Cossiga, Berlusconi non durerà 5 anni.Attenti al governo di coalizione.

All'indomani delle elezioni vinte da Berlusconi nel 2008 sono andato a rileggermi
 una intervista di Francesco Cossiga su Il Tempo, dove candidamente ma con sicurezza affermava che il Berlusconi non sarebbe giunto alla fine del mandato di 5 anni.  Quello che temeva Cossiga era una riedizione del governicchio di emergenza pubblica, quello di Amato Giuliano, già braccio destro di Craxi, uscito miracolosamente indenne dal manipulite, che durò di fatto due anni e portò al ribaltamento della volontà popolare. Eccola, la riprendo.    altro su Cossiga  QUI
http://wildgretapolitics.wordpress.com/2010/01/26/massoneria-tutti-i-nomila-clamorosa-inchiesta-di-antonio-mazzeo/


PDL: COSSIGA, IL CAVALIERE NON GOVERNERA’ 5 ANNI

Roma, 16 apr. 2008– (Adnkronos) – “Con Berlusconi ho un ottimo rapporto, ma il Cavaliere non governera’ 5 anni perche’ in Italia si vota contro e non riuscira’ ad assolvere alle promesse che ha fatto”. Lo dice il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, intervenendo a un forum de ‘Il Tempo’ tenutosi stamane alla sede del quotidiano a piazza Colonna. “E poi -fa notare Cossiga nell’intervista che sara’ pubblicata domani su ‘Il Tempo’- il Cavaliere ha contro tutte le grandi banche, la Confindustria e i sindacati. Forse -aggiunge il senatore a vita- riuscira’ a fare il tavolo delle riforme”.E in effetti, nota Cossiga, “ha cambiato rotta sulla bicamerale, ha detto che la base D’Alema e’ buona. La mia impressione -dice l’ex capo di Stato- e’ che a Berlusconi importava vincere per un fatto di tigna personale. Non aspira al Quirinale, perche’ sa’ che conterebbe ancora meno”. E su questa strada, Cossiga osserva: “La prima telefonata che gli e’ arrivata e’ stata quella di Zapatero, ora arriva Putin. Vorrebbe -scherza Cossiga- che il Papa si fermasse da lui tornando dall’America”. Ma, sottolinea ancora Cossiga, “Berlusconi sara’ mediatore sulla questione missilistica”. E a chi gli chiede se la XVI legislatura sara’ quella delle riforme, il ‘picconatore’ replica: “Non lo so, abbiamo perduto l’occasione con il ‘Patto della crostata’. Ma stavolta -nota Cossiga- i partiti sono pochi…”.

Agosto 2008

Presidente Cossiga, che fa? Chiede asilo in Svizzera come gli anarchici? Fugge dal regime berlusconiano?
«Non sono mai stato così berlusconiano come adesso! Non l’ho votato, mai. Ma oggi, e con ritmi travolgenti, si sta preparando quello che un grande giurista, storico e politico francese di parte repubblicana considerava il peggiore dei governi: il "governo" dei giudici, anzi peggio: dei pubblici ministeri. E la sinistra del nulla, quella veltroniana, si è alleata all’Italia dei Valori, con la parola d’ordine "o adesso o mai più" per travolgere Berlusconi. Dalla Svizzera si vede persino meglio. Ma torno: da vecchio, però con le tante cose che so e che ho imparato, mi batterò per impedirlo».

Prospettive di vittoria?
«Scarsissime. Se cedo al pessimismo, direi che Berlusconi durerà quattro mesi. Difficilissimo possa durare per il tempo della intera legislatura. Oltre al Partito democratico e a quello di Di Pietro, che sta diventando un partito di provocazione permanente, si è schierata contro di lui anche la grande stampa, il Tg1, il Tg3, La7 e perfino Sky!, le grandi banche: da Intesa-Sanpaolo al Gruppo Unicredit, e al Monte dei Paschi di Siena: solo Cesare Geronzi gli è rimasto amico. Dopo la vittoria straordinaria del 13 aprile, arciconfermata in Sicilia, lo schieramento avversario ha visto in lui, nella persona di Silvio, il punto debole: e lo martella da ogni parte, con i giudici, con il gossip, con qualsiasi mezzo. Cacciato via con ignominia Berlusconi il centrodestra cadrà in una grande crisi. E arriveranno loro. Non la sinistra. Ma la sinistra che porta obbediente in sella i pm».

