Berlusconi,inchiesta sul Signor TV, un vecchio libro dice tutto.

Tutti voi sapete dell'affiliazione di Berlusconi alla P2, ma pochi sanno della sua
 condanna, poi passata sotto una delle tante amnistie, relativa alla falsa testimonianza in merito alla data della sua iscrizione. Per quanto mi riguarda, vi rimando all'ultimo libro di Francesco Cossiga, un esperto del ramo, che in Fotti il potere, (QUI) riguardo Berlusconi, prevede la sua rapida fine, non per fatti giudiziari o finanziari ma semplicemente perché la gente, quella che ha creduto in lui, ha capito che il personaggio non ha mantenuto le promesse. Una visione edulcorata della fine di Berlusconi, che se non fosse per gli amici del Pd, secondo me, invece farebbe una brutta fine, e non è detto che non accada, non certo ad opera dei Veltroni e D'Alema, quanto per opera dei servizi, magari pure della Cia.
Il primo libro che ha rivelato il vero volto di Berlusconi e i suoi inizi  e rapporti di confine, è un lavoro di due giornalisti, Giovanni Ruggeri e Mario Guarino, pubblicato solo nel 1987, anche se il libro ha avuto un parto assai difficile.
 Libro qui  http://www.mediafire.com/?lxewcqzwau2fbac

Al Tribunale di Verona, nel corso dell'udienza del 27 dicembre 1988, Berlusconi aveva deposto sotto giuramento; interrogato in merito alla sua affiliazione alla P2, l'aveva temporalmente collocata nell'anno 1981(invece che nel 1978, come noi avevamo scritto), e aveva affermato - mentendo - di non avere corrisposto al Venerabile maestro Licio Gelli alcuna quota di iscrizione alla Loggia, al momento dell'affiliazione...
Quando i magistrati lo avevano convocato a Venezia per rispondere del reato di falsa testimonianza, l'editore piduista aveva dichiarato: "Spero che la prossima amnistia, che si annuncia non rinunciabile, non mi tolga il piacere di vedere confermata la sentenza di proscioglimento".
Amnistia non rinunciabile? Berlusconi farà tutto meno che rinunciarvi e la Corte d'Appello non gli toglierà alcun piacere: "Ritiene il Consiglio che le dichiarazione dell'imputato non rispondano a verità. Ne consegue che il Berlusconi, il quale, deponendo davanti al Tribunale di Verona nella sua qualità di teste-parte offesa, ha dichiarato il falso su questioni pertinenti alla causa ed in relazione all'oggetto della prova, ha reso affermazioni non estranee all'accertamento giudiziale e idonee in astratto ad alterare il convincimento del Tribunale stesso e ciò ha compiutamente realizzato gli estremi obiettivi e subiettivi del contestato delitto... Il reato attribuito all'imputato va dichiarato estinto per intervenuta amnistia".

La prefazione dei due autori alla seconda edizione del 1994 di Berlusconi, inchiesta sul Signor TV, Kaos Edizioni.

Questo libro - alla sua seconda edizione, accuratamente approfondito e aggiornato, dopo la travagliata prima edizione del marzo 1987- non avrebbe mai
dovuto uscire, poiché il personaggio che vi è biografato gli ha dichiarato guerra prima ancora che venisse edito, e durante e dopo la sua pubblicazione.
Il primo attacco di Berlusconi al presente libro è stato sferrato quando non era ancora stato edito. Il 25 e 26 settembre 1986, il quotidiano "Il Mattino" pubblicava un'inchiesta in due puntate del giornalista Roberto Napoletano intitolata Chi sarà il padrone di Berlusconi?; Napoletano aveva intervistato tra gli altri Marco Borsa (allora direttore di "Italia Oggi") e Giovanni Ruggeri, quali "esperti" dell'ambigua materia berlusconiana: i temi trattati spaziavano dal sodalizio del Cavaliere con il Venerabile maestro piduista Gelli alle erogazioni creditizie che le banche guidate da piduisti avevano a suo tempo accordato alla Fininvest dalla controversa e per più aspetti oscura "avventura edilizia" del primo Berlusconi, ai suoi spericolati rapporti con il chiacchierato faccendiere Flavio Carboni dagli ingenti debiti del gruppo Fininvest, al fiasco di "La Cinq" in Francia, eccetera.
Il Cavaliere reagiva con un'irata lettera al quotidiano, esigendo la pubblicazione di una chilometrica rettifica, nella quale scriveva: "Tutte le affermazioni che il servizio del "Mattino" avrebbe materialmente desunto da questa incombente opera (di imminente pubblicazione da parte degli Editori Riuniti [il riferimento è al nostro futuro libro, citato nell'articolo, NdA] sono assolutamente false", e seguivano le sue contestazioni articolate in 18 punti, ciascuno dei quali cominciava con "È falso che...".
"Il Mattino" replicava confermando tutte le notizie pubblicate nell'inchiesta del proprio inviato. A quel punto, Berlusconi querelava il direttore Pasquale Nonno, e l'inviato Roberto Napoletano nonché "altri che avessero concorso al reato", e cioè anche Giovanni Ruggeri e Mario Guarino (stavamo per l'appunto ultimando la "incombente opera" menzionata dal Cavaliere).
Ma il giudice istruttore del Tribunale di Napoli stabilirà l'infondatezza delle doglianze di Berlusconi, firmando l'ordinanza di archiviazione della sua querela.
L'uscita del nostro libro Berlusconi. Inchiesta sul signor Tv era prevista per il successivo ottobre 1986, presso gli Editori Riuniti (con i quali avevamo stipulato regolare contratto) ma l'inchiesta pubblicata dal "Mattino" e le polemiche che ne erano seguite avevano suscitato non meglio precisate "difficoltà tecniche" da parte degli Editori Riuniti la casa editrice rimandava infatti l'uscita del libro di mese in mese (verrà edito solo nel marzo 1987). Le ragioni delle "difficoltà tecniche" accampate dagli Editori Riuniti emergeranno alcuni anni dopo, cioè nel settembre 1993 nell'ambito della inchiesta giudiziaria "Mani pulite". Il sostituto procuratore Tiziana Parenti, interrogando Flavio Di Lenardo (imprenditore editoriale, già socio della Ecolibri - società collegata agli Editori Riuniti), apprenderà di "spericolate manovre tentate da Silvio Berlusconi per bloccare la pubblicazione di una biografia dedicata a Sua Emittenza". Di Lenardo racconta al giudice Parenti di avere appreso dall'avvocato Bruno Peloso (al tempo amministratore delegato degli Editori Riuniti) di un furente Berlusconi, il quale alternava minacce e profferte: "Peloso mi disse che Fedele Confalonieri cercò di evitare in tutti i modi l'uscita del volume perché raccontava l'inizio dell'ascesa dì Berlusconi... Il braccio destro del padrone della Finìnvest arrivò addirittura a ipotizzare l'acquisto della Editori Riuniti, pur di non vedere quel libro in vendità"; "I tentativi erano accompagnati da offerte di denaro".
