PdL, Parlamentari donne e prostituzione. Un avviso a Berlusconi?

''Non escludo che senatrici o deputate siano state elette dopo essersi prostituite.
 Purtroppo puo' essere vero e questo porta alla necessita' di cambiare l'attuale legge elettorale. E' chiaro che, essendo nominati, se non si punta sulla scelta meritocratica, la donna spesso e' costretta, per avere una determinata posizione in lista, anche a prostituirsi o comunque ad assecondare quelle che sono le volonta' del padrone di turno''.   [Per le Donne della Costituente vedi QUI]


Cosi' Angela Napoli, deputata del FLI e membro della Commissione parlamentare Antimafia, ha risposto alla domanda di Klaus Davi,
 durante il programma ''KlausCondicio'', in onda su You Tube: ''Secondo lei si puo' escludere che alcune donne siano entrate nelle liste e siano state elette dopo essersi prostituite? In merito poi al disegno di legge sul contrasto alla prostituzione, che porta la firma del ministro per le Pari Opportunita', Mara Carfagna, Angela Napoli aggiunge: ''Se veramente quell'ipocrita Ddl sulla prostituzione diventasse legge, sarebbero non tanti, ma tantissimi i parlamentari che verrebbero arrestati''. ''Salvo che i parlamentari beccati con prostitute - precisa - se la cavino con l'immunita', mentre un operaio o un camionista finirebbero per pagare nella solita logica di casta, come sempre avviene''. (Cosentino ricatti)
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- E non sapete che ci sono due Carfagna Maria Rosaria, detta Mara [QUI], e in rai invece Barbara Carfagna, una che fa un programma da fuori di testa con Monica Maggioni, dopo studi di violino.

Quello che non si capisce è perché prorio Fini, in qualità di presidente della Camera, abbia subito emanato una nota che riprende vigorosamente le frasi della sua deputata, per sputtanarla di fronte a tutti, asserendo che tali dichiarazioni confliggono con il decoro delle deputate, tutte serie ed oneste. Insomma: siamo di fronte al solito teatrino? E inoltre; ma siamo sicuri che dalle parti del Pd, tale pratica licenziosa sia esente? Su, siamo seri, che gli scambi in natura rientrino nella regolazione generale del mondo, è prassi che risale ai tempi delle caverne, specie quando al comando di una impresa o gruppo politico, vi sono dei personaggi inossidabili e inamovibili, anche di sesso maschile.
Ecco, forse in questo, la deputata finiana Angela Napoli, ha peccato di ingenuità; credere che esista un modello assoluto e puro di relazioni tra uomo e donna, senza contropartite, ignorando che specie in politica, la contropartita è la regola. E' se questo è vero, chissà che la deputata Napoli Angela, non abbiama scagliato un boomerang, destinato a falciare anche le teste della sua parte politica (non dimentichiamo la vicenda della Gregoraci e del segretario di Fini [Gregoraci]).

Ci sono stati sempre tra 2007 e 2008, molti casi di intercettazioni a quanto sembra, debitamente trascritte che però i giornali, tutti i giornali nazionali e televisivi, pur conoscendo non hanno pubblicato. E il motivo della mancata divulgazione a mio avviso non può essere riposto nella assoluta irrilevanza processuale delle intercettazioni, perché sappiamo che quando si vuole, questo non è un ostacolo per nessuno. A mio avviso, può essere che la deputata finiana napoli abbia fatto una sparata pro domo sua, ma la conoscenza di quelle intercettazioni (alcune riferite anche da Dago, ma poi il sito nelle Filippine è stato oscurato per contraffazione), è ben presente anche tra i deputati di Fini, e potrebbe essere una delle armi su cui si potrebbe andare a giocare se la storia della casa di Montecarlo, degli appalti alla Mamma della signora Fini, cioè la Signora Frau, madre di Elisabetta Tulliani, per programmi in Rai, compresi anche gli appalti di produzioni rai alla moglie di Bocchino stesso, dovessero continuare anche durante la campagna elettorale di Febbraio 2010. Oh, sia chiaro, noi le intercettazioni le abbiamo lette, e a meno non fossero verbali contraffatti, erano davvero esplosive. E a quanto pare, non siammo i primi ad averle lette.
Uomo avvisato, mezzo salvato.

