Maroni, consulente della Mythos, indagato a Roma.

Il ministro dell'Interno, numero due della Lega Nord, avvocato e tastierista rock,
   era sulla busta paga di una società lombarda pluri-inquisita che pagava migliaia di euro  per Roberto Maroni e anche per la sua portavoce. E solo per organizzare "eventi" festaioli a Roma.
L'indagine è stata aperta nel luglio 2009 dalla Procura di Milano ed è rimasta segreta fino allo scorso venerdì primo ottobre. Quando un pm ha dovuto avvertire il tribunale che un dirigente d'azienda, chiamato a deporre dalle difese di un gruppo di presunti super- professionisti dell'evasione fiscale, non poteva essere sentito come testimone.
Quello che mi rende felice è che al solito tutto finisce alla procura di Roma, che solo i mascazoni come me possono definire Porto delle Nebbie, ma che invece è quella in cui tutto si acclara da tempo, e lo vediamo bene, eh, si! Scommetto che è tutto a posto, come la casa dell'ex Ministro Scajola (che poi ci farà sapere come l'ha avuta a quel prezzo) e come il caso dell'enorme intreccio di corruzione e sperpero di Firenze, o Scuola Marescialli come la chiamano. Per ora, tutto tace.

Perché indagato, appunto, per una storia di versamenti "anomali", giustificati da "consulenze orali". Soldi incassati da Maroni e dalla sua più stretta collaboratrice anche alla vigilia delle elezioni del 2008: l'attuale ministro dell'Interno, dice il manager, ha preso 60 mila euro, la sua portavoce altri 14 mila. Pagamenti motivati, almeno sulla carta, da fatture che Maroni ha emesso nella sua qualità di avvocato. Senza però impegnarsi in alcun procedimento. E senza mai scrivere uno straccio di parere legale. Nulla di documentabile, insomma, solo parole, consigli dati "a voce", suggerimenti su politici ed enti da contattare per fare affari.

Al centro del caso c'è il gruppo Mythos, ex colosso delle consulenze aziendali, che secondo l'accusa era diventato una centrale nazionale dell'evasione e della corruzione fiscale. Nei prestigiosi uffici alla Torre Velasca, pieno centro di Milano, arrivavano centinaia di clienti: industriali, imprenditori e professionisti, soprattutto lombardi, veneti e piemontesi. Il sistema entra in crisi cinque anni fa, quando due avvocati onesti denunciano alla procura che uno dei fondatori della Mythos, Giuseppe Berghella, pretende di farsi pagare una mazzetta, sostenendo di poter insabbiare una verifica fiscale fondata su una lettera anonima. Il 29 settembre 2005 Berghella viene arrestato mentre versa tangenti per 50 mila euro a tre funzionari di vertice dell'Agenzia delle entrate di Milano.

Insomma, che male c'è se uno lavora per una quotatissima società di consulenza fiscale (che poi si scopre essere la centrale di colossali evasioni fiscali), e riceve per organizzare feste e incontri a Roma, 5 mila euro al mese  più 2 mila la sua collaboratrice? Insomma un buono stipendio mensile, nulla di più?
Ma poi, non lo vorreste anche voi uno che a farvi da consulente è ministro o che so, uno che a dare un parere su un progetto edilizio è ministro o assessore alle opere pubbliche e magari anche ingegnere? Non funziona così il mondo?