Le dichiarazioni di Di Lenardo vengono riprese da tutti i quotidiani; "Avvenire" scrive: "Il libro è il celeberrimo (e ormai introvabile) Berlusconi. Inchiesta sul signor Tv, scritto a quattro mani dai giornalisti Giovanni Ruggeri e Mario Guarino. Il fatto, emerso due giorni fa, oggi sembra sia diventato un caso nazionale. Uno dei due autori, Giovanni Ruggeri. dichiara: Per impedire l'uscita della biografia presso gli Editori Riuniti, Berlusconi fece di tutto. Un giorno si presentò uno stretto collaboratore di Confalonieri e mi offrì un assegno in bianco in cambio dei diritti del libro". Infatti, come abbiamo denunciato più volte pubblicamente (senza ricevere alcuna querela), nel febbraio. Fedele Confalonieri ci aveva telefonato presso la Rusconi Editore (dove lavoravamo) chiedendo di incontrarci 'per trovare un accordo": benché noi avessimo respinto l'offerta, ci mandò in ufficio il funzionario della Fininvest Sergio Roncucci, il quale, ostentando un carnet di assegni, ci aveva detto: "Compriamo noi il nostro libro, a scatola chiusa. La cifra la scrivete voi...", e aveva anche ventilato di un possibile incarico a "Tv sorrisi e canzoni"...
Nel corso della sua deposizione al giudice Parenti, Flavio Di Lenardo ha inoltre dichiarato "Il libro uscì ugualmente, e Berlusconi querelò la societa editrice. Però la querela rientra quando Berlusconi fece un grosso affare in Unione Sovietica, relativo a contratti pubblicitari". Effettivainente, la Fininvest ha ottenuto l'esclusiva della raccolta pubblicitaria delle imprese occidentali destinata ai palinsesti televisivi sovietici: Di Lenardo ipotizza, in base alle presunte confidenze fattegli da Peloso, che l'affare sia stato propiziato dagli Editori Riuniti (casa editrice controllata dal Pci), e che in cambio Berlusconi abbia tra l'altro nome una sua querela.
Fatto è che, finalmente edito nel marzo 1987, Berlusconi. Inchiesta sul signor Tv andava esaurito in pochi giorni. Una immediata ristampa (aprile '87) esauriva la tiratura in tre settimane. Benché il successo di vendite fosse comprensibile ed evidente, forte era il sospetto che parte della tiratura tosse stata sottoposta a una sistematica opera di "rastrellamento" da parte di "mani ignote".
Non essendo riuscito a impedirne la pubblicazione, Berlusconi tentava comunque di condannare il libro all'anonimato. Alla sua uscita nelle librerie (20 marzo 1987), subito il gruppo Fininvest diramava un comunicato minacciando azioni legali a carico degli autori ("colpevoli" di attentare alla reputazione di Berlusconi) e contro "gli organi di stampa e d'informazione che in qualunque forma e a qualunque titolo diano risalto al libro in questione". Ma il Consiglio dell' Ordine dei giornalisti della Lombardia respingeva "l'intimidazione preventiva e generalizzata della Fininvest", e in un suo comunicato intitolato L' Ordine sull'intimidazione della Fininvest alla stampa dichiarava: "Presa conoscenza del comunicato diffuso dalla Fininvest Comunicazioni dopo la pubblicazione del volume-pamphlet dedicato a Silvio Berlusconi dai giornalisti Giovanni Ruggeri e Mario Guarino per i tipi degli Editori Riuniti l'Ordine dei giornalisti della Lombardia respinge la manifesta inammissibilità dell'intimidazione preventiva e generalizzata rivolta nel comunicato stesso agli organi di stampa e d'informazione che in qualunque forma e a qualunque titolo daranno risalto al libro in questione".
La polemica Fininvest-Ordine dei giornalisti della Lombardia veniva registrata dai quotidiani con accenti critici per le arroganti intimidazioni della Finìnvest; scriveva ad esempio "la Repubblica": "Forse i troppi viaggi all'estero gli hanno dato alla testa. Dal tempo in cui Craxi voleva scacciare il corrispondente di "Le Monde" da Roma, non si era vista una cosa più insensata e in fondo, anche autolesionista" e "La Notte": "Il contenuto del libro, scritto dai giornalisti Giovanni Ruggeri e Mario Guarino, ha mandato in bestia Sua Emittenza spingendolo all'incauta mossa giudicata come un inaccettabile tentativo di censura preventiva".
Ma come è noto - Berlusconi è un tipo tenace e dunque aggirava il comunicato dell'Ordine dei giornalisti contattando personalmente alcuni direttori di giornali. Ad esempio, il compianto Pietro Giorgianni direttore de "La Notte", il quale ci ha raccontato la seguente telefonata di Sua Emittenza: "Direttore parlando di quel libro lei si è giocato la mia stima... Io la riduco in povertà", e Giorgianni: "Non può sono già povero...".
Dopodiché, prende avvio l'offensiva legale. Il 12 maggio 1987, Berlusconi presenta due querele alla Procura della Repubblica presso il Tribunale dì Milano alle quali farà seguire anche la costituzione di parte civile "per il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali tutti". Il potentissimo Sua Emittenza sodale del potentissimo presidente del Consiglio Bettino Craxi) si ritiene diffamato dal contenuto di due interviste che gli autori di Berlusconi. Inchiesta sul signor Tv hanno rilasciato in occasione dell'uscita del libro a "l'Unità" e a La Notte.
Per il servizio apparso sul quotidiano del Pci il 28 marzo 1987 la querela berlusconiana coinvolge oltre agli intervistati l’estensore dell'articolo Francesco Bucchieri, e - limitatamente alla quetione dell"omesso controllo" il direttore del quotidiano comunista Giancarlo Bosetti. L'illustre querelante lamenta che nell'intervista sia stata affermata l'esistenza di un procedimento penale a suo carico per reati valutari; inoltre, si duole del passo dell'intervista che tratteggia il suo impero come un "colosso d'argilla" costituito da "scatole cinesi" spesso vuote.