In Italia, ormai, può succedere di tutto. E questa settimana è successo anche questo. E’ successo - giusto mercoledì scorso - che il direttore de “L’Unità”, al secolo Concita De Gregorio ha vergato un altro dei suoi salaci editoriali. Per dire una cosa semplice semplice: le intercettazioni probabilmente più esplosive della Storia repubblicana - protagonista il solito Berlusconi e alcune “pupe” davvero di eccezione - sono serenamente transitate sui tavoli delle redazioni dei giornali (tutti tutti? Mistero). Per poi finire nel cestino. In qualche cassetto. O inguattate in una cassaforte a doppia mandata. Senza che nessuno facese bau.
Addirittura? Addirittura. La biondissima e phonatissima direttrice del quotidiano del fu Piccì ora Piddì (e moglie di un giornalista a sua volta, tanto per non cambiare mestiere in famiglia), non ha dubbi. E infatti ha scritto nero su bianco - con una nonchalance davvero notevole - che era un autentico segreto di Pulcinella:
(…) lo sapevano tutti. I nastri delle celebri intercettazioni telefoniche (mai pubblicate) tra signorine poi diventate ministro sono stati sui tavoli delle scrivanie delle redazioni, dei ministeri, degli uffici parlamentari il tempo necessario - poco, ma sufficiente - ad essere letti, fotocopiati, spediti in allegato per e-mail a decine di persone, e da queste decine a centinaia perché ciascuno ha un paio di amici con cui condividere. È come la storia delle farfalline disegnate da Lui, delle cene di quaranta ragazze ogni venerdì, del via vai di sconosciute in auto blu a palazzo Grazioli. Lo sapevano tutti, non lo diceva nessuno. Tutti si fa per dire, certo. Tutti quelli che hanno accesso alle carte. Milioni di italiani no e tra questi milioni coloro che vedono solo la tv non l’avrebbero saputo mai (la televisione, come vi diciamo oltre, è Cosa Sua).

Dirà qualcuno di voi, vista anche la raffica di intercettazioni degli ultimi anni: ma di che sta parlando esattamente la direttrice de L’Unità? Presto detto. Estate scorsa, a governo Berlusconi appena eletto, si erano diffuse - grazie anche alla testimonianza diretta di una deputata del Popolo delle Libertà (ed ex craxiana di ferro), Margherita Boniver - voci sempre più insistenti sull’esistenza di intercettazioni un po’ particolari. Protagoniste: alcune ministre. Argomento: decisamente boccaccesco. Intercettazioni dal contenuto tanto pruriginoso, quanto misterioso. Le cui conseguenze Sabina Guzzanti - un anno fa, durante il “No Cav day” - aveva sintetizzato in maniera davvero pirotecnica: “A me non me ne frega niente della vita sessuale di Berlusconi. Ma tu non puoi mettere alle Pari opportunità una che sta lì perché t’ha succhiato l’uccello, non la puoi mettere da nessuna parte ma in particolare non la puoi mettere alle Pari opportunità perché è uno sfregio”. Roba da querela. Che infatti l’ex soubrette ora ministra, Mara Carfagna si premurò subito di fare.
Una storia vecchia. Che però - sempre questa settimana - il papà di Sabina Guzzanti, il senatore (fuoriuscito da Forza Italia) e giornalista Paolo Guzzanti ha pensato bene di rinverdire. Spiegando - urbi et orbi dal suo blog - non solo che quelle intercettazioni esistevano. Ma che “voci, che io ho potuto verificare come purtroppo attendibili” direbbero che “un famoso direttore ha mostrato e fatto leggere a un numero imprecisato di persone (deputati e deputate di Forza Italia per lo più) i verbali che tutti i direttori di giornale hanno, ma che avrebbero deciso di non usare su sollecitazione del Presidente Napolitano. Si tratta di trascrizioni da intercettazioni avvenute nell’ambito dell’inchiesta di Napoli e poi fatte distruggere da Roma, in cui persone che ora ricoprono cariche altissime si raccontano fra di loro cose terribili che la decenza e la carità di patria mi proibiscono di scrivere, anche se purtroppo sono sulla bocca di coloro che hanno letto i verbali”.

