Costruire una Televisione; Ilaria Sbressa e amici. Il banchiere dei VIP.

Le intercettazioni del banchiere dei vip. 12/10/2012 Su l'Espresso le telefonate i politici
che chiedono favori a Ponzellini. Con tanti nomi noti: Passera, Santanché, Ciampi. Cari amiche e amici dei grillini o di altri gruppi, imparate come si fa.
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Il governo ci spreme di tasse 
poi manda milioni ai Caraibi-LA RUSSA-9204842_small

passeraUberto Bossi alla festa della lega nord di Torre BoldoneBRAMBILLACANI
Le carte raccontano di un incontro inusuale, quantomeno imbarazzante, fra il vicedirettore di Bpm Roberto Frigerio e Anna Maria Tarantola, l’allora numero di Banca d’Italia, oggi presidente in Rai. Il faccia a faccia tra controllato e
controllore viene annotato e descritto dal funzionario in ascolto, che intercetta un colloquio tra Frigerio e la moglie: “Per la sua questione personale farà quello che può, invece per la banca sono molto decisi”.C’è anche un magistrato, Giovanni Tinebra, che si rivolge sempre a Ponzellini per la nomina a procuratore a Catania per tramite del suo braccio destro Antonio Cannalire: Tinebra vuole “accelerare l’insedia – mento di Ettore Alberoni”, in quota Lega Nord; la partita si gioca nel Consiglio superiore della magistratura, che appare diviso, finché non viene scelto Giovanni Salvi. Ancora saldamente nel palazzo della Difesa, a metà luglio 2011, il ministro Ignazio La Russa segnala la pratica Quintogest, una società partecipata dall’ex moglie. Ponzellini non si fa pregare: “La conosciamo bene, è un ottimo cliente”. Ma La Russa ha bisogno di risposte immediate e, soprattutto, di linee di credito: “Però quest’ottimo cliente si trova in serie difficoltà per una sola ragione: non ha i soldi sufficienti per darli ai propri clienti”.
La Quintogest fa prestiti personali, la Bpm ha aumentato i capitali disponibili da 35 a 40 milioni di euro, ma non bastano e il traguardo degli 80 appare lontano:Ponzellini è stato sempre considerato un uomo del Carroccio. E se non arriva una prova, quantomeno il pranzo fra il presidente e il ministro Roberto Calderoli è un indizio. Telefona il ministro Paolo Romani per un fido da 500mila euro a Ilaria Sbressa, titolare di un canale digitale vicino al Cavaliere. Cannarile è esausto: “Mi ha fatto un contropelo, che minaccia i funzionari troppo lenti o troppo premurosi.
L’ex sottosegretario Daniela Santanché, invece, si aiuta da sé: Telefona a Cannalire il giorno in cui si insedia Andrea Bonomi. La berlusconiana di Cuneo vuole sapere quale trattamento sarà riservato all’azienda di pubblicità che dirige. Santanchè: “Vinto!”. Cannalire : “Vinto! (…) Ma la cosa brutta è che Bankitalia continua eh…”. S: “Continua Bankitalia, ca…”. C: “Ha mandato stamattina (…) una letterina che riguarda proprio Enzo…”. Speriamo che Bonomi tenga. (…) Lunedì fanno il primo summit in banca… Poi ho detto ad Andrea che alla prima occasione utile (…) avevo il piacere di farvi incontrare… Se a te faceva piacere…”. S: “A me sì molto… comunque scusa… il primo gol è andato in porta!”.
E ancora: Paolo Berlusconi e Michela Vittoria Brambilla e, ovviamente, le raccomandazioni e le raccomandate di Vittorio Grilli, attuale ministro dell’Economia. Sul Giornale, in un articolo a firma di Nicola Porro, compaiono nomi come Corrado Passera e Carlo Azeglio Ciampi:II metodo Woodcock è intercetta, intercetta che prima n poi un bel nome esce. E così puntualmente è avvenuto anche per l’inchiesta Finmeccanica dove il pin intercettatore è riuscito a pizzicare un ministro, Passera, e addirittura l’ex presidente della Repubblica, Ciampi. l due diretti interessati, come spesso avviene, sono sullo sfondo: sono altri a parlare e precisamente gli nomini delle relazioni esterne del grippo industriale. Uno di loro racconta della sua visita a casa di Ciampi e della conseguente richiesta di buoni uffici per il suo capo, Orsi (amministratore di Finmeccanica). Ciampi (dice ancora l’intercettato) avrebbe poi ottenuto dal ministro Passera una dichiarazione pubblica a favore dei vertici di Finmeccanica. Che poi effettivamente arriva.
