Bondi, la ex moglie Podestà parla delle sue crudeltà.

Sandro Bondi, una delle menti di Forza Italia, (del Senatore Pera, non si hanno
 più notizie da tempo), è l'uomo delle relazioni cortesi, delle poesie su Vanity Fair, delle buone maniere e del garbo cavalleresco verso il femminile. Eppure, da tempo escono  strane storie, come il libro pubblicato da una signora delle puglie, se non erro, in cui  non si fa il nome, ma molti hanno vociferato che l'uomo potente di cui  si parla, che al suo cospetto si eccitava da solo e poi si donava l'orgasmo, potesse riferirsi a Bondi. Una voce che la signora Gabriella Genisi, nel suo libro Il pesce rosso non abita più qui, non ha mai ammesso.
Finalmente, dopo un paio di anni dalla rottura del matrimonio del ministro con la moglie, signora Maria Gabriella Podestà, sposati nel 1994 e ormai separati dal tre anni, ma sancita solo l'anno scorso con separazione consensuale, ha deciso di uscire allo scoperto. Motivo: il rifiuto dell'ex marito di incontrare il figlio, se questi non accetta di vederlo assieme alla nuova compagna, la collega parlamentare della PdL, Manuela Repetti, con cui il Bondi, intrattiene una relazione da diversi anni.
Dopo essere stato sindaco per il Pci di Fivizzano, al termine del mandato non trovò spazi, e nel frattempo aveva conosciuto Cascella, lo scultore incaricato da Berlusconi di realizzare il mausoleo di famiglia ad Arcore, e Bondi da lì, conobbe Berlusconi, che gli affidò un incarico di contabile, ospitandolo presso la villa. Poi, si trasferisce a Roma, e infine nel 1998 ritorna ad Arcore.
Ma lasciamo parlare la signora Podestà:Free Image Hosting at www.ImageShack.us--Free Image Hosting at www.ImageShack.us
In che senso “punita”?
«Mi metteva sotto il naso indizi di possibili storie extraconiugali, tipo scontrini di regali; storie che poi negava, dandomi della pazza. Per me, una tortura psicologica. Litigavamo a bestia. A un certo punto, provammo con la terapia di coppia dal professor Fulvio Scaparro. La situazione non migliorò, la
 interrompemmo, lui non volle riprenderla, mi diceva con disprezzo “vacci tu”. E le sue punizioni continuavano».
Ma perché questi atteggiamenti lei li chiama “punizioni”?
«Giudichi lei. Nel 2001 gli proposi una vacanza in America. Lui però aveva accettato l’invito in Cilento di una sua amica milanese. Come sempre, capitolai e lo seguii. La signora faceva l’amica con me, ma era palpabile la grande intimità che c’era tra lei e il ministro, tanto a suo agio da girar per casa in mutande».
Fraintendere è facile, specie se il rapporto già scricchiola…
«Sarà… Ma la signora aveva preparato una camera matrimoniale e una singola per nostro figlio. Il bimbo da solo non dormiva, allora prese a coricarsi nel lettone con me, e il ministro a dormire nella cameretta. Una notte mi sono alzata e, quando sono uscita dalla mia stanza, c’è stato un fuggi fuggi generale. Ovviamente, si erano alzati per andare in bagno… Ma lui ha fatto anche di peggio: una me l’ha messa in casa».
In che senso, scusi?
«Aveva conosciuto un tizio e abbiamo iniziato a uscire con lui e sua moglie. Poi il ministro è diventato molto amico della signora, che ha preso a frequentare in modo assiduo casa nostra, anche in vacanza. Ho chiesto spiegazioni, e mio marito ha risposto che avevo bisogno di un’amica. L’America mi ha salvato la vita, creda. Qui, sarei finita in manicomio. Io non sono sempre stata così…».
Quando ha capito che era finita?
«Il mio matrimonio è finito il 26 settembre del 1998. Quel giorno lui mi ha preso a schiaffi per la prima volta».
Stando alle cronache, il ministro e l’onorevole Repetti vivono insieme dal 2008. Lei è tornata in Italia nell’estate di quell’anno. Qual è stata la tempistica della vostra separazione?Free Image Hosting at www.ImageShack.us--Free Image Hosting at www.ImageShack.us--Free Image Hosting at www.ImageShack.us
«Al mio ritorno ho appreso dell’esistenza della Repetti e ne ho chiesto conto. Lui la definì una storiella senza importanza, diceva di essere confuso, di non avere voglia di convivere e, testuale, “Dio non voglia sposarmi di nuovo”».
Ma viveva con lei o con la Repetti?
«Stava dal lunedì al venerdì a Roma. Tornava da noi per il weekend, ad Arcore o a Salò. Facevamo la famigliola modello, come piace a lui, che ama dare di sé un’immagine perfetta. Addirittura faceva il marito trascurato quando, stufa delle bugie, lo tenevo a distanza».
Quando è arrivata la rottura?
«Il 5 dicembre 2008. Mi ha inviato una mail per comunicarmi che aveva trovato il vero amore della sua vita, che quella donna lo aveva “salvato”, perché gli stava vicino e gli voleva bene “indipendentemente dal ruolo politico e dai difetti”».
Le chiese anche la separazione?
«No, è stato più subdolo, ha detto a me di decidere. Allora ho chiamato la mia avvocatessa, che mi ha consigliato di rivolgermi a Cesare Rimini. Volevo che tutto si svolgesse in fretta. Pensavo di far anche cosa gradita a lui, che aveva una nuova compagna».

