Le donne della Costituente, mogli ed amanti di politici.

Le nostre MADRI COSTITUENTI sono le 21 donne elette il 2 giugno 1946 ( 21
 su 556 componenti l'Assemblea Costituente cioè il 3,78%):  [vedi anche QUI]

La prima donna della Consulta a parlare in un’assemblea democratica fu Angela Guidi Cingolani che condivideva con altre elette trascorsi di prigione e di confino. Tutte le Madri lottarono e furono attente alle speranze delle italiane, per non deludere le migliaia di donne partigiane, staffette, donne antifasciste che in mille modi avevano contribuito alla Liberazione.
Il primo successo delle Madri della Consulta fu quello di ottenere che il premio della Repubblica, di £ 3000, fosse esteso anche alle vedove di guerra e alle mogli dei prigionieri.

Tra le Madri Costituenti, nove erano comuniste, tra cui cinque dell’UDI (Adele
 Bej, Nadia Gallico Spano, Nilde Jotti, Teresa Mattei, Angiola Minella, Rita Montagnana, Teresa Noce, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi )
Nove democratiche cristiane (Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria De Unterrichter Jervolino, Maria Federici, Angela Gotelli, Angela Guidi Cingolani, Maria Nicotra, Vittoria Titomanlio).
Due socialiste ( Angelina Merlin e Bianca Bianchi) e una della lista ”Uomo Qualunque” (Ottavia Penna Buscemi).

Teresa Noce era moglie di Luigi Longo, imprigionato nella stessa cella, assieme all'allora compagno socialista rivoluziionario, Benito Mussolini. Negli articoli, trovate semplicemente che si sono separati, ma il divorzio non esisteva. La realtà era che Longo non la voleva più, aveva altro interesse, e ricorse a San Marino, repubblica sempre utilizzata per i comodi di ricchi e potenti.
Rita Montagnana, era la moglie di Togliatti, che ipocritamente, senza mai dichiararlo, la lasciò per la Jotti, più giovane e stimolante, che poi fece anche abortire.
Tralascio altri nomi, per carità.
Ecco cosa fecero i comunisti, nella Commissione dei 75, quando doveva votare per includere o meno l'indissolubilità del matrimonio, in altre parole, se doveva ammettersi un vincolo naturale, e dunque rescindibile, cioè se era ammesso il divorzio:
La Commissione dei 75: quando Togliatti votò contro i comunisti

I rapporti fra democristiani e comunisti furono determinanti per la ratifica dei due articoli nella Commissione dei Settantacinque. Quando fu posta in votazione la soppressione del comma 1 sulla «famiglia quale società naturale», fu subito chiaro che alla Dc mancavano i numeri. L'Uomo Qualunque si schierò infatti con le sinistre: comunisti, socialisti, repubblicani, Uomo Qualunque, Blocco Nazionale delle Libertà e alcuni esponenti del gruppo misto avrebbero votato in favore della soppressione (o si sarebbero astenuti), determinandone l'eliminazione con almeno 26 voti contro 24.
Questo era un problema per Togliatti, che in Sottocommissione si era impegnato a trovare un compromesso su quella formula. I comunisti decisero così di dividersi: mentre il gruppo si espresse per la soppressione, 5 membri votarono nelle file dei democristiani in favore del mantenimento (Togliatti, Jotti, Pesenti, La Rocca, oltre a Laconi che si astenne). Essi si trovarono dunque costretti a votare contro la maggioranza del loro stesso gruppo, rovesciando il risultato (21 contro 29).

Da gente come quella e da una parte di elettorato retogrado e bigotto, cosa ci si poteva attendere? E credete che oggi le cose , aldilà delle dichiarazioni e delle manipolazioni, siano tanto differenti, tra gli ex compagni e parte del popolo prog?