Nilde Jotti, iscritta al PNF, come tanti.

Altri post  QUI Riprendo il post sotto, quello dedicato a Fini e al Fronte della
 Gioventù, nonchè alla Daddario, per dire che Santoro o Sant'oro, non ha fatto vedere e sentire nulla di veramente interessante, per sua scelta, cioè per far credere di essere uno che si oppone a Berlusconi, ma solo per finta, ormai lo sappiamo. Fronte gioventù QUI
Bene, in questo post, vi mostro un certificato, quello di Nilde Jotti, la compagnia more uxorio di Togliatti.
La Iotti: una donna severa, riservata, grigia e triste, con una perenne piega amara della bocca che le segnava il viso spegnendo uno sguardo a tratti vivo e inquieto. Questo il mio ricordo, non so
 quanto preciso, infatti risale ad impressione ricevuta ai tempi della scuola, quando accompagnava la figlia adottiva al liceo Giulio Cesare di Roma. Sui banchi di quel Liceo appresi che la signora era tanto triste, a detta di bene informata ed introdotta compagna di classe, perché il Partito l'aveva costretta ad abortire, lui "il migliore" ( mai capito rispetto a chi fosse il migliore, ma ero anche allora di crassa ignoranza dei valzer della politica), era già sposato e si sussurrava avesse un figlio.. una enormità che avesse una compagna per la morale borghese del tempo.  Anche se in realtà ci sarebbe da fare una ricerchina per vedere quanti borghesucci, come con disprezzo i comunisti appellavano chi non la pensasse come loro, allora ebbero il coraggio di infischiarsene della morale borghese del tempo e, senza clamore e senza suonar trombe e tromboni per sfruttare anche la popria vita sentimentale.
Presto dovemmo sperimentare che i veri professori ideologizzati ed etero diretti dal PCI, non portavano l'Unità sotto braccio. Era sul finire del mio percorso liceale, ed arrivarono i nuovi insegnanti che fecero politica in classe, sulla nostra pelle, e per prima cosa abbassarono i voti a tutti quelli che non erano "figli del popolo", allora essere figli di impiegati non con tessera PCI poteva essere grave, chi aveva danari davvero mise i figli nelle scuole private, e spesso si accomagnavano , ben accetti con i figli della intellighentia e dei politici di sinistra, ma noi piccolo borghesi , cresciuti in pratica insieme ai figli del popolo, eravamo da eliminare dalla futura classe dirigente ( se ne parlava molto tra gli insegnanti di dover formare una nuova classe dirigente per incidere sul Paese) e faticammo da pazzi grazie a i primi elementi politicizzati alla scuola delle frattocchie, tutti presi dall'introdurre nell aule il principio della differenza di classe, onde fomentare la lotta di classe. Una criminale disinvoltura di tipo sociologico, a mio modo di vedere.

Torniamo alla grande rappresentazione del teatro politico del PCI, lo storico Piero Melograni ospite della Lilli Gruber ad Otto e mezzo ha ricordato l'episodio dell'aborto comandato dal partito ed ha spiegato che tale bislacca cosa sarebbe avvenuta non solo in quanto i nostri comunisti sono moralisti e bacchettoni ed in un modo tutto loro, ma anche perché, strettamente legati a Stalin, dovevano sottostare alle regole rigide imposte da quel dittatore. Spiega Melograni di acer già accennato al fatto alla Camera nel 1994, quando la Nilde Iotti era deputato, e lei non smenti'.

D'altra parte chiarisce Melograni: «Semplicemente non bisognava far sapere che
il compagno Togliatti aveva lasciato per sempre la moglie, Rita Montagnana, storica militante del partito, unendosi a una donna giovane e bella per godersi la vita». Godersi la vita poteva significare venir meno a una visione della politica intesa come missione totalizzante..."
Insomma ipocrisia della specie più pura, hanno adottato una forma di violenza politica, hanno sacrificato una donna,che ha dovuto vivere all'ombra del "migliore" , defilata e ad occhi bassi, mentre ufficialmente si adoperavano per la emancipazione femminile , le donne votano, altro non conta ora e non contava allora.

IL NOME CANCELLATO


Nel ’93 la storia di Aldo fece il giro del mondo. Merito di un cronista sveglio
della «Gazzetta di Modena», Sebastiano Colombini, adesso apprezzato manager della comunicazione, e del suo direttore, Antonio Mascolo. Ci misero quaranta giorni a trovare conferme di quel che si sussurrava in città e che nell’ex Pci, già Pds e non ancora Ds sapevano tutti senza che lo dicesse nessuno: il figlio di Palmiro Togliatti e Rita Montagnana, ultima apparizione pubblica nel ’64, ai funerali del padre, viveva lì, a Modena. Era lui quell’«Aldo» sul tabellone dei pazienti, l’unico a essere indicato con il solo nome di battesimo. Nessun Togliatti, per carità. La notizia del «ritrovamento» scatenò la curiosità. La clinica fu stretta d’assedio, il partito anche. Ci furono interrogazioni parlamentari, polemiche, lettere ai giornali.Si disse che Togliatti junior era stato fatto sparire, cancellato dalla sua famiglia e dal partito. Il manicomio evocava l’Urss, le condanne ai dissidenti rinchiusi come matti e considerati matti perché dissidenti. «Soprattutto, qui è stato curato. Per noi è sempre, prima che il figlio di Togliatti, un malato. Abbiamo fatto tutto il possibile per lui come per chiunque sia qui dentro», si lascia scappare un medico della clinica. Sulla vicenda uscì un libro («I figli di Togliatti» di Nunzia Manicardi) e Luigi Lunari scrisse una pièce approdata a Broadway, «Our fathers», dove il destino di Aldo viene messo a confronto con quello di Rosemary Kennedy, la figlia ritardata del patriarca Joseph, l’ammiratore di Hitler, che la fece lobotomizzare.
Aldo nasce a Roma nel ‘25. Primo trauma: l’esilio nell’Urss in anni che mettono i brividi solo a nominarli, con le notti all’hotel Lux di Mosca dove ogni mattina a colazione si scopriva chi era sparito. Il secondo trauma è quando papà va a far fucilare anarchici in Spagna, si congeda dicendogli «torno fra un mese» e sparisce per più di un anno. Lui viene allevato nei collegi riservati ai figli dei compagni esuli nell’Urss o liquidati da Stalin. Nel ’47, non vorrebbe tornare in Italia, ma gli tocca. E qui, forse il trauma peggiore, papà Palmiro abbandona mamma Rita e si rifà una famiglia. Né Nilde Iotti né la figlia che adotterà insieme a Togliatti, Marisa Malagoli (poi, ironia della sorte, affermata psichiatra) avranno mai a che fare con lui. Aldo non sopporta di essere, sempre e dovunque, «il figlio di Togliatti». Si isola. Resta solo con la madre e con il suo male. La diagnosi risale al 1950 ed è senza speranza: schizofrenia con spunti autistici. O forse no, ma non aiuta il fatto che venga curato in Urss o in Bulgaria. Vengono i brividi a pensare a quali potessero essere le cure per un malato di mente, nei sanatori di Yalta degli anni 50…


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