Indovinello dell'estate.Chi è il figlio di un Re e di una contessa di Napoli? Discovering King George...

Questo pezzo non è del blog, ma dei blog sottolinkati. A ciascuno il suo,
A dire, noi apprendiamo e riportiamo in attesa di smentite o conferme, solo un divertissement estivo.
Pochi lo sanno, anzi in Italia sono in molti ma tacciono, ma quando la gente scherzando allude al fatto che il Presidente Napolitano sembra il figlio di Re Umberto II tanto ne è il sosia, sbaglia.Nel senso che Napolitano non sembra,
E’ il figlio naturale del nostro ultimo Re. Sua madre contessa di Napoli (titolo che da buon comunista ha sempre accuratamente nascosto come Berlinguer faceva con il suo titolo di marchese ) era una delle dame di compagnia della regina Maria Josè che a volte, esasperata dalla folla di amanti del Re (in genere donne ) gli piazzava rappresaglie gigantesche e se ne andava (notoriamente innamorandosi forse una sola volta: di Indro Montanelli che da grandissimo signore si è sempre rifiutato anche solo di discutere l’argomento ) In una di queste prolungatissime assenze la dama di compagnia di Maria Josè lo divenne anche del Re, al punto
che ne nacque il prestigioso pargolo.
Questo accadimento,confermatomi in una intervista registrata che ancora conservo da uno dei comunisti più informati e anche per bene che abbia mai consciuto Ciro Soglia (grande giornalista,grande partigiano ) costò l’elezione a segretario del PCI al nostro attuale Presidente. Quando Betlinguer morì all’improvviso anche un focomelico avrebbe capito che il PCI disponeva di due sofisticati colti rassicuranti fuoriclasse per scalare fin da allora le paure della borghesia: l’ex sindaco di Bologna Renato Zangheri e il nostro attuale primo cittadino. Invece si suicidarono eleggendo l’ultima raffica di Stalin all’interno del PCI : Natta, pedante, tardoleninista, gufaceo, impresentabile. Come fu possibile? 
E’ molto semplice. L’ex sindaco di Bologna aveva da tempo una incredibile storia segreta (preberlusconiana osiamo dire ) con la nobile moglie di uno dei più rampanti industriali italiani, Napolitano era il figlio genetico del Re. Due giganteschi scheletri nell’armadio che il partito temeva sarebbero saltati fuori se la stampa internazionale avesse iniziato a scavare a fondo nelle loro vite come scontato se eletti segretario. Quindi elessero la continuità perbenista , una continuità ideologicamente già incartapecorita, quasi  grottesca, come nel caso di Natta. Un errore di valutazione che ritardò forse di vent’anni la loro trasformazione in forza governativa.  http://www.tzetze.it/2012/08/genealogia-del-presidente.html

Da una Fonte assolutamente certa (la Fonte del Clitunno) siamo venuti a sapere di un piano inimmaginabile. Più che sorprendente, abbacinante. Un piano già consolidato nella massima segretezza (che oggi noi intacchiamo, ma senza rischi perché nessuno ci crederà), e che darà un assetto nuovo, originale e finalmente patriottico alle Istituzioni Italiane.
Tra parentesi sveliamo che la sola persona – oltre ai diretti interessati – ad averne contezza è il Senatore a Vita Natural Durante Giulio Andreotti.
Dunque, le cose stanno così. Tutti sanno che, con il referendum istituzionale seguito alla II Guerra Mondiale, la Repubblica cacciò (con i dovuti brogli) la Monarchia, e il Re legittimo Umberto di Savoia fu costretto all’Esilio.
Il figlio Vittorio Emanuele e il nipote Emanuele Filiberto furono così automaticamente privati d’ogni diritto di successione sul Trono d’Italia. Fine della Casa Regnante Sabauda.
Neanche per sogno. Poiché, da allora, il fratello (illegittimo, diciamo pure fratellastro, ma sempre Savoia) non solo rimase in Italia ma compì lentamente, stalinianamente e poi kruscev-breznianamente, un paziente e inarrestabile cammino nelle Istituzioni. Sì, proprio lui, l’onorevole Giorgio Napolitano, prima piccista poi pidiessino poi ulivista, poi… poi… poi… Presidente della Repubblica Italiana!
E non lo sa nessuno?! Ma figuriamoci, lo sanno tutti, tutti coloro che lo dovevano sapere l’hanno sempre saputo. E chi non lo avesse saputo, be’ non ci voleva molto a vederli, Umberto e Giorgio, in foto, più che somiglianti, fatti con lo stampo sabaudo.
Il destino dunque ha voluto che i Savoia siano ritornati sul Colle Quirinale dopo un lungo e doloroso periodo di assenza, e che Giorgio di Savoia (detto Napolitano) sia da qualche tempo roso da un piccolo rimorso, che gli fa onore. Non per niente, prima che stalinista è un Savoia!
E allora – con i buoni uffici dell’Eterno Giulio Andreotti – che cosa ha escogitato? Clamoroso? No, semplice. Prima ha fatto in modo che il giovane Emanuele Filiberto potesse essere reintegrato nella sua Natura Storica di Italiano. Poi… poi sono cominciati gli incontri segreti tra il Vecchio e il Giovane, persino, nei primi tempi, all’oscuro del papà Vittorio Emanuele, che, a differenza del ragazzo, agli Italiani non è mai andato a genio.
Al dunque. È stato deciso, di comune accordo e con reciproco affetto, che Emanuele Filiberto avviasse – con discrezione e gentilezza – un primo passo nella carriera politica. Questo passo è stato fatto subito dopo la caduta dell’orrido Governo dell’Innominabile.
Emanuele Filiberto, così, riconosce e accetta, finalmente e nella maniera più istituzionale possibile, la Costituzione Repubblicana. Si proclama disposto ad essere eletto dal Popolo Sovrano e a sedere – prima o poi – nel Parlamento.
Un apparato – per ora, lo ripetiamo, segretissimo – lo porterà gradualmente ma assai rapidamente a diventare un garante della Democrazia social-berlusc-liber-finian-rifondativa, e… con una elezione unanime a Camere Riunite, ad essere proclamato Presidente della Repubblica Italiana.
Grande Destino, grande Famiglia, grande Italia, per sempre riappacificata, finalmente santificata sotto lo Stemma degli Avi che fecero l’Unità d’Italia.
E finalmente si potrà chiudere e sotterrare quell’immondo giornale chiamato Unità.
Viva Re Giorgio! Viva il Presidente Emanuele Filiberto!