Anche la querela del 28 marzo 1987, relativa all'articolo pubblicato da "La Notte" il 20 marzo, è sporta per "diffamazione aggravata dall'uso del mezzo della stampa e dall'attribuzione difatti determinati (quello di avere un processo pendente per reati valutari)". Vi si legge: "Sul numero del quotidiano "La Notte" del 20 marzo 1987 appariva in prima pagina e a caratteri cubitali il titolo annunciante un Libro-bomba su Berlusconi. Nel sottotitolo si specificava, tra l'altro, essere il libro il risultato di una "lunga indagine che mette a fuoco gli interessi di Berlusconi con le loro luci e le loro ombre". Il tutto, corredato da una foto "a mezzo busto" del sottoscritto e dal rinvio "a pag. 3". Il testo della querela prosegue citando brani della nostra intervista (""Dal nostro libro saltano fuori cose spiacevoli: fallimenti, società ombra, mafia bianca, Ciancimino, Calvi, Gelli""); dopodiché il megaeditore craxiano e piduista argomenta: "Il testo dell'intervista è tale da far ritenere che tutto questo ben di Dio [cioè fallimenti società ombra, mafia bianca, Ciancimino, Calvi, Gelli, NdA] sia posto nel libro "a carico" del sottoscritto. Per la verità, non è precisamente così, perché il libro è costruito, dal punto di vista della diffamazione, in maniera più subdola ma più accorta... L'intervista invece è più brutale, sotto il profilo della metodologia diffamatoria: va giù dura e diretta, perché le "cose spiacevoli" non possono non significare un coinvolgimento di Berlusconi nell'elencazione sopra riportata [e cioè fallimento società ombra, mafia bianca Ciancimino, Calvi, Gelli, NdA]". Ma la querela sporta dall'ex palazzinaro affiliato alla Loggia P2 riserva un finale "colpo di scena":
"... Ed ecco la sorpresa: l'articolista è nientedimeno lo stesso direttore del quotidiano "La Notte" Pietro Giorgianni, che agisce evidentemente in sospetta sincronia con il suo editore Rusconi: quest'ultimo è già stato querelato dal sottoscritto per un'altra intervista, rilasciata ad un settimanale nello stesso lasso di tempo in cui veniva pubblicato l'articolo di cui sopra. Anche Ruggeri e Guarino sono giornalisti di casa Rusconi".
Berlusconi ritiene dunque che i "rusconiani" abbiano ordito una "strategia della diffamazione" a suo danno, come sostiene nella querela; ma in seguito cambierà idea e rimetterà la querela sporta a carico dell'editore Edilio Rusconi. Rimetterà anche la querela a carico di Pietro Giorgianni, il quale era stato querelato sia come estensore dell'articolo, sia nella sua veste di direttore de "La Notte" (Giorgianni verrà in seguito invitato a cena nella villa di Arcore, e quando il giornalista lascerà la direzione de "La Notte" gli verrà affidata la direzione del periodico della Silvio Berlusconi editore "Telepiù"); ma il "presunto diffamato" chiede espressamente che l'effetto della remissione della querela a carico di Giorgianni non si estenda agli altri due querelati, e cioè a Ruggeri e Guarino: lui il direttore lo perdona, ma "quei due" li vuole in galera...
Tuttavia, il Tribunale (presieduto da Giorgio Caimmi, giudice relatore Fabio De Pasquale) è di diverso avviso. "La richiesta del querelante", si legge nella sentenza del 27 aprile 1988, "deve giudicarsi quantomeno singolare. A fondare l'effetto estensivo basterebbe infatti il rilievo dell'unicità dei fatti contestati". Il Tribunale dichiara dunque il non luogo a procedere nei confronti di tutti i querelati, e condanna Berlusconi al pagamento delle spese processuali.
Stessa sorte subisce, l'anno dopo la quercIa relativa all'intervista pubblicata da "l'Unità". Berlusconi la rimette, e con sentenza del 20 novembre 1989 il Tribunale (presidente Paolo Carfi, giudici Fabio De Pasquale e Claudio Gittaredi) gli accolla le spese del procedimento. Secondo alcuni, la querela che stando alla deposizione del Di Lenardo sarebbe stata rimessa quando "Berlusconi fece un grosso affare pubblicitario in Unione Sovietica" sarebbe proprio quest'ultima.
Berlusconi sporge un'altra querela a nostro carico per un'ulteriore intervista pubblicata dàl settimanale "Epoca". Il giornalista Carlo Verdellì aveva trascritto, nel numero di "Epoca" del 26 marzo 1987, il colloquio-intervista che aveva avuto con noi in merito al libro appena pubblicato. Gli argomenti dell'intervista erano stati anticipati dalla edizione de "La Notte" del 20 marzo Berlusconi era al corrente di questo particolare ("quella a "La Notte" è un'intervista... in seconda battuta" puntualizzava infatti nella sua querela); e dunque la "presunta diffamazione" era contenuta in entrambe le testate: e tuttavia, il querelante rimetteva solo la querela a carico de "La Notte", mentre confermava quella a 'Epoca". Sarà questa evidente contraddizione, questa giuridicamente inammissibile difformità. a segnare la sconfitta finale del Cavaliere, dopo una battaglia legale durata anni e combattuta in Lutti e tre i gradi di giudizio, fino alla Cassazione.
Berlusconi sporgeva querela per l'articolo di "Epoca" il 12 maggio 1987.11 processo si teneva nell'autunno del 1988 presso il Tribunale penale di Verona, competente per territorio (in quanto "Epoca" si stampava in quella città). Imputati di diffamazione aggravata a mezzo stampa erano i soliti Ruggeri e Guarino, il collega Carlo Verdelli, e per "omesso controllo" il direttore del settimanale Alberto Statera .
La vicenda merita di essere seguita attraverso il testo della sentenza datata 16 novembre 1988 del Tribunale penale (presidente Mario Resta, giudici a latere Giovanni Tamburino e Giovanni Pietro Pascucci, estensore): "Si dolse, in particolare, nell'atto di querela, il Berlusconi, di due brani contenuti in detto articolo... In primo luogo ritenne diffamatorio l'articolo laddove, dopo che gli autori avevano spiegato il perché della scelta della casa editrice Editori Riuniti ("Abbiamo scelto la casa editrice del Pci perché ci piaceva una loro collana, I libri bianchi, quella che pubblica gli atti di accusa dei giudici impegnati nei processi più importanti: mafia, Sindona strage di Bologna"), con un ardito accostamento e in risposta alla domanda che sorgeva spontanea di come c'entrasse Berlusconi coi processi riferiva come testualmente dichiarato dagli autori del libro che "un procedimento penale in corso ce l'aveva anche lui: dal 1983, per reati valutari commessi insieme a Flavio Carboni. E una vicenda poco risaputa ma la si evince, incontrovertibilmente dalla relazione della Commissione parlamentare sulla P2". In secondo luogo gravemente diffamatoria, a giudizio del querelante, doveva ritenersi la frase successivamente riportata nell'articolo anch'essa come testuale dichiarazione degli autori del libro: "Dal nostro libro su Berlusconi saltano fuori cose spiacevoli: fallimenti, società ombra, mafia bianca, Ciancimino Calvi Gelli" [...]".