Veltroni, sempre Veltroni. E D’Alema?
«Veltroni è il riformismo del nulla. Si è lasciato convincere che ora-o-mai-più. Da qui la sua lotta politica fatta di gossip e attacchi forzati. In questo gioca anche l’integralismo cattolico di Dario Franceschini. I Red del mio amico Massimo D’Alema sono opposizione, ovvio: ma è una opposizione politica. D’Alema ora ha subito un avvertimento con l’assoluzione del gip Clementina Forleo da parte del Consiglio superiore della magistratura. Ciò significa la volontà di consentire al Parlamento europeo il via libera all’uso delle sue intercettazioni con la motivazione fornita dalla Forleo: e cioè che erano parte di un disegno criminoso. Il Csm in pratica avvalla il rinvio a giudizio di D’Alema…».

Detto questo. Dove cadrà Silvio? Sulle intercettazioni?
«No. Le usano per screditarlo moralmente. Ne usciranno di peggiori, mescolando sesso e raccomandazioni. Ma alla fine, qualunque cosa salti fuori, basta che non siano perversioni, gli italiani sono cattolici e comprendono le debolezze della carne. Lo sapevano anche prima che Berlusconi è capace di fare palate di soldi e di prendersi una fidanzata al giorno. Qui il veltronismo gossipparo è debole e forse indebolirà se stesso».

Di Pietro ha dato del magnaccia a Silvio. Ricorda precedenti?
«Un simile insulto non era mai stato pronunciato sulla scena politica italiana. Oltretutto è tecnicamente sbagliato: non mi pare proprio che Berlusconi ci abbia guadagnato con le ragazze, non ci ha magnato sopra, semmai loro… Sconsiglio però a Berlusconi di querelarlo: perderebbe il processo, sicuro come l’oro. No, non cadrà sul sesso. Cadrà sui processi di Milano e di Napoli. Anzitutto Milano. Io ho raccolto una documentazione impressionante sulla Gandus, il giudice che dovrà giudicarlo sul caso Mills, l’ho proposta in un’interpellanza al governo. Ma la Corte d’Appello non accetterà la ricusazione. La Corte costituzionale in un attimo annullerà il lodo Schifani-bis. Berlusconi, con la sua viva voce, mi ha confermato che in caso di condanna si dimetterà. La sinistra non vuole, per rosolarlo a fuoco lento. Per distruggerlo quando in un consesso internazionale, un leader estero gli negherà il saluto o si dirà imbarazzato».

Scusi ma non ci credo. L’ala marciante dei magistrati e la sinistra avranno molte frecce, ma sono divise, e devono fare i conti con un larghissimo consenso pro-centrodestra.
«L’opposizione è divisa, ma secondo un vecchio principio sperimentato già nel 6-700, uno Stato debole all’interno cerca di compattarsi creando un nemico esterno. Faranno di tutto. Appoggio massiccio della gran parte della magistratura e di chi tra le toghe comanda: l’Associazione nazionale magistrati, vero organo supremo, il suo organo servente, il Csm, e il cavalier servente, quella vecchia volpe democristiana di Nicola Mancino, il quale è convinto che la sinistra premierà la sua faziosità con il laticlavio a vita».

Se non altro la coalizione di destra è compatta.
«Sicuro? Anche il centrodestra mostra crepe. An non è più tanto convinta di andare al partito unico; tanto che a Denis Verdini che aveva lanciato l’idea di convegni costituenti già in settembre, hanno risposto ai massimi vertici dicendo: andiamoci piano. Nella Lega due anime: una berlusconiana, l’altra finto berlusconiana, capeggiata da Maroni, che fa di tutto per mettere la Chiesa contro Berlusconi. Manca solo che proponga il taglio della falange per i bambini rom e il lobo dell’orecchio agli adulti per renderli riconoscibili. Così, quando Berlusconi sarà sotto tiro, sarà debole dove finora è stato forte: la Chiesa italiana e il suo associazionismo "ortodosso"».

Dove ha sbagliato e dove sta sbagliando Berlusconi? C’è spazio per la controffensiva?
«Ho l’impressione netta che non si sappia e non si voglia difendere. Detta grida manzoniani inutili, o - lo lasci dire - cazzate. Cede su tutto. Siamo dinanzi al primo governo nel quale il presidente del Consiglio ha ceduto i ministeri della forza a persone che hanno loro disegni. La difesa è in mano a Ignazio La Russa, che è mio amico, ma intende l’esercito come una specie di sua polizia privata, tutta picchetti e fez, con una certa nostalgia di Farinacci. Di Maroni ho già detto. Fa gestire il ministero più delicato, quello della Giustizia, a un suo avvocato, Niccolò Ghedini, il quale prima ha tagliato la strada a Marcello Pera, poi voleva a quel posto Elio Vito, infine ha optato per Angelino Alfano, un caro ragazzo, ma è un bambino tra i lupi. Ghedini ha estromesso gli altri avvocati di Silvio, e sta giocando una sua partita che temo porti allo schianto».