleoni, esperta di gossip in tv, sempre ospitata. (Segue Qui)   Altri post simili  gianni-agnelli-e-famiglia-evasione
Comincio da Barbara Parodi Delfino, Che dalla dinastia potete vedere che non c'entra nulla con la Cristina Parodi e sorella, (qui la dinastia), che quasi ogni giorno, senza mai andare in video, la ascoltate durante il Tg5, nei servizi esterni.
Figlia di un alto generale e di Donna Vivide Visconti di Modrone, è pronipote di Luchino Visconti (di Modrone, appunto), mentre Carlo Caracciolo fondatore dell'Espresso e La Repubblica, ora anche di De Benedetti, era suo zio.
 E' stata compagna , non sposata dunque, con Luca di Montezemolo, Paolo Martinoni Paolo dei conti martinoni Caleppio, per la precisione, poi Panfilo Tarantelli, un semplice manager del gruppo Citibank (voglio dire, un manager ricco e potente, ma non nobiliare), infine è credo moglie, sposata intendo con Paolo Mieli,( ma Dago dice che al momento dopo la storia con la sposatissima moglie di Luca Sofri, il genio, Daria Bignardi, si dice che ormai Mieli si accompagni e consoli con la grande attrice Gisella Marengo, fotografati mano nella mano, mentre Bambi si è accasata con un alto dirigente Mediaset, innominato),  direttore del Corrierone e sempre ospitato in TV, naturalmente ben pagato, oltre che amico di una quantità innumerabile di personaggi potenti assai più di lui, che non vanta alcuno score nobiliare o di alto censo. Con tutti i quattro uomini, Bambi, così la chiamano gli amici, ha avuto un figlio da ciascuno, perché come spiega sotto:

Bambi è inviata del Tg5 (e il Tg5 è diretto da Carlo Rossella, uno dei migliori amici di Diego Della Valle), è dipendente Mediaset (e Mediaset è dei figli di Berlusconi), è moglie di Paolo Mieli, direttore del Corriere della Sera (quello che si è recentemente schierato contro Berlusconi). Non basta: lei è anche l'ex compagna di Luca Cordero di Montezemolo (da cui ha avuto Clementina, che oggi ha 25 anni). Insomma Bambi, quella sera a Vicenza, sapeva bene di chi stava parlando.
Ora la domanda è: come ci si sente nel cuore strapazzato del potere? Lacerati da un multiplo e opposto conflitto di interessi? Neanche per idea. Perché Bambi a essere "figliacompagna-moglie-amante-di" è abituata da sempre. Sua madre di cognome fa Visconti di Modrone, suo zio è Carlo Caracciolo (altro zio, Luchino Visconti). «I grandi nomi, i giochi di potere non mi fanno nessun effetto», dice alle amiche. Suo marito è in rotta di collisione con Berlusconi? «A me Berlusconi è simpatico. Mi sembra un uomo gentile», liquida Bambi. In pieno conflitto di interessi è nato persino il suo amore per Paolo Mieli.
Quando si sono conosciuti lei seguiva per Studio Aperto le questioni Rai, lui stava per essere nominato presidente della Rai. Chi li ha presentati? Montezemolo, ormai diventato ex. Mieli lo tormentava: voleva conoscere la bella mamma di Clementina (che per altro non era per nulla interessata a lui: «Mi pareva di una noia mortale», dice). Strategia di avvicinamento, fra le più surreali: pare che Montezemolo, prima di rimandare a casa sua figlia, le abbia infilato nella valigia un pigiama, di proporzioni gigantesche, di Mieli. Bambi lo ha trovato e lo ha dovuto restituire al proprietario. Ha funzionato. I due si sono conosciuti a giugno e a dicembre lei aspettava Oleandra, la loro bambina che oggi ha nove anni. Perché Bambi è una che dice: «Se amo un uomo voglio un figlio da lui: se l'amore è forte mi piace che dia un prodotto. Non ho mai amato un uomo che non volesse figli, fin da principio mi sarebbe sembrato poco interessante». Risultato: ha 47 anni e quattro figli. Tutti avuti da amori diversi.