Sì dà il caso che all'inizio della fase dibattimentale noi imputati avessimo subito chiarito che Carlo Verdellì aveva riportato fedelmente le nostre dichiarazioni, e che la notizia del procedimento penale a carico di Berlusconi era poi risultata infondata. Infatti, nel procedimento penale cui ci eravamo riferiti erano imputati il faccendiere Flavio Carboni e il suo braccio destro Emilio Pellicani, e deponendo davanti alla Commissione d'inchiesta sulla Loggia P2, Pellicani aveva chiamato in causa anche Berlusconi: si trattava di una chiamata di correità, tant'è vero che il faccendiere il 19 luglio 1984 aveva promosso causa civile contro Berlusconi esigendo la restituzione di 545 milioni che avrebbe speso per suo conto e in suo nome e chiedendo di "essere manlevato da tutte le conseguenze a lui derivanti e da derivare dal procedimento penale pendente davanti alla Procura di Trieste": questo era quanto noto al momento dell'uscita del nostro libro e dell'intervista a "Epoca". Mentre al Tribunale di Verona era in corso il processo per la querela di Berlusconi, ignoravamo ancora che il 6 ottobre 1988 la Prima sezione civile del Tribunale di Milano, presieduta dal giudice Diego Curtò , aveva respinto le richieste di Pellicani (ed è singolare che Berlusconi abbia ritenuto di non informare il Tribunale di Verona della sentenza a lui favorevole e avversa a Pellicani - ma forse più strano ancora è il merito della sentenza...).
Nella prima edizione del nostro libro, a pagina 102, avevamo scritto: "Pellicani sostiene trattarsi di procedimenti per reati valutari che vedrebbero coinvolto, oltre a due società di Carboni, anche Silvio Berlusconi. Se ciò che Pellicani afferma corrìspondesse al vero, significherebbe che contro Berlusconi sarebbe in corso (1983) un procedimento penale. Non ci è consentito soffermarci ulteriormente su questo punto e di approfondirlo, poiché scatterebbe il reato di violazione di segreto istruttorio"; al collega Verdelli non potevamo aver dichiarato altro - a scanso di equivoci, lo avevamo pregato di riferirsi alla pagina 102 del libro, ed egli lo aveva puntualmente scritto, sia pure con l'inevitabile imprecisione delle sintesi troppo sommarie.
La prima udienza del processo di Verona si teneva il 27 settembre 1988, ma nel frattempo si erano verificati fatti nuovi. Il procedimento di Trieste pendente in istruttoria a carico del duo Carboni-Pellicani era approdato in aula per il pubblico dibattimento, e quindi era caduto il segreto istruttorio; presa visione delle carte processuali, avevamo potuto constatare che Berlusconi non figurava tra i rinviati a giudizio, circostanza che infatti subito dichiaravamo in apertura del processo di Verona.
La sentenza ce ne darà atto: "Ruggeri ha precisato di aver potuto recentemente accertare l'infondatezza della notizia... Ma dì quali altri elementi erano in possesso gli autori del libro su tale informazione? Lo si ricava dalla memoria oggi prodotta a firma del Ruggeri: "Ma dove la prudenza, il senso della misura la cautela nel trattare siffatta materia vengono da noi esercitati al massimo è a proposito dell'affare Calderugia-Nova Nuraghe. Le due società -di diritto estero - possedevano vaste aree edificabili in Sardegna;
Carboni e Berlusconi le acquisirono per destinare i terreni alla realizzazione, in società tra loro, del gigantesco progetto di insediamento turistico noto come Olbia 2... Il cav. Berlusconi ha dichiarato di non aver mai sentito parlare della Calderugia e della Nova Nuraghe. Che smemorato! In sostanza Berlusconi sapeva che i terreni erano di società estere, sapeva che volevano il pagamento 'in nero', sapeva che Carboni-Comincioli avevano ingannato l'Ufficio italiano cambi, e frodato il fisco, ecc. Berlusconi aveva fornito il denaro per i terreni in questione, e questi sono regolarmente finiti a lui con rogito del notaio Zito di Milano dell'aprile 1981. Questi i fatti. Che poi Pellicani gli abbia attribuito una comunicazione giudiziaria è un errore deprecabile, ma non cambia la sostanza dei fatti".
"Tali elementi", si legge più avanti nella sentenza, "se giustifica-vano la conclusione del cointeressamento di Berlusconi all'acquisto dei terreni e del suo coinvolgimento nella complicata vicenda giudiziaria, non autorizzavano certo la conclusione di un suo concorso nei reati valutari addebitati al Carboni". Era questa considerazione che determinava la nostra condanna a un milione di lire di multa ciascuno. Per le residue imputazioni venivamo invece assolti per insufficienza di prove. Il collegio giudicante perveniva alla nostra assoluzione "con riserva" in merito alla frase "società ombra, mafia bianca, Ciancimino, Calvi, Gelli", in considerazione del fatto che "sono effettivamente esistiti dei punti di contatto o dei legami del Berlusconi con dette persone e con fatti del genere giungendosi anche a qualificare tali rapporti come non irrilevanti", e inoltre perché quanto da noi affermato "non appare ispirato da motivi contrari ai doveri professionali del giornalista".
Le motivazioni della sentenza del Tribunale di Verona erano un duro colpo per il dan berlusconiano, già contrariato dalla parzialissima e momentanea "vittoria di Pirro". il mensile "Prima comunicazione" nel febbraio 1989 pubblicava un inserto speciale con il testo completo della sentenza, e segnalava: "Il Tribunale di Verona condanna i quattro giornalisti ma molta stampa scrive che lo sconfitto è Berlusconi".
Infatti "L'Espresso" scriveva di "clamorosa sconfitta giudiziaria di Berlusconi a Verona". "Il manifesto" gli dedicava questo colorito articolo: "In galera! Il grido bracardiano è risuonato mercoledì pomeriggio nell'aula di giustizia del Tribunale di Verona ex caserma asburgica con vista sul carcere. A lanciarlo è l'avvocato Domenico Contestabile a nome di Silvio Berlusconi e all'indirizzo di Carlo Verdelli, Alberto Statera, Giovanni Ruggeri e Mario Guarino. Era la quarta e ultima udienza del processo per diffamazione aggravata [...]. Berlusconi, che alla sua immagine tiene molto, si era presentato in persona alla terza udienza, nonostante tutto quello che ha da fare. Alla giuria aveva raccontato delle lagrime di mammà alla lettura dell'articolo. Il suo avvocato ha raccontato anche delle lagrime dei Berlusconi babies alla lettura del libro, incautamente lasciato da papà in bella evidenza sulla libreria della villa di Arcore. "Il sospetto come strumento della diffamazione", ha tuonato l'avvocato di parte civile, e per questa pratica da "diffamatori di professione" ha chiesto una riparazione pecuniaria dì 100 milioni. Il pubblico ministero, da parte sua ha chiesto 9 mesi di reclusione per Verdelli, 8 per Ruggeri-Guarino, 5 per Statera direttore di "Epoca". Punizione esemplare per chi lede l'immagine di Berlusconi? La giuria, dopo 4 ore e mezza, ha deciso che non era il caso... Una sentenza che certo non può soddisfare Berlusconi"
Anche "l'Unità", in un articolo intitolato Berlusconi amico di Gelli querela ma igiudici assolvono, evidenziava come il magnate di Arcore avesse chiesto, tramite il suo avvocato, un risarcimento di 100 milioni a testa, respinto dal Tribunale, e condanne per tutti tra i 5 e i 9 mesi: "Il Tribunale a tarda sera ha invece emesso una sentenza diversa, assolvendo gli imputati proprio sulle contestazioni più gravi, sia pure per insufficienza di prove".
