Nadia Macrì, Patrizia D'Addario e la macchina del fango.

Secchiate di fango. Questa è la definizione che da sempre si attaglia a quei fenomeni mediatici che coinvolgono personaggi famosi e donnine più o meno compiacenti, se non vere e proprie squillo di lusso.

Il meccanismo è questo, ad ogni latitudine: la squillo entra nel giro dell'uomo ricco e potente (tutto regolare, no?), e con lui e nel suo entourage si fanno festine, con balli, canti, sostanze e sesso. Tutto tace e tutti ritornano alle loro occupazioni.
Ma all'improvviso scatta l'imprevisto (intercettazione, seguitazione, arresto di qualcuno, scoop fotografico o giornalistico) e i giochi vengono allo scoperto.

A questo punto, la brava ragazza immagine, squillo di lusso, esce allo scoperto, indice conferenze stampa, partecipa a feste e scrive libri (dopo che finisce il secreto istruttorio), concquistandosi il centro dell'attenzione mediatica, che significa notorietà e soldi, tanti soldi.
Nel mezzo, il potente di turno, che magari ha solo il torto di essere uno dei tanti utilizzatori finali delle prestazioni di una squillo dal fisico da top model.

C'è di più: per arrivare a certi ambienti, non basta un sito su internet, ma ci vogliono persone che ti presentino e garantiscano per te. Ecco che a finire nella macchina del fango sono anche coloro che hanno avuto il torto di presentare una squillo o bella ragazza all'amico potente, venendo indagati per favoreggiamento della prostituzione. Una ragazza fa la escort di lusso, ma se tu la chiami e ci vai, va tutto bene, se invece la chiami per portarla a un festino con degli amici, sei un farabutto, che favorisce la prostituzione. Va beh.

Intanto, quando nelle indagini finiscono personaggi potenti e influenti, tutta la macchina del fango sembra subire, almeno da parte delle Procure, un notevole rallentamento, con verbali secretati per motivi istituzionali, divieti di conferenze, opacità referenziali di tutti i tipi, che ci fanno capire quanto diversa è la sorte dell'indagato se sei un miserabile o un super ricco.

Oggi la Macrì avrebbe dovuto dare la sua versione in una conferenza stampa. Incontro che è stato annullato perchè, come hanno spiegato i suoi legali, alla donna «è stato imposto, dall’autorità giudiziaria dalla quale è stata chiamata, il divieto di divulgare i fatti e le circostanze oggetto dell’indagine ed in merito ai quali è stata sentita». La Procura di Milano, però, ha spiegato di non averla mai chiamata.

«I veti preventivi alle conferenze stampa sono a noi sconosciuti - ha detto il procuratore -. Per noi esistono solo gli interrogatori e in caso la secretazione dei verbali». Gli accertamenti degli inquirenti milanesi su quanto raccontato dalla Macrì sono appena agli inizi. Non c’è, ha concluso Bruti Liberati, «nessun fascicolo sul San Raffaele. Il fascicolo di Palermo è arrivato l’altro ieri e il pm lo sta esaminando». Il riferimento era ad articoli comparsi su alcuni quotidiani che riportavano alcuni passaggi degli interrogatori resi da Perla Genovesi ai magistrati palermitani. La donna ha parlato infatti di finanziamenti sospetti all’ospedale San Raffaele, quando il presidente della Commissione del Senato per i diritti umani era il senatore del Pdl, Enrico Pianetta.

Karima El Mahroug alias Ruby Rubacuori è ormai una starlette a tutti gli effetti. Ed è richiestissima per spettacoli e comparsate, in un successo che è tutto all’ombra di Silvio:
Dopo Patrizia D’Addario, Noemi Letizia, ora è il momento di Ruby e della escort Nadia Macrì. Ruby Rubacuori era una che fino a ieri passava da una comunità all’altra e per andare in discoteca doveva pagare, al massimo la facevano entrare gratis perché carina (secondo i punti di vista) e appariscente; oppure riceveva 100-150 euro a serata (questo il cachet medio) per fare la danza del ventre, la sua attività professionale principale. Oggi, invece, la stella di Ruby è diventata luminosa, le discoteche se la contendono per richiamare un po’ di pubblico e lei intasca fino a 5mila euro a botta. Il suo entourage (che ovviamente è di parte) dice che la neo maggiorenne di origini marocchine abbia già confermate 14-15 ospitate entro l’anno, ma i detrattori sostengono che tra una settimana nessuno se la ricorderà più. Di sicuro la ragazza sabato 13 novembre sarà la “madrina” della discoteca Karma, nella periferia milanese, che punta su di lei per rilanciare il locale dopo un periodo di crisi. Prima, giovedì 11, la Rubacuori nazionale festeggerà l’ennesimo compleanno (1.30 brind isi e taglio della torta) all’ Albikokka, il ristorante-aragosteria-lounge chic di Genova in cui ha iniziato la gavetta come ragazza immagine. Lo annuncia con orgoglio Tony Matera, pr che gestisce anche il Fellini, altra discoteca frequentata dalla giovane, nonché socio di Luca Risto, amico-managertuttofare della divetta.

Insomma, praticamente, le serate e gli incontri presso uomini famosi sono una specie di reality, di Grande Fratello, che aprono la strada alla fama e ai soldi.

Sulla vicenda Nadia Macrì omunque qualcosina già la conosciamo, come ad esempio:

che il legale non ha voluto parlare del figlio della ragazza, che era stata arrestata nel 2005 ma poi assolta per maltrattamenti. Il piccolo è stato affidato a una altra famiglia. La giovane dice di aver fatto la escort «fino a poco più di un anno fa» perché aveva «bisogno di soldi», di essere tranquilla perchè «quando uno dice la verità non può che esserlo».

Più agitati gli uomini politici tirati in ballo dalle sue dichiarazioni, che smentiscono seccamente le affermazioni della escort. Pietro Vignali, sindaco di Parma, dice che è falso che fu lui a metterla in contatto con il premier dopo aver avuto anche un rapporto sessuale a pagamento.
Brunetta ha definito le dichiarazioni della Macrì «fuori dalla grazia di Dio. La verità è solo una: questa persona mi è stata presentata quattro anni fa, nel corso di un convegno. In lacrime mi espose le sue serie difficoltà personali e familiari.
 
Volete sapere come andrà a finire, secondo la mia convinzione? In una bolla e la garanzia me la fornisce la conoscenza della storia di Bruti Liberati. In altri termini, come scriveva Giuliano Ferrara qualche mese fa: se vuoi entrare nella macchina della giustizia (magistratura), devi avere qualcosa da perdere, devi essere ricattabile o grato a qualcuno (massoneria, poteri forti, politici eccetera): altrimenti fai la fine di tutti quei magistrati allo sbaraglio che finiscono da una procura all'altra, senza poter concludere un'indagine e coperti da secchiate di fango da parte di tutti (a partire dagli ex uomini dell'apparato del Pci), di cui sono pieni i servizi dello Stato. E se ti va male, ti vengono tolte le scorte e ti fanno  vivere in un incubo di minacce e terrore, se non finisci morto/a ammazzato/a (e vedremo tra qualche mese a chi mi riferisco).

a. marini   perdentipuntocom.blogspot.com