La prima, Clementina, di Montezemolo. Il secondo, Briano, 21 anni, nato dal matrimonio con Paolo Martinoni. Il terzo, Bardo, 1 5 anni, figlio di Panfilo Tarantelli (megamanager della city di Londra). E per finire («anche se di far figli non finirei mai»), Oleandra Mieli.
 Tutti nomi, più o meno, altisonanti. «Mica li ho frequentati per il potere. Sono tutte persone con una buona dose di ambizione. Gente, come me, pronta a lavorare sette giorni su sette. Uomini intelligenti, utili da frequentare: io sono una spugna, mi piace assorbire cose dalle persone che ho vicino», ama dire Bambi. «Paolo è un uomo di intelligenza straordinaria: ha la testa che corre veloce. E il corpo lento, odia lo sport almeno quanto io lo amo. E come me odia la mondanità. È un uomo da trattoria: gli piace ridere, dire stupidaggini, parlare di donne».

Quintessenza dello snobismo, Bambi respinge al mittente qualsiasi sospetto di opportunismo. «Figuriamoci, mi ci sono voluti quattro mariti, due zii e un doppio cognome per trovarmi un qualunque posto da giornalista. Credo di essere la prima persona della mia famiglia che, negli ultimi 600 anni, ha avuto un lavoro dipendente. L'unica che sa cosa sia uno stipendio». Lei è talmente ben nata da concedersi una sua personalissima idea della ricchezza: «Credo che il lusso vero sia avere avuto molti amori, quattro figli, un lavoro che mi piace: tutto senza mai perdere pezzi per la strada».
Una vita da zingara con un carrozzone gigantesco: uomini e figli, e figli non suoi: degli uomini che ha amato. «I miei ragazzi possono contare su 18 fratellastri di vario genere», dice. «E l'idea di questa grande famiglia mi consola». Proprio lei che è figlia di un uomo che si è sposato cinque volte e di una donna che ha avuto tre mariti. Lei che è cresciuta in quella che definisce: «Una famiglia stravagante: mia nonna amava più che altro starsene con la stia migliore amica, Coco Chanel». Lei che con un uomo non ha mai vissuto: quando ha avuto una figlia da Montezemolo lui era sposato.
Quando ha avuto un figlio da Tarantelli, lui stava a Londra e lei a Milano. Quando è nata Oleandra, lei si è trasferita a Roma e Mieli è rimasto a Milano. Lei che dice che con tutto questo pasticcio di nomi e di famiglie non c'è niente da fare: si arrende. E fa quello che decidono gli altri. «Con tutti questi figli mi è capitato persino di passare il Natale da sola».
Lei che, comunque, ha ingiunto a Mieli di sposarla: «Avevo 37 anni, tre figli e una bambina in arrivo. Gli ho dato 15 giorni per fare i documenti. E lui ha detto sì».

Ultimo grande amore definitivo? Forse. «Sono convinta che le donne non riescano mai a mettersi in un punto d'equilibrio: in mezzo fra un uomo e i figli», racconta Bambi alle amiche. «Non ce la fanno: o sono più mamme o sono più mogli. Io sono madre. I miei figli sono le uniche persone per le quali piango in cucina la sera. Se Paolo mi lasciasse sarei disperata, ma sarei sempre io. Non senza i miei figli: non ho nient'altro che loro». E tutta qui la ragazza che gioca con i potenti.
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Insomma, signora Maria, se sua figlia, bella e laureata con 110 e lode, fatica a trovare un posticino per fare pratica di giornalista, capisca bene come stanno le  cose, anche in una piccola redazioncina locale, dove ci sono le figlie di avvocati, finanzieri, carabinieri, medici e gente con soldi e potere, magari piccolo, come quello di un consigliere comunale.Free Image Hosting at www.ImageShack.us
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Passiamo a Paolo Mieli