Ai nostri avvocati Corso Bovio, Caterina Malavenda e Paolo Maruzzo (che sono anche colleghi pubblicisti, e ci hanno assistito con competenza e passione), davamo mandato dì ricorrere avverso la sentenza del Tribunale di Verona. Il 22 ottobre 1992, la Corte d'Appello di Venezia (presidente Michele Curato, consiglieri Lionello Marini e Umberto Mariani) trasformava l'assoluzione per insufficienza di prove in assoluzione piena, e riduceva a 700 mila lire la multa per avere attribuito a Berlusconi il coinvolgimento in reati valutari in concorso con Carboni.
Dunque, risultava vieppiù legittimo, e con l'autorevolissimo avallo del Tribunale, accostare il nome e le gesta di Silvio Berlusconi al Venerabile maestro piduista Licio Gelli, al mafioso Vito Ciancimino, al bancarottiere piduista Roberto Calvi, e a vicende di fallimenti, società ombra, "mafia bianca". Rimaneva l'infinitesimale neo della multa per una svista non nostra un minuscoio neo del quale volevamo comunque liberarci.
L'ultimo atto è del 30 marzo 1993. La Corte suprema di Cassazione (presidente Guido Guasco, consiglieri Giuseppe Ciufo, Guido letti, Alfonso Malinconico, Carlo Cognetti) accoglieva il nostro ricorso, giusto l'articolo 90 del vecchio Codice di procedura penale: "L'impugnata sentenza dev'essere annullata senza rinvio", sentenziava la Cassazione. Era la vittoria finale e completa. Di tutti e tre i gradi di giudizio, niente è rimasto a nostro carico, neppure la pur modestissima multa.
L'onnipotente Cavaliere, da parte sua, non solo doveva prendere atto della completa sconùtta ma finiva nei guai per falsa testimonianza - cioè a dire. l'accusatore finiva sul banco degli imputati, ai sensi dell'art. 372 del Codice di procedura penale.
Al Tribunale di Verona, nel corso dell'udienza dcl 27 settembre 1988, Berlusconi aveva deposto sotto giuramento; interrogato in merito alla sua affiliazione alla Loggia massonica P2 l'aveva temporalmente collocata neU'anno 1981 (invece che nel 1978, come noi avevamo scritto), e aveva affermato - mentendo - di non avere corrisposto al Venerabile maestro Licio Gelli alcuna quota di iscrizione alla Loggia, al momento dell'affiliazione. Al cospetto di queste clamorose menzogne, avevamo inoltrato un esposto alla Pretura di Verona.
Il 22 luglio 1989, il pretore Gabriele Nigro firmava una sentenza istruttoria di "non doversi procedere contro l'imputato [Berlusconi, NdA] perché il fatto non costituisce reato". Avverso la decisione del pretore si appellava il Procuratore generale della Corte d'Appello di Venezià Stefano Dragone.
Il processo d'Appello aveva luogo nel maggio 1990. Dal nostro esposto alla Pretura erano trascorsi venti mesi, nel corso dei quali era stata varata dal Parlamento l'ennesima amnistia (la ventitreesima della storia repubblicana); essa diveniva operante il 12 aprile 1990, e riguardava i reati commessi fino a tutto il 24 ottobre 1989-per Berlusconi era un provvidenziale salvagente. Quando i magistrati lo avevano convocato a Venezia per rispondere del reato di falsa testimonianza, l'editore piduista aveva dichiarato: "Spero che la prossima amnistia, che si annunzia non rinunziabile non mi tolga il piacere di vedere confermata la sentenza di proscioglimento [della Pretura, NdA] dalla Sezione istruttoria presso la Corte di Appello di Venezia". Amnistia non rinunziabile? Berlusconi farà tutto meno che rinunciarvi, e la Corte d'Appello (presidente G. Battista Stigliano, consiglieri Luigi Nunziante e Luigi Lanza, relatore) non gli toglierà alcun piacere: "Ritiene il Collegio che le dichiarazioni dell'imputato non rispondano a verità... Ne consegue quindi che il Berlusconi, il quale, deponendo davanti al Tribunale di Verona nella sua qualità di teste-parte offesa, ha dichiarato il falso su questioni pertinenti alla causa ed in relazione all'oggetto della prova, ha reso affermazioni non estranee all'accertamento giudiziale e idonee in astratto ad alterare il convincimento del Tribunale stesso e ciò (a prescindere dal mancato utilizzo processuale delle dichiarazioni menzognere medesime da parte del giudicante) ha compiutamente realizzato gli estremi obiettivi e subiettivi del contestato delitto... il reato attribuito all'imputato va dichiarato estinto per intervenuta amnistia".
Complimenti, Cavaliere!
Giovanni Rugger  Mario Guarino


Berlusconi investigation of Mr TV, an old book says it all.
By Alberto Mrini and Benedetta Broccoli, excerpt  from The italian book.

You all know of membership of Berlusconi to the P2, but few know of his sentence, then passed under one of the many amnesties on the false testimony regarding the date of their registration. For me, I refer you to the last book of Francesco Cossiga, an expert in the field, that Fuck the power, ( HERE ) about Berlusconi, provides its rapid end, not legal or financial facts, but simply because people those who believed in him, he realized that the character has not kept its promises.  A rose-colored vision of the end of Berlusconi, who if not for the friends of the PD, I think, would rather have a bad end, and it is said that not happen, certainly not at the hands of D'Alema and Veltroni, as the work of services, maybe even the CIA.
 The first book that revealed the true face of Berlusconi and his early relationships and border is a work of two journalists, Giovanni Ruggeri and Mario Guarino, published in 1987, although the book has had a difficult birth.
At the Court of Verona, at the hearing on 27 December 1988, Berlusconi had deposed under oath, questioned about his affiliation with the P2, had temporally placed in 1981 (instead of 1978 as we had written) and he said - falsely - that it had paid to the Venerable Master Licio Gelli is no registration fee to the Lodge at the time of membership ... When the magistrates were summoned to Venice to meet the crime of perjury, the publisher piduista had said: "I hope that the next amnesty, which promises not to give up, I do not take away the pleasure of seeing confirmed the acquittal."
Amnesty does not give up? Berlusconi will do anything but surrender and the Court of Appeals did not take away any pleasure, "Does the Council believe that the accused is not true. It follows that Berlusconi, who, deposing before the Court of Verona in its as a witness-injured party has made false declarations on issues relevant to the subject matter of the facts and evidence, not statements made outside the investigation and appropriate proceedings in the abstract to alter the conviction of the Tribunal and this has fully achieved the objective and subjective ... The offense of the alleged crime attributed to the accused to be declared extinct intervened for amnesty. "


The two authors of the preface to the second edition of 1994, Berlusconi investigation of Mr TV, Kaos Edizioni.