Il commento di Porro è tipico di quello che dal metodo Woodcock, come lo chiama lui, è rimasto toccato:A parte il fatto che non si capisce quale sia il rilievo penale nel comportamento di due Pr che fanno il proprio mestiere, resta un’altra questione. Per quale motivo queste intercenazioni, tra le centinaia fatte nell’inchiesta, sono finite agli atti? Non certo perii loro rilievo penale. Si ha la sgradevole impressione che Passera e Ciampi siano due obiettivi favolosi per costruire attorno all’inchiesta Finmeccanica, quell’aria di grande, definitiva, succulenta impresa della Procura di Napoli. da http://www.giornalettismo.com/archives/538935/le-intercettazioni-del-banchiere-dei-vip/
Ecco le Pillole


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Novembre 18th, 2012 admin
TUTTI I CREDITI CONCESSI AI REFERENTI PDL MILANESI: LA PASIONARIA BERLUSCONIANA, LE FATTURE NON PAGATE E LO SCONFINAMENTO DI 400 MILA EURO
Per i politici del Pdl e i loro parenti alla Banca Popolare di Milano l’aria è cambiata dopo la rimozione dell’ex presidente Massimo Ponzellini, finito poi agli arresti domiciliari nel maggio del 2012.
Dopo la pubblicazione delle intercettazionidell’indagine sui fidi facili della Bpm, nelle quali si svelavano le raccomandazioni di Daniela Santanché, Ignazio La Russa, Paolo Romani e le pressioni per le pratiche di Paolo Berlusconi e Maria Vittoria Brambilla, nessuno ha verificato cosa sia successo ai crediti di politici, amici e familiari.
La posizione di Paolo Berlusconi per esempio è rimasto un caso singolare.
Il fratello dell’ex premier vanta una concessione personale di un milione di euro per cassa e gode sulla sua holding Pbf Srl di una linea di credito di ben 5 milioni di euro, interamente utilizzati, il cui rientro scade solo il 30 settembre del 2013.
Una posizione generosa da parte di Bpm che si è garantita solo con una fideiussione personale di Paolo Berlusconi e con l’impegno della società di Paolo Berlusconi a usare i soldi che le deriveranno da un incasso futuro per un’operazione immobiliare: la Cascinazza.
Solo il 26 settembre scorso, visto il protrarsi dei termini per la chiusura dell’operazione Cascinazza, Pbf ha rilasciato una garanzia ulteriore a Bpm. Nessuna ipoteca però ma solo un’altra lettera di Paolo Berlusconi che stavolta si impegna a cedere non solo i proventi dell’operazione Cascinazza, se mai si chiuderà, ma anche gli utili o i proventi della cessione delle quote sociali.
“Sistemate la roba o sono sfracelli” 

Secondo le intercettazioni telefoniche Massimo Ponzellini minacciava sfracelli con i suoi se “non sistemavano la roba della Brambilla”. Effettivamente il gruppo della famiglia dell’ex ministro Maria Vittoria Brambilla, composto dalla Sal che si occupa di commercio di prodotti ittici e dalla Trafilerie Brambilla può contare sulla Bpm. Il consiglio di gestione del 23 ottobre scorso ha analizzato la situazione e ha revocato la linea capital market da un milione di euro della Trafilerie Brambilla.
Ma ancora oggi il rischio di Bpm verso il gruppo resta notevole: 4 milioni e 400 mila euro di affidamento che è stato già utilizzato per 3,8 milioni di euro.
Anche la Alphabet S.c.r.l. una società che si occupa di trasmissioni tv sul digitale terrestre e che è di Ilaria Sbressa, moglie del manager Mediaset Andrea Ambrogetti, era stata raccomandata da un personaggio importante: l’allora ministro Paolo Romani.
Nell’agosto del 2011 Alphabet, riferibile al 70 per cento alla Sbressa che la controlla tramite Interattiva SRL, ottiene 300 mila euro per anticipo fatture grazie solo a una fideiussione generica rilasciata dalla stessa Sbressa.
Nel dicembre del 2011 la posizione passa a incaglio.
Nel marzo 2012 veniva concordato un piano di rientro per 5 mila euro mensili mediante la firma di pagherò con avallo della stessa Sbressa.
Però il piano non è stato rispettato. A oggi l’esposizione è pari a 321 mila euro con 20 mila euro di rate in mora.
Le telefonate di Ignazio 
Anche la Quintogest è divenuta famosa grazie alla telefonata intercettata di Ignazio La Russa che il 27 luglio del 2011 sollecitava Ponzellini perché “si trova in difficoltà perché non ha i soldi sufficienti a dare ai propri clienti”.
Poi La Russa chiede una risposta per “chiudere in un modo o nell’altro … perché mi dicono che anche all’esito della tua risposta loro … potrebbero anche decidere di vendere”.