Renato Mieli (Alessandria d'Egitto, 29 dicembre 1912 – Milano, 21 maggio 1991) è stato un giornalista italiano, fondatore dell'ANSA e padre del giornalista Paolo Mieli. dal 1946 assume la direzione milanese de l'Unità, dal quale si allontana dopo la rivolta ungherese del 1956. Nel 1964 scrive un libro, "Togliatti 1937", in cui si racconta , documenti alla mano , delle stragi commesse dai comunisti per ordine di Palmiro Togliatti durante la Guerra Civile Spagnola. Il libro venne fatto velocemente sparire dalla circolazione.
Di famiglia ebraica, figlio di Renato Mieli, muove i primi passi nella carta stampata da giovanissimo: a 18 anni lavora a L'espresso, dove rimarrà per circa vent'anni.

La militanza in Potere Operaio, movimento politico sessantottino della sinistra extraparlamentare, influenza i suoi esordi. Nel 1971 fu tra i firmatari dell'appello pubblicato sul settimanale L'Espresso sul caso Pinelli e di un altro pubblicato ad ottobre su Lotta Continua in cui esprimeva solidarietà verso alcuni militanti e direttori responsabili del giornale inquisiti per istigazione a delinquere a causa del contenuto violento di alcuni articoli (poi si è dichiarato pentito ndr).
La sua idea di giornalismo si modifica col passare degli anni: da posizioni estremiste, Mieli passa presto a toni moderati durante gli studi di storia moderna all'Università, dove i suoi maestri sono Rosario Romeo (studioso del Risorgimento) e Renzo De Felice (storico italiano del Fascismo). Fondamentale nella sua formazione sarà anche la figura di Livio Zanetti, suo direttore all'Espresso.
Nel 1985 è la volta di "la Repubblica", dove rimane per un anno e mezzo, fino al suo approdo a "La Stampa". Il 21 maggio 1990 diventa direttore del quotidiano torinese. È in questi anni che Mieli affina il suo modo di fare giornalismo che, con un neologismo, verrà in seguito da alcuni definito "mielismo", e prenderà forma soprattutto con il suo passaggio al "Corriere della Sera" (10 settembre 1992).

Quello che a noi ex di LC non schierati, non sorprende è questo:
Il 3 dicembre del 2008, con una telefonata, Mieli sollevò il giornalista del Corriere della Sera, Carlo Vulpio, dall'incarico di seguire le indagini delle procure di Salerno e Catanzaro relative al caso De Magistris. Cercate Vulpio, che ha un blog molto visitato.  http://carlovulpio.wordpress.com/2008/12/10/via-di-qui-cattivi-magistrati-e-cattivi-giornalisti/

Su wikipedia non lo trovate, ma ve lo dico io:
...Fra gli emergenti va segnalata la romana Wilder, fondata da Lorenzo Mieli, figlio di Paolo, attuale presidente di Rcs Libri (lo stesso gruppo editoriale che pubblica il Mondo ). Tra le altre cose prodotte da Lorenzo Mieli,
...Tre puntate davvero “Sciock” per Luca Barbareschi e per La 7. Almeno dal punto di vista degli ascolti. In media il talk-show dell’attore-deputato ha portato a casa una media dell’1,77% di share... Se volete capire perché il Talk di La7 sono sotto il 2%, uno dei motivi è anche questo.

Poi ci mettiamo anche il lavoro di sponda e spugna che ha fatto all'epoca del crak Parmalat: ...Un giudice che lavora in una città incompatibile, Brescia. Più incompatibile di quella in cui avrebbe potuto lavorare, Parma.

Un articolo di falsità pubblicato dal Corriere, valido come pretesto per trasferire da Parma quel giudice che aveva promesso tempestività se fosse stato eletto presidente della corte giudicante nel processo crac Parmalat.
Tra gli imputati in quel processo c’è l’azionista di riferimento del Corriere: Cesare Geronzi.   da danielemartinelli
Free Image Hosting at www.ImageShack.us-Free Image Hosting at www.ImageShack.us Questa è la nuova fiamma, Gisella Marengo.