 This book - in its second edition, thoroughly updated and deepened after the troubled first edition of March 1987 - would never  had to leave because the person who is the biographer has declared war before it was published, and during and after its publication.
Il primo attacco di Berlusconi al presente libro è stato sferrato quando non era ancora stato edito. The first attack of Berlusconi in this book was launched when it was not yet published.  On 25 and 26 September 1986, the newspaper Il Mattino published a survey in two episodes of the journalist Roberto Napoletano entitled Who will be the master of Berlusconi?; Napoletano had interviewed among others Mark Stock (then director of "Italy Today") and John Ruggeri, such as "experts" of the ambiguous concerning Berlusconi: The topics covered ranged from the fellowship of the Knight with the Venerable Master Gelli piduista credit for payments that banks led by piduista had at the time granted by the Fininvest and most controversial aspects Dark adventure building "the first Berlusconi, his reckless dealings with the recruiter talked Flavio Carboni is the huge debts of the Fininvest group, the fiasco of" La Cinq "in France and so on.  Mr. Knight responded with anger letter to the newspaper, demanding the publication of a mileage correction, in which he wrote: "All the claims that the service of" Morning "would materially derived from this impending work (soon to be published by Editori Riuniti [the reference is to our future book, quoted in the article, author's note] are absolutely false ", and followed his complaints articulated in 18 points, each of which began with" It is false that ...".
 "The Morning" replied confirming all the news published in the investigation of his left. At that point, Grandpa Pasquale Berlusconi sued the director, and sent Roberto Napoletano and "others who had contributed to crime", that even Giovanni Ruggeri and Mario Guarino (we were just finalizing the "impending work" mentioned by Knight ).
But the investigating judge of the Court of Naples decided by the unfounded allegations of Berlusconi, signing the order for filing his lawsuit.
 The release of our book Berlusconi. Investigation of Mr. TV was scheduled for later in October 1986, at the Editori Riuniti (with which we concluded regular contract) but the survey published by the "Morning", and the controversy that had followed had caused unspecified "technical difficulties" by Progress Publishers, the publishing house indeed postponed the release of the book each month (to be published until March 1987).  The reasons of "technical difficulties" camped by Editori Riuniti discovered some years later, in September 1993 as part of judicial inquiry "Clean Hands". The deputy prosecutor Tiziana Parenti, questioning Flavio Di Lenardo (publishing entrepreneur, former partner of Ecolibri - to associate Editori Riuniti), learns of "reckless maneuvers attempt by Silvio Berlusconi to block publication of a biography dedicated to Your Issuer."  Di Lenardo told the court Relatives have learned Advocate Bruno Pelosi (at the time CEO of Editori Riuniti) a furious Berlusconi, who alternated between threats and overtures, "Peloso said that Fedele Confalonieri tried to avoid by all means the 'volume output because it tells the beginning of the ascent of Berlusconi's right hand ... The owner of Fininvest will even suggest the purchase of Editori Riuniti, but not to see that book for sale "" Attempts were accompanied by offers of money. "
 Declarations of Di Lenardo are taken from newspapers, "Future" writes: "The book is the famous (and now unavailable) Berlusconi. TV on Mr Poll, written for four hands by journalists Giovanni Ruggeri and Mario Guarino. The fact showed two days ago, now seems to become a national case. One of the two authors, John Ruggeri. declares: To prevent the release of the biography from the Publishers under Berlusconi did everything. One day he appeared a close associate of Confalonieri and I offered him a blank check in exchange for rights to the book. " Infatti, come abbiamo denunciato più volte pubblicamente (senza ricevere alcuna querela), nel febbraio. As we reported several times publicly (without receiving a complaint) in February. Fedele Confalonieri we had called at Rusconi Editore (which worked), asking to meet us' to agree: although we had rejected the offer, sent us an official in the office of Fininvest Roncucci Sergio, who, displaying a book of checks , told us: "We buy our book, sight unseen. La cifra la scrivete voi...", e aveva anche ventilato di un possibile incarico a "Tv sorrisi e canzoni"... The figure had to write you ...", and also aired a possible role in "TV smiles and songs ...
During his deposition to the court Parenti, Flavio Di Lenardo also said "The book came out anyway, and Berlusconi sued the publishing company. But the complaint falls when Berlusconi became big business in the Soviet Union concerning advertising contracts. Fininvest has obtained exclusive rights of advertising for Western companies to Soviet TV listings: Di Lenardo assumed, according to allegations made to him by Hairy confidence that the deal has been favored by Progress Publishers (publishing house controlled by the PCI ), and in exchange, inter alia, Berlusconi has named his lawsuit.
Fatto è che, finalmente edito nel marzo 1987, Berlusconi. Fact is that, finally published in March 1987, Berlusconi.  Investigation of Mr. TV went out a few days. An immediate reprint (April '87) ran out the run in three weeks. While the success of sales were understandable and clear, strong was the suspicion that the circulation cough underwent a systematic work of "mopping up" by "unknown hands."
 Having failed to prevent its publication, however, Berlusconi tried to order the book anonymity. At its release in bookstores (March 20, 1987), the Fininvest group immediately issued a statement threatening legal action against the authors ("guilty" of undermining the reputation of Berlusconi) and against "the press and information in whatever forms and any holder gives prominence to the book in question. " But the Council 's Association of Journalists of Lombardy rejected "preventive and general intimidation of Fininvest, and in a statement titled' s Order of Fininvest intimidation to the press stated:" In acknowledgment of the statement issued after the Fininvest Communications the publication of a book-pamphlet dedicated to Silvio Berlusconi journalists Giovanni Ruggeri and Mario Guarino for the types of Editori Riuniti the Order of Journalists of Lombardy reject the manifest inadmissibility prior intimidation and general revolt in the same statement to the press and of 'information in any form and any title will highlight the book in question. "
The controversy Fininvest-Association of Journalists of Lombardy was recorded by critics for newspapers with accents arrogant intimidation of Fininvest, he wrote such as "the Republic": "Maybe too many trips abroad have given him in the head. By the time Craxi wanted to expel the correspondent of Le Monde from Rome, had not seen anything more absurd and basically, even self-defeating "and" La Notte ":" The book, written by journalists Giovanni Ruggeri and Mario Guarino, has sent Broadcasting your beast in pushing at Inc. moved judged as an unacceptable attempt at censorship. "
 But as you know - Berlusconi is a tenacious type and thus avoid the release of the Order of some journalists personally contacting editors. For example, the late Peter Giorgianni editor of "La Notte", who told us the following call from your Issuer: "Director talking about the book she has my respect ... I played the reduced poverty, and Giorgianni: "It can already poor ...".
Dopodiché, prende avvio l'offensiva legale. Then starts the legal offensive. On May 12, 1987, Berlusconi has two complaints to the Public Prosecutor at the Milan court which will also follow the partie civile "for the financial damage and not all assets." His companion of the mighty Broadcasting powerful Prime Minister Craxi) is believed defamed by the contents of two interviews that the authors of Berlusconi. Inchiesta sul signor Tv hanno rilasciato in occasione dell'uscita del libro a "l'Unità" ea La Notte. Investigation of Mr. TV issued on the occasion of the book "Unity" and La Notte.