LO STRANO CASO DEL PESCE ROSSO
L’incontro con la signora Podestà è anche l’occasione per chiedere un parere su un piccolo giallo che ha tenuto banco nell’estate del 2009, quando la scrittrice barese Gabriella Genisi ha pubblicato “Il pesce rosso non abita più qui”. Il romanzo narra della storia d’amore e sesso tra una cassiera e un politico del governo Berlusconi, Salvo Toscani. In lui, a molti parve di riconoscere il ministro Bondi, ma la Genisi ha sempre affermato fosse un personaggio della sua fantasia, sostenuta dallo stesso Bondi.
Prendiamo l’argomento, e la signora Podestà sorride e tira fuori dalla borsa proprio una copia del libro, sottolineato in più parti.
Cosa sono quelle sottolineature?
«I punti in cui in cui Salvo Toscani ricorda il ministro».
Sarà suggestione, la sua.
«Sì, certo, coincidenze. La Genisi descrive alla perfezione la casa romana di mio marito, nello stesso palazzo in cui vive Denis Verdini (e nel libro c’è un Loris) e in cui Fabrizio Cicchitto trascorre gran parte delle sue serate (e nel libro c’è un Maurizio). La casa coniugale di Genova, nel romanzo, è uguale alla nostra di Arcore: arredamento squallido e deprimente… È vero, la comprammo da una anziana signora e per un periodo tenemmo i suoi mobili. E pensi un po’: il quadro di Santa Caterina appeso sul letto di cui scrive la Genisi è uguale a uno del ministro».
Da dove viene questo quadro?
«È di un pittore lunigianese, Loris Ricci. Il ministro lo comprò quando era sindaco di Fivizzano. Vuole altre coincidenze? Nel libro si parla di saponi a forma di limoni di Positano e foto autografate di Silvio Berlusconi esposte in casa. Limoni uguali li ho qui con me, guardi, regalo di un’amica. Quanto alle foto del premier, che io ricordi ce n’era solo una. Ma, se vogliamo immaginare che il protagonista sia lui, può essere che, per la visita della signora, ne abbia tirate fuori altre per far bella figura». (ride)
Ci sono altre coincidenze?
«Ho riconosciuto i gusti musicali del ministro in quelli di Salvo Toscani: Gigi D’Alessio, Fiorella Mannoia, Franco Battiato… E quelli letterari: anche il ministro adora Hannah Arendt».
Nel libro, Toscani confessa di adulare Berlusconi in pubblico ma di odiarlo in privato. Non mi dica che…
«Il ministro ha avuto un solo momento di astio profondo e di rancore nei confronti del premier, e proprio nella circostanza descritta dalla Genisi nel libro, quando si parlava di Michela Brambilla come del futuro coordinatore unico del Pdl. Lui non lo accettava, era depresso».
Nel libro la reazione del protagonista è un tentativo di suicidio.
«Quel goffo episodio ha i tratti dei gesti teatrali tipici del ministro. Ma non ho informazioni in questo senso».
Il clamore suscitato dal libro mi costringe a una domanda insolente. La Genisi si sofferma su abitudini e gusti sessuali del protagonista. Non le chiedo i dettagli, ma…
«Mi limito a dirle che riconosco il ministro in quelle pagine».
Le ha fatto male leggere quel libro?
«Beh, piacevole non è stato… Ma sa cosa mi ha ferita di più? La protagonista ha capito in 20 mesi quel che io ho compreso solo dopo 15 anni».

Le parti dell'intervista sono di Novella 2000, via Dago.