«Queste decisioni spettano soltanto a me. Dopo lo stato d'assedio non c'è che la guerra civile. Ora bisogna che uno di noi due si sacrifichi.»

Invece, questo articolo è ripreso da un giornale, ItaliaOggi, quindi deve essere valutato attendibile, dal momento che a scriverlo è un giornalista.

Roberto Tomei è un dirigente dell’Istat. Con una grande passione per il diritto e la giurisprudenza. Numerose sono le sue pubblicazioni in tali ambiti. Nel 2000 decise di partecipare ad un concorso pubblico, per l’assegnazione di una cattedra universitaria di diritto amministrativo (come professore associato, o di seconda fascia che dir si voglia), resasi vacante nella facoltà di giurisprudenza dell’Università del Molise. Ovviamente non era l’unico candidato. Assieme a Tomei si presentarono altre persone. Come rivela lo stesso Tomei al quotidiano Italia Oggi:…..

«Non ce la feci, perché, nonostante avessi scritto libri e pubblicazioni in materia, la commissione esaminatrice non li ritenne idonei ai fini del punteggio».
«Ritenne invece idonee per la cattedra altre tre persone prima di me: Andrea Rallo, che venne chiamato dalla stessa università del Molise, e, a seguire, Marina D’Orsogna e Giulio Napolitano, che furono chiamati rispettivamente, dall’università di Teramo e dall’università della Tuscia».
Fin qui nulla di strano: una persona partecipa ad un concorso per vincere una cattedra universitaria, e la commissione esaminatrice non la ritiene idonea. Se non ci fossero, però, due dettagli. Che qualche ombra sul mancato superamento del concorso la gettano.
Il primo dettaglio è che Giulio Napolitano è figlio del più noto Giorgio: oggi Presidente della Repubblica. Così come – sempre Giulio Napolitano – attualmente lavora come consigliere per la Presidenza del Consiglio.
Il secondo dettaglio rilevante è che il figlio del Capo dello Stato – rispetto al Tomei – si presentò avendo pubblicato un minor numero di libri.
Ecco come racconta ancora a Italia Oggi l’accaduto, Roberto Tomei:
«Con l’aiuto del mio legale, l’avvocato Giorgio Carta, ho presentato subito ricorso, prima davanti al Tar del Lazio e poi al Consiglio di stato, contro il decreto del rettore dell’università del Molise che aveva approvato gli atti del concorso».
«E il Cds (Consiglio di stato, ndr), con una sentenza che definirei storica, visto anche lo spazio che gli hanno dato i giornali, la n. 2364/2004, mi ha dato ragione, affermando il principio secondo cui per pubblicazione debbono intendersi soltanto le pubblicazioni diffuse nell’ambito della comunità scientifica che il candidato può vantare all’atto della domanda».
Al che, il giornalista di Italia Oggi – Roberto Altesi – chiede al Tomei se Giulio Napolitano avesse «i titoli in regola».
E Tomei risponde:
«No. E questo non lo dico io ma il Consiglio di stato, che le cito testualmente: «la monografia del dott. Napolitano «Servizi pubblici e rapporti di utenza» risulta prodotta in esemplare stampato in proprio dall’autore, onde la stessa difetta del requisito minimo per essere definita pubblicazione valutabile agli effetti del concorso de quo». E i giudici aggiungono: «Tale lavoro ha costituito elemento decisivo per la valutazione del candidato, in quanto ritenuto, dalla commissione, quello di maggior rilievo sul piano sia formale sia sostanziale, come si evince chiaramente dai giudizi formulati, onde la sua non ammissibilità impone, di necessità, la rinnovazione del giudizio di idoneità espresso nei suoi confronti». Insomma, il Consiglio di stato, non io, ha imposto alla commissione esaminatrice di annullare la prova e di rifarla, rivalutando i titoli».
Al che il giornalista chiede a Tomei, se ciò sia stato fatto.
E il dirigente dell’Istat risponde:
«Macchè. La Commissione esaminatrice, stordita dall’inattesa decisione del Consiglio di stato (soltanto pochi candidati fino a quel momento erano riusciti a vincere innanzi al Consiglio di stato un ricorso inerente concorsi universitari) non ha saputo che pesci prendere, tanto da preferire di farsi decadere. Una nuova Commissione, costituita nell’agosto 2005, è stata poi annullata più di un mese dopo. Solo dopo una diffida da parte mia, a febbraio del 2006, la commissione è stata ricostituita terminando i propri lavori nel giugno del 2006. Non essendosi presentata la candidata D’Orsogna, si trattava di attribuire due posti fra i rimanenti candidati, cioè Napolitano e me».
«Ancora una volta sono stato bocciato, ancorché mi dovessero essere valutati titoli non considerati dalla prima commissione. E’ risultato idoneo invece Giulio Napolitano, nonostante il suo lavoro principale, quello sul quale la prima commissione aveva fatto leva per promuoverlo, non potesse essere più oggetto di valutazione secondo la sentenza del Consiglio di stato».
Allora il giornalista di Italia Oggi, chiede al Tomei se nel frattempo Giulio Napolitano avesse pubblicato altri testi, questi sì, idonei.
E Tomei risponde:
«E’ noto che in tutti i concorsi i titoli che si presentano debbono essere posseduti alla data della domanda, e non è possibile alcuna sanatoria in corso d’opera. Quindi se anche avesse scritto qualcosa nel frattempo, non avrebbe potuto essere valutata in quel concorso».
P.S.: le informazioni contenute in questo post, sono tratte da un articolo di Roberto Altesi apparso martedì 20 marzo 2007, a pagina 5, sul quotidiano Italia Oggi. I virgolettati sono riportati fedelmente e per intero. E le notizie contenute nell’articolo succitato non sono state né contestate né smentite dal dott. Professor Giulio Napolitano.
Ma restando in argomento non è certo meno interessante chiedersi cosa faccia la nipote di Giorgio Napolitano. Il lavoro non è sicuramente un diritto, come ha ribadito lacrima Fornero, ma in compenso il nepotismo sembra davvero vicino a diventarlo.
http://www.frontediliberazionedaibanchieri.it/article-vi-siete-mai-chiesti-cosa-faccia-il-figlio-di-napolitano-107647998.html



Susanna Napolitano


GIOVEDÌ 19 GENNAIO 2012


Vendola combatte il precariato promuovendo la nipote di Napolitano a 45.000 euro l'anno...

Per qualcuno non sarà nemmeno una notizia. Per noi è giusto l'occasione di ricordare che poi si sostengono sempre tra loro. Così Nichi Vendola, presidente della regione Puglia e alfiere della lotta al precariato (a parole?) un problema l'ha risolto: quello di Susanna Napolitano, nientemeno che la nipote del Presidente della Repubblica, promuovendola dall'ufficio stampa regionale e stabilizzandola come capo addetto stampa del Presidente della regione, con il modico minimo forfettario compenso di oltre 45.000 euro l'anno (90.000 euro lordi) !
La signora già lavorava alla regione Puglia, ma naturalmente con ben altro stipendio...
Per curiosità: si può sapere qual è il curriculum di questa novella Matilde Serao per meritare un compenso da oltre 7.000 euro al mese!!?
La delibera della Regione è consultabile cliccando qui
http://isegretidellacasta.blogspot.it/2012/01/vendola-combatte-il-precariato.html
E ricordo a tutti che stanno per saltare sulla rampa di lancio i figli e figlie di Veltroni e dei Berlinguer. Tenetevi forte gente del cinema e Tv.

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Se volete capire come funziona la macchina della conoscenza sul web, potete farvi un'idea, consuktando questo forum ora aperto da tempo, sulla reale discendenza di Bush e di altri personaggi, nonostante i numerosi cambi di nome durante il tempo.

http://www.proliberty.com/observer/20070405.htm

       






Riddle of the summer. Who is the son of a king and a Countess of Naples?