 For the service appeared in the newspaper of the Communist Party March 28, 1987 the lawsuit involves more than Berlusconi respondents article the writer Francis Bucchieri and - limited to quetione of "not being checked," the director of the Communist daily Giancarlo Bosetti. The illustrious plaintiff complains that the interview has been established the existence of criminal proceedings against him for crimes currency, also complains about the pace of the interview which outlines his empire as a "colossus of clay" consisting "Chinese boxes" are often empty.
 Even the complaint of 28 March 1987 on the article published by "La Notte" March 20, and sports for "aggravated defamation by the use of the press and to attribute certain fact (to have a lawsuit pending for offenses currency). " It reads: "The number of newspaper" La Notte "of March 20, 1987 appeared on the front page and capital letters the title advertiser Paper-bomb on Berlusconi. The subtitle was specified, among other things, be the result of the book a "lengthy investigation that focuses on the interests of Berlusconi with their lights and their shadows." All this, accompanied by a photo of "half-length" of myself and referral "page. 3".  3. The text of the lawsuit goes on to quote passages of our interview ("In our book jump off unpleasant things failures, Shadow Company, a white mob, Ciancimino, Calvi, Gelli"), after which the megaeditore piduista Craxi and argues: " The full interview is such as to indicate that all these good things [that company failures shadow, a white mob, Ciancimino, Calvi, Gelli, author's note] is placed in the book "dependents" of the undersigned.  Actually, not exactly so, because the book is constructed in terms of libel, in a more subtle but more prudent ...  The interview is rather more brutal in terms of methodology defamatory: goes down hard and direct, because "bad things" can not mean no involvement of Berlusconi in the list above [ie bankrupt companies shadow mafia white Ciancimino , Calvi, Gelli, author's note]. "But the complaint lodged by former palazzinari affiliated with the P2 Lodge keeps a" twist ":
... And here's the surprise: The article is nothing less the same director of the newspaper" La Notte "Peter Giorgianni, apparently acting suspicious in sync with his publisher Ruskin: the latter has already been sued by myself for a ' another interview given a week at the same time when it was published the above article. Ruggeri and Guarino are also journalists Rusconi edition home.


Mentre il NY Times e il Sunday, e molti altri quotidiani del mondo, infiammano
 una polemica durissima sui pedofili del Vaticano, tirando in ballo anche direttamente il passato di Ratzinger, da noi? SILENZIO ASSOLUTO. Intanto, vi segnalo come il 14 Marzo 2010, il Sunday Times, e poi la Bbc2, per l'inviato Mark Franchetti, trattano e vedono la materia- Berlusconi, e l'Italia, che ormai da tempo, anche su Vanity, definiscono - una fiction.  timesonline.co.uk

Silvio Berlusconi in 'protezione della mafia'     di  Mark Franchetti
Un giovane Silvio Berlusconi ha ripetutamente richiesto Stefano Bontate, assassinato nel 1981, per proteggere i suoi figli e la sua prima moglie Carla.Il ministro italiano Free Image Hosting at www.ImageShack.usmiliardario Consiglio, Silvio Berlusconi, una volta incontrato un padrino della mafia porta per chiedere protezione, secondo le testimonianze raccolte nell'arco di diversi anni dalla procura della criminalità. Informatori Mafia l'affermazione della riunione si è svolta a Milano nel 1974, quando Berlusconi era già un ricco imprenditore, presso gli uffici della
 sua società immobiliare. Gli informatori dicono Berlusconi incontra Stefano Bontade, allora uno dei boss più potenti della mafia, perché temeva per la sicurezza della sua famiglia in un momento in cui l'Italia è stata colpita da un'ondata di rapimenti di alto profilo. Francesco Di Carlo, uno degli scagnozzi di Bontade è che ora è in carcere, ha detto ai pubblici ministeri che era alla riunione. Egli sostiene Berlusconi ha chiesto aiuto al fine di garantire che né lui né i suoi figli sarebbero stati rapiti da altri clan mafiosi. Secondo la testimonianza del braccio destro, il Bontade ha dato la sua parola che avrebbe personalmente garantire la sicurezza di Berlusconi. In cambio, Berlusconi ha detto il padrino della mafia che era "a sua disposizione, per qualsiasi cosa. Mafia per avere i beni confiscati alla criminalità di proteste, come Berlusconi recupera ' "immunità" Secondo la Procura anti-mafia, l'incontro è stato organizzato da Marcello Dell'Utri, amico intimo e socio in affari di Berlusconi. Dell'Utri in seguito ha svolto un ruolo importante nella fondazione prima del magnate partito politico, Forza Italia, che ha vinto le elezioni del 1994 e ha preso Berlusconi al potere. Ora, un senatore, Dell'Utri è stato condannato nel 2004 a nove anni di carcere per favoreggiamento alla mafia. Egli nega le accuse e fa appello - ed è ancora un uomo libero sotto il sistema giudiziario italiano. Lui nega e Berlusconi si sono incontrati Bontade. Ma i magistrati ritengono testimonianza di Di Carlo, che è stata sostenuta da un altro boss mafioso che divenne un informatore. "A nostro avviso Dell'Utri era in stretto contatto con la mafia. Ha agito come un ambasciatore per la mafia, che rappresenta i suoi interessi tra gli imprenditori ricchi d'Italia ", ha detto Domenico Gozzo, un membro chiave del team di accusa nel processo Dell'Utri. "Invece di rivolgersi alla polizia, Berlusconi si rivolse a Dell'Utri, quando divenne preoccupata per la sicurezza. Ha chiesto al suo amico di trovare una soluzione. Dell'Utri ha fatto nel corso di un incontro con l'allora capo mafia Stefano Bontade, in cui Berlusconi ha preso parte. Bontade promesso di inviare una persona per proteggere Berlusconi e la sua famiglia. Perché? Perché Berlusconi è diventato di interesse di Cosa Nostra, prima come imprenditore e poi come un politico. "Poco dopo il presunto incontro con Bontade, ucciso in una guerra tappeto erboso mafia nel 1981, Berlusconi ha assunto Vittorio Mangano, un membro della mafia. Lavoro dipendente Mangano era quello di eseguire la proprietà del magnate di lusso ad Arcore, al di fuori Milano. Ha vissuto a 145-villa camera per due anni, guida i figli di Berlusconi a scuola. I procuratori sostengono che Mangano era l'uomo Bontade fornito a guardia del magnate e della sua famiglia, che rappresenta un segnale per gli altri clan che Berlusconi era sotto la diretta protezione della mafia. Berlusconi e Dell'Utri entrambi affermano di non sapere che Mangano era un criminale. Tuttavia, egli è stato arrestato due volte mentre si lavora per Berlusconi. "Mangano era già un criminale condannato quando Berlusconi lo ha portato in", ha detto Gozzo. Nel 2000 Mangano, che stava scontando una condanna per traffico di droga, è stato giudicato colpevole di duplice omicidio. Morì prima che il suo appello possa essere ascoltato. Berlusconi e Dell'Utri hanno dato lo ha descritto come un eroe, perché si è rifiutato di fare affermazioni false contro di loro. "Mangano era una persona che si è comportato molto bene con noi", ha detto Berlusconi nel 2008. "Ha poi avuto alcuni problemi con la legge, ma io non sono a conoscenza di lui vi fossero mai stati giudicati colpevoli per sempre", ha aggiunto, riferendosi al fatto che il ricorso Mangano non è mai stato ascoltato. Il primo ministro non è mai stato accusato di associazione mafiosa. Gozzo e di altri magistrati hanno cercato di interrogarlo su Dell'Utri, i suoi presunti legami mafiosi e alcuni dei fondi investiti nelle sue imprese, ma Berlusconi ha scelto di rimanere in silenzio, citando il suo diritto di farlo secondo la legge italiana, ma ha anche affermato dalla informatori che la mafia sostenuto Forza Italia. La richiesta è stata fatta ancora una volta lo scorso dicembre da Gaspare Spatuzza, un sicario della mafia che hanno ucciso in carcere 40 persone e smaltiti un rivale sciogliendo lui in acido. Ha raccontato agli inquirenti di Berlusconi e Dell'Utri hanno avuto contatti con i fratelli Graviano, due boss mafiosi.  Berlusconi, 73 anni, ha rabbia respinto tutte le accuse di legami mafiosi e sostiene di essere vittima di una cospirazione orchestrata da magistrati di sinistra-ala. Ha detto di recente che nessun governo italiano aveva fatto più del suo per combattere la mafia. "Dal momento in cui Dell'Utri ha Mangano, in cui ha messo Berlusconi nelle mani della mafia", ha detto Marco Travaglio, uno dei leader in Italia, giornalisti investigativi.

