Diritto Amministrativo all'italiana.

Quello che segue è una chiacchierata  con un professore universitario di diritto
 costituzionale, a Pisa, che nonostante l'amicizia, da buon professore, preferisce non essere citato per esteso nel blog, così lo riportiamo come Mas.
Il succo dell'intervista è che il sistema del diritto amministrativo e della giustizia amministrativa italiana, è a livello borbonico, con la differenza che allora le cose erano a livello delle attese del tempo, oggi siamo fuori dal tempo.

D: allora, professore, dimmi cosa non va nel nostro sistema amministrativo e perchè, possibilmente in poche e semplici parole.

Mas: non va niente, a cominciare dal dettato costituzionale che stabilisce i rapporti tra cittadini e amministrazione pubblica. Infatti nel sistema anglosassone, il diritto amministrativo non esiste, dal momento che tutti i soggetti o attori, sono collocati sullo stesso piano, senza distinzioni. In altre parole, mentre da noi lo Stato si colloca soprta ai cittadini (Hegel docet), nel sistema anglosassone, e quindi anche americano, le stato e i cittadini sono sullo stesso piano. Consegue che quando un cittadino in Inghilterra tira in ballo lo stato o una amministrazione pubblica, entrambi finiscono da un comune quanto banale giudice, che stabilisce chi ha torto e chi ha ragione, con le conseguenze del caso.
Esempio: qualcuno a nome dello Stato espropria un terreno e il cittadino fa causa contro lo Stato (che si chiama: il cittadino Sig. xxx, contro lo Stato): dopo un termine del giusto processo, massimo 18 mesi, si ha un giudizio (uno solo, dal momento che la formula è: il popolo contro il cittadino xxx o contro lo Stato e se la sentenza è emessa dal popolo, non può che esserci un unico grado di giudizio, altrimenti il popolo contradirebbe se stesso, a parte l'appello alla Corte Suprema) che da ragione al cittadino, la sentenza di solito provvede a riportare lo stato delle cose all'inizio, con la conseguenza che se nel frattempo è stato costruito un ospedale, dovrà essere abbattuto oppure si dovrà trovare un accordo per stabilire un valore di indennizzo che prescinde dal valore commerciale del terreno.
Da noi invece, il cittadino deve ricorrere a un giudice amministrativo (Tar o Consiglio di Stato) e  in questo giudizio, il cittadino è valutato come una parte di minor peso, di minor valore, dal momento che dall'altra parte c'è un interesse pubblico (magari violato nel diritto). Tutto ciò è antiquato e borbonico.

D: cosa si dovrebbe fare secondo te per metterci in pari?

Mas: sempice, cambiare alcuni articoli della costituzione, riconoscendo che cittadini e stato sono sullo stesso piano giuridico e quindi abolire il sistema della giustizia amministrativa, che trova giustificazione solo se si considera il cittadino  a livello inferiore a quello dello stato (amministratori pubblici e governo).
Si ha un bel da fare a dire che è già tutto come auspicato, ma se le cose cambiassero nel senso descritto sopra, quando un sindaco compie una cappellata (o l'ufficio competente), solo per fare un esempio, si troverebbe ad affrontare un processo civile con un giudizio che se lo vedesse soccombente comporterebbe l'obbligo di risarcire il danno per intero e gli oneri e maggior oneri, con la conseguenza che l'amministrazione, dopo un numero elevato di cappellate, finirebbe per subire danni finanziari ingenti da risarcimenti che al momento sono risibili in Italia.
Per non parlare dei vari imprenditori (pubblici e privati), che dopo una serie di giudizi soccombenti, sarebbero sommersi da risarcimenti talmente elevati da rischiare il fallimento, e tutti emessi in base alle regole del Giusto Processo, che includono il diritto ad un rapido giudizio.

D: ma allora, perché nessuno parla di abolire il Diritto Amministrativo?

Mas: semplice: perché è la base costituzionale e giuridica che fonda il rapporto marcio tra amministrazione e cittadini, la non trasparenza, l'opacità referenziale, la lunghezza e vaghezza dei giudizi, le leggi, spesso incomplete (senza termini di entrata in vigore certi e o senza sanzioni).

Grazie.  a. marini    perdentipuntocom.blogspot.com