Curiosamente quotidiani blasonati come “La Repubblica” e il “Corriere della Sera” hanno piazzato le parole di Guzzanti senior in un paio di spazi grossi come cartoline, rispettivamente, a pagina 8 e 12 (ovvero lontano da prime pagine e titoloni cui si ferma normalmente il lettore). Cartoline altrettanto curiosamente accompagnate dalla smentita del Quirinale, cioè del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Ma non da quelle dei direttori dei giornali. Che - non solo quelli di Corriere e Repubblica, ma un po’ tutti - su questo caso di clamorosa autocensura non hanno proferito verbo. Ad eccezione di Concita De Gregorio. Che nel suo editoriale di mercoledì scorso ha pensato bene di tagliare la testa al toro. Dicendo chiaro che:
Io le intercettazioni di cui parla Guzzanti le ho viste e poco importava allora che il fido Ghedini dicesse che non esistevano, poco importa che dica adesso, smentendo se stesso, che sono state distrutte. Non erano «rilevanti penalmente», certo, ma esistevano eccome e pensandoci col senno di poi avrebbero potuto dare indicazioni certe sulla composizione definitiva del governo. Le protagoniste dei dialoghi siedono tutte in Consiglio dei ministri.
I contenuti?
Ricordo uno spettacolo di Luciana Littizzetto, l’estate scorsa al Festival di Spoleto, ne riferiscono le cronache del tempo. Trascrivo. «A proposito del caso delle intercettazioni il monologo ne svela i contenuti e racconta dei consigli sulle iniezioni da fare nel corpo cavernoso che trasformano il «walter» in una stecca da biliardo». Il corpo cavernoso, le iniezioni sul «walter». Lo sapeva anche lei.

E il presidente della Repubblica si era davvero mosso per bloccarle?
Ora la polemica è col Quirinale, che smentisce di aver chiesto che non fossero pubblicate come Guzzanti sostiene. È un tema minore: se qualcuno avesse voluto o potuto correre il rischio di pubblicarle violando la legge lo avrebbe fatto comunque, ignorando eventuali consigli. Non sarebbe del resto stata la prima volta, né l’ultima.
E verrebbe da dire: coraggiosa Concita. Se non fosse che la sua testimonianza - che potrebbe costarle una querela, nonostante il tono più allusivo che assertivo - più che offrire risposte, disegnano altri punti interrogativi. Perchè le parole del direttore de “L’Unità” - che dimostrerebbero al di là di ogni ragionevole dubbio che queste intercettazioni ci sono - si sono letteralmente arenate sulle pagine del quotidiano del fu Pci ora Pd e non hanno sollevato un enorme polverone? Perchè nessun giornalista - compresa Concita De Gregorio - ha mai pubblicato quei dialoghi che disegnerebbero - a differenza di Escort e Noemi - un vero e proprio “metodo di governo” che va ben oltre i confini della decenza? E soprattutto: qualcuno ha forse anche chiesto qualcosa in cambio, per non pubblicare - o in qualche altro modo divulgare - una riga?
Domande - tutte - destinate, per certo, a rimanere senza risposta. Ma una certezza c’è. In questo Belpaese di inizio millennio, capire cosa facciano, e a cosa, e a chi servano i giornali sta diventando davvero sempre più difficile.

Come vedete, la Concita nel classico stile post comunista, tira il sasso e nasconde la mano, tutti le hanno viste, tutti sanno, è il segreto di Pulcinella. Sarà, ma mi fido di più di Guzzanti padre, uomo vicino a Cossiga e fuoriuscito dalla Pdl. Poi si cita la Littizzetto, l'omologo femminile dello scaltretto furbetto Fabio Fazio, che oltre a dargli dentro con ogni porcheria di pubblicità, fa soldi e serate con le battutine riparatutto su Walter Veltroni, suo partner comico di sempre.
Però, io vi cito questo articolino, sicuramente più serio come fonte:

Bari/ Nelle carte una deputata Pdl e due esponenti del Pd

Non solo donne, ma anche cocaina. Punta alla droga l'inchiesta della procura di Bari sul presunto giro di appalti milionari e squillo che l'imprenditore Gianpaolo Tarantini avrebbe organizzato lungo la rotta Bari-Roma-Porto Cervo. Il fascicolo della magistratura conta infatti un nuovo indagato: Alessandro Mannavini. Si tratta di un giovane professionista barese, ingaggiato da Tarantini l'estate scorsa appositamente per l'allestimento di feste nella villa affittata in Sardegna. Nell'indagine sarebbero contenuti poi anche due nuovi nomi, venuti fuori nelle telefonate: il parlamentare del Pd, Gero Grassi e il vice presidente della giunta regionale, Sandro Frisullo, anche lui del Pd, in rapporti diretti con Tarantini.
"Conosco bene Gianpaolo (Tarantini, ndr), ma non so nulla dell'inchiesta", dice Frisullo. "Pranzi, cene, telefonate sì, ma non sono stato mai in Sardegna alle sue feste. Mi piacciono le donne - scherza Frisullo - ma non la droga". Allo stato non risulta che i due politici siano la indagati.
Le indagini sono molto complesse: ogni conversazione è uno spunto d'indagine diversa. Gianpaolo Tarantini aveva tante amicizie. E al telefono era un fiume in piena: raccontava di donne e affari, dalla sanità al business della protezione civile. E faceva i nomi. Tanti. C'è per esempio quello di Sabina Began. Sarebbe lei, spesso citata, il tramite principale tra l'imprenditore e il premier. Ma nei brogliacci delle telefonate spuntano anche il nome della parlamentare del Pdl Elvira Savino, approdata alla Camera da Conversano, due passi da Bari e quello di Angela Sozio, l'ex concorrente barese del Grande Fratello fotografata nel 2007 sulle gambe del premier a Villa Certosa. QUI 
Mafia pugliese: indagata anche Elvira Savino (Pdl). Lei si professa del tutto innocente ed estranea ai fatti, così come i numerosi professionisti (almeno un notaio e 3 avvocati) coinvolti. Chissà perché Dago la chiama Topolona, forse un accenno a qualche nomignolo affiabbiatole da qualcuno?
Va bene. Se volete un esempio estero, (teniamo presente che le prostitute di alto:
 bordo, sono donne che lavorano con il loro corpo e immagine, manipolando gli altri, di questo ne sono testimone, girando spesso in alberghi, assieme al mio compagno, per corsi di aggiornamento e seminari all'estero, e facendo anche un poco di lavoro per i servizi. Ho visto benissimo la classe, la dignità e professionalità delle call girls di lusso, arruolate dai mètres dell'albergo, a suon di centinaia di dollari, minimo 200 dollari per un'oretta, e spesso mandate da una regolare agenzia di escort, e non mi meraviglierei, se alcune di queste, un giorno sedessero al tavolo di una segreteria di un uomo politico o altro)

Londra, la moglie del deputato conservatore fa la prostituta
“E’ uno shock terribile, grazie per avermi avvisato”. Il deputato conservatore Mike Weatherley, uno dei più fedeli collaboratori del premier inglese David Cameron, dice di essere all’oscuro del fatto che sua moglie si prostituisse. Questo lo scoop pubblicato dal Sunday Mirror nei giorni scorsi, con tanto di foto inequivocabili della donna mentre si spoglia, scattate da un giornalista che si fingeva un cliente. La trentanovenne brasiliana Carla, seconda moglie del politico britannico, lavorava in tre diversi bordelli di Londra, per 70 sterline a incontro, usando vari nomi d’arte come Bea, Adriana e Bianca. Una volta rimasti soli, la moglie del parlamentare ha raccontato al reporter in quali bordelli londinesi lavora, quali erano i suoi turni, quali le diverse prestazioni sessuali e i relativi costi. Alla domanda del giornalista se per lei fosse difficile vendere il proprio corpo ha risposto: “Mi piace stare qui, ci sono clienti carini, persone simpatiche, un posto bello e i guadagni sono buoni”.
Mike Weatherley, cinquantatreenne deputato conservatore è un parlamentare ambizioso, un pilastro della linea dura della destra britannica. Solo due mesi prima Carla era stata chiamata dal marito per sostenerlo nella fase elettorale. Compare infatti in varie fotografie con il marito in Parlamento. Secondo quanto riporta il domenicale britannico, Carla avrebbe lavorato come prostituta anche durante la recente campagna elettorale di suo marito.
Il parlamentare britannico e la futura moglie si erano conosciuti a Rio de Janeiro dove Weatherley si trovava per curare i propri interessi commerciali in Brasile. Fonti del Sunday Mirror affermano che Carla faceva già la prostituta all’epoca in cui si incontrarono.
Benedetta Broccoli    for   perdentipuntocom.blogspot.com

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