Few people know, even in Italy, but many are silent, but when people jokingly alluded to the fact that President Napolitano seems to be the son of King Umberto II, as is its counterpart, sbaglia.Nel Napolitano does not seem that way,
And 'the natural child of his mother Countess our last King of Naples (a good title that has always carefully concealed communist Berlinguer as he did with his title of marquis) was one of the ladies in waiting of Queen Maria José, who at times, exasperated from the crowd of lovers of the King (usually women) was placing the retaliatory giant and went famously (perhaps falling in love only once: Indro Montanelli that great lord has refused to even discuss the topic) In one of these prolungatissime absences lady companion of Jose Maria also became one of the King, to the point
that he was born infant prestigious.
This occurrence, confermatomi in a taped interview which I still have to be one of the most knowledgeable communists and also for good that has ever consciuto Cyrus Threshold (great journalist, a great partisan) cost him the election as secretary of the PCI at our current President. When he died suddenly a Betlinguer focomelico would understand that the PCI had two champions sophisticated educated reassuring to climb since then the fears of the bourgeoisie: the former mayor of Bologna and Renato Zangheri our current mayor. Instead, he committed suicide by electing the latest flurry of Stalin within the PCI: Natta, pedantic, tardoleninista, gufaceo, unpresentable. How was this possible?
It 's very simple. The former mayor of Bologna had long been an incredible secret history (preberlusconiana dare say) the noble wife of one of the most rampant Italian industrialists, Napolitano was the genetic child of the King Two giant skeletons in the closet that the party feared they would jump out if the international press had begun to dig deep into their lives for granted if elected secretary. Then chose the continuity respectable, a continuity ideologically already parchment, almost grotesque, as in the case of Natta. An error of judgment that delayed perhaps twenty years their transformation under the government.http://www.tzetze.it/2012/08/genealogia-del-presidente.html

From an absolutely certain source (the source of Clitunno) we learned of a plan unimaginable. More than amazing, dazzling. A consolidated plan already in secrecy (which today we intacchiamo, but without risk because no one will believe it), and that will give a new structure, the original and finally the patriotic Italian institutions.
In parentheses, we reveal that the only person - in addition to those directly affected - to have cognizance is the Senator for life Giulio Andreotti During Natural.
So, that's the case. Everyone knows that, with the plebiscite after World War II, the Republic drove (with the appropriate rigging) the Monarchy, and the rightful King Umberto of Savoy was forced into exile.
The son Vittorio Emanuele Emanuele Filiberto and his nephew were so automatically deprived of all rights of succession to the throne of Italy. End of the reigning House of Savoy.
Not a chance. Since then, his brother (illegitimate, let's say half-brother, but always Savoy) not only remained in Italy but made ​​slowly, and then Khrushchev stalinianamente-breznianamente, a patient and relentless journey in the institutions. Yes, he, Mr Giorgio Napolitano, then the first piccista pidiessino Ulivo then, then ... then ... then ... Italian President!
And nobody knows?! But never mind, everyone knows it, everyone who had to know they have always known. And those who had not heard, well, 'it did not take much to see, Humbert and George, in pictures, rather than similar, cookie-cutter Savoy.
The fate so willed that the Savoy are back on the Quirinal Hill after a long and painful period of absence, and George of Savoy (aka Napolitano) has for some time eaten up by a little regret, that does him honor. Not for nothing, before the Savoy is a Stalinist!
And then - with the good offices of the Eternal Giulio Andreotti - what has come up with? Sensational? No, simple. First he made ​​sure that the young Emanuele Filiberto could be reinstated in his Nature Historical Italian. Then ... then I started secret meetings between the Old and Young, even in the early days, unaware of his father Vittorio Emanuele, which, unlike the boy, the Italians never went to genius.
To the point. It was decided, by mutual agreement and mutual affection, that it introduce Emanuele Filiberto - with discretion and kindness - a first step in a political career. This step was taken immediately after the fall of the horrid government nameable.
Emanuele Filiberto, thus, recognizes and accepts, and finally in a more institutional as possible, the Republican Constitution.Proclaims itself willing to be elected by the people sovereign and sit - eventually - in Parliament.
A device - for now, we repeat, top secret - but it will gradually lead very quickly to become a guarantor of social-democracy berlusc-libertarian-rifondativa Finian, and ... with a unanimous election in joint session, to be elected President of the Italian Republic .
Great Destiny, great family, great Italy, forever tranquilized finally sanctified under the Avi coat of arms that made ​​the unification of Italy.
And finally you can close and bury hideous newspaper called Unity.
Long live King George! Long live the President Emanuele Filiberto!