La Russa ha tante ragioni per raccomandare questa società che allora era presieduta da Filippo Milone, oggi sottosegretario alla difesa, e che era partecipata con il 49 per cento dalla Fondiaria Sai dei Ligresti (legati alla famiglia La Russa) e che soprattutto era partecipata indirettamente al 34 per cento dalla società Idi Consulting, controllata da Laura De Cicco, moglie dell’ex ministro del Pdl.
Quintogest ora ha cambiato compagine e la moglie di La Russa ha ceduto le sue quote in Idi Consulting per 11 mila euro (il valore nominale) il 6 febbraio del 2012. Ma quando l’allora ministro della difesa chiama l’allora presidente di Bpm Ponzellini, l’interesse è fortissimo.
La società, come dice il suo nome, eroga credito in cambio della cessione del quinto dello stipendio.
Ma Quintogest, come dice La Russa ha bisogno di cash perché non presta soldi suoi ma quelli di Bpm e anche Ubi banca.
Oggi Bpm è esposta per 44 milioni verso Quintogest.
Il 27 luglio poco prima della telefonata di La Russa a Ponzellini, Antonio Giordano, socio forte della Quintogest dice ad Antonio Cannalire che aveva parlato con La Russa.
E quando lui gli aveva detto “Vedi che non sono cose facili” il ministro aveva ri- sposto “allora chiamo io Massimo (Ponzellini Ndr)…vedrai che è facile”.
La Russa nel luglio 2011 non poteva immaginare che Ponzellini sarebbe stato fatto fuori: l’aumento di 6 milioni di euro rispetto ai 44 milioni di plafond esistenti allora, non è mai stato accordato.
E la moglie ha ceduto le quote, come previsto da La Russa.
Il Fatto ha letto le carte della Banca d’Italia e della Procura di Milano e anche quelle interne della stessa Bpm, utilizzate dagli ispettori per ricostruire la storia delle aperture di credito milionarie a politici, amici e familiari.
Le cose in Bpm stanno lentamente cambiando con l’insediamento dei nuovi vertici ma le carte sulle pratiche vip rendono evidente che in Italia l’accesso al credito per i potenti è un gioco da ragazzi.
Visibilia, miracoli a sei zeri 
La storia della società di raccolta pubblicitaria di Daniela Santanché, la VisibiliaSrl è davvero istruttiva.
Visibilia Srl vende spazi pubblicitari sui giornali, inizialmente quelli della famiglia Angelucci (Libero e il Riformista ) poi prevalentemente su Il Giornale di Paolo Berlusconi e della Mondadori.
La società ha bisogno di credito ma Daniela Santanché non presenta garanzie personali (come una fideiussione) o reali (come un’ipoteca sull’appartamento milanese di via Soresina) ma presenta le fatture da incassare.
Dall’istruttoria dell’agenzia della Bpm si scopre che Daniela Santanché dipende fortemente dai contratti con Il Giornale dei Berlusconi: “Il contratto stipulato con Il Giornale prevede minimi fissi garantiti per (…) un milione e 200 mila euro mensili per tutto il 2010”, scrive la Bpm.
Nel maggio del 2011 i nodi vengono al pettine: “dal febbraio 2011 al maggio 2011 la percentuale degli insoluti è del 79,6 per cento”.
Nel settembre 2011 il Servizio Crediti della Bpm esprime un “giudizio fortemente critico”.
A dicembre 2011 Daniela Santanché promette un doppio contratto con Eni ed Enel, mai arrivato.
Il 2 dicembre telefona all’allora direttore generale Enzo Chiesa: “Ma ce la sbloccano quella cosa? Perché per noi è importante”.
Chiesa replica: “direi di sì. Santanché incalza: “quando mi dà questa bella notizia?” E Chiesa risponde “O domani o lunedì. La chiamo io”.
Proprio a dicembre del 2011 il servizio crediti di Bpm non prende provvedimenti drastici pur riducendo le linee di credito a 3,5 milioni di euro, dai 6 milioni e 250 mila euro (dei quali 4 milioni circa erano utilizzati) accordati nei tempi d’oro di Massimo Ponzellini.
Poi il nuovo management guidato dal presidente Andrea Bonomi taglia l’affidamento a 1,7 milioni.
Un tetto che però sta stretto all’imprenditrice-politica che infatti lo sfonda per 450 mila euro arrivando a un’utilizzazione effettiva che sfiora i 2 milioni e 200 mila euro. Lo sconfinamento della società dell’ex sottosegretario già a luglio scorso è stato segnalato da Bpm alla Centrale Rischi della Banca d’Italia
Marco Lillo
(da “il Fatto Quotidiano“)