La fine del duopolio politico Berlusconi e Veltroni.

Ebbene, care amiche ci siamo. Da uno scambio fitto fitto certamente non su quella
 pagliacciata di facebook, un risibile strumento che permette a chi ha l'autorità e il potere di controllare tutto quello che passa sopra, (e per questo è ben sponsorizzato e magnificato da tutti), sono in grado di anticiparvi le prossime mosse sullo scenario politico che si aprirà a breve.

Allora, come tutti sanno, il sistema duopolistico che si regge vicendevolmente su Pdl e Pd (meno elle), è arrivato al capolinea, dal momento che sta nascendo il nuovo polo nazionale, il vero terzo polo, con Fini e Casini, i quali da soli non andrebbero da nessuna parte.

Per contro, ci sarà un crollo di Di Pietro, e del suo peronismo, andato al macero con continui transfughi, che ne hanno minato la credibilità residua, riportando i voti che aveva strappato a Rifondazioni, all'ex rifondarolo Vendola, omosessuale, cattolico professante e comunista ecologista.

Vendola, che per 16 anni è stato in Rifondazione comunista, ormai è chiaro che ne ha preso il posto a tutti gli effetti, usando la sua Puglia come trampolino nazionale di lancio.
A questo punto, il Pd, preso tra due fuochi dalla sua stessa parte, Di Pietro in caduta libera e Vendola in rapida ascesa, pur portandosi a casa un 27% di voti, non riuscirà a governare, nonostante l'uscita di scena di Berlusconi. Poi, vi siete chiesti perché il Pd continua ad affiancarsi con Di Pietro? Io una idea me la sono fatta e da tempo: perché sperano di prendersi i voti dei transfughi da Rifondazione, e soprattutto perché Di Pietro dispone di armi di persuasione, conosce fatti che riguardano gli ex comunistiani a motivo del suo passato di poliziotto e magistrato.

Sarà, se Fini e Casini lo vorranno, anche la fine del duopolio televisivo, vero punto cruciale delle riforme italiche. Pensate a Fini che in campagna elettorale si mette a strombazzare che abolirà il canone rai e venderà due reti rai, creando le premesse per la fine del duopolio. E se vorrà prendersi un 7% e forse anche di più, basterà che spari contro l'attuale sistema degli ordini professionali, a partire da quello dei giornalisti: sicuramente una mezza milionata di voti giovani gli perverranno di corsa. Abolire gli ordini professionali, aboilire il canone rai, sventrare la Mediaset, porteranno a Fini almeno un 7% di voti. Diversamente, sarà solo
 un chiacchiericcio alla Casini, una critica responsabile, ma senza alcun costrutto, solo per restare a galla.

Insomma, comunque vada, Pdl e Pd non riusciranno ad avere la maggioranza alla camera e lo sanno benissimo, quindi i giochi sono aperti, con la possibilità di un periodo di transizione per fare nuove leggi e nuovi inciuci, come già visti nel '90-'94, fino all'adozione del sistema elettorale toscano a livello nazionale:la Toscana, terra di comunisti e fascisti, come Emilia-Romagna. Fateci caso, dove ci sono tanti fascisti ci sono anche tanti comunisti e viceversa. Strano, vero? Con le parole del "partigiano Johnny", Giorgio Bocca: prima del fascismo, tutta l'Emilia-Romagna era rossa, durante il fascismo era per tre quarti nera, dopo la fine di Mussolini, è ridivenuta bella rossa. Perché, la Toscana no? Sa cosa dico, dott: Bocca? Che di gente tanto rossa o tanto nera io non mi fido, per nulla, mai.
E sono qui, alla finestra, a vedere cosa faranno al crollo del duopolio partitico le personcine che dirigono gli ordini professionali, i giornalisti dal culo di ferro alla Vespa e Santoro o Gruber, Mentana, Lerner, e tanti altri, sempre ammanigliati con i potenti al momento giusto, non tanto le grandi famiglie borghesi, ricche e potenti, le quali hanno solo la scelta se votare uno o l'altro, che tanto gli affari li fanno comunque. Sono quelle canagliette con una decina di esami in tasca, che lavorano in un call center, pronti a raccontarti qualsiasi fregnaccia pur di servire il padrone di turno e poi andarsi a lamentare che sono sfruttati, senza un futuro. Ma almeno avrebbero potuto tenersi la dignità, il rispetto e la considerazione di se stessi. No, meglio 600 euro e fregare i clienti di turno.

Oppure quelle personcine incarognite che lavorano nella scuola, con un bel contratto a tempo pieno, che certamente non si preoccupano di solidarizzare con i loro colleghi nel girone dantesco del precariato, che andrebbe eliminato alla radice. Nessuna solidarietà tra insegnanti di ruolo e docenti precari. Come non c'è alcuna solidarietà tra chi fa il medico o l'infermiere sotto il cappello di un bel contratto pubblico, che poi gli consente di gestirsi una bella attività libero-professionale, prendendosi tutti i pazienti che spetterebbero a coloro che se ne stanno fuori dal servizio pubblico.
Un mio collega mi dice che deve lavorare anche in libera professioni perché lo Stato gli da poco. Ma chi te lo fa fare, gli ho replicato: fai come me, stattene fuori e lavora solo come libero professionista, le opportunità nel mio settore non mancano. Uno psichiatra che ha cura dei suoi pazienti, che fornisce loro assistenza telefonica, essere reperibile 6 giorni su 7 al telefono in certe fasce orarie, la continuità delle visite e il calore e la passione con cui sono effettuate, sono valori aggiunti che il collega che lavora nel servizio pubblico non può dare, sia perché non dispone del mio stesso tempo, che per l'impostazione generale cui è sottoposto.

Lo stesso per l'oculistica: uno specialista munito di tutte le apparecchiature diagnostiche e di intervento più innovative, del tempo e della cura con cui effettua le visite, farà sempre le scarpe a qualsiasi altro oculista del settore pubblico e tutto a prezzi contenuti. Ad esempio prima visita 70 euro, controllo 35.
E quando ci sarà bisogno dell'intervento, ad esempio di cataratta, invierà il paziente alla struttura pubblica, a meno che non voglia pagarsi le duemila euro necessarie dal privato.