"Cosa Nostra non è come un taxi, dove si salta su, pagare il viaggio, scendere e dire addio. Una volta che sono su di te non può più scendere. Berlusconi ha paura che il suo passato di recuperare il ritardo con lui ". Mark Franchetti riferirà in merito al primo ministro italiano in The Show Berlusconi il Mercoledì su BBC2

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Silvio Berlusconi in ‘protection deal with mafia’Mark Franchetti

A young Silvio Berlusconi reportedly asked Stefano Bontade, assassinated in 1981, to protect his children and his first wife Carla


THE billionaire Italian prime minister, Silvio Berlusconi, once met a leading mafia godfather to ask for protection, according to testimony gathered over several years by crime prosecutors. Mafia informants claim the meeting took place in Milan in 1974, when Berlusconi was already a wealthy entrepreneur, at the offices of his property company. The informers say Berlusconi met Stefano Bontade, then one of the mafia’s most powerful bosses, because he feared for his family’s safety at a time when Italy was plagued by a wave of high-profile kidnappings. Francesco Di Carlo, one of Bontade’s henchmen who is now in jail, told prosecutors that he was at the meeting. He claims Berlusconi asked for help to ensure that neither he nor his children would be abducted by other mafia clans.
According to the henchman’s testimony, Bontade gave his word that he would personally ensure Berlusconi’s safety. In return Berlusconi told the mafia godfather that he was “at his disposal, for anything”.
Mafia to have the assets of crime confiscated  Protests as Berlusconi regains 'immunity'  According to anti-mafia prosecutors, the meeting was arranged by Marcello Dell’Utri, a close friend and business partner of Berlusconi. Dell’Utri later played an important role in founding the tycoon’s first political party, Forza Italia, which won the 1994 election and took Berlusconi to power. Now a senator, Dell’Utri was sentenced in 2004 to nine years in prison for aiding and abetting the mafia. He denies the charges and is appealing — and is still a free man under the Italian judicial system. He and Berlusconi deny they met Bontade. But magistrates believe Di Carlo’s testimony, which was backed by another mafia boss who became an informant. “In our view Dell’Utri had very close contact with the mafia. He acted as an ambassador for the mafia, representing its interests among Italy’s wealthy entrepreneurs,” said Domenico Gozzo, a key member of the prosecution team in the Dell’Utri trial. “Instead of turning to the police, Berlusconi turned to Dell’Utri when he became worried about security. He asked his friend to find a solution. Dell’Utri did so during a meeting with the then mafia head, Stefano Bontade, in which Berlusconi took part. Bontade promised to send a person to protect Berlusconi and his family. Why? Because Berlusconi became of interest to the Cosa Nostra, first as an entrepreneur and later as a politician.” Shortly after the alleged meeting with Bontade, who was killed in a mafia turf war in 1981, Berlusconi hired Vittorio Mangano, a mafia member. Mangano’s official job was to run the tycoon’s luxury estate at Arcore, outside Milan. He lived at the 145-room villa for two years, driving Berlusconi’s children to school. Prosecutors allege that Mangano was the man Bontade provided to guard the tycoon and his family, thus sending a signal to the other clans that Berlusconi was under the direct protection of the mafia. Berlusconi and Dell’Utri both claim they did not know that Mangano was a criminal. However, he was arrested twice while working for Berlusconi. “Mangano was already a convicted criminal when Berlusconi took him in,” said Gozzo. In 2000 Mangano, who was serving a sentence for drug trafficking, was found guilty of double murder. He died before his appeal could be heard. Berlusconi and Dell’Utri have since described him as a hero because he refused to make false claims against them. “Mangano was a person who behaved very well with us,” said Berlusconi in 2008. “He then had some problems with the law but I’m not aware of him having ever been found guilty for good,” he added, referring to the fact that Mangano’s appeal was never heard. The prime minister has never been charged with mafia association. Gozzo and other magistrates sought to question him about Dell’Utri, his alleged mafia links and some of the funds invested in his businesses, but Berlusconi chose to remain silent, citing his right to do so under Italian law, It has also been alleged by informants that the mafia backed Forza Italia. The claim was made again last December by Gaspare Spatuzza, a jailed mafia hitman who killed 40 people and disposed of a rival by dissolving him in acid. He told prosecutors that Berlusconi and Dell’Utri had contact with the Graviano brothers, two mafia bosses.
Berlusconi, 73, has angrily rejected all allegations of mafia links and claims to be the victim of a conspiracy orchestrated by left-wing judges. He said recently that no Italian government had done more than his to combat the mafia. “From the moment when Dell’Utri brought Mangano in, he put Berlusconi in the hands of the mafia,” said Marco Travaglio, one of Italy’s leading investigative reporters.
“Cosa Nostra is not like a taxi where you jump on, pay for the trip, get off and say goodbye. Once you are on you can no longer get off. Berlusconi is terrified that his past will catch up with him.” Mark Franchetti will report on the Italian prime minister in The Berlusconi Show on Wednesday on BBC2