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Poi beccatevi questo di Blondet:
Incontro un collega de Il Corriere che in pochi minuti mi racconta quanto segue: il direttore Paolo Mieli s’è di nuovo innamorato (come Wolfowitz, è la primavera dell’ebraismo).
Di chi?
Di Daria Bignardi, l’arrampicatrice che conduce per la 7 «Le invasioni barbariche» e si sente intelligente con interviste cattive ma autorizzatissime.
Di conseguenza, la moglie di Mieli, Bambi Parodi Delfino, l’ha cacciato di casa.
Invece il marito di Daria Bignardi, che risponde al nome di Luca Sofri, ha perdonato la sua fedifraga.
Non so se sia vero.
Riporto l’informazione perché questo non è gossip, ma un affresco della neo-classe dirigente italiota.
Tutti figli di papà, tutti «di sinistra».
Il cauto burocrate Paolo Mieli è figlio di Renato Mieli, nato ad Alessandria d’Egitto, tornato in Italia sui carri armati dei liberatori americani, per i quali fondò l’agenzia ANSA, epurando la precedente agenzia Stefani.
Comunistissimo, divenne direttore dell’Unità (poi accusò Togliatti di essere anti-semita e passò a Il Corriere, finendo poi per collaborare a Il Giornale, più di destra-ebraica).
Daria Bignardi dev’essere la figlia di Irene Bignardi, giornalista di La Repubblica e potente patronessa nel mondo dello spettacolo: attualmente direttrice del Festival di Locarno.
«Bambi» Parodi Delfino è la vispa rampolla della nota famiglia genovese (quella della Bombrini Parodi Delfino), ed è stata moglie di Luca di Montezemolo e forse d’altri; poiché le donne come lei «lavorano», lei ha trovato «lavoro» al TG5 di Berlusconi.
Luca Sofri è ovviamente il figlio del pluricondannato più innocente del mondo, e pensoso maitre à penser de Il Foglio e di qualunque altro giornale che conta.
Giuliano Ferrara ha provato a lanciare Luca tenendoselo accanto nella rubrica de La 7, «Otto e mezzo», con risultati devastanti: il ragazzino ha ereditato la stessa spocchia di paparino, ma resa meno giustificata dalla giovane età.
Nonostante il fallimento, Luca Sofri non è disoccupato: lavora a Il Foglio, alla RAI, a riviste come Vanity Fair, dove non lascia segni indimenticabili; all’Internazionale ha una rubrica dedicata ad… E-Bay, il sito dello shopping.
Si occupa anche di canzonette: è, come assicura lui stesso, un genio.
Tutti alquanto incapaci, o almeno più incapaci dei potenti genitori, generalmente comunisti, e loro invece tutti contigui a Lotta Continua, il gruppo contiguo ai terroristi e a certi omicidi (Calabresi, Alceste Campanile, gente di Prima Linea…) che nel tempo si è riciclato come la migliore agenzia di collocamento alle direzioni di giornali e TV di Stato e di Agnelli.
Basti qualche nome: Marco Boato, Paolo Liguori, Gad Lerner, Enrico Deaglio, Paolo Cento, Toni Capuozzo, Giampiero Mughini, Carlo Panella, Erri De Luca, Guido Viale…
Anche i figlioletti, tutti con dei bei posticini e stipendietti.
E tutti personaggi da Eva Express, da «foto rubate» di Corona’s e rivendute da Lele Mora, impegnati a tempo pieno in caldi intrecci amorosi.

Maurizio Blondet

Credo che la Bambi non l'abbia ancora perdonato, ma si capisce, le donne non sono come i maschietti, alla Luca Sofri. Credetemi o no, non ho mai visto un personaggio come Sofri, scrivere su giornali e riviste, parlare di musica, commentare fatti politici in Tv da Santoro e a La7, tenere rubriche in radio, occuparsi e scrivere di musica, il tutto ricavando l'impressione di uno che parla a vanvera, che scrive senza sapere scrivere e di cosa scrivere e senza capire nulla di musica. Luca Sofri fa il paio preciso con la moglie, una astuta finta intelligente (gli inglesi dicono lumpy greavy, per chi lo conosce...).

B.B.   perdentipuntocom.blogspot.com