Costituire un'associazione per vedere come funzionano i partiti. La costruzione del consenso sociale.

Chiunque si è messo in testa di costituire una piccola associazione magari
di tipo culturale, amici che con semplicità prendono un foglio e ricalcando le obsolete e inutili formule che si reperiscono sul web, scrivono un semplice atto costitutivo, senza altre formalità e lo sottoscrivono, si sarà certamente fatta un'idea precisa di come funzionano i partiti nel contesto locale, che poi è lo specchio fedele di quello nazionale.

Allora, la vostra piccola associazione magari volta a riunire i genitori e familiari di qualche disturbo senile o
infantile o semplicemente per organizzare qualche incontro su temi culturali, si troverà presto a navigare in un mare di altre associazioni, quelle si ben organizzate, emanazione di sindacati, partiti, associazioni stabilmente presenti sul territorio ad esempio quelle che tutti conoscete, che operano nel settore della sanità ed assistenza sanitaria (non faccio nomi ma li conoscete tutti) e poi troverete molte associazioni che emanano da quelle due o tre grandi organizzazioni partitico-politico-sindacale, una di area cattolica e l'altra di area ex, paleo e neo comunista, fino a molte realtà cooperative sempre operanti in tutti i settori chiave della macchina sociale e produttiva, fruendo di leggi favorevoli e di vicinanza e sostegno da parte della macchina politica, partitica e sindacale.

In realtà non dovreste affatto competere con queste né con altre organizzazioni e associazioni ma di fatto costoro, che mirano a gestire (funzionando da cinghia di trasmissione tra macchina politico-partitica e macchina sociale) il controllo sociale e ad assicurare in questo modo un consenso politico-partitico

Si tratta di una macchina spaventosa, che travolgerà la vostra piccola associazione disintegrandola, a cominciare dal non garantire spazi pubblici gratuiti di riunione, per non parlare di contributi pubblici, da quelli comunali a quelli provinciali, a meno che non vi mettiate a seguire astruse regole formali per conseguire un riconoscimento pubblico della vostra associazione, che ripeto, finirà schiacciata dai colossi della macchina politica, rifornita con sostanziosi contributi pubblici. 
Il motivo è chiaro: se la vostra associazione, totalmente indipendente ed autonoma e magari anche contraria all'attuale sistema partitocratico, dovesse sopravvivere ed affermarsi, sottrarrebbe aree di consenso sociale e quindi di possibili voti.

Penso a certe associazioni di categoria e di consumatori, che si fanno accreditare come autonome e indipendenti ma in realtà emanazione di organizzazioni sindacali e partitiche. Un furbetto scaltretto eletto deputato ha dichiarato che lui è un indipendente eletto nel partito tale, come se tutti fossero degli allocchi come lui crede, dal momento che l'onorevole in questione è dirigente di una organizzazione di categoria emanazione di quell'area politica.

E fino a che la gente non sarà libera non solo formalmente ma effettivamente di associarsi e di dispiegare alla pari con gli altri le proprie risorse umane e culturali, potete stare certi che questo paese andrà sempre più a fondo sia culturalmente che economicamente.
Alla prossima

a marini e Benedetta Broccoli